Intelligenza artificiale: i nostri figli la usano di nascosto? 

AI for Good Global Summit: presentati un video e una guida pratica per aiutare le famiglie a capire e parlare di AI generativa. 

Che sia per fare i compiti, cercare ispirazione, creare storie o semplicemente per avere qualcuno con cui parlare, i giovani fanno sempre più affidamento all’AI generativa. Tuttavia, la maggior parte dei genitori non ne è al corrente. 

Questa mancanza di consapevolezza è uno dei punti chiave emersi dalla ricerca condotta dal Centro per l’Intelligenza Artificale e la Robotica di UNICRI durante l’AI for Good Global Summit. L’indagine si inserisce nell’ambito dell’iniziativa AI Literacy for Children: New Skills for a Changing World, realizzata con il supporto di The Walt Disney Company. Il progetto mira a fornire alle famiglie strumenti concreti per riuscire a gestire il crescente impatto dell’intelligenza artificiale generativa nella vita dei più giovani. 

Per aiutare bambini e ragazzi ad avvicinarsi a questa tecnologia in modo cauto e saggio, UNICRI ha creato un breve video animato che introduce i concetti chiave dell’AI – come modelli linguistici, bias cognitivi, allucinazioni e sicurezza digitale. Il tutto è raccontato attraverso gli occhi di Mia, una ragazza che deve preparare una presentazione scolastica sul lavoro dei suoi sogni — peccato che non sia affatto pronta. La sua soluzione? Chiedere aiuto a un chatbot AI. 

Quello che segue è un viaggio colorato in un mondo digitale in cui Mia impara come funziona l’AI generativa, cosa può e non può fare e quale ruolo potrebbe avere nel suo futuro. Lungo il percorso, Mia scopre non solo come utilizzare la tecnologia, ma anche come porre domande migliori, valutare criticamente le informazioni e riconoscere i confini tra uomo e macchina. 

Il video, diretto da Ricardo Megre, è stato presentato in anteprima al AI for Good Film Festival, accompagnato da una tavola rotonda con la partecipazione di Steven Vosloo dell’UNICEF, Yalda Aoukar della Bracket Foundation e Irakli Beridze, responsabile del Centro per l’AI e la Robotica di UNICRI. 

“L’AI ha un potenziale enorme, ma non è umana e pertanto ha dei limiti, come bias e allucinazioni. Tutti questi concetti devono essere insegnati ai bambini, proprio come a scuola imparano ad utilizzare la calcolatrice”, ha spiegato Irakli Beridze. Yalda Aoukar ha aggiunto: “I bambini si approcciano all’AI in modo molto più naturale ed immediato rispetto ai loro genitori, che spesso faticano a tenere il passo con le innovazioni tecnologiche. È fondamentale ridurre questo gap generazionale e rendere i genitori più consapevoli del modo in cui i figli utilizzano questi strumenti”.  

Guida per genitori – Comprendere i rischi e le opportunità dell’AI 

Per affrontare le lacune dei genitori sul tema dell’AI, l’UNICRI ha prodotto una AI literacy Guide che si concentra su quattro azioni chiave: comunicare, imparare, spiegare e monitorare. Riccamente illustrata, la guida è progettata per trasformare la confusione in conversazione e fornire suggerimenti su come: 

  • Esplorare insieme il mondo dell’AI; 
  • Impostare dei limiti adatti all’età; 
  • Affrontare la disinformazione e i contenuti inappropriati; 
  • Sostenere il benessere emotivo nell’era digitale. 

Inoltre, si ricorda che vietare l’uso della tecnologia può rivelarsi controproducente: la chiave è costruire fiducia, condividere esperienze e restare coinvolti. 

La guida evidenzia rischi e benefici dell’AI generativa per i minori. Tra i rischi: una dipendenza eccessiva dai chatbot, l’esposizione a contenuti inappropriati, l’erosione delle capacità logiche e relazionali, rischi per la privacy e la disonestà accademica. 

Tuttavia, se utilizzata in modo consapevole, l’AI può offrire importanti opportunità: 

  •     Apprendimento facilitato attraverso istruzioni e spiegazioni personalizzate; 
  •     Espressione creativa, dalla narrazione alla generazione di immagini; 
  •     Maggiore alfabetizzazione digitale e consapevolezza sulla disinformazione; 
  •     Sostegno agli studenti neurodivergenti, grazie alle interfacce multimodali. 

AI literacy Guide e video: il lavoro che c’è dietro 

Per produrre il video e la guida per genitori, l’UNICRI si è rivolta ad adolescenti, genitori ed esperti del settore. 

Il progetto è stato sviluppato sulla base di interviste a professionisti provenienti da eminenti organizzazioni come UNICEF, OpenAI, LEGO Group, Harvard University, OECD, Bodhini, Bracket Foundation, Common Sense Media e Everyone AI. Le loro conoscenze hanno contribuito a guidare lo sviluppo di consigli pratici per i genitori e i caregiver sulla genitorialità digitale responsabile nell’era dell’AI. 

Inoltre, presso il Liceo Rijswijk, nei Paesi Bassi, si è svolto un workshop interattivo, con studenti, le cui opinioni hanno contribuito a plasmare i materiali didattici.  

Per approfondire il rapporto tra genitori, figli e AI generativa, UNICRI ha un’indagine globale che ha coinvolto 160 genitori provenienti da 19 Paesi e cinque continenti. I risultati sono stati pubblicati in un documento di ricerca presentato alla Interaction Design and Children (IDC) Conference 2025.  

Oltre l’assenza di dialogo tra genitori e adolescenti, l’analisi rivela come le percezioni dei genitori sull’argomento siano strettamente collegate al loro livello di familiarità con la tecnologia. Coloro che utilizzano gli strumenti dell’AI tendono a valutarne l’impatto sullo sviluppo degli adolescenti in modo più positivo rispetto a quelli con poca o nessuna dimestichezza. 

Alcuni dati rilevanti: il 49% dei genitori non ha mai parlato dell’AI generativa con i figli; il 44% ritiene di non avere le competenze per poter guidare i figli in un uso consapevole; il 40% non ne monitora l’utilizzo; l’82% non crede che il proprio figlio trascorra troppo tempo a interagire con chatbot; solo il 20% dei genitori ritiene che i proprio figli abbiano una conoscenza avanzata dell’AI – nonostante le prove dimostrino un uso frequente da parte degli adolescenti; l’87% dei genitori che utilizzano l’AI crede nel suo impatto positivo

Tuttavia, le preoccupazioni sono piuttosto comuni. Molti genitori temono che un uso frequente dell’AI possa diminuire la creatività e il pensiero critico e creare dipendenza. Altri hanno paura che i chatbot stiano diventando salvagenti emotivi, rimpiazzando la comunicazione del mondo reale. 

L’unico modo per affrontare queste paure e far emergere gli impatti positivi dell’AI, secondo gli esperti e gli intervistati, è l’educazione all’AI e la consapevolezza dei diritti dei minori per tutti i soggetti interessati: genitori, bambini, sviluppatori di AI e responsabili politici. 

Perché il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarda solo la tecnologia, ma anche l’empatia, la responsabilità e la capacità di chiedersi non solo “posso usare l’AI?”, ma “dovrei usarla?”. Aiutiamo i bambini a crescere non solo circondati dalla tecnologia, ma pronti a plasmarla. 

Un nuovo tipo di alfabetizzazione 

Il progetto ci invita a ridefinire il concetto di alfabetizzazione nella realtà odierna – non possiamo solo saper leggere e scrivere, ma dobbiamo anche avere la capacità di capire come la tecnologia influenza il modo in cui pensiamo, ci relazioniamo con gli altri e prendiamo le decisioni. 

Per preparare le generazioni future a questa realtà, il progetto promuove l’integrazione dell’educazione all’AI nei programmi scolastici, garantendo così che i giovani acquisiscano non solo la comprensione tecnica, ma anche le competenze critiche ed etiche necessarie per navigare in un mondo governato dall’AI.  

La storia di Mia è naturalmente inventata, ma le sfide che deve affrontare sono reali. Con le risorse fornite dal AI for Good Global Summit, le famiglie hanno ora nuovi modi con cui esplorare questi temi, insieme. 

Perché il futuro dell’AI non riguarda solo la programmazione, ma anche l’empatia, la responsabilità e la capacità di chiedere non solo “posso usare l’AI?”, ma “dovrei usare l’AI?”. 

Aiutiamo i bambini a crescere non solo circondati dalla tecnologia, ma pronti a plasmarla. 

FONTE E FOTO: UNICRI