In un contesto internazionale segnato da conflitti armati, polarizzazione geopolitica e da una crescente crisi del multilateralismo, la leadership dell’Unione europea nei processi di pace e sicurezza si impone come una sfida improrogabile.
È in questo scenario che si inserisce l’edizione 2026 dei Seminari AESI: “New World Order calls European Union for a stronger leadership of Peace”, al via il 20 gennaio presso il Centro Esperienza Europa del Parlamento europeo e della Commissione europea in Italia con il seminario EU Leadership for Peace Process and Security.
UN MONDO CHE CAMBIA: L’EUROPA CHIAMATA A UNA NUOVA RESPONSABILITÀ GLOBALE
Nel suo messaggio di presentazione dei seminari, il Presidente di AESI, il Prof. Massimo Maria Caneva, ha definito l’attuale fase storica come “un momento molto difficile e drammatico delle relazioni internazionali”, sottolineando l’urgenza di preparare le giovani generazioni a un “nuovo ordine internazionale che chiama l’Europa ad assumere una maggiore leadership per la pace e la solidarietà”.
I seminari AESI prendono forma dalla consapevolezza di un vuoto politico lasciato da un impegno insufficiente delle organizzazioni internazionali sui temi della pace e della solidarietà. Un vuoto che ha “aperto la strada a pericolosi nazionalismi e alla polarizzazione delle relazioni tra gli Stati” e che rappresenta oggi uno dei principali fattori di instabilità internazionale.
In un mondo attraversato da trasformazioni rapide e profonde, in cui le relazioni tra Stati sono sempre più condizionate da interessi economici, competizione strategica e controllo delle risorse, le crisi in corso – dal conflitto israelo-palestinese alla guerra in Ucraina – mostrano come la forza militare non produca soluzioni durature.
Da qui l’urgenza di un cambio di passo, capace di rimettere al centro il dialogo e la diplomazia, e di una concezione della pace intesa non come slogan ideologico ma come “una scienza e un’arte della solidarietà”, fondata su responsabilità condivisa, competenze, capacità di analisi, ascolto e costruzione comune.
Il richiamo finale è allo spirito dei Padri fondatori dell’Europa e alle parole di Papa Leone XIV e di Papa Francesco: la pace è possibile solo se chi detiene il potere rinuncia a usarlo per interessi egoistici e sceglie di orientarlo al bene comune, ricordando che “a perdere sono sempre i popoli, i giovani e le famiglie, mentre a vincere sono coloro che traggono profitto dalla guerra”.
IL MESSAGGIO DELL’AMBASCIATORE CELESTE: UNITÀ E CREDIBILITÀ EUROPEA
Un contributo centrale è arrivato anche dal video-messaggio dell’Ambasciatore Vincenzo Celeste, che ha richiamato la necessità di una “una leadership più forte dell’UE in materia di pace e solidarietà”, sottolineando come l’Unione Europea sia oggi messa alla prova su più fronti: dall’ aggressione russa all’Ucraina alla guerra a Gaza, dalle tensioni in Medio Oriente fino alle nuove dispute commerciali e alle misure protezionistiche che coinvolgono anche gli Stati Uniti.
Secondo l’Ambasciatore, il recente rafforzamento di piattaforme alternative di cooperazione internazionale conferma che “l’ordine globale sta cambiando” e che, in questo nuovo contesto, l’Europa deve rispondere con una leadership più forte e unitaria.
Celeste ha ricordato come questa fase di profondi cambiamenti, pur segnando il crollo di alcuni paradigmi fondanti dell’UE, rappresenti paradossalmente un’opportunità per rilanciare il ruolo internazionale dell’Unione.
Citando l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla 51esima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, l’Ambasciatore ha sottolineato che “il mondo ha bisogno dell’Europa per ristabilire la centralità del diritto internazionale, rilanciare il multilateralismo cooperativo e promuovere regole al servizio del bene comune”. Da qui l’appello a un salto di qualità: “La difesa della civiltà europea richiede il coraggio di fare un passo avanti verso l’unità”.
GIOVANI E UNIVERSITÀ: UNA SFIDA EDUCATIVA URGENTE
Al centro dei seminari AESI 2026 vi è il coinvolgimento diretto delle giovani generazioni, chiamate a portare “energia nuova e visioni innovative” in uno sforzo collettivo per la pace.
In questa prospettiva, la formazione delle nuove generazioni assume un valore strategico: non un esercizio puramente accademico, ma una preparazione concreta alle sfide del presente, che chiama università e istituzioni a un ruolo attivo nella costruzione di una cultura della pace fondata sulla dignità della persona e sul bene comune.
“Non è credibile parlare di difesa della vita senza porre al centro la persona umana”, ha affermato il Presidente AESI, ribadendo che la dignità della persona e la solidarietà tra i popoli devono tornare a essere i riferimenti fondamentali delle relazioni internazionali.

