AESI 2027, la sfida di educare alla pace nell’era della “cultura del potere”

Roma, luglio 2026 — Conflitti interetnici e religiosi che si intrecciano con disastri naturali sempre più frequenti, in un mondo dove nessuna crisi resta più confinata a una singola regione: è lo scenario da cui muove il Prof. Massimo Maria Caneva, Presidente di AESI (Accademia Europea di Studi Internazionali), nel presentare il programma dei Seminari 2027, in partenza con trenta posti disponibili.

“Viviamo tempi particolarmente drammatici sulla scena internazionale”, scrive Caneva nel messaggio agli studenti. Per questo, sostiene, non basta più insegnare l’analisi: occorre preparare nuove generazioni capaci di comprendere in profondità e di pensare con creatività per affrontare quelle che l’Accademia definisce “crisi complesse”.

Tre pilastri per una nuova diplomazia

Il programma AESI 2027 punta a rafforzare una strategia già avviata, fondata su tre elementi che l’Accademia rivendica come propria intuizione originale: la diplomazia, “elemento centrale della politica estera”; la cooperazione universitaria, intesa non solo come scambio di ricercatori e studenti ma come presenza attiva delle università sul terreno, nelle aree di crisi, a fianco della diplomazia e delle organizzazioni internazionali; e infine le Nazioni Unite, le forze di peacekeeping e l’Unione Europea.

Una strategia che, spiega ancora Caneva, richiede relazioni consolidate con il Ministero degli Affari Esteri, la Santa Sede, le organizzazioni internazionali, l’ONU e l’UE, costruite sulla fiducia reciproca maturata in anni di attività sul campo.

Il monito di Papa Leone XIV

A fare da sfondo culturale al programma è anche un passaggio della recente riflessione di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitatis, dedicato a quella che il Pontefice definisce “cultura del potere”: una mentalità in cui la disponibilità di risorse e la capacità di dominio finiscono per dettare l’agenda internazionale, relegando in secondo piano il bene comune dell’umanità.

Il Papa richiama l’appello di Paolo VI all’ONU nel 1965 — “Mai più la guerra, mai più la guerra!” — e osserva come, nonostante l’ordine internazionale costruito nel secondo dopoguerra proprio per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, si assista oggi a un vero e proprio cambio di paradigma: la guerra torna a essere presentata come strumento normale della politica, mentre si erodono i principi etici che ne avevano fino a poco tempo fa limitato l’uso.

Tre le dinamiche denunciate dal Pontefice: la crescita di un complesso militare-industriale sempre più centrale nelle economie nazionali; la perdita di memoria storica, aggravata dalla scomparsa dei testimoni diretti dell’Olocausto e dei due conflitti mondiali, e amplificata da disinformazione e narrazioni mediatiche polarizzanti; e un “falso realismo” che presenta la guerra come dato ineliminabile della natura umana, scoraggiando ogni ricerca politica della pace.

Una convergenza non casuale

Il richiamo alle parole del Papa non è un fuori tema rispetto al programma di AESI, ma ne rappresenta piuttosto la cornice culturale: entrambi i testi muovono dalla stessa preoccupazione — il rischio che la comunità internazionale smarrisca la pace come orizzonte politico, sostituendola con una gestione puramente securitaria delle crisi — e indicano nella formazione, nel dialogo e nella cooperazione internazionale gli strumenti per invertire la rotta.

Come iscriversi

Sono disponibili 30 posti per i Seminari AESI 2027. Per accedere alle selezioni occorre inviare CV, foto e lettera motivazionale a info@aesieuropa.eu. Solo dopo l’ammissione sarà possibile perfezionare l’iscrizione con il versamento di una quota di partecipazione di 200 euro, a titolo di rimborso spese. I posti saranno assegnati fino a esaurimento.