L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n.16 dell’Agenda 2030 sottolinea l’importanza della pace, della giustizia e di istituzioni solide, e invita a riflettere sull’intreccio sempre più complesso tra digitalizzazione e accesso ai diritti. In tale contesto, la trasformazione digitale dell’Africa sta avanzando rapidamente, permettendo nuove e notevoli opportunità socio-economiche in tutto il continente. Tuttavia, questa evoluzione porta con sé una nuova gamma di minacce, soprattutto in ambito digitale, che colpiscono in misura sproporzionata donne e bambine.
Con la diffusione di Internet, il divario tra progresso tecnologico e tutele giuridiche sta diventando più pronunciato, rivelando le vulnerabilità dei meccanismi di protezione esistenti. A livello globale, si stima che 5,1 miliardi di persone non abbiano accesso alla giustizia. Questo include oltre 1,5 miliardi di persone con problemi legali irrisolti, 2,1 miliardi di persone che non hanno un’identità legale e 4,5 miliardi di persone escluse dalle opportunità sociali, economiche e politiche offerte dalla legge. In Africa, quasi un miliardo di persone affrontano una o più richieste di giustizia ogni anno. Tuttavia, solo il 9% di questi problemi viene risolto attraverso i sistemi giudiziari formali.
Un nuovo report UNICRI esplora come il cybercrime stia impattando sull’accesso alla giustizia in quattro Paesi africani – Namibia, Sierra Leone, Sudafrica e Uganda – e offre una visione ampia delle sfide sistemiche e delle risposte locali. Il report evidenzia il pressante bisogno di contromisure efficaci, inclusive e basate su dati concreti, sia a livello nazionale che comunitario.
Se da un lato le tecnologie digitali facilitano lo sviluppo e il riconoscimento di maggiori diritti, dall’altro espongono gli individui al cyberstalking, alle molestie online, al cyberbullismo e ad altri pericoli del mondo online. La frammentazione dei quadri giuridici, l’insufficienza delle denunce, la scarsa alfabetizzazione digitale e le carenze istituzionali continuano ad ostacolare la giustizia per le vittime. Gli abusi online, in particolare quelli basati sul genere, rimangono spesso nascosti a causa dello stigma, della paura di ritorsioni e della mancanza di fiducia nei sistemi di segnalazione.
Sulla base di interviste alle parti interessate, analisi legali e case studies, il report individua le principali criticità e propone le best practices per sostenere le vittime e migliorare le risposte istituzionali ai crimini informatici. Tra le principali evidenze emerse:
- L’Africa è il continente più esposto alle minacce informatiche;
- Mancanza di dati affidabili sul cybercrime e sui sistemi di segnalazione standardizzati;
- Persistente sottovalutazione del fenomeno causata dallo stigma e dalla scarsa conoscenza dei diritti;
- Risposte non sensibili al genere che lasciano le donne particolarmente vulnerabili;
- Quadri giuridici incoerenti e obsoleti che ostacolano l’applicazione;
- Formazione e risorse insufficienti nelle istituzioni giudiziarie e di applicazione della legge.
Lo studio raccomanda l’adozione di approcci basati sul genere, il potenziamento della cooperazione regionale e internazionale, il miglioramento dell’armonizzazione legislativa e il rafforzamento dei meccanismi incentrati sulle vittime: dagli strumenti di segnalazione ai rimedi giuridici. Particolarmente urgente è l’avvio di campagne di alfabetizzazione e sensibilizzazione digitale, con un focus sui gruppi più vulnerabili.
Offrendo un’analisi globale e comparativa, questo report mira a sostenere i governi africani, le organizzazioni regionali e i sistemi di giustizia nella creazione di ambienti digitali più sicuri e nell’apertura di percorsi di giustizia realmente accessibili a tutti.
FONTE: UNICRI

