GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTÀ DI STAMPA

La libertà di stampa è un pilastro fondamentale dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. In un contesto globale segnato dalla diffusione della disinformazione, dalle pressioni sui media indipendenti e dall’uso sempre più complesso delle tecnologie digitali, garantire un’informazione libera, affidabile e pluralistica rappresenta una priorità sempre più urgente.

Il 3 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1993, su raccomandazione dell’UNESCO. La ricorrenza richiama i governi al rispetto degli impegni assunti in materia e rappresenta un’occasione di riflessione sull’indipendenza dei media e dell’etica giornalistica e sulla sicurezza dei professionisti dell’informazione.

La Giornata è anche un momento di sostegno ai media colpiti da restrizioni e intimidazioni e per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro.

LIBERTÀ DI STAMPA SOTTO PRESSIONE: INFORMAZIONE, PACE E SFIDE DIGITALI

Il tema del 2026, “Shaping a Future at Peace”, sottolinea il ruolo centrale dell’informazione nella costruzione di società più giuste, resilienti e pacifiche. Il giornalismo libero, indipendente e pluralistico non tutela solo chi lo esercita, ma garantisce il diritto di ogni persona ad accedere a informazioni accurate, affidabili e di interesse pubblico. (Rapporto UNESCO World Trends in Freedom of Expression and Media Development 2022–2025).

Questo principio è strettamente legato all’Agenda 2030, in particolare al target 16.10 dell’SDG 16, che promuove l’accesso pubblico all’informazione e la protezione delle libertà fondamentali. Senza media liberi, diventa più difficile contrastare la corruzione, denunciare violazioni dei diritti umani e costruire risposte efficaci alle crisi globali.

Il quadro globale resta però segnato da forti criticità. Secondo UNESCO, l’indice globale della libertà di espressione è diminuito del 10% dal 2012; tra il 2012 e il 2024, l’autocensura nei media è aumentata del 63% e gli sforzi di governi e attori influenti per controllare o limitare i media sono cresciuti del 48%. Si tratta di dati che descrivono un ambiente sempre più difficile per il giornalismo indipendente, esposto a pressioni politiche, economiche, giudiziarie e tecnologiche.

Il deterioramento è confermato anche dal World Press Freedom Index 2026 di Reporters Without Borders, secondo cui la libertà di stampa ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 25 anni. Per la prima volta nella storia dell’indice, oltre la metà dei 180 Paesi e territori analizzati, pari al 52,2%, rientra nelle categorie “difficile” o “molto grave” per l’esercizio del giornalismo. Nel 2002 questa quota era pari al 13,7%; nello stesso anno il 20% della popolazione mondiale viveva in Paesi classificati come “buoni” per la libertà di stampa, mentre oggi questa percentuale è scesa a meno dell’1%.

A pesare è soprattutto il peggioramento del quadro legale. Tra il 2025 e il 2026, l’indicatore legale dell’indice RSF è diminuito in 110 Paesi su 180, segnalando una crescente criminalizzazione del giornalismo. Leggi sulla sicurezza nazionale, norme antiterrorismo, disposizioni contro la disinformazione e procedimenti giudiziari abusivi vengono sempre più spesso utilizzati per intimidire reporter e testate indipendenti. In oltre l’80% dei Paesi analizzati, i meccanismi di protezione dei giornalisti risultano inesistenti o inefficaci; secondo RSF, quasi il 90% dei crimini commessi contro i giornalisti resta impunito.

Tra gli strumenti più insidiosi di pressione sui media vi sono le SLAPPs — Strategic Lawsuits Against Public Participation — cause strategiche avviate per logorare economicamente e psicologicamente giornalisti, testate, attivisti e altri soggetti impegnati su questioni di interesse pubblico. Secondo il CASE Report 2025, tra il 2010 e il 2024 sono stati documentati 1.303 casi di SLAPPs in Europa, con 167 nuovi casi nel solo 2024, distribuiti in 43 Paesi. Il rapporto sottolinea che si tratta probabilmente solo della “punta dell’iceberg”, perché molte forme di intimidazione avvengono già nella fase pre-processuale, attraverso diffide, minacce legali e richieste di rimozione dei contenuti.
La trasformazione digitale ha reso queste sfide ancora più complesse. Il rapporto OECD Facts not Fakes: Tackling Disinformation, Strengthening Information Integrity (2024) sottolinea come la diffusione di informazioni false o fuorvianti, spesso amplificata dalle dinamiche delle piattaforme digitali, contribuisca ad alimentare polarizzazione, confusione nel dibattito pubblico e perdita di fiducia nelle istituzioni. Rafforzare l’integrità dell’informazione non significa aumentare il controllo sui contenuti, ma sostenere la trasparenza delle piattaforme, la pluralità delle fonti, l’alfabetizzazione mediatica e i media indipendenti.

Anche il rapporto UNICRI SDG 16 Through a Digital Lens (2023) evidenzia come, nel contesto digitale, la disinformazione possa incidere direttamente sull’accesso all’informazione e sull’esercizio delle libertà fondamentali. Gli algoritmi delle piattaforme, orientati spesso a massimizzare l’engagement, possono favorire la diffusione di contenuti sensazionalistici, divisivi o falsi, contribuendo a erodere la fiducia pubblica, indebolire la coesione sociale e rendere più fragile il dibattito democratico.
In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida ulteriore. Può sostenere il lavoro giornalistico, facilitando analisi di dati, traduzione, ricerca e verifica delle informazioni, ma può anche amplificare la produzione e la diffusione di contenuti manipolati, deepfake e campagne di disinformazione sempre più difficili da riconoscere. La rapida evoluzione tecnologica rende quindi urgente rafforzare trasparenza, responsabilità e competenze digitali, senza indebolire le garanzie fondamentali della libertà di espressione.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Anche in Italia la libertà di stampa presenta criticità. Nonostante un panorama mediatico ampio e pluralistico, persistono problemi legati alla sicurezza dei giornalisti, alle pressioni legali e all’indipendenza editoriale.

Giornalisti impegnati su temi come  criminalità organizzata e corruzione continuano a essere esposti a minacce e intimidazioni, mentre cresce la preoccupazione per l’uso delle azioni legali temerarie (SLAPP), che possono limitare la libertà di informazione. 

Secondo il CASE Report 2025, nel 2024 l’Italia ha registrato 21 SLAPP, il numero più alto tra i Paesi europei mappati, davanti alla Germania con 20 casi. Il report precisa che il primato italiano permane anche dopo un controllo più rigoroso volto a escludere i casi di censura statale. Anche Amnesty International Italia ha richiamato l’attenzione su questo dato, sottolineando come il fenomeno continui a rappresentare una minaccia per giornalisti, attivisti, whistleblower e altri soggetti impegnati su questioni di interesse pubblico.
Il recepimento della Direttiva europea anti-SLAPP rappresenta quindi un passaggio cruciale. Tuttavia, solo l’8,5% dei casi documentati tra il 2010 e il 2024 risulta transfrontaliero secondo la definizione più restrittiva, mentre la maggioranza delle azioni si sviluppa in ambito nazionale. Limitare le tutele ai soli casi transfrontalieri rischierebbe quindi di lasciare scoperta gran parte del problema. Secondo il monitoraggio CASE, a dicembre 2025 l’Italia risultava inoltre tra i Paesi che non avevano ancora avviato il processo di recepimento degli standard europei anti-SLAPP.

A ciò si aggiungono questioni legate alla governance del servizio pubblico e ai recenti casi di sorveglianza digitale che riportano  al centro il tema della protezione delle fonti e della riservatezza delle comunicazioni. 

EVENTI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA

In occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, UNICRI segnala la quarta edizione della Summer School on Misinformation, Disinformation, and Hate Speech, organizzata insieme alla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), che si terrà in formato ibrido dal 6 al 10 luglio 2026, a Roma e online. 

Il corso offrirà ai partecipanti strumenti teorici e pratici per comprendere e contrastare disinformazione, misinformation e hate speech, con un focus sul ruolo dei social media, dell’intelligenza artificiale, della propaganda e dei quadri giuridici e di policy internazionali. Per maggiori informazioni, si prega di cliccare qui

Foto: © UNESCO/Till Noon

Fonti: 

UN

UNESCO, World Trends in Freedom of Expression and Media Development: Global Report 

2022/2025; Journalism: Shaping a World at Peace. (2025).

RSF, Italy country profile (2026)

RSF, “2026 RSF Index: Press Freedom at a 25-Year Low.” (2026)

RSFThe rising criminalisation of journalism calls for stronger legal protections and robust criminal 

justice policies, (2026)

CASE, SLAPPs in Europe: Democracy in the Dock, (2025)

UNICRISDG 16 Through a Digital Lens (2023)

OECD,“Facts Not Fakes: Tackling Disinformation, Strengthening Information Integrity. (2024)