A firma di Antonio Lioy, Politecnico di Torino, Angelo Saccà, Università di Torino e Francesca Bosco, Unicri
“Il 2016 è stato l’anno peggiore di sempre in termini di evoluzione delle minacce cyber e del relativo impatto”. Questa frase, ritrovata su diversi quotidiani, sintetizza in poche parole lo stato dell’arte sulla sicurezza informatica emergente dagli ultimi dati del rapporto Clusit. Termini come Ransonware, DDOS, Phishing, 0-day fino a qualche anno fa relegati alle competenze di una ristretta cerchia di esperti, rappresentano oramai problematiche quotidiane che coinvolgono tutti i cittadini, siano essi professionisti, imprenditori o dipendenti di aziende private e pubbliche, o semplici studenti.
“La sicurezza informatica è divenuta un problema di tutti, e come tutti i problemi” – riprendendo un’intervista al Prof. Giulio Lughi, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del CSI Piemonte – “deve essere affrontato al di là degli aspetti tecnici e degli specifici adempimenti normativi lavorando molto sugli aspetti formativi, in modo da favorire una mentalità diffusa di attenzione per le problematiche di sicurezza ICT”. Non basta definire processi e tecnologie, sono decisive la “cultura” della sicurezza informatica e la “consapevolezza” del rischio e delle modalità per affrontarlo, in modo tale da formare un senso critico più oggettivo per valutare comportamenti, tecnologie e situazioni in un mondo che cambia sempre più velocemente
È proprio dal Piemonte che partono forti segnali rivolti al governo nazionale di voler partecipare come parte attiva nella protezione dei dati dei cittadini attraverso un’attività importante di sensibilizzazione e cultura al fine di maturare una maggior consapevolezza e condivisione su questi temi. Per il CSI Piemonte il tema della Digital Security è da tempo pervasivo rispetto alle attività che svolge per i suoi 125 Enti Consorziati piemontesi, nella protezione quotidiana dei servizi affidati.
Anche il Politecnico di Torino è impegnato su questo tema. Recentemente ha rinnovato accordi di collaborazione con il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la CONSOB, anche su aspetti di cybersecurity”. Il Politecnico inoltre è stato Coordinatore del progetto europeo SECURED, che ha introdotto un cambiamento sostanziale nel modo di concepire la sicurezza informatica, proponendo un unico elemento in grado di proteggere contemporaneamente diversi dispositivi informatici, anche in mobilità. Il progetto prosegue in un nuovo progetto europeo del programma H2020, denominato SHIELD.
L’Università di Torino invece opera in un contesto che sul piano culturale prevede apertura, partecipazione, condivisione fra l’altro in contesti disciplinari molto eterogenei, tipico delle università “generaliste”. Ciò che in azienda potrebbe essere considerato un comportamento sospetto in Ateneo potrebbe essere attività di ricerca scientifica in corso. La consapevolezza dei rischi e se vogliamo anche la prevenzione in materia di sicurezza informatica passa anche dalla capacità di tracciare ed identificare gli accessi ai servizi. L’Università di Torino ha ormai da diversi anni effettuato importanti investimenti, non solo tecnici ma anche sotto il profilo di gestione ed organizzativo, sul tema dell’Identita Digitale. Dal processo di “rilascio dell’identità digitale”, alla gestione dei servizi che ormai in modo massiccio ne implementano i criteri di autenticazione ed autorizzazione. Ha implementato soluzione di Identità digitale federate (IDEM), basate sul mutuo riconoscimento degli utenti da parte degli enti che aderiscono alla federazione; presupposto di un approccio di responsabilità distribuita ma secondo standard e logiche di inclusione. Un approccio sul digitale che richiama nel contesto “fisico” le sfide ancora irrisolte (i confini, la circolazione di persone e beni, il riconoscimento delle identità, l’accesso ai servizi). L’identità digitale come antidoto rispetto ad alcuni rischi dell’anonimato apre ulteriori sfide, la privacy. La ricerca non del migliore equilibrio ma del nuovo equilibrio che ogni nuova tecnologia impone in alternativa all’obsolescenza (tecnica ed in alcune circostanze anche gestionale) è il contesto in cui si sviluppano molte azioni di Cybersecurity dell’Università di Torino. L’implementazione del sistema pubblico di identità digitale (SPID) pongono l’ateneo sulla frontiera dell’innovazione con gli stimoli di una community universitaria molto dinamica e vivace anche rispetto alle soluzioni per l’accesso ai servizi online.
A Torino ha anche sede l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (UNICRI) che si occupa da anni dei rischi associati alle nuove tecnologie e in particolare del loro uso improprio per fini criminali e terroristici. L’UNICRI nel corso degli anni ha svolto un costante lavoro di monitoraggio dell’evoluzione di tali rischi e collaborato con organizzazioni regionali e internazionali per lo sviluppo di azioni di contrasto e prevenzione. Il lavoro dell’Istituto si è inizialmente focalizzato sui crimini informatici per giungere a un più ampio programma sulla sicurezza informatica che coinvolge attori privati e pubblici. Attualmente il programma si è esteso a tutte le minacce collegate alla sicurezza informatica (con particolare attenzione ai rischi per le infrastrutture critiche e per la supply chain), e si è altresì concentrato sulle possibilità che le tecnologie (ad esempio big data analytics) offrono ai paesi per il miglioramento della sicurezza.
Il governo nazionale ha certamente intrapreso a partire dal 2013 alcune valide iniziative per rafforzare le difese cyber, dal “Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico”, al “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica” e le organizzazioni nazionali come AgID, che istituzionalmente hanno un ruolo di primo piano nella gestione della sicurezza informatica della pubblica amministrazione italiana, hanno profuso notevoli energie ed effettuato significativi investimenti per innalzare il livello di sicurezza cibernetica della PA e, di riflesso, dell’intera nazione. E l’attuazione del Piano Triennale porterà probabilmente ulteriori azioni di miglioramento della sicurezza.
Tuttavia è oramai consapevolezza diffusa e certa che il rischio della criminalità informatica “questo lato oscuro del digitale“, non possa essere annullato, ma purtroppo solo contrastato e mitigato, con molteplici e continue energie investite, con la collaborazione di tutti gli attori.
CIS-Sapienza ed il Laboratorio Nazionale di Cyber Security, in collaborazione con diverse organizzazioni pubbliche e private, hanno realizzato un Framework Nazionale per la Cyber Security con lo scopo di offrire alle organizzazioni un approccio omogeneo per affrontare la cyber security, al fine di ridurre il rischio legato alla minaccia cyber.
E il workshop Cybersecurity: il lato oscuro del digitale promosso dal Comitato Tecnico Scientifico del CSI Piemonte in collaborazione con il CLUSIT, che si terrà a Roma il prossimo 4 aprile, vuole proprio essere un’occasione, attraverso le testimonianze e le indicazioni di importanti rappresentanti del mondo politico, accademico, governative e aziende esperte del settore per delineare un quadro di prospettive strategiche locali e nazionali atte a fronteggiare efficacemente il crescente livello delle minacce informatiche.
Programma e iscrizioni su: https://roma_cts2017.eventbrite.it/
FOTO: “100DaysOfCode”, © Lewis Kang’ethe Ngugi. Unsplash