Un Goal per la Pace: nella Locride il messaggio dal Vaticano, il valore della legalità e il gioco che unisce i popoli

Marina di Gioiosa Ionica (RC), 17 giugno 2026 – Mentre il conflitto continuava a colpire il Libano e il Medio Oriente, nella Locride ragazzi e ragazze provenienti da contesti diversi hanno scelto un linguaggio differente: quello dello sport, dell’incontro e della pace.

È stato questo il significato più profondo di “La Pace? Un gioco da ragazzi!”, iniziativa promossa dall’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, dall’Azione Cattolica diocesana e dal Centro Sportivo Italiano (CSI), che dal 12 al 17 giugno ha accolto una delegazione di adolescenti dello Shatila Community Sport Center di Beirut nell’ambito del programma “SUPER Metropolitan FUTSAL – A Goal for Peace”.

L’iniziativa ha rappresentato molto più di uno scambio sportivo. È stata un’esperienza di fraternità concreta tra giovani provenienti da realtà segnate da sfide e fragilità diverse, ma accomunate dalla volontà di costruire relazioni, inclusione e speranza.

Shatila, uno dei più noti campi profughi palestinesi del Libano, è un luogo dove le difficoltà sociali e la carenza di servizi incidono profondamente sulla vita quotidiana dei più giovani. Proprio in questo contesto è nata una realtà sportiva che utilizza il gioco come strumento di crescita, emancipazione e dialogo, valori che hanno trovato piena sintonia con il percorso di accoglienza sviluppato in Calabria.

Tra i momenti più significativi della settimana vi è stata la tappa presso il Centro Don Milani di Marina di Gioiosa Ionica, dove si sono svolti laboratori, incontri e attività formative dedicate ai temi della pace, della legalità e della partecipazione.

Qui Don Sergio Massironi, teologo del Dicastero Vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale,  ha ricordato sottolineato il collegamento dell’esperienza vissuta dai ragazzi ai grandi temi promossi dalla Santa Sede. Nel suo intervento ha espresso profonda gratitudine per l’iniziativa, definendola una testimonianza concreta del messaggio di pace che la Chiesa continua a rivolgere al mondo.

Agli incontri hanno partecipato anche Francesca Chirico, Presidente dell’Azione Cattolica della Diocesi di Reggio Calabria-Bova; Carmen Bagalà, Direttrice della Caritas della Diocesi di Locri-Gerace, e gli animatori provenienti da Ferrara impegnati nelle attività educative del Centro.

L’iniziativa ha offerto anche l’occasione per conoscere da vicino l’esperienza del Centro Don Milani e del progetto SELES – Scuola Etica e Libera di Educazione allo Sport, nato nel 2010 dall’impegno dell’Associazione Don Milani, attiva sul territorio dal 1995 nella promozione della legalità, dell’inclusione sociale e del sostegno ai minori e alle famiglie. Attraverso il calcio e lo sport, SELES ha sviluppato negli anni un modello educativo che affianca la formazione sportiva a percorsi di cittadinanza attiva e contrasto alle culture mafiose.

L’intera iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra il CSI di Reggio Calabria, l’Azione Cattolica Diocesana, la Diocesi di Reggio Calabria-Bova, l’Associazione Don Milani e numerose realtà del territorio. Il progetto ha inoltre ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, del Comune di Reggio Calabria e dell’UNICRI, l’Istituto delle Nazione Unite che promuove lo sport come come strumento di inclusione, rafforzamento delle comunità e prevenzione della marginalità.

Presso il Centro Sportivo SELES si è svolto il “Torneo Internazionale della Pace”, che ha visto la partecipazione della Seles Gioiosa, della Parrocchia Santa Maria della Pietà di San Luca, della Seles Polistena e della squadra dello Shatila Community Sport Center di Beirut.

In un clima di festa e condivisione, il calcio d’inizio è stato affidato al Sindaco di Gioiosa Ionica, Luca Ritorto, mentre la cerimonia conclusiva si è svolta alla presenza dell’Assessore allo Sport Enrico Tarzia. Tra i coordinatori, Francesco Rigitano, anima e promotore del progetto Don Milani-SELES.

Particolarmente significativo è stato il momento in cui al tecnico della squadra di Shatila è stata consegnata la maglia ufficiale della SELES, personalizzata con i nomi delle vittime innocenti delle mafie: un gesto simbolico che ha unito il messaggio della pace a quello della memoria e dell’impegno per la giustizia.

L’intera esperienza ha incarnato il senso più autentico del progetto. Come sottolineato da S.E. Mons. Fortunato Morrone, Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova, «in un tempo di guerra, questi ragazzi ci insegnano che la pace si costruisce giocando insieme, non combattendo».

Un concetto sottolieato anche da Francesca Chirico, che ha definito l’iniziativa come «la sintesi tra mondi diversi» e l’espressione concreta di una comunità capace di camminare insieme.

Per Paolo Cicciù, Presidente Provinciale del CSI di Reggio Calabria, l’esperienza ha dimostrato ancora una volta come «lo sport sia un ponte che unisce, educa e guarisce», restituendo al gioco la sua funzione più autentica.

Per alcuni giorni, la Calabria è diventata così un laboratorio di pace, dove ragazzi provenienti da culture, storie e religioni diverse hanno dimostrato che l’incontro è possibile e che il linguaggio più semplice – quello di un pallone che rotola su un campo – può ancora costruire ponti laddove altri continuano a innalzare muri.