"Insegnare i Diritti Umani"

a cura di Flavio Lotti e Nicola Giandomenico

(Edizioni Gruppo Abele)


ISTRUZIONI PER L’USO

Potremmo definire in generale i diritti umani come quei diritti intrinseci alla nostra natura e necessari per vivere come esseri umani.

I diritti umani e le libertà fondamentali ci permettono di sviluppare pienamente e mettere a frutto le nostre qualità umane, la nostra intelligenza, le nostre attitudini e la nostra coscienza, e di soddisfare i nostri bisogni sia spirituali che di altra natura. I diritti umani e le libertà fondamentali si basano sulla domanda crescente da parte dell’umanità di una vita in cui il valore e la dignità inerenti ad ogni essere umano siano rispettati e tutelati.

La negazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali non solo è una tragedia individuale e personale, ma crea anche condizioni di irrequietezza sociale e politica, gettando i semi della violenza e del conflitto tra società e nazioni e al loro interno. Come affermato nella prima frase della Dichiarazione universale dei diritti umani, il rispetto per la dignità e per i diritti umani «costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo».

Questo testo contiene alcune informazioni fondamentali per gli insegnanti della scuola elementare, media e superiore che intendano promuovere la consapevolezza e la conoscenza dei diritti umani e il senso di reciprocità e universalità sui cui esse si basano, anche attraverso alcune attività pratiche. Può essere assunto come punto di partenza, da integrare con ulteriori ricerche e studi sull’argomento e/o con i manuali nazionali e i materiali audiovisivi a disposizione. È auspicabile che questo libro venga utilizzato per avviare un processo crescente di rielaborazione e di sviluppo a tutti i livelli dell’insegnamento nelle molte e diverse regioni culturali del mondo.

Questo processo dipenderà dai sistemi educativi locali, che differiscono molto gli uni dagli altri, non ultimo per il diverso grado di discrezionalità attribuito agli insegnanti nella programmazione dei propri obiettivi didattici e nel loro effettivo raggiungimento. Il funzionamento di nuove iniziative dipende comunque e sempre in gran parte dall’insegnante, che ha per questo una grande responsabilità nella comunicazione del messaggio sui diritti umani.

Questo testo comincia con alcuni suggerimenti su come rinforzare il senso che gli studenti hanno del proprio valore e di quello degli altri. La sezione iniziale è rivolta principalmente agli insegnanti degli asili e delle scuole elementari. Le attività sviluppate aiuteranno a richiamare i valori umani che rendono significativi i principi specifici dei diritti umani. Nel capitolo 3, gli esercizi per gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori sono più sofisticati e affrontano questioni di attualità, con l’obiettivo di sviluppare una più profonda consapevolezza e comprensione di queste tematiche, che serviranno da base per successive analisi e studi.

È stato riscontrato che gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori a volte soffrono di una mancanza di fiducia in se stessi e che per questo hanno difficoltà a socializzare con gli altri. È difficile preoccuparsi dei diritti umani degli altri se non ci si aspetta di averne di propri. In questi casi, l’insegnamento per i diritti umani può richiedere che si parta dalle basi, cominciando innanzitutto ad insegnare la fiducia e la tolleranza.

Gli esercizi sulla fiducia possono essere utilizzati in ogni gruppo ed aiutano a stabilire un buon clima nella classe. Questo aspetto è assolutamente fondamentale. Gli esercizi possono essere ripetuti (con le variazioni del caso) per inserire gli studenti in attività che richiedono una partecipazione di gruppo. Il loro risultato sarà anche quello di favorire la capacità umana della partecipazione e della solidarietà, che è fragile e contingente ma tuttavia esiste, e costituisce una conferma del fatto che nessuno è un essere umano in misura maggiore o minore degli altri. Siamo tutti, in primo luogo, esseri umani. Solo in secondo luogo siamo ragazzi e ragazze, cittadini di uno stato o rifugiati, appartenenti ad una certa razza o ad uno specifico gruppo sociale.

Insegnare ed educare

Già più implicita è l’idea — centrale in questo libro — che non basta insegnare i diritti umani. Gli insegnanti vorranno cominciare — e continuare per sempre — ad educare ai diritti umani. Gli studenti non si accontenteranno di imparare i diritti umani, ma vorranno appropriarsene, affinché ciò che fanno sia della massima utilità possibile per questi stessi diritti.

È questo il motivo per cui la maggior parte del libro è dedicata ad illustrare attività pratiche. L’obiettivo delle attività è quello di creare opportunità per gli studenti e gli insegnanti a partire dagli elementi di base che costituiscono i diritti umani — la vita, la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, la forza distruttiva della deprivazione, della sofferenza e del dolore — per tirare fuori ciò che veramente pensano e sentono su un gran numero di questioni del mondo reale.

I giochi di ruolo (si veda oltre) possono essere considerati la maniera più efficace per trasmettere il significato del messaggio dei diritti umani.

Questo libro contiene continui riferimenti alla Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite, in modo che tutte le attività svolte possano essere valutate alla luce delle idee e dei principi che essa contiene. È importante sottolineare che questi principi e queste idee sono stati riconosciuti come universali.

Insegnare e fare prediche: le azioni comunicano di più delle parole

Il fatto che la Dichiarazione universale dei diritti umani abbia validità e applicabilità virtualmente globali è di grande importanza per gli insegnanti. Lavorare con regole così largamente approvate per così tanti anni, significa poter dire in tutta franchezza che non si sta «facendo una predica». I sistemi educativi sono molto diversi gli uni dagli altri. Se si occupano dell’educazione degli studenti ai diritti umani, tuttavia, gli insegnanti hanno anche un secondo argomento a loro favore: per esempio, insegnare a rispettare i diritti umani già nella classe e nello stesso ambiente scolastico.

Questo significa evitare tutte le forme di ipocrisia. Nella sua forma più semplice, l’ipocrisia può essere riferita a situazioni in cui ciò che l’insegnante insegna è chiaramente in contraddizione con come lo insegna. Per esempio: «Oggi parleremo della libertà di espressione — state zitti voi nella fila in fondo!». In questo modo, gli studenti impareranno soprattutto che cos’è il potere, e molto meno che cosa sono i diritti umani. Poiché gli studenti trascorrono molto tempo a studiare gli insegnanti, e sono capaci di raggiungere una buona comprensione delle convinzioni degli insegnanti stessi, un comportamento del genere potrebbe rendere molto difficile per un insegnante raggiungere un qualunque effetto positivo. Per il desiderio di piacere, per esempio, gli studenti possono provare a rispecchiare le opinioni personali di un insegnante senza pensare autonomamente. Questa è una buona ragione, almeno all’inizio, per non esprimere le proprie opinioni. Più complessamente, l’ipocrisia solleva questioni profonde su come tutelare e promuovere la dignità umana sia degli insegnanti che degli studenti, in una classe, in una scuola, e più in generale nella società. Questo richiede agli insegnanti lo studio e la sperimentazione dei modi e dei mezzi per coinvolgere nel processo di decisione sulle attività, le modalità di svolgimento e gli obiettivi, non solo gli studenti, gli amministratori scolastici, le autorità nel campo dell’istruzione e i genitori, ma, se necessario, anche alcuni membri della comunità in cui vivono e lavorano.

L’educazione ai diritti umani può così andare oltre l’aula scolastica, all’interno della comunità, e a vantaggio di entrambe. Tutti i soggetti coinvolti saranno in grado di discutere sui valori universali e sulla loro relazione con la realtà, e, auspicabilmente, capiranno che le scuole possono costituire una parte della soluzione ai problemi fondamentali dei diritti umani; e che gli insegnanti possono svolgere questo compito in maniera aperta, dando vita ad una nuova consapevolezza tra tutti coloro che sono coinvolti.

Per quanto riguarda gli studenti, la maniera più sperimentata ed efficace di cominciare è quella di negoziare con loro un complesso di regole e responsabilità per la classe; esempi di questo metodo sono forniti nel prossimo capitolo. Un modello a cui rifarsi sarà quello della costante pratica di un modo di insegnare compatibile con i diritti umani fondamentali. In questo maniera, anche un insegnante di matematica potrà educare ai diritti umani, per quanto essi abbiano poco a che fare con la materia trattata.

Per un pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali

La Dichiarazione universale dei diritti umani è stata un grande risultato di civiltà.

Questo libro considera la cultura dei diritti umani come un tentativo in corso di svolgimento di dare una definizione della dignità e del valore degli esseri umani.

Come definire le linee guida?

La storia dei diritti umani racconta dettagliatamente i tentativi di definire la dignità e il valore fondamentali dell’essere umano e dei suoi diritti più essenziali. Questo impegno continua fino ad oggi. Il racconto di questa storia — sempre più sofisticato via via che gli studenti crescono e divengono più capaci di capirlo — sarà considerato dall’insegnante una parte fondamentale del suo lavoro sui diritti umani. La lotta per i diritti civili e politici, la campagna per l’abolizione della schiavitù, la lotta per i diritti economici e sociali hanno portato prima ad una Dichiarazione dei diritti umani, poi a due Patti, e infine a tutte le Convenzioni e Dichiarazioni che hanno seguito la scia di questi primi documenti, fornendo una cornice legislativa e normativa di base.

Può essere molto difficile in una classe rendere vivace la storia della legislazione sui diritti umani (comprendente le informazioni sulle procedure previste per le denunce), sia pure insegnata nella maniera migliore e più accurata possibile. La stessa considerazione vale per l’insegnamento dei diritti umani intesi come «standard» da preferire in sé, per esempio attraverso una lettura della Dichiarazione universale che esponga il principio contenuto in ogni articolo (magari con esempi illustrativi tratti dalla vita reale). I «fatti» e i «principi fondamentali» non bastano, anche quando vengono selezionati in maniera adeguata. Gli studenti vorranno sentire questi principi, i concetti espressi e le questioni di vita reali toccate, per andare oltre il loro mero significato teorico. Di qui l’importanza di un esercizio reale del proprio senso della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza.

Come ottenere questi risultati? Un esempio è quello di chiedere agli studenti: «Immaginate che il vostro lavoro sia quello di tracciare i principi fondamentali di una società nel suo complesso. Anche voi farete parte di questa società, ma non sapete che tipo di persone sarete. Potreste essere maschi o femmine, giovani o vecchi, ricchi o poveri, disabili in un qualche modo, oppure membri di una qualunque nazione contemporanea, razza, gruppo etnico, religione o cultura che non sono la vostra. Semplicemente non lo sapete. Allora — cosa stabilite?»

Questo classico esperimento mentale permette di arrivare alla propria dichiarazione dei diritti umani. Deve essere portato avanti con onestà, altrimenti gli studenti finiranno con il ripetere senza riflettere ciò che «già sanno». Potrebbe richiedere maggiore empatia ed immaginazione di quanto sia possibile nel momento in cui viene proposto. Ma il punto è chiaro. L’esperimento può riuscire a favorire una riflessione seria su che cosa significa «umano». (Non è così ovvio come sembra. L’intera storia dei diritti umani è stata, in parte, il progressivo riconoscimento della dignità e del valore umano tra tutti i popoli. Strumentalizzare le persone e trattarle come cose e non come esseri umani, significa negare lo spirito essenziale dei diritti umani fondamentali. L’esperimento può anche dare lo stimolo per una riflessione seria sulla differenza tra trattamento giusto e sbagliato, tra comportamento buono e cattivo.

Riflettere a fondo sulle cose

I principi fondamentali di una cultura dei diritti umani sopravviveranno solo se le persone continueranno a capire le ragioni per cui è giusto che sopravvivano. La cultura dei diritti umani deve essere costantemente difesa. «Questo è un mio diritto. Non è solo quello che voglio, o ciò di cui ho bisogno. È un mio diritto. C’è una responsabilità a cui fare fronte». Ma i diritti esistono solo grazie alle ragioni che li giustificano e bisogna che siano delle buone ragioni. Abbiamo l’opportunità — e dove meglio che a scuola? — di elaborare noi stessi queste ragioni; in caso contrario, non saremo in grado di rivendicare i nostri diritti quando sono ignorati o negati, o non sentiremo il bisogno di rispondere alle rivendicazioni rivolte a noi da altri. È necessario che ognuno si renda conto del perché i diritti sono importanti per sé, perché questa consapevolezza a sua volta favorisce lo sviluppo del senso di responsabilità.

È naturalmente possibile procedere in maniera opposta: educare ai diritti umani prima di tutto in termini di responsabilità e obblighi. Ma, ancora una volta, gli insegnanti vorranno qualcosa di più dell’insegnamento di una litania: vorranno rendere le idee «vive». Vorranno creare opportunità per se stessi e per gli studenti di capirne le ragioni. Gli insegnanti e gli studenti potranno mettere in pratica questi principi, e non semplicemente declamarli o scimmiottarli; e potranno praticare le abilità richieste per la soluzione dei problemi che nascono quando — come a volte succede — si creano conflitti di responsabilità, doveri o diritti.

Questi punti di conflitto possono essere utili per la comprensione. Dobbiamo accoglierli positivamente, perché in loro mancanza l’insegnamento dei diritti umani non sarebbe dinamico; al contrario, diventerebbe statico e stereotipato. I conflitti sono opportunità di apprendimento, che incoraggiano gli studenti ad affrontare i contrasti in maniera creativa, senza paure.

L’ABC dei diritti umani

Le opportunità dovranno essere attive. Come tutti, gli studenti imparano al meglio facendo le cose; cose interessanti e variate. Per questo abbiamo scelto un approccio centrato sull’esperienza. Chi preferisce metodi di tipo più cognitivo, potrà trovare quest’approccio complementare al suo. È stato riscontrato che l’insegnamento dei diritti umani richiede più di un semplice sforzo intellettuale e favorisce l’acquisizione di un aspetto molto importante della conoscenza di base, perché l’educazione e l’esercizio della capacità di formulare giudizi responsabili e attenti ai diritti è vitale per la nostra sopravvivenza. Un’esperienza scolastica positiva può contribuire a promuovere questa capacità (e può anche insegnare a leggere, scrivere e ragionare in maniera più efficiente).

In pratica...

Questo libro è come un ombrello colorato che copre diverse aree tematiche fondamentali. Non vuole appesantire ulteriormente programmi già sovraccarichi, ma integrare alcune materie che probabilmente sono già insegnate in alcune scuole.

Ogni area tematica è stata definita attraverso domande specifiche, e le attività sono state messe in relazione a queste domande chiave. Nello svolgimento delle attività, si parte dalle domande fondamentali e si prosegue discutendo le risposte possibili, per arrivare all’area tematica specifica in questione.

Gli insegnanti potranno scegliere di sviluppare altre attività o altre aree tematiche, e naturalmente troveranno altri modi di utilizzare quelle suggerite in queste pagine.

Idealmente, una cultura dei diritti umani dovrebbe essere costruita come parte integrante del programma, ma, nella pratica, in particolare nella scuola secondaria, la questione viene trattata separatamente, come aspetto distinto dalle discipline stabilite all’interno delle scienze sociali, economiche e umane. Trattare i diritti umani in questo modo è comunque meglio che non trattarli affatto.

Le attività descritte potranno essere svolte in maniera diversa a diversi livelli di scolarità; d’altra parte, come ovvio, anche la stessa classe è diversa da un momento all’altro. Chi ha già organizzato queste attività sa che spesso le decisioni prese in anticipo su che cosa può o non può funzionare sono sbagliate. Vale la pena di ricordarlo.

C’è stata molta ricerca su come i bambini sviluppano il loro giudizio durante la crescita. Non tutti gli alunni saranno in grado di raggiungere il livello di consapevolezza richiesto dai principi dei diritti umani. Mettere gli studenti sotto pressione per fargli capire i diritti sin dall’inizio può avere l’effetto di uno svuotamento anticipato dell’espressione più sincera del loro pensiero e può anche impedire ulteriori progressi.

Questo libro parte dal presupposto che a tutti gli esseri umani può essere data la possibilità di riflettere sui temi dei diritti, e che, a partire dall’età di circa 10 anni, gli studenti che hanno quest’opportunità sono capaci di una riflessione viva e profonda, ben oltre ciò che ci si aspetterebbe. Il bisogno di materiali aggiuntivi è stato ridotto il più possibile, e possiamo veramente dire che la più ricca risorsa con cui un insegnante deve lavorare sono i suoi studenti e le loro esperienze nella vita quotidiana.

È anche importante che gli studenti trovino divertenti le attività. È meglio abbandonare o interrompere un’attività se si incontrano troppe resistenze.

Giochi di ruolo

Alcune delle attività sono giochi di ruolo. Per gli insegnanti che non hanno familiarità con questo metodo, è consigliabile fare riferimento ad un manuale sui giochi di ruolo. Se il gioco di ruolo proposto risulta troppo estraneo al contesto culturale, si consiglia all’insegnante di regolarsi secondo il proprio giudizio.

In breve, un gioco di ruolo è come un piccolo dramma recitato davanti alla classe. È in gran parte improvvisato. Una volta impostata l’ambientazione con le idee fondamentali, l’insegnante può decidere di lasciare del tempo alle persone scelte per il gioco di ruolo per pensare a ciò che diranno (individualmente o in gruppi), oppure può procedere immediatamente con la parte pratica. Questo può essere fatto con una storia (con un narratore e dei protagonisti) oppure con una situazione (in cui i protagonisti interagiscono, improvvisando i dialoghi — magari con l’aiuto dell’insegnante e del resto della classe).

Qualsiasi sia l’approccio scelto, l’attività funziona meglio se non dura troppo e se viene seguita da una discussione. Gli insegnanti avranno il compito di scoraggiare un’identificazione completa degli studenti con il proprio ruolo. I partecipanti dovrebbero essere in grado di mantenere una certa distanza da ciò che stanno facendo, magari commentando o facendo domande. Anche altri membri della classe dovrebbero riuscire a fare commenti e domande e, se è utile, partecipare al gioco di ruolo.

Brainstorming

Questa è un’altra tecnica che può essere utilizzata. L’obiettivo di quest’attività è quello di pensare a qualcosa e scrivere tutto ciò che viene in mente, anche se altamente improbabile. Ci sono tre regole fondamentali: spiegare l’argomento; accettare assolutamente ogni idea che viene in mente; e astenersi da ogni critica mentre il brainstorming è in corso di svolgimento. Anche quando gli studenti dicono che hanno finito, devono essere incoraggiati a pensare ancora e ad esplorare i limiti della propria immaginazione.

Valutazione

La conoscenza dei contenuti e i livelli di comprensione raggiunti dagli studenti possono essere testati in maniera tradizionale. È invece più difficile valutare le attitudini e il cambiamento di attitudini, perché in questo caso i giudizi hanno natura soggettiva. Non possiamo esporre nessuna tecnica sperimentata che serva allo scopo. La maniera più semplice è quella di utilizzare questionari aperti, erogati periodicamente, ma le impressioni che se ne ricaveranno saranno, nel migliore dei casi, soggette a cambiamenti.

Un altro strumento per valutare le pratiche della classe e dell’intera comunità scolastica in termini di diritti umani può essere ottenuto costruendo una lista di indicatori. La creazione e l’utilizzazione di questo strumento può costituire di per se stessa un’attività utile per gli studenti.