In un mondo segnato da conflitti prolungati, tensioni geopolitiche e crisi interconnesse, il multilateralismo rappresenta uno strumento essenziale per promuovere la pace, la sicurezza e la cooperazione tra gli Stati. La capacità della comunità internazionale di affrontare sfide complesse – dal cambiamento climatico alle crisi umanitarie, fino alle minacce alla sicurezza globale – dipende in larga misura dall’efficacia delle istituzioni multilaterali e dal dialogo diplomatico.
Il 24 aprile si celebra la Giornata Internazionale del Multilateralismo e della Diplomazia per la Pace, istituita dalle Nazioni Unite per riaffermare il valore della cooperazione internazionale e il ruolo centrale della diplomazia nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti. La ricorrenza offre un’importante occasione per riflettere sull’importanza di soluzioni condivise e sull’impegno collettivo necessario a mantenere la pace e la stabilità a livello globale.
LA CRISI DEL MULTILATERALISMO IN UN MONDO SEMPRE PIÙ CONFLITTUALE
Il multilateralismo si trova oggi in una fase di crescente tensione, in un contesto internazionale caratterizzato da livelli di conflittualità tra i più elevati degli ultimi decenni. Nel 2024 si è registrato il numero più alto di conflitti armati tra Stati dal 1946, mentre gli ultimi anni rappresentano il periodo più violento dalla fine della Guerra Fredda.
Le istituzioni nate nel secondo dopoguerra faticano ad adattarsi a una realtà profondamente mutata. La competizione tra grandi potenze, le trasformazioni tecnologiche e nuove forme di instabilità rendono più complesso costruire risposte condivise, mentre cresce il ricorso a soluzioni unilaterali o bilaterali. Ne deriva un crescente divario tra la natura globale delle sfide e la capacità di affrontarle collettivamente, dando origine ad un vero e proprio “deficit di governance globale”.
Non si tratta soltanto di una questione di efficacia, ma anche di legittimità e fiducia. Il sistema multilaterale appare infatti meno allineato ai nuovi equilibri di potere e alla crescente pluralità di interessi, rendendo più difficile il raggiungimento di consenso e alimentando diffidenza tra gli Stati. In questo contesto, la cooperazione viene sempre più spesso valutata in termini di vantaggio relativo, mentre si consolidano approcci che privilegiano sovranità e autonomia decisionale.
Queste dinamiche si inseriscono in una più ampia trasformazione verso un sistema internazionale sempre più multipolare, in cui la competizione tende a prevalere sulla cooperazione. Le istituzioni multilaterali diventano così anche luoghi di confronto tra potenze e, in alcuni casi, strumenti di proiezione di influenza, con effetti diretti sulla capacità decisionale, che risulta spesso più lenta e frammentata.
A ciò si aggiungono criticità strutturali. La polarizzazione geopolitica si riflette negli organi decisionali delle Nazioni Unite, dove il ricorso al veto nel Consiglio di Sicurezza può limitare la capacità di intervento su crisi urgenti. Inoltre, vincoli di risorse e finanziamenti incidono sulla capacità operativa di molte organizzazioni multilaterali, rafforzando il dibattito sulla necessità di riforme che rendano il sistema più rappresentativo ed efficace.
Le conseguenze sono evidenti anche rispetto agli obiettivi legati alla pace e alla qualità della governance. L’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16, dedicato a società pacifiche, giuste e inclusive, resta tra i più lontani dal raggiungimento: oltre 110 milioni di persone sono oggi forzatamente sfollate e circa 437.000 muoiono ogni anno a causa di omicidi. Anche sul piano della giustizia permangono criticità diffuse, con circa un terzo dei detenuti in attesa di giudizio.
Eppure, proprio l’intensificarsi di queste crisi continua a mostrare quanto il multilateralismo resti indispensabile. In un mondo sempre più interconnesso, la cooperazione internazionale non è un’opzione, ma una necessità.
GIOVANI E FUTURO DEL MULTILATERALISMO: DALLA PARTECIPAZIONE ALL’AZIONE
In questo scenario, il ruolo dei giovani nel futuro del multilateralismo e della diplomazia per la pace assume una rilevanza crescente. Le nuove generazioni non sono più soltanto destinatarie delle politiche globali, ma attori sempre più presenti nei processi di discussione e mobilitazione internazionale.
Il loro contributo emerge in particolare nell’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, dove i livelli locali giocano un ruolo decisivo. In questo contesto, i giovani agiscono come ponte tra le priorità della comunità internazionale e i bisogni concreti delle comunità, contribuendo a rendere le politiche più radicate ed efficaci.
Questo riconoscimento si riflette anche a livello istituzionale. L’agenda Youth, Peace and Security, avviata con la Risoluzione 2250 del 2015 del Consiglio di Sicurezza, ha segnato un passaggio fondamentale nel riconoscere i giovani come attori chiave nei processi di prevenzione dei conflitti, mediazione e costruzione della pace.
Parallelamente, si osserva un’evoluzione delle modalità della diplomazia contemporanea. Accanto ai canali diplomatici tradizionali, si rafforza il ruolo di attori non statali e di forme di “diplomazia diffusa”, in cui organizzazioni della società civile e reti transnazionali contribuiscono al dialogo internazionale.
In questo contesto si inserisce anche la cosiddetta “youth diplomacy”, attraverso cui le nuove generazioni partecipano alla costruzione di relazioni internazionali attraverso scambi, iniziative transnazionali e attività promosse anche da organizzazioni non governative . Queste pratiche non sostituiscono la diplomazia tradizionale, ma ne ampliano gli strumenti, rafforzando il dialogo interculturale, la costruzione di fiducia e l’influenza attraverso forme di soft power.
Nonostante questi sviluppi, l’impatto dei giovani sui processi decisionali resta ancora limitato. In molti contesti, la partecipazione giovanile è ancora episodica o consultiva e non si traduce in un coinvolgimento strutturato nelle fasi decisionali. Come sottolineato dalle più recenti iniziative delle Nazioni Unite, una partecipazione significativa implica un passaggio da forme simboliche a modelli più inclusivi e strutturati.
Rafforzare il multilateralismo significa quindi anche ripensare i meccanismi di rappresentanza e partecipazione. Rendere il sistema più aperto alle nuove generazioni non è solo una questione di equità, ma una condizione concreta per migliorare la capacità di affrontare sfide complesse e interconnesse.
MULTILATERALISMO E NAZIONI UNITE
In un contesto internazionale sempre più frammentato, il rilancio del multilateralismo è tornato al centro del dibattito globale. Un passaggio significativo in questa direzione è stato il Summit of the Future (2024), che ha portato all’adozione del Pact for the Future, con cui i leader mondiali hanno riaffermato l’impegno condiviso verso pace, sviluppo sostenibile e diritti umani.
Le Nazioni Unite rappresentano il principale spazio istituzionale di questo impegno. Fin dalla loro fondazione nel 1945, il multilateralismo è parte integrante della loro architettura: la Carta delle Nazioni Unite definisce un sistema basato sulla cooperazione tra Stati, sulla risoluzione pacifica delle controversie e sulla promozione dei diritti fondamentali. Come sottolineato dal Segretario Generale António Guterres nel 2025, essa continua a fungere da “bussola morale” per l’azione internazionale.
Nel tempo, il sistema multilaterale si è evoluto. Accanto all’aumento degli Stati membri – da 51 a 193 – si è ampliata la partecipazione di altri attori, tra cui organizzazioni non governative, istituzioni internazionali e settore privato, rendendo la governance globale più articolata ma anche più complessa.
Nonostante le sfide, il multilateralismo ha prodotto risultati concreti, dalla cooperazione sanitaria agli accordi sui diritti umani e sul controllo degli armamenti. Resta inoltre centrale il ruolo della diplomazia preventiva, che mira a contenere le tensioni prima che si trasformino in conflitti.
Rafforzare il multilateralismo significa oggi adattarne strumenti e meccanismi a un mondo in rapido cambiamento, traducendo gli impegni condivisi in azioni efficaci e coordinate.
EVENTI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA
Di seguito, si riporta l’evento ufficiale in occasione della Giornata Internazionale del Multilateralismo e della Diplomazia per la Pace,
- Lunedì 27 aprile, dalle ore 10:00 alle 12:00, si terrà a Ginevra, presso il Palais des Nations (Sala Concordia 1), la “Commemoration of the International Day of Multilateralism”. L’evento celebra la Giornata internazionale del multilateralismo, offrendo un momento di riflessione sul ruolo della cooperazione internazionale nella gestione delle sfide globali. L’incontro riunisce rappresentanti istituzionali e attori internazionali per discutere l’importanza di un approccio multilaterale nella governance globale. Per maggiori informazioni, si prega di cliccare qui.
Foto: UN © UN Photo/Mark Garten
Fonti: UN
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- and Inclusive Societies. (2025)
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- UN Youth Office. “Meaningful Youth Participation ” (2023)
- UN. “Youth, Peace and Security: A Guide.” (2024)
- United Nations. “Summit of the Future 2024” (2024)
- United Nations. “Multilateral System.”
- UN News. “UN’s Guterres to World Leaders: Choose Peace and Cooperation over Chaos.” ,
- 23 Sept. 2025.
- UNESCO. “Rethinking Multilateralism with Young Change Makers.” (2023).
- Coulibaly, Brahima Sangafowa, and Zia Qureshi. “The World Is Changing, Multilateralism
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- Dr. Gopi Madaboyina. “The Rise of Nationalism and Its Impact on Multilateralism: A
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- Runde, Daniel F, and Austin Hardman. “Great Power Competition in the Multilateral
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- (PRIO) (2025)
- Colli, A.“Working Paper – the Crisis of Multilateralism Hegemony and Multipolarity”,
- Institute for European Policymaking @ Bocconi University (2026)
- International Monetary Fund. “Multilateralism Can Survive the Loss of Consensus.” (2025)

