GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE FAMIGLIE

La famiglia rappresenta uno spazio fondamentale di cura, protezione, educazione e inclusione sociale. In un contesto segnato da profonde trasformazioni economiche, demografiche e sociali, sostenere le famiglie significa rafforzare la coesione delle comunità, promuovere il benessere delle persone e contribuire a uno sviluppo più equo e sostenibile.

Il 15 maggio si celebra la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993. La ricorrenza offre l’occasione per approfondire l’impatto dei cambiamenti sociali, economici e demografici sulle famiglie in tutto il mondo e per riaffermare il ruolo centrale delle politiche orientate alla famiglia nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. 

Interventi efficaci in materia di protezione sociale, servizi educativi, assistenza all’infanzia, congedi parentali e accesso ai servizi essenziali possono contribuire a ridurre le disuguaglianze, contrastare la povertà e creare migliori opportunità per bambini e bambine.

FAMIGLIE, DISUGUAGLIANZE E BENESSERE DEI MINORI

Il tema della Giornata 2026, Families, Inequalities and Child Wellbeing, richiama l’attenzione sul legame tra disuguaglianze, vita familiare e benessere dei minori. Le disparità di reddito e di accesso ai servizi essenziali, alla sanità, all’istruzione e alla connettività digitale incidono profondamente sulle condizioni in cui bambini e bambine crescono, contribuendo spesso a rafforzare cicli intergenerazionali di svantaggio.

In questo scenario, le famiglie rappresentano un ambito decisivo di protezione, cura e sviluppo, ma anche uno dei luoghi in cui gli effetti delle disuguaglianze si manifestano con maggiore evidenza. Insicurezza economica, carichi di cura non adeguatamente sostenuti e difficoltà nell’accesso ai servizi possono limitare le opportunità dei minori, soprattutto nei nuclei già esposti a forme multiple di vulnerabilità.

La portata della sfida è confermata dai dati globali. Nel 2025, circa 808 milioni di persone vivevano in condizioni di povertà estrema, mentre 3,8 miliardi restavano prive di qualsiasi forma di protezione sociale. Tra i più colpiti ci sono i bambini: oltre 412 milioni vivono in povertà monetaria estrema, pari a quasi un bambino su cinque nel mondo.

La distribuzione della povertà infantile è fortemente diseguale. L’Africa subsahariana ospita circa il 23% dei bambini del mondo, ma concentra il 76% di quelli in povertà estrema; insieme, Africa subsahariana e Asia meridionale rappresentano l’88% dei minori colpiti. La povertà infantile, tuttavia, non si esaurisce nella mancanza di reddito. Secondo UNICEF, 417 milioni di bambini risultano gravemente privati di almeno due elementi essenziali della vita, tra istruzione, salute, abitazione, nutrizione, servizi igienico-sanitari e acqua pulita.

Queste privazioni non restano confinate al presente. Le disuguaglianze economiche possono incidere sulla vita dei minori attraverso le risorse disponibili in famiglia, la qualità dei servizi, le opportunità educative, il contesto abitativo e le relazioni sociali. Il rapporto UNICEF Unequal Chances: Children and Economic Inequality evidenzia che crescere in condizioni di svantaggio è spesso associato a peggiori risultati in termini di salute fisica, benessere mentale e competenze scolastiche, con effetti che possono protrarsi nel tempo.

Anche in Europa i minori restano tra i gruppi più esposti. Nel 2023, i bambini sotto i 18 anni erano il gruppo maggiormente a rischio di povertà o esclusione sociale nell’Unione europea, mentre il tasso di grave deprivazione materiale e sociale raggiungeva l’8,4% tra i minori, rispetto ad una media generale del 6,8%. Il divario riguarda anche l’accesso ai servizi educativi: tra i bambini dai 3 anni all’età dell’obbligo scolastico a rischio di povertà o esclusione sociale, nel 2022 circa uno su sei non partecipava ad alcuna forma di cura o istruzione formale.

La portata della sfida emerge anche dalle analisi di Save the Children, secondo cui nel 2024 quasi un bambino su quattro nell’Unione europea, pari a 19,54 milioni di minori, viveva a rischio di povertà o esclusione sociale.

La povertà infantile appare quindi come una condizione multidimensionale, che va oltre la sola dimensione economica e può limitare, fin dai primi anni di vita, le opportunità di crescita dei minori. Da qui l’importanza di politiche familiari integrate, capaci di combinare sostegno economico, servizi per l’infanzia, accesso all’educazione e alla salute, conciliazione tra lavoro e cura e supporto alla genitorialità.

Agire precocemente significa anche prevenire svantaggi che possono protrarsi nel tempo. Il policy paper dell’OCSE The Economic Costs of Childhood Socio-Economic Disadvantage in European OECD Countries evidenzia che crescere in condizioni di svantaggio socio-economico può incidere sull’occupazione, sui redditi e sulla salute in età adulta. Nei Paesi europei dell’OCSE analizzati, il costo complessivo di questi effetti è stimato in media al 3,4% del PIL annuo.

FOCUS ITALIA

Anche in Italia le disuguaglianze economiche incidono in modo significativo sul benessere dei minori. Quasi un bambino italiano su quattro vive al di sotto della soglia di povertà: il 23,2% dei minori vive infatti in famiglie con un reddito inferiore al 60% della media nazionale, uno dei tassi più elevati in Europa.

Le disparità emergono anche nei percorsi educativi e nella salute. In Italia, il 57% dei quindicenni raggiunge competenze di base in matematica e lettura, ma il dato scende al 45% tra gli adolescenti del quintile socioeconomico più basso e sale all’84% tra quelli del quintile più alto. 

Anche le abitudini alimentari riflettono il divario sociale: tra gli 11 e i 15 anni, solo il 22% dei ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito consuma verdura ogni giorno, contro il 39% dei coetanei provenienti da famiglie ad alto reddito. Il rapporto segnala inoltre che il 27% dei bambini e adolescenti italiani tra i 5 e i 19 anni è in sovrappeso.

Questi dati confermano come la povertà minorile non riguardi soltanto il reddito, ma anche l’accesso a opportunità educative, salute, alimentazione adeguata e condizioni di vita favorevoli. Ridurre le disuguaglianze significa quindi intervenire precocemente, rafforzando il sostegno alle famiglie, i servizi educativi, le politiche alimentari e gli strumenti di protezione sociale rivolti ai bambini e agli adolescenti più vulnerabili.

Investire nelle famiglie significa investire nel futuro delle comunità. Politiche pubbliche inclusive, accessibili e attente ai bisogni dei minori possono contribuire a interrompere i cicli di svantaggio, promuovere pari opportunità e sostenere società più resilienti, coese e sostenibili.

Foto: UN © Asian Development Bank

Fonti:

UNUNDESA

Agenzia ANSA. “Unicef, Un Bambino Su 4 in Italia Vive Sotto La Soglia Di Povertà” (2026)

Eurostat. “Key Figures on European Living Conditions – 2024 Edition.” (2024) 

OECD. “Measuring What Matters for Child Well-Being and Policies.” (2024)

OECD. “The Economic Costs of Childhood Socio-Economic Disadvantage in European OECD 

Countries.” (2025)

Save The Children. “Child Poverty: The Cost Europe Cannot Afford” (2025), 

UNICEF. “The State of the World’s Children 2025.” (2025)

UNICEF. “Unequal Chances: Children and Economic Inequality”. (2026)

United Nations. “The Sustainable Development Goals Report 2025.” (2025)