In un contesto internazionale segnato da polarizzazione sociale e diffusione di disinformazione, la discriminazione continua a manifestarsi non solo come esclusione simbolica, ma come violenza concreta e strutturale. I crimini d’odio, le disuguaglianze normative e le barriere nell’accesso ai servizi essenziali mostrano come pregiudizi e stereotipi incidano direttamente sulla sicurezza, sulla salute e sulla dignità delle persone.
Secondo l’Hate Crime Report 2024, nel 2023 gli Stati dell’area OSCE hanno registrato ufficialmente circa 7.700 reati motivati dall’odio. Nello stesso periodo, tuttavia, le organizzazioni della società civile hanno documentato oltre 12.700 reati, molti dei quali hanno comportato aggressioni fisiche, minacce e attacchi contro gruppi vulnerabili. La differenza di quasi 5.000 casi tra dati ufficiali e segnalazioni indipendenti evidenzia una sottostima persistente del fenomeno.
La Giornata Internazionale contro la Discriminazione, celebrata ogni anno il 1° marzo, riafferma il diritto di ogni persona a vivere una vita piena, produttiva e dignitosa e richiama la comunità internazionale alla necessità di affrontare le radici strutturali dell’esclusione.
Nel 2026, questo impegno assume un significato particolare nel contesto della risposta globale all’HIV.
PEOPLE FIRST: METTERE LE PERSONE AL CENTRO DELLA RISPOSTA ALL’HIV
Il tema dello Giornata Internazionale contro la Discriminazione 2026 – People First – richiama la necessità di rimettere le persone, i loro diritti e la loro dignità al centro delle politiche sanitarie e sociali.
A oltre quarant’anni dall’inizio dell’epidemia, l’HIV continua a rappresentare non solo una questione clinica, ma una sfida strutturale di equità e inclusione.
Nel 2024 i decessi correlati all’AIDS sono scesi a 630.000 rispetto agli 1,4 milioni del 2010, ma si registrano ancora 1,3 milioni di nuove infezioni e 40,8 milioni di persone che vivono con HIV nel mondo, di cui 9,2 milioni senza accesso alla terapia antiretrovirale. Le interruzioni nei finanziamenti internazionali potrebbero tradursi in milioni di nuove infezioni e decessi aggiuntivi entro il 2029 .
Il progresso scientifico ha trasformato l’HIV in una condizione cronica trattabile, ma la persistenza dello stigma continua a limitarne il pieno impatto, incidendo sull’accesso ai servizi, sulla continuità delle cure e sulla qualità della vita delle persone. Il People Living with HIV Stigma Index 2.0 Global Report del 2023, basato su oltre 30.000 interviste in 25 Paesi, mostra che circa una persona su quattro ha subito discriminazione nei servizi sanitari e che oltre un terzo vive forme di stigma interiorizzato. In tutti i Paesi analizzati, donne che vivono con HIV hanno riportato episodi di coercizione o abuso nei servizi di salute sessuale e riproduttiva. La discriminazione diventa così una barriera concreta all’accesso alle cure.
Anche nei Paesi ad alto reddito, dove la terapia è ampiamente disponibile, la discriminazione persiste. L’indagine Positive Voices 2022 nel Regno Unito evidenzia che una quota significativa di persone che vivono con HIV ha sperimentato trattamento differenziale nei servizi sanitari e che molti evitano di rivelare il proprio stato sierologico per timore di reazioni negative.
La discriminazione si estende inoltre alla sfera economica. Il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro Global HIV Discrimination in the World of Work Survey (2021), condotto in 50 Paesi, evidenzia che una quota significativa della popolazione ritiene che le persone che vivono con HIV non dovrebbero lavorare a diretto contatto con altri colleghi. La discriminazione professionale limita opportunità economiche, accesso alla protezione sociale e inclusione, alimentando circuiti di vulnerabilità.
Le disuguaglianze risultano ancora più marcate per alcune popolazioni chiave. Nel 2022 il rischio stimato di acquisire HIV era 20 volte più alto tra le donne transgender rispetto alla popolazione adulta generale. La copertura terapeutica globale tra persone trans è pari al 55%, e quasi la metà aveva riportato episodi di stigma o discriminazione negli ultimi sei mesi.
A tutto questo si aggiunge una dimensione spesso invisibile: la salute mentale. Le evidenze indicano che HIV e disagio psicosociale costituiscono una vera e propria sindemia, in cui stigma, isolamento e precarietà economica si rafforzano reciprocamente. Depressione, ansia e paura del giudizio possono ostacolare il test, la disclosure e l’aderenza alla terapia, compromettendo i risultati clinici.
Mettere le persone al primo posto significa quindi riconoscere che la risposta all’HIV non può limitarsi alla distribuzione di farmaci. Richiede ambienti normativi inclusivi, sistemi sanitari rispettosi dei diritti, protezione sociale e contrasto attivo ai pregiudizi. Senza affrontare le radici strutturali della discriminazione, anche i progressi scientifici più avanzati rischiano di non tradursi in equità e sostenibilità.
VERSO IL 2030: TARGET MISURABILI PER ELIMINARE LA DISCRIMINAZIONE
La dimensione strutturale della discriminazione si riflette nell’ambiente normativo. Nel 2024, 156 Paesi prevedevano forme di criminalizzazione della non disclosure, dell’esposizione o della trasmissione dell’HIV. In diversi contesti, procedimenti penali sono stati avviati anche in assenza di trasmissione effettiva o in situazioni in cui, grazie alla terapia antiretrovirale e alla carica virale non rilevabile, non vi era una concreta possibilità di infezione.
Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che una persona con carica virale non rilevabile non trasmette il virus; tuttavia, l’approccio punitivo continua a generare effetti dissuasivi sul ricorso al test, sulla rivelazione del proprio stato sierologico e sull’accesso tempestivo alle cure.
La criminalizzazione si intreccia inoltre con normative che colpiscono orientamento sessuale e identità di genere. In 68 Paesi restano in vigore leggi che criminalizzano relazioni tra persone dello stesso sesso, contribuendo a creare contesti in cui paura, stigmatizzazione e insicurezza giuridica limitano l’efficacia della risposta sanitaria. L’ambiente legale diventa così un fattore determinante per l’accesso ai servizi, la continuità terapeutica e la tutela dei diritti fondamentali.
Nel marzo 2025, il Global Task Team istituito da UNAIDS ha pubblicato le raccomandazioni per i nuovi target HIV al 2030, che saranno proposti per l’ adozione alla Riunione di Alto Livello sull’AIDS (High-Level Meeting on AIDS) di giugno 2026. Accanto all’obiettivo di ridurre del 90% le nuove infezioni e i decessi AIDS-related rispetto al 2010, il documento dedica un intero asse strategico all’eliminazione di stigma, discriminazione e barriere legali.
Tra i traguardi prioritari figurano:
- meno del 10% delle persone che vivono con HIV e delle popolazioni chiave che sperimentano stigma e discriminazione;
- meno del 10% dei Paesi con leggi punitive che limitano l’accesso ai servizi;
- meno del 10% della popolazione generale con atteggiamenti discriminatori verso le persone che vivono con HIV.
L’eliminazione della discriminazione diventa così un obiettivo quantificabile e monitorabile, parte integrante della sostenibilità della risposta globale. Anche qualora l’AIDS cessasse di essere una minaccia per la salute pubblica, nel 2030 circa 40 milioni di persone continueranno a vivere con HIV e avranno bisogno di servizi accessibili, protezione sociale e ambienti sicuri.
La sostenibilità finanziaria e la riduzione delle spese sanitarie a carico delle famiglie diventano quindi elementi centrali per evitare che la discriminazione si traduca in esclusione economica dai servizi essenziali. Senza investimenti stabili, sistemi sanitari inclusivi e riforme normative coerenti, il progresso rischia di rallentare o regredire.
La Giornata internazionale contro la Discriminazione 2026 si inserisce dunque in un momento decisivo. In un’epoca di frammentazione e di crescenti pressioni sulle risorse pubbliche, la credibilità dell’impegno globale contro l’HIV dipenderà dalla capacità di trasformare target numerici in cambiamenti concreti nelle leggi, nelle istituzioni e nella vita quotidiana delle persone.
Fonti:UN AIDS, OSCE ODIHR, Hate Crime Report 2024, People Living with HIV Stigma Index 2.0 Global Report, Global HIV Discrimination in the World of Work Survey, HIV AND STIGMA AND DISCRIMINATION, HIV AND TRANS AND GENDER DIVERSE PEOPLE, HIV CRIMINALIZATION, Global HIV Target Setting for 2030, Improving services to tackle the syndemic of HIV and mental ill health (Nandi, Dhruva et al.;The Lancet HIV, Volume 9, Issue 10, e67)
Foto: © UNAIDS

