IL CONTRIBUTO DEL TURISMO ALLA RIDUZIONE DELLA POVERTA’ NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO
 

di Andrea Gianvenuti

Volontario UNIC

   

Lo sviluppo vertiginoso dell’industria del turismo a livello globale è uno dei fenomeni di costume più evidenti dell’ultimo decennio, con importanti ripercussioni economiche sulle destinazioni turistiche.

Grazie alla maggiore facilità degli spostamenti, resa possibile dalla rapida evoluzione dei mezzi di trasporto, e al processo di globalizzazione della comunicazione che ha favorito la conoscenza di culture,  terre e paesi fino a pochi anni fa a molti ignoti, il turismo internazionale ha conosciuto nell’ultimo decennio un autentico boom, specialmente verso le mete più esotiche e lontane per i turisti occidentali. A beneficiare sono quindi oggi anche e soprattutto quei paesi meno integrati nell’economia globale, ma ricchi di ambienti naturali e di culture ancora incontaminati e, di conseguenza, di grande attrazione e fascino.    

In questo contesto, il turismo si presenta così oggi come il settore che potenzialmente più di ogni altro può contribuire positivamente nella lotta per la riduzione della povertà e lo sviluppo socio-economico dei Paesi in via di sviluppo.  I dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) sono chiari al riguardo:

 

  • Il turismo è una delle principali voci di esportazione (figura tra le prime 5) per l’83% dei Paesi in via di sviluppo ed è la prima per un terzo di essi.
  • I Paesi in via di sviluppo hanno avuto 292,6 milioni di arrivi internazionali nel 2000, una crescita dal 1990 di quasi il 95%. I 49 Paesi Meno Avanzati (PMA) hanno avuto 5,1 milioni di arrivi internazionali nel 2000, ottenendo una crescita nel decennio di quasi il 75%,contro una crescita del 39,3% per i Paesi dell’area OCSE e del 38, 4% per i Paesi dell’area UE.
  • L’80% dei poveri del pianeta, cioè chi vive con meno di 1 dollaro USA al giorno, vive in 12 Paesi. In 11 di questi 12 Paesi, il turismo è un settore importante ed in forte crescita.
  • Nel 2000 il turismo costituiva il terzo settore d’esportazione merci  sia per i Paesi in via di sviluppo (dopo i settori del manifatturiero e dell’alimentare) che per i Paesi Meno Avanzati (dopo il petrolio e il settore manifatturiero).

 

Le straordinarie potenzialità offerte dal turismo sono quindi evidenti: già oggi si tratta di uno dei pochi settori trainanti lo sviluppo economico dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi Meno Avanzati, ma le previsioni dell’OMT indicano per gli anni a venire una progressiva ed inarrestabile crescita degli arrivi internazionali a danno dei tradizionali mercati turistici dell’Europa e del Nord America, che vedranno calare sensibilmente le loro quote di mercato. Va dunque posto in risalto che il turismo possa realmente rappresentare il “petrolio del nuovo millennio” per questa macro-area, contribuendo in maniera decisiva all’obiettivo della riduzione della povertà sul pianeta.

 

Va inoltre ricordato che dal 1971, anno in cui l’ONU ha introdotto la categoria dei PMA, solo il Botswana è riuscito ad uscire da questa lista ed il turismo ha giocato un ruolo determinante per la sua crescita economica, visto che il numero degli arrivi turistici internazionali è più che raddoppiato tra il 1995 ed il 1998. Inoltre a Capo Verde, nelle Maldive, a Samoa e alle Vanuatu, i 4 Stati presi in considerazione dal 1994 per la promozione a Paesi in via di sviluppo, il turismo è stato il settore più importante per il progresso socio-economico degli ultimi anni. Occorre tuttavia sottolineare che il turismo è un settore che, come gli altri, richiede alcune condizioni di base per svilupparsi con successo, in primis la stabilità politico-economica all’interno della destinazione che consenta i necessari investimenti di capitale locale e straniero. Le guerre civili scoppiate ad Haiti dopo il 1985 ed in Sierra Leone nella seconda metà degli anni ’90 costituiscono un esempio evidente giacchè esse hanno determinato un crollo dei flussi turistici internazionali, con pesanti ripercussioni sulle economie di questi Stati.

Il contributo potenziale del turismo alla riduzione della povertà nel mondo è sempre più testimoniato non solo dai dati, ma anche dalle iniziative e dalle prese di posizione dei governi e delle organizzazioni internazionali interessate: La Dichiarazione delle Isole Canarie sul Turismo nei Paesi Meno Avanzati (2001) ha evidenziato l’attenzione dei rappresentanti governativi dei PMA verso il fenomeno del turismo, visto come “un mezzo per accrescere la partecipazione nell’economia globale, alleviare la povertà, e raggiungere il progresso socio-economico” e come uno dei settori prioritari su cui puntare per lo sviluppo. Sul fronte internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT/WTO) e la Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo (UNCTAD) hanno lanciato per il 2003 e gli anni a venire un programma d’azione comune, chiamato ST-EP (Sustainable Tourism- Eliminating Poverty), con l’obiettivo di promuovere il Turismo Sostenibile come strumento primario per l’eliminazione della povertà nei Paesi in via di sviluppo, in particolare i Paesi Meno Avanzati. Ulteriore riconoscimento del ruolo del turismo nel processo di riduzione della povertà si è infine avuto al  Vertice di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile, il cui documento finale ha dedicato un intero paragrafo (n.41) al turismo, nel quale sono richiamate le linee-guida per uno sviluppo turistico sostenibile, si incoraggia l’ecoturismo e si fa appello alla comunità internazionale perché venga fornita l’assistenza tecnica necessaria allo sviluppo del turismo sostenibile nei Paesi in via di sviluppo, con particolare riferimento alla partecipazione e alla gestione dell’offerta turistica da parte delle comunità locali. Nel paragrafo 64 del documento finale, inoltre, si invita la comunità internazionale a sostenere gli sforzi dell’Africa per promuovere il turismo sostenibile, in particolare pubblicizzando l’offerta turistica africana. Quest’ultimo riferimento rientra nel più generale obiettivo di riduzione della povertà nel continente africano, uno dei temi-chiave del Vertice di Johannesburg. 

 

Va tuttavia rilevato come, ad oggi, i benefici economici apportati dal turismo nei Paesi in via di sviluppo, per quanto rilevanti, siano fortemente limitati dal fenomeno dei leakages, ossia dal fatto che solo una bassa percentuale del reddito generato dal turismo rimane nella destinazione, mentre una quota significante viene persa per l’importazione di prodotti ad uso turistico e per il rimpatrio dei profitti da parte degli imprenditori stranieri. Il fenomeno dei leakages, che in alcuni casi raggiunge percentuali del 70-80%, è tale da costituire un forte freno allo sviluppo socio-economico locale. La strategia decisiva affinché il turismo operi effettivamente a favore dell’economia locale è quindi quella di promuovere la cooperazione tra il settore turistico tradizionale (alberghi, tour operators, ristoranti, ecc.) e l’imprenditoria locale. Occorre, in altre parole, che l’industria turistica acquisti i beni e i servizi di cui necessita per realizzare il suo prodotto dalle industrie locali  (agricoltori, pescatori, artigiani, imprese edili, ecc.). Ciò determinerebbe, da una parte, una riduzione dei costi di importazione per la stessa industria turistica e, dall’altra, la creazione di nuova occupazione e reddito per la popolazione locale. E’ inoltre necessario che all’interno dello stesso prodotto turistico venga offerta, da parte degli investitori esteri, una maggiore possibilità di interazione tra i turisti e l’economia  locale. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo si è infatti affermata da tempo la tendenza verso l’ “all-inclusive package”,  all’interno dei villaggi turistici come nelle crociere. Queste forme di enclaves turistiche impediscono il contatto tra turista e mercato domestico e quindi il sorgere di effettivi benefici economici per l’imprenditoria locale. La realizzazione di partnerships tra i diversi attori della filiera turistica consentirebbe di invertire questa situazione; ad esempio, accordi che prevedano l’accesso agli alberghi o ai villaggi turistici per i commercianti locali per la vendita dei loro prodotti in giorni prestabiliti ed in base ad uno schema a rotazione (come è stato sperimentato con successo in Gambia) può rappresentare un’opportunità di reddito straordinaria per le piccole imprese locali. Del resto, negli ultimi anni si è affermata una nuova tendenza che vede il turista molto più attento e curioso verso le persone e le culture dei paesi visitati, più desideroso di una vacanza attiva, a contatto con le tradizioni e i costumi locali. Ciò consente una diversificazione ed un arricchimento del prodotto turistico attraverso l’offerta di beni, servizi e attrazioni basati sul lavoro locale, che determinano a loro volta un aumento della spesa e della durata del soggiorno.

 

Lo sviluppo del turismo si pone inoltre come strategicamente rilevante nelle politiche di riduzione della povertà a livello globale per una serie di motivazioni: è uno dei settori a più alta intensità di lavoro, dopo l’agricoltura, ed offre possibilità di impiego per molte donne; è uno dei pochi settori in cui i Paesi in via di sviluppo possono essere competitivi con il resto del mondo in quanto un prodotto turistico ha alla base le risorse naturali e culturali, caratteristiche possedute da molte popolazioni povere; ed è infine un “bene” che viene consumato nel punto di produzione, e per questo motivo offre considerevoli opportunità ai micro-imprenditori di vendere i loro prodotti o servizi aggiuntivi (souvenirs, oggetti d’artigianato, spettacoli artistici, ecc.).

 

Se la cooperazione tra operatori turistici stranieri ed imprenditoria locale può portare benefici alle comunità locali tramite la fornitura di beni e servizi aggiuntivi al prodotto turistico tradizionale, è altresì vero che un obiettivo di fondo per i governi nazionali e per le organizzazioni internazionali impegnate nella lotta contro la povertà debba essere quello di favorire il sorgere di una vera e propria offerta turistica locale. Il coinvolgimento delle comunità locali nell’organizzazione e nella gestione dell’offerta turistica consentirebbe di massimizzare i benefici economici e minimizzare i leakages. Già da alcuni anni vengono promossi progetti di sostegno all’imprenditoria locale nel settore turistico da parte delle organizzazioni che operano nel settore della cooperazione allo sviluppo. La promozione di un’offerta turistica richiede tuttavia investimenti rilevanti, non solo a livello di infrastrutture, pianificazione e preparazione del personale, ma anche per quel che concerne il marketing del prodotto. Occorre quindi, come sostenuto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, che questo settore venga considerato con più forza, al pari di altre industrie, come uno strumento di sviluppo e che dove possa costituire una valida alternativa per lo sviluppo economico locale e per le strategie di lotta alla povertà, venga adeguatamente sostenuto dalle organizzazioni finanziarie internazionali per lo sviluppo. Nell’America Latina questo processo è già in atto, con la Banca InterAmericana di Sviluppo che ha  finanziato varie attività nel settore turistico. E’ auspicabile che una simile strategia venga promossa anche per l’Africa, terra ricchissima di risorse naturali e culturali per la quale il turismo potrebbe rivelarsi uno strumento tremendamente efficace per raggiungere l’obiettivo della riduzione della povertà sul continente.

 

 

(febbraio 2003)

   
 
Bibliografia
 

 - WTO (2002): Sustainable Tourism-Eliminating Poverty, WTO Madrid

- UNCTAD (2001): Tourism and Develoment in the Least Developed Countries, Las Palmas, Canary Islands, Spain (26-29 March 2001)