“La verità è un diritto. Il diritto di sapere, di non essere ingannati, di non essere manipolati dai poteri forti, dalle parole vuote, dai silenzi complici. La democrazia non può vivere senza verità, non è compatibile con le zone d’ombra, con gli abusi, con i depistaggi, con chi sapeva e ha taciuto. Oggi soffriamo di una emorragia di memoria e, quando perdiamo memoria, perdiamo noi stessi, perdiamo l’anima”.
Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, l’Italia celebra la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Una ricorrenza che unisce il valore simbolico della rinascita a quello, più profondo, della memoria collettiva: ricordare chi ha perso la vita per mano della violenza mafiosa rappresenta un impegno civile che riguarda l’intera società.
Nata nel 1996 su iniziativa della rete Libera Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie , fondata da don Luigi Ciotti, la Giornata si fonda su un gesto tanto semplice quanto potente: la lettura pubblica dei nomi delle vittime. Come ricorda lo stesso don Ciotti, “la memoria non è un esercizio del passato, ma un impegno per il presente”, un richiamo costante alla responsabilità individuale e collettiva nel contrasto alle mafie.
Riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano nel 2017, questa ricorrenza invita a trasformare il ricordo in azione concreta, riaffermando la necessità di costruire una cultura della legalità, della giustizia e della partecipazione attiva.
Nel 2026, Torino ha ospitato la XXXI Giornata della Memoria e dell’Impegno, segnata dal messaggio “fame di verità e giustizia”.
XXXI GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL’IMPEGNO A TORINO: FAME DI VERITÀ E GIUSTIZIA
Le celebrazioni nazionali del 2026 si sono svolte a Torino, una scelta fortemente simbolica. Il territorio piemontese, a lungo percepito come marginale rispetto alla presenza mafiosa, ha rivelato nel tempo un radicamento strutturato delle organizzazioni criminali, intrecciato al tessuto economico e sociale.
Riportare la manifestazione al Nord, dopo l’edizione precedente in Sicilia, ha inteso ribadire che le mafie non appartengono a un solo territorio, ma attraversano l’intero Paese. Allo stesso tempo, Torino rappresenta un contesto segnato da criticità sociali e disuguaglianze, ma anche da diffuse esperienze di partecipazione civica, riutilizzo dei beni confiscati e impegno sociale.
Oltre 50 mila persone hanno preso parte al corteo promosso da Libera insieme a una vasta rete di associazioni, scuole ed enti locali. Partito da piazza Solferino, il corteo ha attraversato la città fino a piazza Vittorio Veneto, coinvolgendo cittadini, giovani e rappresentanti delle istituzioni.

Ad aprire la manifestazione sono stati oltre 500 familiari delle vittime innocenti delle mafie, portando con sé fotografie e storie che continuano a chiedere verità e giustizia.
Il momento centrale della giornata si è svolto in piazza Vittorio Veneto, con la lettura pubblica dei nomi di 1.117 vittime innocenti delle mafie: un elenco lungo, scandito ad alta voce, che restituisce dignità a ciascuna vita e rende la memoria un atto collettivo.
Tra i momenti più significativi, il ricordo delle vittime delle stragi di Capaci e di via d’Amelio: i nomi di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, insieme agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro; e quelli del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
A concludere la lettura è stato l’ex procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli, che ha sottolineato il valore di una memoria che si traduce in impegno concreto, esteso anche a tutte le vittime di cui non si conosce ancora pienamente la storia.

Lo slogan “Fame di verità e giustizia” ha attraversato l’intera giornata, dando voce a una richiesta ancora aperta: il diritto alla verità per tutte le vittime e per i loro familiari.
Nel suo intervento, don Luigi Ciotti ha ribadito con forza che “la verità è un diritto” e che senza verità non può esistere giustizia. Ha inoltre richiamato la responsabilità individuale: “Non basta avere le mani pulite se poi le teniamo in tasca”, sottolineando come l’indifferenza rischi di diventare complicità.
NON È ALTROVE. MAFIE, CORRUZIONE E RESPONSABILITÀ CIVICA IN PIEMONTE
In vista della Giornata, Libera ha pubblicato il dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”, accompagnato da un podcast in quattro episodi, che offre una fotografia aggiornata della presenza mafiosa nella regione.
Il report evidenzia come le organizzazioni criminali, in particolare la ’ndrangheta, siano ormai radicate nel territorio e inserite in reti economiche e sociali locali. Dal 2011, anno della maxioperazione Minotauro, si contano oltre 25 inchieste giudiziarie e più di 450 indagati per reati di tipo mafioso, mentre la presenza della ’ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni piemontesi, con una stima di circa 900 affiliati.
Il dossier segnala inoltre una crescita significativa del narcotraffico: nel solo 2024 sono state condotte 1.447 operazioni antidroga (+22% rispetto all’anno precedente), con il sequestro di oltre 4,4 tonnellate di sostanze stupefacenti.
Questi dati confermano come la presenza mafiosa non sia episodica, ma strutturata e in continua evoluzione, richiamando la necessità di rafforzare prevenzione, consapevolezza e responsabilità civica.
IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA IN UNA PROSPETTIVA GLOBALE
Il fenomeno della criminalità organizzata rappresenta una sfida globale sempre più interconnessa, con reti criminali che operano oltre i confini nazionali e incidono sulla sicurezza, sull’economia e sulla coesione sociale. In questo contesto, le Nazioni Unite promuovono la cooperazione internazionale e il rafforzamento dello Stato di diritto, anche attraverso la Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale (UNTOC).
UNICRI contribuisce a questo impegno attraverso attività di ricerca, formazione e assistenza tecnica a supporto degli Stati membri, promuovendo politiche basate su evidenze e il rafforzamento delle capacità istituzionali nel campo della prevenzione del crimine e della giustizia penale. L’Istituto opera su temi quali il contrasto alla criminalità organizzata e alle economie illecite, la prevenzione della corruzione, il traffico illecito e le nuove forme di criminalità emergenti, inclusi i rischi legati alle tecnologie avanzate.
Nel febbraio 2026, UNICRI ha co-organizzato, insieme all’Unione europea e alle autorità italiane, una study mission sul recupero dei beni illeciti presso l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (ANBSC), coinvolgendo funzionari di Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldova e Ucraina. L’iniziativa ha offerto un approfondimento pratico sul modello italiano di asset recovery.
Nel corso della missione è stata presentata la guida “Social Re-Use of Seized and Confiscated Assets: Good Policies and Practices”, sviluppata con l’Unione europea, che raccoglie buone pratiche per il riutilizzo sociale dei beni confiscati e il rafforzamento dello stato di diritto.
Foto: Libera
Fonti: Libera, Corriere Torino

