"Insegnare i Diritti Umani"

a cura di Flavio Lotti e Nicola Giandomenico

(Edizioni Gruppo Abele)


L’Educazione ai diritti umani
e L’educazione interculturale nei documenti del Ministero della pubblica istruzione

La scuola italiana per l’educazione ai diritti umani

Il confronto e il rispetto tra culture e persone provenienti da altri paesi è uno dei nodi centrali con i quali si deve confrontare il nostro paese, in ritardo su questo settore, per ragioni storiche e politiche, rispetto agli altri Stati europei. Le risposte ai flussi migratori interessano sia il campo politico ed economico sia quello pedagogico ed educativo, con l’obiettivo di promuovere il riconoscimento e la valorizzazione delle culture «altre», affermare i diritti umani contro l’insidia dell’intolleranza e del razzismo.

La sfida pedagogica ed educativa della nostra scuola consiste nel saper dialogare ed incontrare altri soggetti, portatori di saperi diversi e promuovere una cultura dei diritti umani, fondata sul rispetto e riconoscimento dei bisogni fondamentali della persona umana.

La tendenza a tenere separate e ghettizzate le varie culture e ad attivare meccanismi di inclusione ed annullamento delle ricchezze ed identità culturali, è il pericolo che la scuola deve saper superare attraverso una pedagogia, come afferma l’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, «indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali». È necessario realizzare quindi un nuovo approccio metodologico fondato sul principio della centralità dell’alunno, vale a dire sul rispetto della specificità di valori e differenze (di sesso, lingua, razza, religione, condizioni economiche e sociali).

La scuola, punto di riferimento e di confronto delle tensioni della società, diventa il luogo privilegiato per combattere stereotipi e pregiudizi ed affermare i valori fondamentali della persona umana.

Alla circolare ministeriale 28 ottobre 1987, n. 316 relativa alle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, veniva allegato un documento di lavoro sul tema «Diritti dell’uomo», che indicava i contenuti, le modalità operative, gli obiettivi pedagogici e didattici da perseguire con tale insegnamento nella scuola elementare e nella scuola secondaria. Si ribadiva, tra le ragioni a sostegno dell’educazione ai diritti umani, «la sua valenza scolastico-educativa, la sua rilevanza culturale, la rispondenza alla domanda sociale ed istituzionale, il suo orientamento in dimensione europea ed internazionale, la sua praticabilità nel contesto pluralistico italiano».

Il Ministero della pubblica istruzione ha emanato altre circolari e pronunce relative all’educazione interculturale e all’educazione ai diritti, che hanno ulteriormente approfondito in campo pedagogico e didattico queste problematiche, facendo riferimento anche alle risoluzioni e alle raccomandazioni, al materiale didattico e pedagogico prodotto dall’ONU, dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa.

Programmi scolastici

Nei programmi scolastici ministeriali si è posta attenzione ai temi relativi al riconoscimento dei valori presenti in altre culture. In particolare giova ricordare i «Programmi della scuola media» del 1979, in cui si poneva come obiettivo «la formazione del cittadino dell’Europa e del mondo, educando ad un atteggiamento mentale di comprensione che superi ogni visione unilaterale dei problemi».

Nella premessa dei «Programmi della scuola elementare» del 1985, si affermava che il bambino deve avere «consapevolezza delle varie forme di diversità e di emarginazione, allo scopo di prevenire e contrastare la formazione di stereotipi e di pregiudizi nei confronti di persone e culture».

Negli «Orientamenti della scuola materna» del 1991 si affermava che la presenza di alunni stranieri «può tradursi in occasione di arricchimento e di maturazione, in vista di una convivenza basata sulla cooperazione, lo scambio e l’accettazione produttiva delle diversità come valori ed opportunità di crescita democratica». L’educazione alla «multiculturalità» si traduceva in conoscenza, riconoscimento e valorizzazione delle diversità. Negli ultimi anni il Ministero della pubblica istruzione ha emanato circolari e pronunce che riconoscono tale valenza educativa e propongono percorsi e piste didattiche per valorizzare le varie culture presenti nella scuola italiana.

In particolare sono state emanate due importanti circolari sull’inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: la n. 301, dell’8 settembre 1989, che riguardava le iniziative per l’esercizio al diritto allo studio, e la n. 205, del 26 luglio 1990, attinente all’educazione interculturale.

La circolare n. 301, indirizzata soprattutto alla scuola dell’obbligo, suggeriva di indicare nella programmazione didattica generale «progetti specifici» rivolti agli alunni che appartenevano ad etnie e culture diverse. Si faceva riferimento al diritto di accesso a scuola del minore straniero, riconosciuto dalla Costituzione e dalla Dichiarazione internazionale dei diritti del fanciullo. Si suggerivano altresì modalità di intervento e di supporto per rendere effettivo il diritto allo studio degli alunni stranieri presenti nelle classi. Veniva inoltre sottolineata l’importanza di preparare gli insegnanti per rispondere ai bisogni e agli interessi educativi di tali alunni.

La circolare n. 205 metteva in evidenza come l’azione della scuola debba rispondere ad una «mediazione non riduttiva degli apporti culturali diversi, bensì animatrice di un continuo produttivo confronto fra differenti modelli» e promuovere non solo «l’accettazione e il rispetto dell’altro, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento». La diversità culturale veniva considerata uno strumento di crescita e un’occasione per l’incontro di culture diverse, sia nel contesto scolastico che extrascolastico; si prevedevano inoltre corsi di alfabetizzazione per cittadini extracomunitari.

Le pronunce del Consiglio nazionale delle pubblica istruzione sull’educazione interculturale e la convivenza democratica

Nel 1992 viene emanata la pronuncia riguardante «L’educazione interculturale nella scuola»; nel 1993 quella relativa a «Razzismo e antisemitismo oggi: ruolo della scuola» e nel 1994 il documento di sintesi elaborato dal Gruppo interdirezionale di lavoro relativo al «Dialogo interculturale e la convivenza democratica: l’impegno progettuale della scuola».

Nella premessa della pronuncia del Consiglio nazionale della pubblica istruzione del 15 aprile 1992 si afferma l’importanza di «dotare le nuove generazioni di strumenti per combattere, sul piano intellettuale, culturale, etico, religioso e psicologico, quegli stereotipi che esasperano i conflitti e allontanano le speranze di pace» e di affermare i valori dell’uomo per «migliorare le condizioni di vita di tutti i popoli, sulla base del riconoscimento dei diritti di tutti». Il documento invita inoltre a promuovere l’educazione interculturale indipendentemente dalla presenza di alunni stranieri nelle classi, considerandola un necessario progetto educativo e formativo della scuola italiana, ribadito anche nel progetto «Ragazzi 2000», rivolto alla scuola dell’obbligo e nel progetto «Giovani 93», rivolto alla scuola superiore. In particolare il «Progetto giovani», emanato con la circolare n. 240 del 2 agosto 1991, ribadisce l’importanza dell’educazione ai diritti umani, alla pace, alla cooperazione e allo sviluppo, all’integrazione fra i diversi e all’educazione ambientale, per sviluppare la personalità degli alunni ed affermare i valori di solidarietà e convivenza pacifica. Tra le linee di intervento per promuovere l’educazione interculturale e l’educazione ai diritti umani, si individua la riforma dei programmi scolastici, la formazione iniziale e l’aggiornamento degli insegnanti, l’utilizzo di tempi, spazi e risorse da ricercare nell’organizzazione scolastica e la collaborazione delle Università, degli Irrsae, dei Consigli scolastici provinciali e distrettuali.Viene inoltre affermato che la presenza di alunni stranieri nella scuola «può essere considerata una situazione privilegiata», in quanto offre un’occasione di confronto, conoscenza e dialogo con culture e realtà diverse. Nella circolare n. 138 che accompagna la pronuncia del marzo 1993 in merito a «Razzismo e antisemitismo oggi: ruolo della scuola», si richiama il messaggio alle scuole del presidente del Consiglio e del Ministro della pubblica istruzione, i quali riconoscono «nella scuola dei diritti umani, culturalmente più ricca, la sede per una lotta efficace al razzismo e all’antisemitismo». La pronuncia fa espresso riferimento ai documenti internazionali dell’ONU e dell’UNESCO, in cui si afferma la necessità di combattere il razzismo e la xenofobia a partire dagli istituti scolastici, promuovendo i valori di solidarietà e democrazia. Riconosce l’importanza dei progetti attuati, in particolare quelli relativi all’educazione ai diritti umani, alla pace e all’educazione interculturale, che esaltano «la prospettiva valoriale della scuola». Si suggerisce agli insegnanti, in sede di programmazione collegiale ed individuale, di prevedere interventi ed iniziative educative, in collaborazione con associazioni e gruppi di volontariato, da attuare con le classi. L’educazione ai diritti umani, alla pace, all’ambiente, allo sviluppo, all’Europa e l’educazione interculturale sono riconosciute in questi documenti come le nuove problematiche educative attraverso le quali la scuola deve combattere «la sfida dell’integrazione fra etnie, popoli e culture». Si ribadisce che la lotta contro il razzismo e la xenofobia, fondandosi su pregiudizi e stereotipi, impone agli insegnanti il dovere di «ripercorrere le vicende storiche dei rapporti fra culture diverse» e di educare i giovani ad un atteggiamento mentale disponibile all’analisi e al confronto, superando ogni visione unilaterale dei problemi. Si invita il Ministero della pubblica istruzione a sostenere particolari progetti, ricerche, corsi di aggiornamento su questi temi, ad istituire dei centri di documentazione e di elaborazione pedagogico-didattica e ad organizzare progetti, iniziative e incontri con realtà e culture diverse per promuovere il dialogo e l’incontro interculturale.

Con la circolare n. 73 del 2 marzo 1994 viene trasmesso ai Provveditorati agli studi un importante documento, elaborato dal gruppo di lavoro per l’educazione interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri, che aveva come titolo «Il dialogo interculturale e la convivenza democratica». Tale documento, diviso in due parti, analizza in 11 punti le tematiche relative all’educazione interculturale, ed individua le strategie, le risorse e gli obiettivi che la scuola si deve porre per rispondere al fenomeno migratorio.

Si afferma che l’educazione interculturale costituisce «la risposta più alta e globale» al razzismo, all’antisemitismo, ai fenomeni di violenza e di intolleranza presenti frequentemente nella nostra società. Si ribadisce che la Comunità europea deve promuovere i diritti dell’uomo, i principi della solidarietà e del rispetto dell’altro, affermati in numerose convenzioni, dichiarazioni ed accordi internazionali. Si richiama la normativa nazionale ed internazionale relativa all’inserimento degli alunni stranieri nel sistema scolastico e l’impegno di passare da un mero modello di «integrazione» a quello di «interazione, che implica il coinvolgimento degli alunni italiani e stranieri in progetti interculturali comuni». Viene fatta menzione in particolare delle risoluzioni relative alla dimensione europea dell’insegnamento, approvate dai ministri dell’istruzione dei paesi CEE e dal Consiglio d’Europa che «considerano come patrimonio comune europeo da salvaguardare i principi dei diritti dell’uomo, della democrazia pluralista, della giustizia sociale, della solidarietà e dello Stato di diritto».

Nella circolare vengono evidenziati i vari contributi che ogni disciplina (storia, italiano, geografia...) può offrire per affermare i valori della solidarietà, della cooperazione internazionale, del rispetto dell’altro, del rifiuto della violenza,del razzismo e dell’antisemitismo. In particolare l’insegnamento dell’educazione civica, nella scuole secondarie, può «consentire l’illustrazione della Costituzione in armonia con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la presentazione delle istituzioni comunitarie ed internazionali». Il rispetto dei diritti umani è considerato la condizione essenziale per «un rapporto interattivo» fra culture diverse.

Anche con le attività integrative e i progetti interdisciplinari, in orario scolastico ed extrascolastico, si possono analizzare le tematiche relative a diritti dell’uomo, pace, solidarietà e cooperazione internazionale fra paesi del nord e sud del mondo. I mass media, gli spettacoli teatrali e cinematografici, i gemellaggi, i viaggi e gli scambi culturali sono considerati strumenti ed occasioni importanti per conoscere ed approfondire realtà e culture diverse. Si ribadisce l’importanza dell’aggiornamento e della formazione del personale insegnante sulle tematiche relative all’educazione interculturale; si consiglia altresì l’adozione di libri di testo che trattino tali argomenti. Infine, viene considerata indispensabile una «cultura di rete», allo scopo di collaborare con tutti gli organi collegiali della scuola (provinciali, distrettuali, di istituto e di circolo) per una gestione razionale ed efficace delle risorse e per attuare progetti ed iniziative rispondenti alla promozione dell’educazione interculturale «coerenti con gli obiettivi generali dell’azione formativa della scuola».

Ora è importante che le indicazioni, i suggerimenti e i progetti presenti nei citati programmi scolastici, circolari e pronunce ministeriali, vengano realizzati nelle scuole, così da promuovere concretamente il progetto pedagogico delineato da tali documenti, un progetto fondato sui principi della solidarietà e del rispetto e volto ad affermare una società «umanocentrica» in un contesto sempre più multietnico e multiculturale.

Il dialogo interculturale e la convivenza democratica

(circolare del Ministero della pubblica istruzione n. 73, 2 marzo 1994)

Riportiamo qui nei suoi punti essenziali il documento del Gruppo interdirezionale di lavoro per l’educazione interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri del Ministero della pubblica istruzione, recepito nella circolare ministeriale n. 73 del 1994. La relazione introduttiva dell’allora ministro Jervolino sottolinea che «l’educazione interculturale non si esaurisce nei problemi posti dalla presenza di alunni stranieri a scuola, ma si estende alla complessità del confronto tra culture, nella dimensione europea e mondiale dell’insegnamento, e costituisce la risposta più alta e globale al razzismo e all’antisemitismo».

Parte I. Il quadro di riferimento

1. L’educazione interculturale

L’educazione interculturale promuove il dialogo e la convivenza costruttiva tra soggetti appartenenti a culture diverse [...]. Si conviene che «i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nelle culture degli altri: non tutti nel passato, ma neppure tutti nel presente o nel futuro. Essi consentono di valorizzare le diverse culture, ma insieme ne rivelano i limiti, e cioè le relativizzano, rendendo in tal modo possibile e utile il dialogo e la creazione della comune disponibilità a superare i propri limiti e a dare i propri contributi in condizioni di relativa sicurezza» (pronuncia CNPI 1-3-92). Allo stesso tempo si rinviene nel valore universale della persona il fondamento di una comune cultura e si riconosce nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU, 1948) l’espressione di valori di generale consenso. Ad un approccio relativista viene dunque a corrispondere una visione universalista. Il riconoscimento delle differenze si colloca in un quadro di ricerca delle somiglianze. L’educazione interculturale si impernia, appunto, sui motivi dell’unità, della diversità e della loro conciliazione dialettica e costruttiva nella società multiculturale.

2. Educazione interculturale e società multiculturale

La società multiculturale

L’educazione interculturale nelle sue articolazioni costituisce la risposta educativa alle esigenze delle società multiculturali. [...] Le società multiculturali sono caratterizzate dalla presenza, in un determinato contesto, di più culture. Nella ricerca sull’intercultura, si richiama la consapevolezza della propria identità e delle proprie radici come base essenziale per il confronto; d’altra parte si sottolinea, di questa identità, la struttura composita, il carattere dinamico e l’articolazione secondo livelli diversi di appartenenza: locale, regionale, nazionale, europeo, mondiale.

Immigrati e minoranze nella società multiculturale

La riflessione sulla società multiculturale è stata sollecitata dall’evidenza del fenomeno migratorio e dall’incremento della presenza straniera nelle scuole [...]. Nella società italiana, accanto alle c.d. «nuove minoranze» costituite dagli immigrati, sono da considerare le categorie degli «emigrati di ritorno» e le minoranze storiche di cittadini che la nostra Costituzione tutela sotto la denominazione di «minoranze linguistiche». [...] È da sottolineare la diversa posizione giuridica delle minoranze di cittadini italiani e delle minoranze straniere, anche per quanto riguarda le garanzie costituzionali. I ministri europei responsabili per le questioni di emigrazione hanno sollecitato «un ampliamento di apertura nei confronti delle culture e dei costumi introdotti dagli immigrati, a patto che siano compatibili con le leggi nazionali» (Conferenza di Lussemburgo, 17-18 settembre 1991).

La prevenzione del razzismo

[...] Anche se la critica scientifica ha dimostrato l’irrilevanza del concetto di razza, una persistente mentalità razzista induce all’insofferenza nei confronti delle etnie e delle culture diverse. Pertanto [...] l’educazione interculturale costituisce la risposta più alta e globale a tale fenomeno [...]. In questo quadro, una specifica riflessione individua nel pregiudizio e nello stereotipo un tratto ricorrente dell’intolleranza.

La prevenzione dell’antisemitismo

La prevenzione dell’antisemitismo comporta una riflessione sulle radici storiche e ideologiche del fenomeno e sull’enormità del genocidio, nonché una migliore conoscenza dell’ebraismo e dell’apporto dei cittadini italiani di religione e cultura ebraica al progresso civile e scientifico della nostra società. (Per una prospettiva più ampia, si veda il documento di intenti firmato il 10 febbraio 1993 dal ministro della pubblica istruzione e dalla presidente dell’Ucei [Unione comunità ebraiche italiane]) [...].

L’Europa e il mondo come società multiculturali

In una prospettiva allargata, si disegna come società multiculturale l’Europa. Nell’ambito della Comunità europea, al concetto di migrazione subentra quello di mobilità. L’educazione assume così il compito di promuovere la disponibilità e la capacità di lavorare con operatori di altri paesi a tutti i livelli e anche al di fuori del contesto nazionale. Le risoluzioni dei ministri dell’istruzione dei paesi della CEE e del Consiglio d’Europa riguardanti la dimensione europea dell’insegnamento (1988 e 1991, rispettivamente) considerano come patrimonio comune europeo da salvaguardare i principi dei diritti dell’uomo, della democrazia pluralista, della giustizia sociale, della solidarietà e della preminenza del diritto. La reciproca conoscenza, alimentata a tutti i livelli, consente di avvicinare le istituzioni, le formule organizzative e i modi di vita, senza porsi come fine ultimo l’uniformità. In questo quadro si è inserita la nuova fase del processo di integrazione europea, la cui più significativa espressione è il Trattato di Maastricht che, nel sottolineare l’interesse della Comunità ad un generale innalzamento della qualità della istruzione, valorizza la dimensione europea dell’insegnamento, quale elemento di arricchimento e di reciproca integrazione fra le culture. Il mondo, infine, si viene a proporre come società multiculturale globale, caratterizzata dall’intensità degli scambi a tutti i livelli e dall’interdipendenza delle economie [...]. La dimensione europea e la dimensione mondiale si conciliano nell’impegno interculturale «in un’Europa che conduca verso il mondo» (v. c.m. 15-7-1989, n. 246 relativa al «Progetto giovani»).

Dalle «educazioni» alla «educazione»

Nella dimensione mondiale, con riferimento al tema dei diritti dell’uomo, si affermano i motivi della pace, della collaborazione internazionale, del rapporto con i paesi in via di sviluppo e dell’equilibrio ecologico.

Ulteriori intrecci si riscontrano con l’educazione alla legalità, come promozione di una cultura dei valori civili (v. c.m. 25-10-1993, n. 302) e con l’educazione alla salute (v. citata c.m. 15-7-1989, n. 246). [...] (Su questi temi vedi anche C. M. 4-3-1992, n. 15324, riguardante la Settimana 1992 per il dialogo interculturale).

3. L’educazione interculturale nell’ordinamento

I concetti sopra esposti trovano fondamento normativo in numerosi documenti comunitari e internazionali nonché in testi legislativi e sono sviluppati negli stessi programmi di insegnamento delle scuole di ogni ordine e grado.

Documenti internazionali

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU 1948), con l’enunciazione di valori di generale consenso, costituisce un riferimento essenziale per l’educazione interculturale. [...] Sono da sottolineare le significative consonanze tra la Dichiarazione del 1948 e la nostra Costituzione, entrata in vigore nello stesso anno e alimentata dalle medesime radici storiche e culturali. Sono state successivamente introdotte nel nostro ordinamento, per effetto di leggi di ratifica, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950 (legge 4-8-1955, n. 848), la Convenzione internazionale contro il razzismo e per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 1966 (legge 13-10-1975, n. 654) e la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989 (legge 27-5-1991, n. 176). La scuola è chiamata, allo stesso tempo, a far conoscere i principi contenuti nei testi richiamati e ad assumerli come motivi fondanti della propria attività educativa.

La normativa comunitaria

Nell’anno 1988 i Ministri dell’istruzione dei paesi della CEE hanno emanato una risoluzione sulla dimensione europea nell’insegnamento. In questa dimensione l’educazione interculturale si propone in un ambito delimitato, in una prospettiva ravvicinata e in relazione a un processo avanzato di integrazione economica ed anche politica. Il Trattato di Maastricht ha fornito ulteriore sostegno normativo agli interventi comunitari nel settore dell’educazione. Un recente «Libro verde sulla dimensione europea dell’istruzione», presentato dalla Commissione delle Comunità europee (settembre 1993) [...] illustra gli obiettivi, i soggetti, le strategie e gli strumenti di questa dimensione.

Normativa per gli alunni stranieri

Per quanto riguarda l’inserimento scolastico degli alunni stranieri, il testo essenziale di riferimento è costituito dalla direttiva CEE del 25 luglio 1977, n. 77/486, riguardante i figli dei lavoratori comunitari. Il modello adottato comporta l’insegnamento della lingua dello Stato ospitante, adattato alle specifiche esigenze dell’alunno straniero; la promozione dell’insegnamento della lingua o cultura d’origine; il coordinamento dell’insegnamento della lingua e cultura d’origine con l’insegnamento normale.

Questi principi sono stati affermati in un primo tempo per i soli appartenenti ai paesi della Comunità (d.p.R. 10-9-1982, n. 722) e successivamente estesi, con il pieno riconoscimento del diritto allo studio, agli alunni extracomunitari (legge l0-12-1986, n. 943, artt. 1 e 9). Alla luce del principio della «valorizzazione della diversità», il modello di «integrazione» si svolge in quello di «interazione», che implica il coinvolgimento degli alunni italiani e stranieri in progetti interculturali comuni.

Tutela delle minoranze linguistiche

Per quanto riguarda la tutela delle minoranze linguistiche di cui all’art. 6 della Costituzione, valgono le disposizioni contenute negli statuti delle Regioni a regime speciale e negli statuti e nelle leggi di alcune Regioni a statuto ordinario. [...].

L’educazione interculturale nei programmi scolastici

Già i programmi per la scuola media dell’anno 1979 affermano: «Ponendo gli alunni a contatto con i problemi e le culture di società diverse da quella italiana, la scuola media favorirà anche la formazione del cittadino dell’Europa e del mondo [...]». I programmi per la scuola elementare dell’anno 1985 rilevano che «La scuola deve operare... perché il fanciullo abbia basilare consapevolezza delle varie forme di diversità o di emarginazione allo scopo di prevenire e contrastare la formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture». Questi principi trovano convalida nella legge di riforma dell’ordinamento della scuola elementare (l. 5-6-1990, n. 148) [...]. Gli orientamenti didattici per la scuola materna (1991) [...] contengono la seguente affermazione: «Un risalto del tutto particolare spetta all’educazione alla multiculturalità, che esige la maggior attenzione possibile per la conoscenza, il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità, che si possono riscontrare nella scuola stessa e nella vita sociale in senso ampio». I recenti programmi sperimentali per la scuola secondaria superiore (1992) [...] contengono significativi spunti di carattere interculturale nella trattazione delle varie discipline. Ad esempio i programmi di lingua straniera per il biennio propongono la finalità della «formazione umana, sociale e culturale mediante il contatto con altre realtà, in un’educazione interculturale che porti a ridefinire i propri atteggiamenti nei confronti del diverso da sé». [...]

Parte II. La «progettualità»: strategie e risorse

4. Il clima relazionale e l’attivazione del dialogo

L’impegno interculturale si alimenta nella scuola in un clima relazionale di apertura e dialogo che coinvolge tutta la comunità educativa. La competente attenzione degli insegnanti e la loro testimonianza personale sono determinanti per attivare l’interazione positiva. La disponibilità professionale dell’insegnante si avvale anche del contributo degli studi sulle dinamiche relazionali e delle relative tecniche, attraverso le quali l’intenzionalità progettuale diviene attività didattica.

5. Discipline e intercultura

Alcuni approfondimenti hanno posto in evidenza gli apporti che ciascuna disciplina può offrire a un progetto interculturale, traendo spunto dalle indicazioni dei programmi scolastici e avvalendosi di una loro lettura «verticale». Si è così rilevato che l’insegnamento della storia deve riconoscere gli apporti e i valori autonomi delle diverse culture e liberarsi da rigide impostazioni a carattere etnocentrico o eurocentrico, per un’analisi obiettiva dei momenti di incontro e di scontro tra popoli e civiltà. Allo stesso tempo la storia può aprirsi alle problematiche della pacifica convivenza tra i popoli e affrontare il tema del razzismo e il tema delle migrazioni, come vicenda storica ricorrente. L’insegnamento dell’italiano consente una considerazione interculturale delle vicende della lingua [...], un approccio [...] alle altre culture, europee ed extraeuropee, e una riflessione sui loro rapporti. Anche la lettura degli autori italiani può offrire contributi all’approfondimento di queste tematiche. Del pari l’educazione artistica e l’educazione musicale consentono un approccio alle altre culture e ai loro rapporti. L’apprendimento delle lingue straniere, oltre ad offrire strumenti di comunicazione ed a promuovere la disponibilità ad altri apprendimenti linguistici, avvicina a un diverso modo di organizzare il pensiero e alla cultura che in ciascuna lingua si esprime. La geografia presenta una forte valenza interculturale per la progressiva apertura dal vicino al lontano e, quindi, dalla realtà locale a quella nazionale, dal contesto europeo a quello mondiale. Essa può cogliere le implicanze degli interventi dell’uomo sull’ambiente e avvalersi di una cartografia aggiornata. Le discipline scientifico-matematiche forniscono un contributo fondante all’educazione interculturale, in quanto promuovono la capacità di ragionamento coerente e argomentato, l’apprezzamento del confronto di idee, l’atteggiamento critico. Il riferimento al contributo di studiosi di varie nazioni al progresso scientifico può dimostrare il debito di ogni paese nei confronti degli apporti esterni. Nella scuola secondaria superiore, le scienze biologiche possono sottoporre ad analisi il concetto di razza e smentire i pregiudizi correnti. Le ore di insegnamento espressamente dedicate all’educazione civica possono consentire l’illustrazione dei principi della Costituzione, in armonia con la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la presentazione delle istituzioni comunitarie e internazionali.

6. Attività interdisciplinari

[...] Anche in questo ambito si possono seguire i fili conduttori dei diritti dell’uomo, della pace, della collaborazione internazionale, del rapporto con i paesi in via di sviluppo, dell’equilibrio ecologico, già indicati a proposito della dimensione mondiale nell’insegnamento [...]. Anche l’analisi del pregiudizio nei fondamenti psicologici e nei presupposti storici di determinate manifestazioni può essere utilmente svolta in un contesto interdisciplinare.

7. Attività integrative

La comprensione delle altre culture e dei problemi della società multiculturale è agevolata da una serie di interventi che possono essere svolti ad integrazione delle attività curricolari, in orario scolastico o extrascolastico ed anche con il contributo di enti e istituzioni varie. [...] La ricordata valenza interculturale del «Progetto giovani» e del «Progetto ragazzi 2000» consente un raccordo di iniziative e di risorse.

Mass media, spettacoli teatrali e cinematografici

L’utilizzo dei mass media per progetti interculturali presuppone un’educazione alla corretta fruizione di tali mezzi che viene sollecitata dai documenti programmatici per la scuola. Un’attenzione critica e selettiva consente di avvalersi in chiave interculturale dei programmi radio-televisivi ordinari. Una speciale considerazione meritano le rubriche mirate ad approfondimenti culturali e i programmi destinati alle scuole. [...]

Viaggi e scambi

Le scuole possono poi promuovere l’avvicinamento alle altre culture con viaggi di studio (C. M. n. 291 del 14-10-92), scambi di insegnanti (C. M. n. 33 del 9-2-93) e di alunni (C. M. n. 272 dell’11-9-91), gemellaggi, corrispondenza interscolastica. [...]

Risorse del territorio

[...] È da raccomandare l’impiego consapevole delle risorse culturali del territorio, in collaborazione con gli enti locali e altre istituzioni. La presenza di comunità di immigrati, anche se non rappresentate nella scuola, consente di attivare dibattiti con loro membri [...].

9. Alunni stranieri a scuola

La qualità del progetto

In presenza di alunni stranieri si pone in primo luogo il tema dell’ «accoglienza». La scuola deve tener presenti le condizioni di disagio generale delle famiglie e, in particolare, i problemi conseguenti allo sradicamento dell’alunno dall’ambiente originario. Il rapporto con le famiglie e con le comunità consente la conoscenza delle diverse situazioni, con riferimento agli orientamenti e ai modi di vita del paese di provenienza [...] alle condizioni socio-economiche e alle particolarità di ciascun caso [...]. (Sul collegamento tra scuola, enti locali e comunità di immigrati per l’organizzazione di corsi di lingua e cultura v. c.m. 26-7-1990, n. 205, par. V).

La normativa come risorsa

[...] Per la scuola materna, al centro dell’intervento educativo potrà essere posta soprattutto «la comunicazione» che costituisce l’ambito nel quale si realizza l’occasione primaria della relazione con gli altri. [...] Per la scuola elementare l’organizzazione modulare comporta un uso mirato e flessibile delle risorse e consente di ottimizzare gli interventi, adeguandoli alle specifiche esigenze degli alunni, configurando una scuola meglio capace di recepire la diversità. In particolare, le disposizioni previste dall’art. 9 della legge di riforma permettono un efficace utilizzo della contemporaneità (Su questi temi vedi anche l. 4-8-1977 n. 517 art. 2). Per la scuola media valgono le indicazioni sulla individualizzazione degli itinerari di apprendimento presenti nella parte II della «Premessa generale» dei programmi di insegnamento e sulla possibilità di prevedere, nell’ambito della programmazione educativa e didattica, attività di integrazione. Si richiama, in particolare, il paragrafo 4 della parte III della medesima «Premessa», che impegna il collegio dei docenti ad assumere anche i «problemi proposti da particolari situazioni di emarginazione culturale e sociale», promuovendo interventi capaci di rimuoverli, [...] Sulla necessità di tali interventi compensativi e di potenziamento insiste anche il Documento illustrativo della nuova scheda di valutazione, trasmesso con c.m. n. 167 del 27-5-1993 [...]. Maggiori opportunità offre, a tale riguardo, per sua natura, il modello di scuola a tempo prolungato. Nella scuola secondaria superiore, dove la presenza straniera è più limitata e meno problematica, assumono maggiore rilevanza il motivo del confronto culturale a distanza e il tema della prevenzione e del contrasto del razzismo e dell’antisemitismo (v. c.m.11 -3-1993, n. 71 relativa al piano nazionale di aggiornamento e c.m. 25-1-1994, n. 20 relativa all’adozione dei libri di testo). Per i vari livelli scolastici, ove le situazioni degli organici lo consenta, possono essere presentati ai Provveditori agli Studi particolari progetti educativi rientranti nell’ambito dell’art. 14, 6° comma della legge n. 270/1982. [...] Per l’istruzione degli adulti sono da richiamare la c.m. n. 312 del 21-10-1991, riguardante i corsi di alfabetizzazione e la c.m. n. 176 del 28-6-1990, riguardante i corsi sperimentali di scuola media per lavoratori. [...] Ulteriori possibilità sono offerte dai corsi serali di qualifica negli Istituti professionali (vedi anche C. M. 25-7-1990, n. 7809 Direzione generale istruzione professionale). Per tutti i livelli scolastici è possibile il ricorso alle sperimentazioni di cui agli articoli 2 e 3 del dpr 419/74: con riferimento all’articolo 3, solo in presenza di significative modifiche strutturali. (Per ulteriori indicazioni, si rinvia alle circolari n. 301/89 e n. 205/90, nonché, per gli zingari e i nomadi, alla circolare 16-7-1986, n. 207. Si richiamano anche la circolare del Ministero della sanità del 23-3-1993, n. 8, relativa alle vaccinazioni, la circolare del 7-3-1992, n. 67, relativa alla soppressione della ratifica ministeriale per l’iscrizione alle scuole secondarie degli alunni provenienti dall’estero, la circolare del Ministero dell’interno 20-7-1993, n. 32 relativa ai «minori stranieri privi di permesso di soggiorno in stato di abbandono in Italia» e la recente circolare del 12-1-1994, n. 5, che ha precisato che i minori con presenza irregolare debbono essere iscritti alla scuola con riserva).

10. Formazione del personale

[...] Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione così disegna, in prospettiva, la figura dell’insegnante con riferimento al nuovo sistema di formazione universitaria degli insegnanti (legge 19-11-1990, n. 34, artt. 3 e 4): «Si tratta di assicurare... sia le necessarie conoscenze culturali di tipo filosofico, storico-sociale, antropologico, linguistico e pedagogico, anche in prospettiva comparativa, sia le competenze metodologiche che riguardano la gestione della classe, la conciliazione degli obiettivi cognitivi e affettivi con quelli comportamentali, l’animazione dei gruppi, l’individualizzazione dell’insegnamento, la didattica disciplinare e interdisciplinare per problemi, per obiettivi e per concetti, sia infine le competenze istituzionali che consentono di interagire produttivamente con i colleghi, con le famiglie e con le istituzioni pubbliche e private, anche di altre nazioni» (pronuncia 23-4-1992). (Per la scuola secondaria superiore vedi anche c.m.11 -3-1993, n. 71).

11. Libri di testo, biblioteche e mediateche

La c.m. 25-1-1994, n. 20, relativa all’adozione dei libri di testo per il prossimo anno scolastico, ha richiamato l’attenzione sulla «educazione alla legalità e al rispetto della diversità, per richiamare gli alunni a cogliere il senso dei valori posti a base del vivere civile e l’importanza di una solidale convivenza nei confronti di chi appartiene ad altre culture». Alcuni enti locali hanno promosso la costituzione di «biblioteche multiculturali» che possono rappresentare un riferimento utile [...].

12. Verso una cultura di rete

La complessità dei fenomeni che caratterizza la società multiculturale e le responsabilità educative che ne derivano esigono l’impegno progettuale e intenzionale dell’Amministrazione e delle Istituzioni scolastiche. La progettualità si realizza attraverso elaborazioni diversificate per livello, competenze e ruoli nella prospettiva di una «cultura di rete» in grado di corrispondere ad esigenze di organicità e di razionale ed efficace impegno delle risorse. È necessario che tutte le risorse di cui può usufruire l’attività educativo-didattica, nel suo svolgersi ordinario, vengano prese in considerazione per promuovere e realizzare gli specifici progetti di istituto e territorio. In tale ottica gli apporti che ciascun soggetto individuale o collegiale può offrire sono fondamentali. Lo sviluppo dell’autonomia scolastica, secondo il disegno dell’art. 4 della legge 24-12-1993, n. 537 potrà offrire alle scuole ulteriori margini di iniziativa e di flessibilità per l’elaborazione e l’attuazione di progetti a carattere interculturale [...].

Atti del Ministero della pubblica istruzione sull’educazione ai diritti umani e sull’educazione interculturale

C.m. 28/10/1987, n. 316 «Insegnamento della religione cattolica, attività alternative, altre opportunità». C.m. 15/07/1989, n. 246 «Ragioni e prospettive del Progetto giovani».

C.m. 8/09/1989, n. 301 «Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio».

C.m. 26/07/1990, n. 205 «La scuola dell’obbligo per gli alunni stranieri. L’educazione interculturale».

C.m. 30/11/1990, n. 327 «Progetto giovani 1993. Organizzazione degli incontri di confronto e di sintesi delle esperienze».

C.m. 2/08/1991, n. 240 «Progetto Ragazzi 2000: primi orientamenti».

C.m. 2/08/1991, n. 241 «Progetto Giovani 93. Documentazione e valutazione delle iniziative dell’anno scolastico 1990/91: progettazione delle attività dell’anno scolastico 1991/92".

C.m. 4/03/1992, n. 15324 «Settimana per il dialogo interculturale» (27 aprile-2 maggio 1992)

C.m. 28/04/1992, n. 122 «Pronuncia del CNPI sull’educazione interculturale nella scuola».

C.m. 27/04/1993, n. 138 «L’educazione interculturale come prevenzione del razzismo e dell’antisemitismo» e Pronuncia del CNPI in merito a «Razzismo e antisemitismo: ruolo della scuola».

C.m. 25/10/1993, n. 302 « Educazione alla legalità».

C.m. 2/03/1994, n. 73 «Dialogo interculturale e convivenza democratica: impegno progettuale della scuola».

C.m. 1995 n. 90 «Educazione civica, democrazia e diritti umani» che trasmette e segnala la pronuncia del CNPI sul tema.

Direttiva 8/2/1996, n. 58 «Nuove dimensioni formative, educazione civica e cultura costituzionale».

Protocollo d’intesa tra Ministero della pubblica istruzione, Dipartimento affari sociali, Commissione parlamentare antimafia, 5/6/1998, «Diffusione della cultura della legalità e della solidarietà». In particolare all’articolo 7 si afferma l’impegno della Commissione parlamentare antimafia di mettere a disposizione delle istituzioni universitarie, scolastiche, formative e sociali che promuovono iniziative di educazione alla legalità e alla solidarietà documenti e materiali elaborati dalla Commissione, esperti e occasioni di confronto e dibattito anche attraverso scambi culturali con altri paesi dell’Unione europea.

Pronuncia del Consiglio nazionale della pubblica istruzione del 15/4/1992

« L’educazione interculturale nella scuola». I processi migratori e la conseguente necessità di trovare nuove forme di convivenza, destinati tra l’altro ad accrescersi perché legati a profondi sommovimenti che attraversano, scompongono e ricompongono popoli, culture e Stati, rivelano concretamente lo spessore dei problemi attuali e le gravi ingiustizie di cui sono spesso espressione: essi sollecitano intelligenza ed equilibrio per una loro risoluzione, coerente con la sempre più diffusa dottrina dei diritti umani. A quest’ultima occorre riferirsi, per elaborare una cultura dell’accoglienza che superi la logica assistenzialistica. [...]

Sono i valori, in ultima analisi il valore universale della persona, i fondamenti transculturali di quella comune cultura (in parte già presente, in gran parte ancora da costruire) del rispetto, del dialogo e dell’impegno, che rendono possibile pensare e vivere l’interculturalità non come indifferenza, confusione, sopraffazione o cedimento, ma come prospettiva educativa per tutti, giocata sui due indisgiungibili versanti del rispetto e della promozione di ciascuno.

Pronuncia del Consiglio nazionale della pubblica istruzione del 23/2/95

«Educazione civica, democrazia e diritti umani». I profondi cambiamenti avvenuti a livello internazionale e nazionale hanno fatto emergere drammatici conflitti, ma anche bisogni formativi e nuovi valori. Il ruolo della formazione e della scuola, sul versante educativo e su quello dell’istruzione, è divenuto essenziale per lo sviluppo culturale, sociale, civile, politico ed economico delle nazioni e del mondo. In questo cambio d’epoca così tormentato in cui sembrano venir meno i valori portanti della convivenza civile e sociale, quali la solidarietà, l’amore per la verità, per la libertà, la giustizia e la pace, in una parola l’impegno etico per il bene comune, la scuola è chiamata a dare un contributo, per il presente e il futuro, ad un impegnativo processo di rifondazione della convivenza sociale. [...]

Viene affermata la dimensione, si potrebbe dire, strategica che l’educazione ad una cittadinanza responsabile viene ad assumere, costituendo insieme un bisogno sociale, un imperativo etico, un impegno pedagogico.