"Insegnare i Diritti Umani"

a cura di Flavio Lotti e Nicola Giandomenico

(Edizioni Gruppo Abele)


L’educazione ai diritti umani e alla democrazia nei documenti della comunità internazionale

di Matteo Mascia *

La comunità internazionale ha evidenziato il ruolo fondamentale dell’educazione ai diritti umani per il rispetto di tali diritti ed il mantenimento della pace a livello internazionale inserendo alcuni riferimenti specifici nei testi di convenzioni internazionali in materia di diritti umani, nonché attraverso varie raccomandazioni elaborate in seno ad organizzazioni intergovernative.

In questo capitolo riportiamo alcune disposizioni in materia, a partire dai principi sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. La scelta dei testi è stata necessariamente limitata a quelli considerati più significativi o incisivi; tuttavia, riteniamo che essa consenta di evidenziare la crescente importanza attribuita, a livello internazionale, all’educazione ai diritti umani nell’ambito dei sistemi educativi nazionali e gli standard ai quali gli Stati, ed in particolare l’Italia, sono chiamati a conformarsi.

La Dichiarazione universale del 1948

Le radici immediate dei pronunciamenti e dell’impegno degli organismi internazionali nel campo dell’educazione sono già presenti nella Dichiarazione universale dei diritti umani adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

In essa si legge che «L’Assemblea generale dell’ONU proclama la presente Dichiarazione [...] come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne [...] l’universale ed effettivo riconoscimento [...]».

L’articolo 26 dispone inoltre che «1. Ogni individuo ha diritto all’educazione. [...] 2. L’educazione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace».

La Convenzione contro la discriminazione nel campo dell’insegnamento

La Convenzione contro la discriminazione nel campo dell’insegnamento (1960, in vigore per l’Italia dal 1967), riprende la formulazione della Dichiarazione universale e all’art. 5.1 afferma che

l’educazione deve tendere [...] al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e deve promuovere la comprensione, la tolleranza, e l’amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi, come pure lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

La Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme
di discriminazione razziale

La Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965) è stata ratificata dall’Italia nel 1976 e pertanto costituisce un nostro impegno vincolante. In particolare, all’art. 7 le Parti si impegnano ad

adottare immediate ed efficaci misure, in particolare nei campi dell’insegnamento, dell’educazione, della cultura e dell’informazione, per lottare contro i pregiudizi che portano alla discriminazione razziale e a favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra le nazioni ed i gruppi razziali ed etnici, nonché promuovere gli scopi ed i principi dello Statuto delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, e della presente Convenzione.

Questa convenzione definisce quindi l’educazione ai diritti umani come un obiettivo immediato e costituisce un preciso impegno da parte degli Stati aderenti, impegno la cui attuazione è verificata a livello internazionale da parte di un apposito Comitato (art. 8 della Convenzione) sulla base dell’analisi di rapporti periodici presentati dai singoli Stati.

Il Patto sui diritti economici, sociali e culturali (1966-76)

Articolo 13

1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo all’istruzione. Essi convengono sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono inoltre che l’istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

2. Gli Stati parti del presente Patto, al fine di assicurare la piena attuazione di questo diritto, riconoscono che:

a) l’istruzione primaria deve essere obbligatoria e accessibile gratuitamente a tutti;

b) l’istruzione secondaria nelle sue diverse forme, inclusa l’istruzione secondaria tecnica e professionale, deve essere resa generale ed accessibile a tutti con ogni mezzo a ciò idoneo, ed in particolare mediante l’instaurazione progressiva dell’istruzione gratuita;

c) l’istruzione superiore deve essere resa accessibile a tutti su un piano d’uguaglianza, in base alle attitudini di ciascuno, con ogni mezzo a ciò idoneo, ed in particolare mediante l’instaurazione progressiva dell’istruzione gratuita;

d) l’istruzione di base deve essere incoraggiata o intensificata nella misura del possibile, a beneficio degli individui che non hanno ricevuto istruzione primaria o non ne hanno completato il corso.

e) deve perseguirsi attivamente lo sviluppo di un sistema di scuole di ogni grado, stabilirsi un adeguato sistema di borse di studio e assicurarsi un continuo miglioramento delle condizioni materiali del personale insegnante.

3. Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà dei genitori e, ove del caso, dei tutori legali, di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche, purché conformi ai requisiti fondamentali che possono essere prescritti o approvati dallo Stato in materia di istruzione, e di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni.

4. Nessuna disposizione di questo articolo sarà interpretata nel senso di recare pregiudizio alla libertà degli individui e degli enti di fondare e dirigere istituti di istruzione, purché i princìpi enunciati nel 1° paragrafo di questo articolo vengano rispettati e l’istruzione impartita in tali istituti sia conforme ai requisiti fondamentali che possono essere prescritti dallo Stato.

Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989-90)

Articolo 17 — Gli Stati parti riconoscono l’importante funzione svolta dai mass media e devono assicurare che il fanciullo abbia accesso a informazioni e a programmi provenienti da diverse fonti nazionali ed internazionali, in particolare a quelli che mirano a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati parti devono:

a) incoraggiare i mass media a diffondere un’informazione e programmi che presentino un’utilità sociale e culturale per il fanciullo e che risultino conformi allo spirito dell’articolo 29;

b) incoraggiare la cooperazione internazionale allo scopo di promuovere la produzione, lo scambio e la diffusione di un’informazione e di programmi di questa natura provenienti da diverse fonti culturali, nazionali ed internazionali;

c) incoraggiare la produzione e la diffusione di libri per ragazzi;

d) incoraggiare i mass media a prestare particolare attenzione ai bisogni linguistici dei bambini autoctoni o appartenenti a minoranze;

e) promuovere l’elaborazione di appropriati principi direttivi destinati a tutelare il fanciullo contro l’informazione ed i programmi che nuocciano al suo benessere, tenuto conto delle disposizioni degli articoli 13 e 18. [...]

Articolo 28 — 1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo ad avere un’educazione e, nell’ottica della progressiva piena realizzazione di tale diritto e su base di pari opportunità, devono in particolare:

a) rendere l’istruzione primaria gratuita ed obbligatoria per tutti;

b) promuovere lo sviluppo di varie forme di istruzione secondaria sia generale che professionale, renderle utilizzabili ed accessibili a tutti i fanciulli, e adottare misure appropriate quali l’introduzione della gratuità dell’insegnamento e l’offerta di un’assistenza finanziaria nei casi di necessità;

c) rendere l’istruzione superiore accessibile a tutti sulla base delle capacità, con ogni mezzo appropriato;

d) rendere l’informazione educativa e l’orientamento professionale disponibili ed alla portata di tutti i fanciulli;

e) prendere provvedimenti atti ad incoraggiare la regolare frequenza scolastica e la riduzione dei tassi di abbandono.

2. Gli Stati parti devono prendere ogni misura appropriata per assicurare che la disciplina scolastica venga impartita rispettando la dignità umana del fanciullo ed in conformità alla presente Convenzione.

3. Gli Stati parti devono promuovere e favorire la cooperazione internazionale in materia di educazione, in particolare al fine di contribuire all’eliminazione dell’ignoranza e dell’analfabetismo nel mondo intero e facilitando l’accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche ed ai metodi di insegnamento. A questo proposito i bisogni dei paesi in via di sviluppo devono essere tenuti in particolare considerazione.

Articolo 29 — 1. Gli Stati parti concordano sul fatto che l’educazione del fanciullo deve tendere a:

a) promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità;

b) inculcare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dei principi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite;

c) inculcare nel fanciullo il rispetto dei genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese in cui vive, del paese di cui è originario e delle civiltà diverse dalla propria;

d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli, gruppi etnici, nazionali e religiosi, e persone di origine autoctona;

e) inculcare nel fanciullo il rispetto per l’ambiente naturale.

2. Nessuna disposizione del presente articolo o dell’articolo 28 deve essere interpretata quale interferenza nella libertà degli individui e degli enti di creare e dirigere istituzioni educative, a condizione che i principi enunciati nel paragrafo 1 del presente articolo siano rispettati e che l’educazione impartita in tali istituti risulti conforme alle norme minime prescritte dallo Stato. [...]

Articolo 31 — 1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed allo svago, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età, ed a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica.

2. Gli Stati parti devono rispettare e promuovere il diritto del fanciullo a partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l’organizzazione di adeguate attività di natura ricreativa, artistica e culturale in condizioni di uguaglianza.

Dichiarazione di Vienna sui diritti umani e Programma d’azione (1993)

33. La Conferenza mondiale sui diritti umani ribadisce che gli Stati sono tenuti, come stipulato nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali ed in altri strumenti internazionali dei diritti umani, ad assicurare che l’educazione sia diretta a rafforzare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La Conferenza mondiale sui diritti umani sottolinea l’importanza di incorporare nei programmi educativi l’argomento dei diritti umani, e rivolge un appello agli Stati affinché lo si faccia. L’educazione dovrebbe favorire la comprensione, la tolleranza, la pace e le relazioni amichevoli tra le nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite al fine di perseguire tali obiettivi. Per questo l’educazione ai diritti umani e la diffusione di notizie corrette, sia teoriche che pratiche, giocano un ruolo fondamentale nella promozione e nel rispetto dei diritti umani per tutti gli individui, senza distinzione di alcun tipo come la razza, il sesso, la lingua o la religione. La Conferenza mondiale sui diritti umani rileva come la mancanza di fondi e l’inadeguatezza delle istituzioni possa impedire l’immediata realizzazione di questi obiettivi.

D. Educazione ai diritti umani

78. La Conferenza mondiale sui diritti umani considera l’educazione ai diritti umani, la formazione e l’informazione pubblica come essenziali per la promozione e l’ottenimento di relazioni stabili e armoniose tra le Comunità e per favorire la mutua comprensione, la tolleranza e la pace.

79. Gli Stati dovrebbero compiere sforzi per sradicare l’analfabetismo e dovrebbero orientare l’attività di educazione al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto per i diritti umani e per le libertà fondamentali. La Conferenza mondiale sui diritti umani fa appello agli Stati e alle istituzioni, affinché includano i diritti umani, il diritto umanitario, la democrazia e il dominio del diritto quali materie nei curricula di tutte le istituzioni culturali sia formali che informali.

80. L’educazione ai diritti umani dovrebbe includere la pace, la democrazia, lo sviluppo e la giustizia sociale, come espresso negli strumenti internazionali e regionali sui diritti umani, al fine di ottenere comprensione comune e consapevolezza con un occhio rivolto al rafforzamento dell’impegno universale sui diritti umani.

81. Tenendo conto del Piano mondiale di azione sull’educazione per i diritti umani e la democrazia, adottato nel marzo 1993 dal Congresso internazionale sull’educazione per i diritti umani e la democrazia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, e tenendo conto di altri strumenti, la Conferenza mondiale sui diritti umani raccomanda che gli Stati sviluppino programmi specifici e strategie al fine di assicurare la più ampia educazione ai diritti umani e la diffusione di informazioni pubbliche, prestando particolare attenzione ai bisogni dei diritti umani delle donne.

82. I governi, con l’aiuto delle organizzazioni intergovernative, le istituzioni nazionali e le organizzazioni nongovernative dovrebbero promuovere una maggiore consapevolezza sui diritti umani e la mutua tolleranza. La Conferenza mondiale sui diritti umani sottolinea l’importanza di rafforzare la Campagna mondiale di informazione pubblica per i diritti umani portata avanti dalle Nazioni Unite. Queste dovrebbero iniziare e sostenere l’educazione nel campo dei diritti umani e prendersi l’impegno di un’effettiva diffusione di informazione pubblica nel settore. I programmi di servizi di consulenza e di assistenza tecnica del sistema delle Nazioni Unite dovrebbero essere immediatamente in grado di rispondere alle richieste provenienti dagli Stati per le attività di educazione e di formazione nel campo dei diritti umani, secondo le norme contenute negli strumenti internazionali sui diritti umani, nel diritto umanitario e nella loro applicazione per i gruppi speciali quali le forze armate, il personale addetto all’attuazione del diritto, la polizia e le professioni sanitarie. Dovrebbe essere presa in seria considerazione la proclamazione di un decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani al fine di promuovere, incoraggiare e porre l’accento su queste attività educative.

Il Decennio per l’educazione ai diritti umani

(risoluzione 49/84 del 14 dicembre 1994 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite)

L’Assemblea generale,

Guidata dai principi fondamentali e universali enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani;

Riaffermando quanto contenuto nell’articolo 26 della Dichiarazione universale [...];

Ricordando le disposizioni contenute in altri strumenti internazionali sui diritti umani, tra i quali l’articolo 13 del Patto sui diritti economici, sociali e culturali e l’articolo 28 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, i quali rispecchiano le stesse finalità dell’articolo suddetto; [...] Considerata la risoluzione 1994/51 della Commissione dei diritti dell’uomo del 4 marzo 1994, con cui la Commissione incoraggiava l’alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ad inserire tra i suoi specifici obiettivi un Piano d’azione delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani e invitava il segretario generale a sottoporre attraverso l’ECOSOC all’Assemblea generale, in occasione della sua 49» sessione, un Piano d’azione per il decennio dell’educazione ai diritti umani;

Convinta che l’educazione ai diritti umani non dovrebbe comprendere soltanto attività di informazione ma dovrebbe soprattutto realizzare un processo complessivo e permanente attraverso il quale persone di ogni gruppo sociale, nei paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo, imparano a rispettare la dignità degli altri e ad utilizzare le tecniche e i metodi idonei a garantire tale rispetto in ogni contesto sociale;

Convinta inoltre che l’educazione ai diritti umani è elemento costitutivo di una concezione dello sviluppo rispettoso della dignità delle donne e degli uomini di ogni età, con particolare riguardo a gruppi sociali quali bambini, popoli indigeni, minoranze e disabili;

Avendo considerato gli sforzi per promuovere l’educazione ai diritti umani posti in essere da educatori e da organizzazioni nongovernative in ogni parte del mondo nonché da organizzazioni intergovernative quali l’UNESCO, l’OIL e l’UNICEF;

Convinta che ogni donna, uomo e bambino, per realizzare pienamente il proprio potenziale umano, deve essere reso consapevole dei propri diritti umani, siano essi civili, culturali, economici, politici e sociali;

Convinta che l’educazione ai diritti umani costituisce uno strumento importante per eliminare le discriminazioni di genere e assicurare pari opportunità mediante la promozione e tutela dei diritti umani delle donne;

Considerato il Piano d’azione mondiale di educazione per i diritti umani e la democrazia, adottato dal Congresso internazionale sull’educazione per i diritti umani e la democrazia promosso dall’UNESCO a Montreal dall’8 all’11 marzo 1993 e il principio affermato in tale occasione secondo cui «L’educazione per i diritti umani e la democrazia è esso stesso un diritto umano e un prerequisito per la realizzazione dei diritti umani, della democrazia e della giustizia sociale»;

Ricordando che rientra tra le responsabilità dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani il compito di «coordinare i programmi delle Nazioni Unite e altri programmi di informazione in materia dei diritti umani»;

Preso nota del rapporto all’Assemblea generale dell’alto commissario per i diritti umani, in cui si dichiarava che l’educazione ai diritti umani è «di essenziale importanza per favorire relazioni armoniose all’interno delle comunità, per promuovere la tolleranza e la reciproca comprensione e quindi, in definitiva, per costruire la pace»;

Consapevole del valore dell’esperienza in materia di educazione ai diritti umani maturata nel corso delle operazioni di costruzione della pace («peace-building»), tra le quali si ricordano la missione di osservatori in El Salvador e l’operato dell’Autorità di transizione delle Nazioni Unite in Cambogia;

Ricordando la Dichiarazione di Vienna e il Programma d’azione adottato dalla Conferenza mondiale sui diritti umani il 25 giugno 1993, in particolare sezione II, par. 78-82;

1. Prende nota con vivo apprezzamento del rapporto del segretario generale sull’educazione ai diritti umani, presentata in adempimento della richiesta avanzata con risoluzione dell’Assemblea generale n. 48/127 del 21 dicembre 1993;

2 Proclama, a partire dal 1º gennaio 1995, il Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani;

3. Adotta il Piano d’azione per il Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani, 1995-2005, così come illustrato nel rapporto del segretario generale, e invita i governi a formulare proprie considerazioni allo scopo di fornire contributi al Piano d’azione per il Decennio;

4. Invita il segretario generale ad avanzare proposte, alla luce delle osservazioni espresse dai governi, per le finalità indicate al paragrafo precedente;

5. Fa appello a tutti i governi affinché contribuiscano all’attuazione del Piano d’azione e assumano iniziative per sradicare l’analfabetismo e orientare l’educazione al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

6. Incoraggia le agenzie educative governative e nongovernative ad intensificare i loro sforzi per realizzare programmi di educazione ai diritti umani, come raccomandato nel Piano d’azione, in particolare predisponendo ed attuando programmi nazionali per l’educazione ai diritti umani;

7. Chiede all’alto commissario per i diritti umani di coordinare le attività di attuazione del Piano d’azione;

8. Domanda al Centro per i diritti umani umani e alla Commissione sui diritti dell’uomo, in cooperazione con gli Stati membri, gli organismi di controllo previsti dalle convenzioni in materia di diritti umani, gli altri organismi competenti e le organizzazioni nongovernative, di sostenere l’impegno dell’alto commissario per i diritti umani per il coordinamento delle iniziative di applicazione del Piano;

9. Chiede al segretario generale di considerare l’opportunità di istituire un fondo di contributi volontari per l’educazione ai diritti umani, specificamente finalizzato a sostenere iniziative di educazione ai diritti umani di organizzazioni nongovernative e la cui gestione sarà curata dal Centro per i diritti umani del Segretariato;

10. Invita le Agenzie specializzate e i Programmi delle Nazioni Unite a contribuire, nei limiti delle rispettive competenze, all’attuazione del Piano d’azione;

11. Chiede al segretario generale di sottoporre la presente risoluzione all’attenzione di tutti i soggetti della comunità internazionale e alle organizzazioni intergovernative e nongovernative che si occupano di diritti umani e di educazione;

12. Incoraggia le organizzazioni nongovernative internazionali, regionali e nazionali, particolarmente quelle che si occupano di donne, lavoro, sviluppo e ambiente, insieme ad ogni altro gruppo attivo in materia di giustizia sociale, avvocati impegnati per i diritti umani, educatori, organizzazioni religiose e operatori della comunicazione, a intensificare i loro sforzi nel campo dell’educazione ai diritti umani, nel settore formale come in quello informale, e a cooperare con il Centro per i diritti umani nel dare attuazione al Decennio delle Nazioni Unite per l’educazione ai diritti umani;

13. Chiede agli organismi di controllo sui diritti umani di porre particolare attenzione nel valutare il grado di attuazione da parte degli Stati membri dell’obbligo internazionalmente sancito di promuovere l’educazione ai diritti umani;

14. Decide di prendere in considerazione questo argomento nel corso della sua 50» sessione sotto la voce «questioni riguardanti i diritti umani» dell’ordine del giorno.

L’UNESCO: educazione alla pace, ai diritti umani, alla democrazia

La struttura dell’UNESCO per l’educazione alla pace

L’approccio con cui l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) si è occupata, fin dalla sua origine, dell’educazione, è di tipo prettamente politico, finalizzato all’azione a diversi livelli (locale, nazionale, regionale ed internazionale).

Nell’Atto costitutivo dell’UNESCO si afferma che «poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che occorre costruire le difese della pace» (Preambolo). Di conseguenza «scopo dell’Organizzazione è di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza promuovendo la collaborazione tra le Nazioni, attraverso l’educazione, la scienza e la cultura, al fine di assicurare il rispetto universale della giustizia, del diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali proprie di tutti i popoli della Terra, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione, secondo quanto affermato nella Carta delle Nazioni Unite» (articolo1).

La costruzione di un mondo di pace, che comporta l’adattamento continuo delle condizioni ambientali, sociali, culturali ed economiche al fine di assicurare ad ogni essere umano la possibilità di realizzarsi come persona, richiede forme specifiche di educazione alla pace, ai diritti umani e alla democrazia.

Gli organi costituzionali dell’UNESCO

La Conferenza generale, attraverso le due commissioni per l’educazione e per le scienze sociali, è l’organo principale di decisione e quindi di elaborazione di ogni atto normativo riguardante l’educazione; pur essendo un organo di Stati, cura la formazione delle commissioni in relazione a competenze specifiche e quindi riesce a ponderare in modo adeguato la formulazione degli atti che vengono poi supervisionati dall’Assemblea generale. Le due commissioni suddette sono particolarmente attente alle esigenze presenti all’esterno e che vengono espresse sotto forma di proposte, nonché disponibili ad un dialogo aperto con le numerose organizzazioni non governative (ONG) operanti in ambito educativo e che hanno ottenuto lo status consultivo presso l’UNESCO. Le possibilità di scambio di informazioni e di cooperazione è cresciuta in particolare dopo la costituzione dell’Assemblea permanente delle ONG con status consultivo all’UNESCO, eletta ogni due anni e formata da 18 rappresentanti.

Per l’elaborazione degli atti e per favorire l’approccio educativo di cui vuole essere promotore, l’UNESCO ha organizzato una serie di congressi internazionali (Vienna 1983, Malta 1987, Montreal 1993), di conferenze dei ministri dell’educazione (in particolare quelli europei, convocati a Vienna nel 1967, a Bucarest nel 1973, a Sofia nel 1980 e a Parigi nel 1988), i cui rapporti finali ed eventuali proposte di piani di azione costituiscono la base per l’elaborazione di atti normativi da parte delle commissioni prima e della Conferenza generale poi. Una particolare collaborazione viene mantenuta con altre organizzazioni internazionali governative come l’Ufficio internazionale per l’educazione (BIE) e l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

Con particolari risoluzioni la Conferenza generale ha costituito due sistemi di organismi permanenti che si occupano maggiormente della fase di applicazione delle politiche educative:

— il sistema delle scuole associate, nato in seguito all’approvazione del Programma per l’educazione alla comprensione internazionale (1947), che, a partire dal 1953, coordina una serie di istituti (oggi circa 2800) favorendo lo scambio tra studenti nella dimensione dell’interculturalità;

— il sistema dei Club UNESCO che svolge un ruolo di primo piano nell’educazione «non formale», riguardante cioè iniziative di sensibilizzazione rivolte a diverse categorie di persone.

Il sistema di controllo

A livello di organi di controllo, già dopo la Convenzione relativa alla lotta contro la discriminazione nel settore dell’insegnamento (1960) fu costituito un apposito Comitato speciale del Consiglio esecutivo per l’esame dei rapporti che gli stati ratificanti tale convenzione dovevano periodicamente presentare. Successivamente tale comitato assunse un mandato più ampio, comprendente tutte le convenzioni e raccomandazioni riguardanti l’ambito educativo e, nel 1985, tale mandato venne esteso a tutti gli ambiti di azione dell’UNESCO. In modo particolare però, per la Raccomandazione sull’educazione per la comprensione, la cooperazione e la pace internazionali e l’educazione relativa ai diritti dell’uomo e alle libertà fondamentali (1974) venne costituito nel 1986 un sistema permanente di rapporti che gli Stati devono fornire ad un apposito Comitato consultivo di esperti e che vengono in seguito pubblicati. Tale pubblicazione funge quindi da strumento di controllo e di «sanzione» del comportamento degli Stati.

Gli atti dell’UNESCO per l’educazione alla pace, ai diritti umani,
alla democrazia

La Raccomandazione del 1974

Il principale testo che esprime i punti fondamentali dell’approccio UNESCO all’educazione alla pace è la Raccomandazione per la comprensione, la cooperazione e la pace internazionali e sull’educazione relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali, approvata dalla Conferenza generale nel novembre 1974, dopo un’accesa discussione in assemblea. Già la sua struttura presenta un modo totalmente nuovo per l’epoca di considerare il processo educativo. I paragrafi del documento sono infatti così suddivisi: 1. Fini della raccomandazione; 2. Campo di applicazione; 3. Principi direttivi; 4. Politica, programmazione e amministrazione nazionali; 5. Aspetti particolari dell’apprendimento, della formazione e dell’azione; 6. Azione nei vari settori dell’educazione; 7. Preparazione degli educatori; 8. Mezzi e materiali di educazione; 9. Ricerca e sperimentazione; 10. Cooperazione internazionale.

Tale impostazione individua prima i destinatari del processo educativo, poi gli obiettivi, le modalità di applicazione, fino a giungere ad una verifica finale, evitando di essere o troppo teorica o troppo tecnica. Già in questo la raccomandazione è esempio di educazione ai diritti umani, in quanto rispetta la realtà dei singoli soggetti e chiarisce subito gli obiettivi da raggiungere.

Tali obiettivi sono espressi in modo esemplare nell’articolo 4:

«Al fine di mettere ogni persona in grado di contribuire attivamente alla realizzazione degli scopi indicati al paragrafo 3 (sviluppo della persona umana, rispetto dei diritti umani, promozione della comprensione, della tolleranza, dell’amicizia tra le nazioni, i gruppi razziali e religiosi e mantenimento della pace) e di promuovere la solidarietà e la cooperazione internazionali, che sono indispensabili per risolvere i problemi mondiali che toccano la vita degli individui e delle comunità e l’esercizio delle libertà e dei diritti fondamentali, i seguenti obiettivi dovrebbero essere considerati come principi direttivi della politica dell’educazione:

a) una dimensione internazionale e una prospettiva mondiale dell’educazione a tutti i livelli e in ogni sua forma; b) la comprensione e il rispetto di tutti i popoli, delle loro civiltà, dei loro valori e dei loro modelli di vita, comprese le culture delle etnie nazionali e quelle di altre nazioni; c) la consapevolezza della crescente interdipendenza mondiale dei popoli e delle nazioni; d) la capacità di comunicare con gli altri; e) la consapevolezza non solo dei diritti, ma anche dei doveri che gli individui, i gruppi sociali e le nazioni hanno gli uni verso gli altri; f) la comprensione della necessità della solidarietà e della cooperazione internazionali; g) la volontà degli individui di contribuire a risolvere i problemi delle loro comunità, dei loro paesi e del mondo».

A partire dai problemi che oggi caratterizzano l’umanità (nei diversi contesti ambientali, sociali, culturali) ma anche dalle potenzialità di risoluzione e prevenzione degli stessi, vengono elaborati dei principi che dovrebbero essere propri di ogni processo educativo: essi riguardano a) il singolo soggetto; b) la realtà che lo circonda, nelle due dimensioni di locale e universale; c) la logica della pace (comprensione, rispetto, comunicazione, solidarietà).

Da ciò scaturisce quindi un approccio umanocentrico ma anche storico ed universale di un’educazione che mira a fornire gli strumenti per una crescita permanente e cosciente di ogni individuo. Per questo l’articolo 14 della raccomandazione sottolinea in modo esplicito che «l’educazione deve comprendere l’analisi critica dei fattori storici e attuali di carattere economico e politico che sono alla base delle contraddizioni e delle tensioni tra i paesi, nonché lo studio dei mezzi atti a superare queste contraddizioni che sono effettivamente di ostacolo alla comprensione e alla vera cooperazione internazionale allo sviluppo della pace mondiale».

Ciò significa che l’educazione alla pace e ai diritti umani, oltre ad essere interdisciplinare, deve poter svolgersi a diversi livelli (famiglia, scuola, associazioni, città, mondo...) a partire da categorie «strategiche» che incidono particolarmente nella determinazione di un processo di pace (avvocati, militari, sindacalisti, insegnanti).

Il Piano d’azione del 1993

Il Piano d’azione mondiale per l’educazione ai diritti umani e alla democrazia, elaborato nel corso del Congresso internazionale promosso dall’UNESCO a Montreal nel marzo del 1993, rivolto alla Conferenza generale dell’UNESCO, sottolinea in particolare la dimensione democratica dell’educazione. L’educazione alla democrazia è concepita essenzialmente come valorizzazione di ogni essere umano, che deve poter disporre degli strumenti necessari per contribuire attivamente alla comunità locale e a quella mondiale. Per questi motivi gli Stati frappongono molti ostacoli formali e burocratici alla piena attuazione di queste direttive.

Il Piano d’azione porta un altro mattone alla costruzione di una Convenzione per l’educazione a vocazione internazionale, che servirebbe a sancire anche giuridicamente i doveri degli Stati in tema di educazione alla democrazia. Nel 1989 gli Stati avevano giudicato prematura l’adozione di un simile documento, che in effetti colpirebbe le fondamenta di certe importanti istituzioni il cui contributo all’educazione e alla democrazia è ampiamente negativo. La adozione da parte degli Stati di una simile convenzione è uno degli obiettivi strategici più ambiziosi attualmente coltivati dall’UNESCO.

«Quello che propone il progetto

Il Piano di azione propone una mobilitazione mondiale degli sforzi e delle risorse, dal livello della famiglia fino a quello delle Nazioni Unite, con lo scopo di educare le persone ed i gruppi in materia di diritti umani affinché i comportamenti che possono minacciare i diritti e le libertà siano modificati, tutti i diritti siano rispettati e la società civile si trasformi in un modello di società dove prevalgano la pace e la partecipazione. L’apprendimento non costituisce un fine in sé, ma piuttosto un mezzo che vuole eliminare le violazioni dei diritti umani e costruire una cultura della pace, basata sulla democrazia, sullo sviluppo, sulla tolleranza e sul mutuo rispetto.

Il Piano si appoggia sul nucleo internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario. I diritti umani sono percepiti in questo Piano come universali ed indivisibili.

In quanto strategia prospettiva, questo Piano si appoggia in particolare sulla «Raccomandazione sull’educazione alla comprensione, alla cooperazione e alla pace internazionale e sull’educazione relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali» del 1974 e sulle raccomandazioni che sono state formulate durante i due congressi internazionali precedenti dell’UNESCO sull’educazione ai diritti umani, a Vienna nel 1978 ed a Malta nel 1987, ed al Forum sull’educazione alla democrazia, tenutosi a Tunisi nel dicembre 1992.

Il Piano mondiale concepisce i diritti umani nel loro senso più vasto, in modo da includere in particolare l’apprendimento della tolleranza, della solidarietà, della partecipazione alla vita sociale e l’importanza di instaurare un clima di rispetto e di mutua comprensione.

Il contesto

Il Piano di azione s’ inscrive in un clima d’inquietudine e riveste un carattere d’urgenza. Certo, la guerra fredda è finita, i muri sono crollati e qualche dittatore è scomparso. Tuttavia, in questo ultimo decennio del XX secolo, si assiste ad una recrudescenza dei crimini più odiosi verso i diritti umani, attribuibili ad una impennata del nazionalismo, del razzismo, della xenofobia, del sessismo e dell’intolleranza religiosa. Queste tendenze sono all’origine delle forme più ignobili di pulizia etnica, compresa la sistematica violenza sulle donne; dello sfruttamento e del trascurare i bambini, così come i trattamenti iniqui loro inflitti; degli atti di violenza organizzati a danno degli stranieri, dei rifugiati, delle persone senza patria, dei minori, delle popolazioni autoctone e degli altri gruppi vulnerabili.

La distruzione dei regimi totalitari e la nascita delle nuove democrazie nel corso degli ultimi 40 anni non hanno, purtroppo, impedito l’emergere di nuove forme di autocrazia. Bisogna, nello stesso modo, notare l’allarmante crescita del razzismo e del fanatismo religioso, la proliferazione dei gruppi estremisti e l’inquietante instabilità di un certo numero di Stati che vengono fuori da un periodo di totalitarismo. Il degrado ecologico, i progressi della biogenetica ed il flagello del HIV/AIDS sono altrettante minacce inquietanti per i diritti umani.

L’educazione ai diritti umani in un mondo in mutamento è l’elemento motore di questo Piano di azione. Il piano deve incoraggiare la partecipazione, toccare tutti i settori della società civile, promuovere la creatività ed il rinnovamento e dare ad ognuno i mezzi per parteciparvi. Rispetto al già menzionato crescere del nazionalismo e dell’intolleranza è necessario adottare delle strategie educative speciali, destinate ad anticipare ed a prevenire il comparire di conflitti violenti e di violazioni dei diritti umani, che vi sono associati. Si dovrebbe favorire l’acquisizione e la conservazione dei valori democratici, incoraggiare gli sforzi di democratizzazione e promuovere le profonde trasformazioni sociali basate sul rispetto dei diritti umani e sulla democrazia. Il Piano di azione tiene conto dello sviluppo di norme in materia di diritti umani a livello internazionale e ad altri livelli e dell’instaurarsi di meccanismi volti a promuovere ed a proteggere i diritti umani sul piano nazionale, regionale ed internazionale.

Una delle grandi sfide degli anni a venire consisterà nel rafforzamento dell’universalità dei diritti umani, radicandoli nelle differenti tradizioni culturali. L’esercizio effettivo dei diritti umani esige, nello stesso modo, un certo senso di responsabilità verso la comunità. [...]

Grandi linee d’azione

L’obiettivo ultimo del Piano è l’instaurazione di una cultura dei diritti umani e dello sviluppo delle società democratiche che permettano agli individui ed ai gruppi di regolare i loro disaccordi ed i loro conflitti facendo ricorso a dei metodi non violenti.

Affinché l’educazione ai diritti umani ed alla democrazia sia la più efficace e sia il più possibile diffusa nel mondo intero, bisognerà:

1) determinare i gruppi «bersaglio» più appropriati, in modo da assicurare una realizzazione rapida ed efficace del Piano;

2) sostenere l’educazione laddove è più necessaria e laddove essa favorisce l’abilitazione delle persone verso l’auto-sostentamento, assicurandosi che i progetti rispondano ai bisogni dei potenziali utenti;

3) incoraggiare e mettere in atto iniziative che sono propulsive e che fanno appello a dei metodi innovatori;

4) considerare che il processo di pensare e realizzare l’educazione e la formazione in materia di diritti umani è di per sé un esercizio di democrazia, a condizione di farvi partecipare i gruppi «bersaglio». A questo scopo, mettere in pratica il principio di uguaglianza e stabilire dei quadri e dei programmi di apprendimento integrati e basati sulla partecipazione, che corrispondano effettivamente ai bisogni reali delle persone coinvolte. I processi ed i metodi di educazione devono servire da modelli alle realizzazioni previste dal Piano nella società in generale. Importa, inoltre, che i programmi di apprendimento facciano appello a degli approcci che aiutino le persone a capire e ad analizzare la loro relazione con il potere, gli stili di comando e gli abusi;

5) elaborare dei lavori di ricerca pedagogica che riguardino i vari aspetti dell’educazione ai diritti umani ed alla democrazia alla luce degli attuali cambiamenti;

6) rivedere sistematicamente i manuali scolastici con lo scopo di eliminare gli stereotipi xenofobi, razzisti, sessisti e di altro genere;

7) stabilire dei legami e delle reti pratiche tra le persone, gli educatori, i gruppi e le organizzazioni, incoraggiando in modo particolare le riunioni e la collaborazione bilaterale e multilaterale;

8) stimolare l’impegno a circoscrivere e ad accrescere, ai livelli nazionale, regionale ed internazionale, le risorse consacrate all’educazione ai diritti umani e alla democrazia. È importante, inoltre, non impedire l’azione delle ONG;

9) prestare un’attenzione particolare alla creazione di programmi educativi validi e durevoli;

10) dedicarsi ad aumentare le risorse consacrate all’educazione ai diritti umani ed alla democrazia così come a mettere a disposizione dei fondi specifici per questo fine nei progetti di sviluppo.

Livelli di azione

Bisogna insistere sui seguenti livelli d’azione:

- Insegnamento dei diritti umani e della democrazia nei corsi a tutti i livelli del sistema educativo.

Scopo: elaborare un programma di studi vasto e completo che richiami tutte le materie insegnate, in modo che l’educazione ai diritti umani ed alla democrazia sia un soggetto distinto, ripreso per tutta la durata dell’educazione di base che una persona riceve. Le nozioni di diritti, di responsabilità e di processi democratici devono ugualmente essere legate in modo intrinseco alla totalità o alla maggioranza delle materie insegnate ed integrate nella vita scolastica e nel processo di socializzazione.

Bisognerebbe concentrare l’attenzione su:

I) l’educazione di base

Il) l’educazione primaria

III) quella secondaria e la formazione professionale

IV) il livello post-scuola secondaria e l’insegnamento superiore

V) la formazione e l’educazione degli insegnanti

VI) le organizzazioni ed i sindacati di insegnanti

VII) le commissioni scolastiche e gli altri livelli di amministrazione scolatica

VIII) le associazioni dei genitori degli allievi.

- Educazione ai diritti umani e alla democrazia in un quadro non formale.

Scopi: favorire la partecipazione dei gruppi di adulti e di giovani, soprattutto quelli che non frequentano la scuola, a programmi di educazione extra-scolastica, attraverso le loro famiglie, le loro associazioni professionali, il loro luogo di lavoro, le istituzioni, i gruppi ecc.

Affinché nessuno venga escluso, i programmi realizzati mireranno a creare una coscienza dei propri diritti e responsabilità in tutti i gruppi, sia che siano organizzati o meno; e ad incoraggiare ad una piena partecipazione tutte le sfere della società. Bisognerà coinvolgere in particolare tutte le donne, qualsiasi sia il loro grado attuale di partecipazione alla vita pubblica.

A questo scopo bisogna orientare gli sforzi educativi ai diritti umani ed alla democrazia verso certi gruppi, soprattutto:

I) nell’ambito del lavoro (sindacati, datori di lavoro)

Il) le associazioni professionali

III) organizzazioni confessionali e culturali

IV) i giovani, specialmente i circoli ricreativi e sportivi

V) le associazioni, i centri ed i circoli UNESCO

VI) i gruppi meno associati alla vita pubblica (per esempio, le persone che vivono

nelle zone rurali o sperdute)

VII) i gruppi che operano, più in particolare, negli ambiti della alfabetizzazione e

della difesa dei diritti e che lavorano vicino a persone che vivono in condizioni

di estrema povertà

VIII) il personale della sicurezza, l’esercito, la polizia, il personale delle carceri, ecc.

IX) i funzionari e coloro che prendono le decisioni

X) i giudici, gli avvocati e gli altri responsabili dell’amministrazione della giustizia

XI) i rappresentanti dei media

XII) i medici, i professionisti della salute e gli scienziati, particolarmente coloro

che si consacrano alla ricerca biologica.

- L’educazione ai diritti umani ed alla democrazia in situazioni difficili.

Scopo: concentrare gli sforzi in modo da fornire l’informazione e l’educazione necessarie alle persone che si trovano in situazioni difficili, laddove i loro diritti sono minacciati.

Oltre agli obiettivi proposti ai punti 1) e 2) bisogna accordare una particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, così come alle persone che violano o che sono suscettibili di violare i diritti umani, al fine di prevenire gli abusi e di offrire ai primi tutta la protezione dovuta al riguardo. La misura in cui s’imporrà un intervento sul piano dell’educazione e della protezione dipenderà dai seguenti elementi:

A) Il tipo di situazione, come ad esempio:

1) i conflitti armati internazionali o di carattere non internazionale;

2) i conflitti interni, l’agitazione sociale, i sollevamenti e le situazioni di crisi;

3) i periodi di transizione da un regime dittatoriale ad uno democratico o i perio

di in cui la democrazia è minacciata;

4) l’occupazione da parte di una potenza straniera;

5) le catastrofi naturali.

B) I bisogni di specifici gruppi, come ad esempio:

1) le donne;

2) i bambini;

3) le popolazioni autoctone;

4) i rifugiati e le persone trasferite all’interno di un paese;

5) i prigioneri politici,

6) le minoranze;

7) i lavoratori immigrati;

8) le persone affette dal virus HIV o malate di AIDS.

Bisogna notare che la rapida adozione del Progetto di dichiarazione delle Nazioni Unite relativo ai diritti ed alle responsabilità degli individui e dei difensori dei diritti umani costituirebbe un grande passo in avanti. [...]

Ostacoli da superare

Affinché il Piano si riveli un successo, bisognerà che i responsabili della pianificazione, a tutti i livelli, tengano conto di certi problemi, come ad esempio:

I l’assenza di volontà politica di alcuni partecipanti;

II il rischio di marginalizzazione del processo, tanto a livello internazionale che a

quello intra-nazionale;

III l’assenza di partecipazione dei gruppi «bersaglio» all’elaborazione del materia-

le, dei processi e delle politiche;

IV la potenziale utilizzazione di metodi inadeguati;

V la mancanza di formazione dei numerosi partecipanti;

VI il coordinamento e la cooperazione insufficienti tra i livelli nazionali, regionali

ed internazionali;

VII la tendenza, talvolta, a restringere l’educazione ai diritti umani alla sola pro-

fessione giuridica;

VIII la mancanza di approccio multidisciplinare;

IX la resistenza ai cambiamenti che avvengono allo stabilirsi di nuove relazioni

fondate sui diritti umani.

Conclusione

Il Piano di azione mondiale per l’educazione ai diritti umani ed alla democrazia deve raccogliere una grande sfida, ovvero la traduzione in norme e in comportamenti ammessi dalla società di nozioni legate ai diritti umani, alla democrazia ed ai concetti di pace, di sviluppo durevole e di solidarietà internazionale. Questa sfida è quella dell’umanità: costruire un mondo che viva nella pace, un mondo democratico, prospero e giusto. Per raccogliere tale sfida, bisogna, senza perder tempo, mettere in atto un’educazione ed un apprendimento attivi.

Bisogna sperare che le nazioni, gli individui ed i gruppi coinvolti, tutti gli organi della società e l’insieme della comunità internazionale vorranno partecipare alla realizzazione del Piano. Se questo è il caso, il Piano si rivelerà un successo, per il bene più grande delle generazioni presenti e future.

Il Consiglio d’Europa per l’educazione ai diritti umani

Organi e attività del Consiglio d’Europa per l’educazione ai diritti umani
e alla democrazia

Il Consiglio d’Europa interviene in materia educativa avvalendosi del supporto tecnico di un suo apposito organo, il Consiglio di cooperazione culturale — CDCC. I programmi educativi del CDCC interessano le scuole di ogni ordine e grado, l’educazione permanente e la ricerca psicopedagogica. Negli ultimi anni esso ha svolto un ruolo importante nella promozione dell’educazione ai diritti umani, organizzando incontri con esperti intergovernativi e seminari rivolti agli insegnanti e ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali, governative e nongovernative. In particolare, a partire dal 1978, il Consiglio d’Europa ha adottato su questi argomenti alcune importanti risoluzioni e raccomandazioni.

La Risoluzione (78) 41 sull’insegnamento dei diritti umani, adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 25 ottobre 1978, rivolge ai governi degli Stati membri le seguenti raccomandazioni: — prendere tutte le misure appropriate in campo educativo per inserire tale insegnamento nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado; — invitare le autorità accademiche ad incoraggiare lo studio delle forme di protezione internazionale e nazionale dei diritti dell’uomo nelle facoltà universitarie; — promuovere un appropriato insegnamento sul rispetto dei diritti umani e i meccanismi di protezione nel quadro della formazione dei dipendenti della pubblica amministrazione, sia civili che militari. Nel 1979 viene adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa la Raccomandazione n. R (79) 16, riguardante la promozione di ricerche relative ai diritti dell’uomo negli Stati membri. Si invitano i governi a: — promuovere ricerche e prevedere borse di studio sulle tematiche relative ai diritti umani; — incoraggiare la ricerca interdisciplinare, prevedendo anche la possibilità di borse di studio collettive per i ricercatori; — incoraggiare la costituzione e lo sviluppo di centri di studio sui diritti umani, in particolare presso le sedi universitarie. La successiva Raccomandazione n. R (85) 7 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa sull’insegnamento e l’apprendimento dei diritti dell’uomo nelle scuole sottolinea l’importanza di riaffermare i valori democratici di fronte ai fenomeni di intolleranza, razzismo e xenofobia che riemergono in molti paesi europei. Le scuole devono diventare luoghi previlegiati dove promuovere, attraverso l’esempio e l’educazione, il valore della dignità umana e il rispetto delle differenze. Un documento allegato alla Risoluzione propone delle indicazioni metodologiche e didattiche sull’insegnamento e apprendimento dei diritti umani.

Il Consiglio d’Europa in questi ultimi 20 anni ha prestato grande attenzione all’educazione interculturale e in particolare alla formazione degli insegnanti, approvando importanti raccomandazioni e dichiarazioni. In particolare la «Dichiarazione sull’intolleranza. Una minaccia per la democrazia», nel 1981, e la Raccomandazione n. R (84)18 nel 1984, entrambe adottate dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Con questi documenti il Consiglio d’Europa si impegna a prevenire le manifestazioni di etnocentrismo, nazionalismo, xenofobia e razzismo, che mettono in pericolo la convivenza pacifica e democratica fra popoli e culture diverse. In attuazione di questi principi, il Consiglio della cooperazione culturale ha promosso azioni educative e culturali nelle scuole di ogni ordine e grado, sostenendo in particolare la necessità di rivedere i manuali di storia, per rimuovere i pregiudizi e affermare l’importanza dei diritti umani universali nelle società attuali.

Documento del Consiglio d’Europa sull’insegnamento e l’apprendimento
dei diritti umani nelle scuole, allegato alla Raccomandazione n. R (85) 7
(adottata dal Comitato dei ministri il 14 maggio 1985)

1. I diritti umani nei programmi scolastici

1.1. La conoscenza e l’esperienza vissuta dei diritti dell’uomo sono, per i giovani, un elemento importante della preparazione alla vita in una società democratica e pluralista. È una parte dell’educazione sociale e politica, che include la comprensione interculturale e internazionale.

1.2. I concetti legati ai diritti dell’uomo possono e devono essere assimilati fin dalla più giovane età. Per esempio, i bambini nell’educazione prescolastica e nell’educazione primaria possono già fare l’esperienza del superamento non violento dei conflitti e del rispetto degli altri all’interno della classe.

1.3. L’approccio dei giovani alle nozioni più generali dei diritti dell’uomo, come quelle che suppongono la comprensione di concetti filosofici, politici e giuridici, potrà essere fatto a livello di educazione secondaria e soprattutto in materie come la storia, la geografia, le scienze sociali, l’educazione morale e religiosa, le lingue e la letteratura, i problemi di attualità o le scienze economiche.

1.4. I diritti dell’uomo toccano inevitabilmente il campo politico, e quindi l’insegnante dovrà sempre prendere come punto di riferimento gli accordi o i patti internazionali e dovrà evitare di imporre le proprie convinzioni personali agli allievi e trascinarli in lotte ideologiche.

2. Atteggiamenti

Le attitudini necessarie per comprendere e sostenere i diritti dell’uomo sono in particolar modo le seguenti:

2.1. Atteggiamenti intellettuali, in particolare: — atteggiamenti legati all’espressione orale e scritta, ivi compresa la capacità di discutere e di ascoltare, e di difendere le proprie opinioni;

- atteggiamenti di analisi critica come: — raccogliere e analizzare il materiale proveniente da diverse fonti, compresi i media, e saper analizzarlo per arrivare a conclusioni obiettive e equilibrate; — saper riconoscere il partito preso, i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni;

2. 2. Atteggiamenti sociali, in particolare: — saper riconoscere ed accettare le differenze; -stabilire con altri relazioni costruttive e non oppressive; — risolvere i conflitti in modo non violento; — assumere responsabilità; — partecipare alle decisioni; — comprendere l’utilizzo dei meccanismi di protezione dei diritti dell’uomo a livello locale, regionale, europeo e mondiale.

3. Conoscenze da acquisire nello studio dei diritti umani

3.1. Si inizia lo studio dei diritti dell’uomo in modi diversi secondo l’età e le particolarità degli allievi e secondo le caratteristiche delle istituzioni e del sistema educativo. Le conoscenze che devono figurare nell’apprendimento dei diritti dell’uomo devono includere: — le principali categorie di diritti, doveri, obblighi e responsabilità dell’uomo; — le diverse forme di ingiustizia, di ineguaglianza e di discriminazione, compreso il sessismo e il razzismo; — le personalità, i movimenti e i grandi avvenimenti che, nella storia, hanno segnato, con successo o meno, la lotta costante in favore dei diritti dell’uomo; — le principali dichiarazioni e convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo, come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

3.2. L’insegnamento e l’apprendimento dei diritti dell’uomo devono essere centrati sugli aspetti positivi. Numerosi esempi di violazione e negazione dei diritti dell’uomo rischiano di generare negli allievi un sentimento di impotenza e di scoraggiamento; conviene piuttosto mostrare loro i progressi e i successi.

3.3. Lo studio dei diritti dell’uomo a scuola deve portare gli allievi a comprendere ed accettare le nozioni di giustizia, di uguaglianza, di libertà, di pace, di dignità, dei diritti e della democrazia. Queste conoscenze devono essere sia a livello intellettuale, sia frutto di esperienze vissute e di rapporti personali. È importante quindi che le scuole offrano agli allievi la possibilità di conoscere una implicazione affettiva dei diritti umani e di esprimere i loro sentimenti per mezzo del teatro, dell’arte, della musica, della creazione di strumenti audiovisivi.

4. Il clima della scuola

4.1. La democrazia si apprende meglio in un contesto democratico dove la partecipazione è incoraggiata, dove ci si può esprimere liberamente e confrontarsi su opinioni diverse, dove la libertà di espressione è garantita agli allievi e agli insegnanti e dove regnano l’equità e la giustizia. Un clima propizio è dunque indispensabile per l’efficacia di un apprendimento dei diritti dell’uomo.

4.2. La scuola deve promuovere la partecipazione dei genitori e delle altre componenti della collettività alle proprie iniziative. È senza dubbio auspicabile che gli istituti scolastici lavorino in collaborazione con le organizzazioni nongovernative, che possono fornire loro informazioni, studi di casi e una esperienza di prima mano riguardante le iniziative riuscite per la promozione dei diritti umani e della dignità dell’uomo.

4.3. Le scuole e gli insegnanti devono sforzarsi di assumere un atteggiamento costruttivo nei confronti di tutti gli allievi e di riconoscere l’importanza di tutte le conoscenze nel campo dell’arte, della musica, dello sport, delle attività pratiche.

5. Formazione degli insegnanti

5.1. La formazione iniziale degli insegnanti deve prepararli al ruolo che essi saranno chiamati ad assumere nell’insegnamento dei diritti umani. I futuri insegnanti dovranno per esempio: — essere spinti ad interessarsi dei problemi interni e internazionali; — avere l’occasione di studiare o di lavorare all’estero o in un ambiente diverso; — saper riconoscere e combattere ogni forma di discriminazione nelle scuole e nella società, ed essere incoraggiati ad affrontare e vincere i loro pregiudizi.

5.2. I futuri insegnanti e gli insegnanti in attività devono essere motivati a familiarizzarsi con: — le principali dichiarazioni e convenzioni internazionali che trattano dei diritti dell’uomo; — il funzionamento e la realizzazione delle organizzazioni internazionali che si occupano della salvaguardia e dello sviluppo dei diritti umani, attraverso, per esempio, visite e viaggi di studio.

5.3. Tutti gli insegnanti hanno bisogno e devono avere la possibilità di aggiornare le proprie conoscenze e di apprendere nuove metodologie attraverso a una formazione continua. Questa potrebbe prevedere lo studio di opportune tecniche pedagogiche in materia di insegnamento dei diritti dell’uomo, come la preparazione di metodi e di materiale appropriato.

6. Giornata internazionale dei diritti dell’uomo

Le scuole e gli istituti di formazione degli insegnanti devono essere motivati a celebrare la Giornata internazionale dei diritti dell’uomo (10 dicembre).