GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE

In un’economia globale che negli ultimi trent’anni è diventata più ricca e più produttiva, le disuguaglianze continuano a rappresentare una delle principali sfide strutturali del nostro tempo. La crescita economica e il progresso tecnologico non si sono tradotti automaticamente in maggiore equità: il divario tra chi beneficia dello sviluppo e chi ne resta ai margini rimane profondo e persistente, interrogando governi e istituzioni a livello globale.

Secondo i più recenti dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel 2025 il 53% del reddito globale era detenuto dal 10% più ricco della popolazione, mentre il divario di partecipazione al lavoro tra uomini e donne si attestava ancora a 27 punti percentuali. Numeri che non descrivono soltanto una disparità economica, ma riflettono una frattura più ampia nella distribuzione di opportunità, sicurezza e diritti.

In questo contesto, la Giornata mondiale della Giustizia Sociale, celebrata ogni anno il 20 febbraio, richiama la comunità internazionale alla necessità di rafforzare politiche per il lavoro dignitoso, la protezione sociale e una crescita realmente inclusiva, capace di ricostruire fiducia e coesione in un mondo attraversato da profonde trasformazioni.

SVILUPPO SOCIALE E GIUSTIZIA: UN IMPEGNO RINNOVATO NELL’AGENDA GLOBALE

Il tema della Giornata mondiale della giustizia sociale 2026, Renewed Commitment to Social Development and Social Justice, si colloca in un contesto globale strutturalmente fragile.  

Dal primo Vertice Mondiale dello Sviluppo Sociale di Copenhagen del 1995, il mondo è diventato complessivamente più ricco, più sano e più istruito. La povertà estrema è passata da quattro persone su dieci nel 1995 a una su dieci nel 2023, mentre la povertà lavorativa è diminuita dal 27,9% nel 2000 al 6,9% nel 2024. Tuttavia, questo progresso non è stato equamente distribuito

Oltre 800 milioni di persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema e circa 3,8 miliardi non hanno accesso ad alcuna forma di protezione sociale. Anche il mercato del lavoro globale mostra una stabilità solo apparente: sebbene il tasso di disoccupazione mondiale si aggiri attorno al 4,9%, centinaia di milioni di persone restano escluse da un’occupazione adeguata. 284 milioni di lavoratori vivono in condizioni di povertà estrema pur avendo un impiego, mentre quasi sei lavoratori su dieci operano nell’economia informale, senza tutele, con redditi instabili e una forte esposizione agli shock economici.

La crescita economica, da sola, non basta a garantire lavoro dignitoso. 

Le nuove generazioni rappresentano il punto più critico di questa frattura. A livello globale, un giovane su cinque (20,4%) non è né occupato né inserito in percorsi di istruzione o formazione; tra le giovani donne la quota sale al 28,1%. Nei Paesi a basso reddito, solo un giovane su cinque tra i 25 e i 29 anni accede a un lavoro stabile e regolare. 

In Africa subsahariana, quasi tre giovani su quattro lavorano in condizioni insicure e, tra il 2023 e il 2050, la forza lavoro giovanile del continente crescerà di oltre 72 milioni di persone. Senza un’accelerazione nella creazione di occupazione di qualità, il rischio è un ampliamento delle disuguaglianze intergenerazionali.

A queste criticità si sovrappongono le tre grandi transizioni – climatica, digitale e demografica – che stanno ridefinendo il mondo del lavoro
La transizione verde potrebbe comportare la perdita di circa 6 milioni di posti nei settori legati ai combustibili fossili, ma generarne fino a 24 milioni nelle energie rinnovabili. 

Poiché i nuovi impieghi richiedono competenze diverse rispetto a quelli in declino, si stima che almeno 70 milioni di lavoratori dovranno essere riqualificati per poter accedere alle nuove opportunità occupazionali. Nel 2024, il 71% dei lavoratori è stato esposto a stress termico legato al cambiamento climatico. 

Parallelamente, lintelligenza artificiale generativa potrebbe trasformare fino a un lavoro su quattro, con impatti rilevanti nei settori amministrativi e nei Paesi con minore capacità di adattamento tecnologico. Senza politiche di just transition, investimenti in competenze e sistemi di protezione sociale adattivi, queste trasformazioni rischiano di ampliare le disparità esistenti.

UN MANDATO STORICO PER UN’AZIONE GLOBALE

Il 4 novembre 2025, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato formalmente la Dichiarazione Politica di Doha del Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale

Il Summit si è svolto in un momento definito da molti leader “critico”: con meno di cinque anni al 2030, solo poco più di un terzo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile è in linea o in progresso moderato. Oltre 800 milioni di persone vivono ancora in povertà estrema, quasi quattro miliardi restano privi di protezione sociale e le disuguaglianze continuano ad ampliarsi in un contesto segnato da conflitti, crisi climatica e trasformazioni digitali accelerate.

Con oltre 14.000 partecipanti – tra cui più di 40 Capi di Stato e di Governo – il Vertice ha rappresentato un tentativo di riportare lo sviluppo sociale al centro dell’agenda globale. Il Segretario Generale António Guterres ha definito la Dichiarazione un “booster shot for development” e un “people’s plan”, sottolineando che il vero sviluppo si misura nella capacità di garantire opportunità diffuse, lavoro dignitoso e sistemi sociali solidi.

La Dichiarazione aggiorna i tre pilastri di Copenhagen – sradicamento della povertà, piena occupazione e inclusione sociale – alla luce delle sfide del XXI secolo. Tra le priorità figurano la protezione sociale universale e sensibile al genere, accesso equo a salute e istruzione, gestione inclusiva della trasformazione digitale, rafforzamento della coesione democratica e riforma dell’architettura finanziaria globale a sostegno dei Paesi più vulnerabili. Il lancio della Doha Solutions Platform for Social Development mira a tradurre le dichiarazioni in azioni concrete e monitorabili.

Con l’adozione da parte dell’Assemblea Generale, questo impegno assume ora una dimensione strutturata: un processo di follow-up quinquennale, un rafforzamento del ruolo della Commissione per lo Sviluppo Sociale e un richiamo esplicito alla cooperazione tra agenzie ONU e istituzioni finanziarie internazionali. 

In un’epoca di frammentazione geopolitica, Doha rappresenta dunque non solo una riaffermazione di principi, ma un passaggio strategico: la credibilità del sistema multilaterale dipenderà dalla capacità di trasformare questo mandato storico in risultati tangibili per le persone.

EVENTI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA

Di seguito, si riportano gli eventi in occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale.

  • Venerdì 20 febbraio 2026, dalle ore 10:00 alle 11:30 (UTC+07:00), si terrà online il seminario “Innovations to making Progress Towards Universal Social Health Protection, promosso dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, in collaborazione con l’ASEAN Institute for Health Development. L’incontro analizzerà le sfide e le buone pratiche per estendere la copertura dell’assicurazione sanitaria sociale in Asia, con particolare attenzione ai lavoratori dell’economia informale e ai gruppi vulnerabili. Per maggiori informazioni, si prega di cliccare qui.
  • Venerdì 20 febbraio 2026, dalle ore 15:00 alle 16:00 (GMT+1), a Ginevra, presso la sede dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, si terrà l’ evento online “From Doha commitments to action for social justice. L’incontro mira a trasformare gli impegni assunti nella Doha Political Declaration in azioni concrete per promuovere società più eque, inclusive e sostenibili. L’evento riunirà rappresentanti istituzionali, parti sociali ed esperti internazionali per discutere le modalità di attuazione degli impegni adottati, con un focus su collaborazione multilaterale e responsabilità condivisa. Per maggiori informazioni, si prega di cliccare qui.

Fonti: UNOILThe Sustainable Development Goals Report 2025Employment and Social Trends 2026Youth employment: Decent work, brighter futuresThe State of Social Justice 2025Unlocking the Social Economy:Towards Equity in the Green and Digital TransitionsTowards a Just Green Transition: Addressing Structural Inequities

Foto: ILO