IL RUOLO DEL MICROCREDITO NELLA LOTTA CONTRO LA POVERTÀ


DPI/2011

Secondo il primo Rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite sul Microcredito, programmi che prevedano piccoli prestiti di poche centinaia di dollari, o anche meno, alle famiglie più disagiate hanno la capacità di creare occupazione ed opportunità economiche, di inserire le donne che sono state economicamente e socialmente emarginate nelle attività produttive e di instaurare nei più poveri un sentimento di fiducia in se stessi Il rapporto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ammonisce, tuttavia, a non fare affidamento su tale sistema quale strumento primario e indipendente per la riduzione della poverta.

Gli accordi informali relativi a piccoli prestiti hanno una lunga storia e hanno avuto fortuna soprattutto nelle aree rurali. Esempi di tali forme tradizionali di microfinanziamento possono ancora riscontrarsi in Kenya ("merry-go-rounds"), Ghana (susu), Nigeria (esusu) e Malawi (chiperegani) e, in una forma o nell'altra, in molte parti del mondo. Tali accordi non sono solo effettivi in assenza di formali finanziamenti bancari; in alcuni casi sono a questi preferibili. I partecipanti guadagnano credibilità ed un certo livello di protezione da eventuali fluttuazioni economiche o da difficoltà familiari grazie ad un sistema sociale di mutuo sostegno. Le garanzie sono fornite congiuntamente, ed i gruppi raccolgono e divulgano informazioni di natura economica e sociale.

Solamente nell'attuale decade ha acquisito preminenza la pratica di fornire, attraverso agenzie nazionali ed internazionali, piccoli finanziamenti su vasta scala quale mezzo di lotta contro la povertà in un'era di aspettative ridotte verso il settore pubblico, e in cui l'assistenza allo sviluppo internazionale e le spese governative diminuiscono, la microfinanza offre la speranza di liberare le potenzialità imprenditoriali dei meno abbienti, e in particolare delle donne più povere, a costi modesti e con una burocrazia minima.

Dall'inizio della decade, circa 3,000 istituti per il microfinanziamento sono stati creati nei paesi in via di sviluppo. Al "Vertice sul Microcredito" tenutosi lo scorso anno a Washington, DC, i donatori Sl sono accordati per un progetto che, entro il 2005, porterebbe 100 milioni di famiglie povere a beneficiare dei programmi di microcredito. Gli organizzatori del Vertice prevedono che per raggiungere tale traguardo saranno necessari ulteriori esborsi pari a 26 miliardi di dollari.


Ammonimento sui limiti

In base al rapporto del Segretario GeneralE (A/53/223) è evidente che "esistono limiti all'utilizzo del credito quale strumento per lo sradicamento della povertà, poiché molte persone, specialmente i più poveri tra i non abbienti, non si trovano normalmente nella condizione di intraprendere un'attività economica in parte perché non hanno competenze imprenditoriali e in parte perché sono prive di stimoli". Inoltre, nonostante la proliferazione di una vasta letteratura in materia, le varie proteste per elevati tassi di rimborso o di costanti miglioramenti nello standard di vita dei beneficiari, non vengono sostenute con sufficiente convinzione.

Il rapporto ammonisce, inoltre, di non spostare gli scarsi fondi di assistenza allo sviluppo dai settori cruciali quali l'agricoltura, le infrastrutture, la sanità, l'igiene e l'istruzione.

Il rapporto, redatto dalla Divisione per le Politiche Sociali e lo Sviluppo del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali, elenca alcune delle difficoltà che sono state riscontrate dalle istituzioni esistenti:

  • In molti paesi in via di sviluppo, per prima cosa i tassi d'interesse sono nel complesso relativamente alti, e con un oneroso premio di rischio, di modo che i tassi d'interesse per il microfinanziamento possono diventare molto alti,

  • Le strutture amministrative sono di norma o fragili o rudimentali, e a volte comportano degli alti costi di transazione. Il rapporto sostiene che "Se i costi di transazione, assommati a quelli per gli alti tassi d'interesse, impongono che le operazioni in questione generano margini di profitto nell'ordine del 30% fino al 50%, non è chiaro se questo sarebbe economicarnente conveniente".

  • Un recente approccio alternativo al microfinanziamento favorisce la concessione dei prestiti a chiunque sia in condizione di rimborsarlo, indipendentemente dalla presentazione di un piano relativo ad una piccola attività imprenditoriale nel commercio o nel settore informale. Il rapporto, tuttavia, indica come in questo approccio "minimalista" ci sia insito il rischio che i beneficiari consumino anziché investano i loro capitali.

  • Numerosi progetti di microcredito si sono rivelati senza sostegno, mancando i servizi di supporto o i collegamenti con le attività del settore pubblico, come ad esempio una riforma agraria, che potrebbero rappresentare una condizione necessaria per il successo.


Per massimalizzare l'indubbio successo ottenuto da molti programmi di microcredito il rapporto raccomanda di rafforzare le strutture amministrative; che tali prestiti dovrebbero essere, inoltre, concessi in un contesto di accesso alla terra e dalla presenza di adeguate tecnologie, di mercati e di gruppi di mutuo sostegno e consiglio, e che la microfinanza dovrebbe essere concepita come una delle componenti di una strategia generale di sostegno alle piccole rese commerciali.

Il rapporto indica quale mezzo efficace per assicurare una sostenibilità di lungo termine nelle operazioni di microcredito quello di includere un servizio di mobilitazione dei risparmi, quale un sindacato di credito collegato all'istituzione di microfinanziamento. Senza una prospettiva di sostenibilità di lungo termine, l'istituzione del microcredito rischia il collasso o di diventare una sottile e subdola organizzazione di beneficenza.

Il rapporto del Segretario Generale accoglie positivamente la creazione, da parte della Banca Mondiale (che vanta un portafoglio di 218 milioni di dollari per il microcredito), di un Gruppo Consultivo per l'Assistenza dei più Disagiati (CGAP) volto a coordinare gli sforzi internazionali nel settore del microcredito, raccogliere informazioni attendibili e promuovere le prassi migliori.

Il rapporto sostiene che "il processo del CGAP dovrebbe essere rafforzato", e che "il sistema delle Nazioni Unite ha bisogno, inoltre, di diffondere una più realistica concezione delle potenzialità degli approcci al microcredito, e di inserire tali approcci nella più ampia prospettiva di lotta per lo sradicamento della povertà".

 

STUDI REGIONALI

Asia

Il microprestito ha avuto nella regione asiatica il più ampio sviluppo. Un approccio innovativo, volto a ridurre i rischi, che è stato utilizzato con successo dal sistema di distribuzione del credito della Banca "Grameen" è quello del "monitoraggio dei gruppi dei pari (peer-group)Ó. Alcuni studi, tuttavia, suggeriscono che gli elevati tassi di rimborso della Banca "Grameen" siano anche parzialmente attribuibili allo svolgimento di incontri pubblici seminari (ai quali la partecipazione è obbligatoria) destinati al rimborso dei prestiti rateali e alla raccolta dei risparmi. Viene rilevato che gli incontri rinforzano una cultura di disciplina, una prassi verso i rimborsi e un senso di responsabilità nel personale. Non tutte le istituzioni per il microfinanziamento utilizzano il monitoraggio dei gruppi dei pari. Altri istituti, quali la Banca Rakyat in Indonesia, che serve 2,5 milioni di clienti e 12 milioni di piccoli risparmiatori, fanno affidamento sulla reputazione dei clienti e su agenti finanziari reclutati localmente invece che su garanzie reali.

La Banca dell'Agricoltura e delle Cooperative Agricole (BAAC) di Tailandia serve approssirnativamente 1 milione di piccoli mutuatari e 3,6 milioni di piccoli risparmiatori. I nuovi arrivati, come l'Associazione per lo Sviluppo Sociale in Bangladesh, con mezzo milione di clienti, ed il Fondo di Credito Popolare in Vietnam, con oltre 200,000 clienti sono altri esempi del potenziale di crescita dell'industria.

Altri istituti quali la ACLEDA della Cambogia, la Buro-Tangail e la Banca SEWA dell'India e la AIMS Ikhtiar della Malesia, risultano aver conseguito dei buoni progressi.

Vari istituti in Asia sono coinvolti nell'offerta di servizi di microfinanziamento. Essi comprendono le banche commerciali ufficiali, le banche rurali, le cooperative, le unioni di credito e le organizzazioni non governative. l loro metodi di azione variano dal sistema della Banca "Grameen" dei gruppi di solidarietà e istituzioni che trattano direttamente con i singoli individui al sistema dei gruppi di auto gestione e aiuto. I rapporti indicano che alcuni istituti si sono spinti oltre il credito offrendo altri servizi finanziari ed assicurativi. Sia la Banca "Grameen" che il Comitato per lo Sviluppo rurale del Bangladesh (BRAC) offrono servizi non finanziari, quali facilitazioni per la distribuzione dei prodotti dei propri clienti ai venditori al dettaglio.

America Latina

È stato reso noto che Accion Internacional - un'agenzia non profit per lo sviluppo - con le sue affiliate hanno erogato, negli ultimi cinque anni, 1 miliardo di dollari in prestiti alla piccola imprenditorialità più disagiata. La prima tranche del prestito aggira tra i 100 e i 200 dollari, e il tasso di rimborso complessivo si aggira intorno al 98%. La sua rete di diciannove affiliate nell'America Latina e Nord America fornisce 300 milioni di dollari all'anno in prestiti agli imprenditori più poveri (il 56 per cento dei quali sono donne). Dal 1987, la rete di Accion è passata da 13000 clienti mutuatari a più di 285 000. Le sei maggiori affiliate provvedono ora ad 1 milione di dollari per mese in prestiti. BancoSol in Bolivia - che si è trasformata da un'organizzazione non governativa per l'offerta del credito ad urla banca commerciale a pieno titolo - fornisce servizi finanziari a 67000 persone, più della metà del totale dei clienti dell'intero sistema bancario boliviano. ADEMI nella Repubblica Dominicana e ACP in Perù risultano aver raggiunto la sostenibilità.

Africa

Nell'Africa Occidentale, dove gli istituti di microfinanziamento sono ancora nella loro fase embrionale, uno studio della Banca Mondiale su nove programmi di microfinanziamento (the Pride, Crédit Rural, e Crédit Mutuel de Guinee in Guinea; Crédit Mutuel del Senegal, e Village Banks Nganda in Senegal; Réseau des Caisses Populaires e Sahel Action PPPCR in Burkina Faso e Caisses Villageoises du Pays Dogon e Kafo Jiginew in Mali) rivela come tutti questi programmi rispettano perfettamente le migliori prassi nel campo del microfinanziamento Lo studio attribuisce a questi programmi un'ottima valutazione, in termini di sostenibilità del prestito per i piccoli imprenditori, in base ai seguenti fattori; tutti i nove programmi sono situati vicino ai loro clienti e nelle più importanti aree di raccolta disponibili, essi utilizzano tecnologie per il prestito semplici, adeguate all'ambiente culturale ed economicamente vantaggiose sia per il creditore che per il beneficiario del prestito; utilizzano tecniche veramente efficaci per ottenere degli elevati tassi di rimborso, la maggior parte prevedono programmi di risparmio che vanno incontro alle necessità primarie di molte persone, e valutano i loro prestiti al di sopra dei tassi di interesse commerciali, sebbene non a costo pieno di rimborso.

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Per infromazioni di natura generale:
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E-mail: vasic@un.org

Pubblicato dal United Nations Department of Public Information
DPI 2011-98-28442. Oct. 1998.

Traduzione in Italiano a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite (UNIC), Roma Dicembre 1998.