“Per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dobbiamo agire con fermezza e urgenza per ridurre i rischi che il degrado ambientale e il cambiamento climatico comportano per i conflitti e impegnarci a proteggere il nostro pianeta dagli effetti debilitanti della guerra.”
- António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite
Nel corso della storia, le conseguenze delle guerre sono state valutate principalmente in termini di vittime, feriti – civili e militari – e distruzione di città e infrastrutture. Tuttavia, gli effetti delle guerre sull’ambiente sono stati a lungo considerati aspetti secondari, nonostante il loro impatto profondo e duraturo.
Pozzi e falde acquifere contaminati, raccolti bruciati, foreste abbattute, terreni avvelenati e specie animali uccise o addirittura estinte, sono solo alcuni esempi di come la guerra possa compromette in modo irreversibile la salute del pianeta, oggi e per le generazioni future.
Secondo uno studio condotto da Scientists for Global Responsibility e dell’Osservatorio Conflitti e Ambiente (CEOBS), l’industria militare è responsabile di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra. In Ucraina, si stima che i costi per la bonifica dei territori dagli ordigni inesplosi ammontano a circa 34,6 miliardi di dollari. La devastazione a cui Gaza è stata sottoposta ha generato milioni di tonnellate di detriti, molti dei quali contaminati da ordigni inesplosi, amianto e altre sostanze pericolose che hanno determinato l’aumento dei tassi di malattie trasmissibili.
Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha inoltre rilevato che negli ultimi 60 anni, almeno il 40% dei conflitti armati è stato scatenato dallo sfruttamento delle risorse naturali, siano esse essenziali come terreni fertili e acqua, o di valore economico come legname, diamanti, oro e petrolio.
Le guerre legate alle risorse, inoltre, hanno il doppio delle probabilità di riaccendersi rispetto ad altri tipi di conflitti.
Per queste ragioni, la Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato, istituita il 6 novembre, rappresenta oggi un richiamo più attuale che mai all’urgenzaa di proteggere l’ambiente anche in tempo di guerra.
Background
Le Nazioni Unite riconoscono la tutela dell’ambiente come priorità assoluta nella prevenzione dei conflitti e nelle strategie di peacekeeping e peacebuilding. Finché le risorse naturali per il sostegno della vita e degli ecosistemi sono a rischio, non può esistere pace duratura.
Attraverso la risoluzione A/RES/56/4, adottata il 5 novembre 2001, l’Assemblea Generale ha proclamato il 6 novembre come Giornata internazionale dedicata alla prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato.
Successivamente, il 27 maggio 2016, l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA) ha adottato la risoluzione UNEP/EA.2/res.15, che riconosce il ruolo degli ecosistemi sani e della gestione sostenibile delle risorse nella riduzione del rischio di guerre, riaffermando l’impegno per l’attuazione integrale degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 (risoluzione 70/1).
Le partnership con l’Unione Europea
Sei agenzie e dipartimenti delle Nazioni Unite (UNEP, UNDP, UNHABITAT, PBSO, DPA e DESA), coordinati dallo UN Framework Team for Preventive Action, hanno avviato una collaborazione con l’Unione Europea per aiutare i Paesi a identificare, prevenire e trasformare le tensioni legate alle risorse naturali.
Questa iniziativa rientra nei programmi congiunti per la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace sostenibile.
Programma di ricerca globale sulla costruzione della pace e le risorse naturali
L’Environmental Law Institute (ELI), lo UNEP e le Università di Tokyo e McGill hanno avviato un programma di ricerca globale volto a raccogliere esperienze e buone pratiche sulla gestione delle risorse naturali nella fase di peacebuilding.
Questo progetto quadriennale ha prodotto oltre 150 casi di studio, sottoposti a revisione da parte di oltre 230 studiosi, professionisti e decisori provenienti da 55 Paesi. Si tratta della più significativa raccolta mai realizzata di esperienze e lezioni apprese sul ruolo della gestione delle risorse naturali nella ricostruzione post-bellica.
Donne, risorse naturali e costruzione della pace
Lo UNEP, in collaborazione con UN Women, UNDP e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Sostegno alla Costruzione della Pace (PBSO) ha istituito un partenariato per approfondire la complessa relazione tra le donne e la gestione delle risorse nei contesti colpiti da conflitti.
L’iniziativa mira a promuovere la parità di genere, l’emancipazione femminile e la sostenibilità ambientale come pilastri della pace duratura.
Il primo risultato concreto di questa collaborazione è stato il rapporto politico congiunto pubblicato il 6 novembre 2013, che ha evidenziato la necessità di integrare la prospettiva di genere in tutte le fasi della gestione delle risorse naturali nei processi di peacebuilding.
FONTE: UN, Rete Pace Disarmo
FOTO: UN / Albert Gonzalez Farran

