IL
CONTRIBUTO DEL TURISMO ALLA RIDUZIONE DELLA POVERTA’ NEI PAESI IN VIA
DI SVILUPPO |
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di
Andrea Gianvenuti Volontario UNIC |
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Lo
sviluppo vertiginoso dell’industria del turismo a livello globale è
uno dei fenomeni di costume più evidenti dell’ultimo decennio, con importanti
ripercussioni economiche sulle destinazioni turistiche.
Grazie
alla maggiore facilità degli spostamenti, resa possibile dalla rapida
evoluzione dei mezzi di trasporto, e al processo di globalizzazione
della comunicazione che ha favorito la conoscenza di culture,
terre e paesi fino a pochi anni fa a molti ignoti, il turismo
internazionale ha conosciuto nell’ultimo decennio un autentico boom,
specialmente verso le mete più esotiche e lontane per i turisti occidentali.
A beneficiare sono quindi oggi anche e soprattutto quei paesi meno integrati
nell’economia globale, ma ricchi di ambienti
naturali e di culture ancora incontaminati e, di conseguenza, di grande
attrazione e fascino.
In
questo contesto, il turismo si presenta così
oggi come il settore che potenzialmente più di ogni altro può contribuire
positivamente nella lotta per la riduzione della povertà e lo sviluppo
socio-economico dei Paesi in via di sviluppo. I dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo
(OMT) sono chiari al riguardo:
Le
straordinarie potenzialità offerte dal turismo sono quindi evidenti:
già oggi si tratta di uno dei pochi settori trainanti lo sviluppo economico
dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi Meno Avanzati, ma le previsioni
dell’OMT indicano per gli anni a venire una progressiva ed inarrestabile
crescita degli arrivi internazionali a danno dei tradizionali mercati
turistici dell’Europa e del Nord America, che vedranno calare sensibilmente
le loro quote di mercato. Va dunque posto in risalto che il turismo
possa realmente rappresentare il “petrolio del nuovo millennio” per
questa macro-area, contribuendo in maniera decisiva all’obiettivo della
riduzione della povertà sul pianeta. Va
inoltre ricordato che dal 1971, anno in cui l’ONU ha introdotto la categoria
dei PMA, solo il Botswana è riuscito ad uscire da questa lista ed il turismo
ha giocato un ruolo determinante per la sua
crescita economica, visto che il numero degli arrivi turistici internazionali
è più che raddoppiato tra il 1995 ed il 1998. Inoltre a Capo Verde,
nelle Maldive, a Samoa e alle Vanuatu, i 4
Stati presi in considerazione dal 1994 per la promozione a Paesi in
via di sviluppo, il turismo è stato il settore più importante per il
progresso socio-economico degli ultimi anni.
Occorre tuttavia sottolineare che il turismo
è un settore che, come gli altri, richiede alcune condizioni di base
per svilupparsi con successo, in primis la stabilità politico-economica
all’interno della destinazione che consenta i necessari investimenti
di capitale locale e straniero. Le guerre civili scoppiate ad
Haiti dopo il 1985 ed in Sierra Leone nella seconda metà degli anni
’90 costituiscono un esempio evidente giacchè
esse hanno determinato un crollo dei flussi turistici internazionali,
con pesanti ripercussioni sulle economie di questi Stati. Il contributo potenziale del turismo alla riduzione della povertà nel mondo è sempre più testimoniato non solo dai dati, ma anche dalle iniziative e dalle prese di posizione dei governi e delle organizzazioni internazionali interessate: La Dichiarazione delle Isole Canarie sul Turismo nei Paesi Meno Avanzati (2001) ha evidenziato l’attenzione dei rappresentanti governativi dei PMA verso il fenomeno del turismo, visto come “un mezzo per accrescere la partecipazione nell’economia globale, alleviare la povertà, e raggiungere il progresso socio-economico” e come uno dei settori prioritari su cui puntare per lo sviluppo. Sul fronte internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT/WTO) e la Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo (UNCTAD) hanno lanciato per il 2003 e gli anni a venire un programma d’azione comune, chiamato ST-EP (Sustainable Tourism- Eliminating Poverty), con l’obiettivo di promuovere il Turismo Sostenibile come strumento primario per l’eliminazione della povertà nei Paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi Meno Avanzati. Ulteriore riconoscimento del ruolo del turismo nel processo di riduzione della povertà si è infine avuto al Vertice di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile, il cui documento finale ha dedicato un intero paragrafo (n.41) al turismo, nel quale sono richiamate le linee-guida per uno sviluppo turistico sostenibile, si incoraggia l’ecoturismo e si fa appello alla comunità internazionale perché venga fornita l’assistenza tecnica necessaria allo sviluppo del turismo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, con particolare riferimento alla partecipazione e alla gestione dell’offerta turistica da parte delle comunità locali. Nel paragrafo 64 del documento finale, inoltre, si invita la comunità internazionale a sostenere gli sforzi dell’Africa per promuovere il turismo sostenibile, in particolare pubblicizzando l’offerta turistica africana. Quest’ultimo riferimento rientra nel più generale obiettivo di riduzione della povertà nel continente africano, uno dei temi-chiave del Vertice di Johannesburg. Va tuttavia rilevato come, ad oggi, i benefici economici apportati dal turismo nei Paesi in via di sviluppo, per quanto rilevanti, siano fortemente limitati dal fenomeno dei leakages, ossia dal fatto che solo una bassa percentuale del reddito generato dal turismo rimane nella destinazione, mentre una quota significante viene persa per l’importazione di prodotti ad uso turistico e per il rimpatrio dei profitti da parte degli imprenditori stranieri. Il fenomeno dei leakages, che in alcuni casi raggiunge percentuali del 70-80%, è tale da costituire un forte freno allo sviluppo socio-economico locale. La strategia decisiva affinché il turismo operi effettivamente a favore dell’economia locale è quindi quella di promuovere la cooperazione tra il settore turistico tradizionale (alberghi, tour operators, ristoranti, ecc.) e l’imprenditoria locale. Occorre, in altre parole, che l’industria turistica acquisti i beni e i servizi di cui necessita per realizzare il suo prodotto dalle industrie locali (agricoltori, pescatori, artigiani, imprese edili, ecc.). Ciò determinerebbe, da una parte, una riduzione dei costi di importazione per la stessa industria turistica e, dall’altra, la creazione di nuova occupazione e reddito per la popolazione locale. E’ inoltre necessario che all’interno dello stesso prodotto turistico venga offerta, da parte degli investitori esteri, una maggiore possibilità di interazione tra i turisti e l’economia locale. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo si è infatti affermata da tempo la tendenza verso l’ “all-inclusive package”, all’interno dei villaggi turistici come nelle crociere. Queste forme di enclaves turistiche impediscono il contatto tra turista e mercato domestico e quindi il sorgere di effettivi benefici economici per l’imprenditoria locale. La realizzazione di partnerships tra i diversi attori della filiera turistica consentirebbe di invertire questa situazione; ad esempio, accordi che prevedano l’accesso agli alberghi o ai villaggi turistici per i commercianti locali per la vendita dei loro prodotti in giorni prestabiliti ed in base ad uno schema a rotazione (come è stato sperimentato con successo in Gambia) può rappresentare un’opportunità di reddito straordinaria per le piccole imprese locali. Del resto, negli ultimi anni si è affermata una nuova tendenza che vede il turista molto più attento e curioso verso le persone e le culture dei paesi visitati, più desideroso di una vacanza attiva, a contatto con le tradizioni e i costumi locali. Ciò consente una diversificazione ed un arricchimento del prodotto turistico attraverso l’offerta di beni, servizi e attrazioni basati sul lavoro locale, che determinano a loro volta un aumento della spesa e della durata del soggiorno. Lo
sviluppo del turismo si pone inoltre come strategicamente rilevante
nelle politiche di riduzione della povertà a livello globale per una serie di motivazioni: è uno dei settori a più
alta intensità di lavoro, dopo l’agricoltura, ed offre possibilità di
impiego per molte donne; è uno dei pochi settori in cui i Paesi in via
di sviluppo possono essere competitivi con il resto del mondo in quanto
un prodotto turistico ha alla base le risorse naturali e culturali,
caratteristiche possedute da molte popolazioni povere; ed è infine un
“bene” che viene consumato nel punto di produzione, e per questo motivo
offre considerevoli opportunità ai micro-imprenditori di vendere i loro
prodotti o servizi aggiuntivi (souvenirs,
oggetti d’artigianato, spettacoli artistici, ecc.). Se la cooperazione tra operatori turistici stranieri ed imprenditoria locale può portare benefici alle comunità locali tramite la fornitura di beni e servizi aggiuntivi al prodotto turistico tradizionale, è altresì vero che un obiettivo di fondo per i governi nazionali e per le organizzazioni internazionali impegnate nella lotta contro la povertà debba essere quello di favorire il sorgere di una vera e propria offerta turistica locale. Il coinvolgimento delle comunità locali nell’organizzazione e nella gestione dell’offerta turistica consentirebbe di massimizzare i benefici economici e minimizzare i leakages. Già da alcuni anni vengono promossi progetti di sostegno all’imprenditoria locale nel settore turistico da parte delle organizzazioni che operano nel settore della cooperazione allo sviluppo. La promozione di un’offerta turistica richiede tuttavia investimenti rilevanti, non solo a livello di infrastrutture, pianificazione e preparazione del personale, ma anche per quel che concerne il marketing del prodotto. Occorre quindi, come sostenuto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, che questo settore venga considerato con più forza, al pari di altre industrie, come uno strumento di sviluppo e che dove possa costituire una valida alternativa per lo sviluppo economico locale e per le strategie di lotta alla povertà, venga adeguatamente sostenuto dalle organizzazioni finanziarie internazionali per lo sviluppo. Nell’America Latina questo processo è già in atto, con la Banca InterAmericana di Sviluppo che ha finanziato varie attività nel settore turistico. E’ auspicabile che una simile strategia venga promossa anche per l’Africa, terra ricchissima di risorse naturali e culturali per la quale il turismo potrebbe rivelarsi uno strumento tremendamente efficace per raggiungere l’obiettivo della riduzione della povertà sul continente. (febbraio
2003) |
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Bibliografia |
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- WTO (2002): Sustainable Tourism-Eliminating Poverty, WTO Madrid -
UNCTAD (2001): Tourism and Develoment in the Least Developed Countries,
Las Palmas, Canary Islands, Spain (26-29 March 2001) |