"Insegnare i Diritti Umani"

a cura di Flavio Lotti e Nicola Giandomenico

(Edizioni Gruppo Abele)


L’abc dei diritti umani

I popoli che hanno preso parte alla formazione dell’ONU nel 1945 hanno confermato con quest’atto la propria fiducia nei diritti umani. La centralità dei diritti umani è stata affermata nello Statuto fondativo ed è rimasta tale da allora.

L’idea dei diritti umani è precedente alle Nazioni Unite. Tuttavia, è solo con la formazione di quest’organismo che essa ha ricevuto un riconoscimento formale e universale.

La storia dei diritti umani è affascinante: affonda le sue radici nei grandi eventi del mondo ed è legata al sostegno delle lotte per la libertà e l’uguaglianza in ogni luogo.

La comunità internazionale è cresciuta e cambiata enormemente nel corso del XX secolo, ed uno sconvolgimento particolarmente drammatico è stata la seconda guerra mondiale, che ha spinto i vincitori a cercare di costituire un‘assemblea, innanzitutto per affrontare alcune delle conseguenze della guerra, ma soprattutto per cercare di costruire uno strumento che potesse impedire il verificarsi di eventi così spaventosi in futuro. Questo strumento erano le Nazioni Unite.

L’enormità di questo compito era, ed è ancora, chiaramente riconosciuta. Il tentativo di definire varie dichiarazioni universali dei diritti umani rimane un aspetto fondamentale di quest’impresa. Vent’anni dopo la guerra, per esempio, in una rassegna su Le Nazioni Unite e i diritti umani, l’allora segretario generale U Thant, dichiarava che «L’affermazione dei diritti umani è il fondamento su cui riposa la struttura politica della libertà umana; il raggiungimento della libertà umana genera la volontà e la capacità di progredire economicamente e socialmente; il raggiungimento del progresso sociale ed economico fornisce le basi per una pace reale». U Thant vedeva nella promozione e nella tutela dei diritti umani, all’interno di una «spirale ascendente» — così la chiamava — della libertà e del progresso umano, della prosperità e della pace, «l’essenza più propria» e «il significato e la motivazione più profondi» dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Quindici anni più tardi, il segretario generale Javier Pérez de Cuéllar, riassumendo L’azione delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani, riconosceva ufficialmente il «posto d’onore» conquistato dalla Dichiarazione universale, come «codice fondamentale del comportamento internazionale, attraverso il quale misurare i risultati ottenuti nella promozione e nella tutela dei diritti umani». Rammaricandosi per la persistenza di evidenti violazioni, il segretario generale riconosceva una profonda e diffusa preoccupazione per i diritti umani e il bisogno di stimolarli e rinforzarli attraverso efficienti programmi di insegnamento, educazione e informazione.

Sono troppo pochi quelli che riconoscono la grande estensione del tentativo avviato a partire dal 1945 di arrivare ad un accordo generale di questo tipo e l’entità dei risultati ottenuti. Il punto di riferimento rimane la sopra citata Dichiarazione universale dei diritti umani, proclamata per la prima volta nel 1948. Questa stabilisce un elenco di diritti fondamentali, che costituiscono — per citare le parole della Dichiarazione — un «ideale comune da raggiungersi» per ogni persona del mondo, di qualunque razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale o sociale, ricchezza, nascita o altra condizione.

Dopo lunghe discussioni e dibattiti, ci si è accordati su due ulteriori strumenti internazionali, che stabiliscono degli obblighi legali per gli Stati che li sottoscrivono — il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, e il Patto internazionale sui diritti civili e politici. Entrambi sono stati adottati nel 1966 e sono entrati in vigore dieci anni dopo. Un Protocollo opzionale al Patto sui diritti civili e politici ha anche fornito degli strumenti per la gestione delle denunce individuali in circostanze specifiche.

Questi tre documenti insieme costituiscono lo Statuto internazionale dei diritti umani e hanno fornito ispirazione diretta o sono stati affiancati, in tutto o in parte, da una vastissima gamma di strumenti complementari:

• sull’autodeterminazione e il riconoscimento dell’indipendenza dei paesi e dei popoli coloniali;

• per prevenire le discriminazioni in base a razza, sesso, tipo di lavoro, posizione sociale, religione, convinzioni, nonché le discriminazioni interne ai sistemi formativi (con una convenzione speciale sul crimine dell’apartheid);

• sui crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità (compreso il genocidio);

• sulla schiavitù, sull’asservimento forzato, sul lavoro coatto e altri simili istituti e pratiche; sulla tutela delle persone soggette a detenzione o imprigionamento (con regole minime per il trattamento dei prigionieri e con la condanna della tortura e di pratiche analoghe);

• sulla nazionalità, sulla condizione degli apolidi, sull’asilo e sui rifugiati;

• sulla libertà di informazione (diritto internazionale di rettificare le notizie false e tendenziose);

• sulla libertà di associazione (diritti sindacali);

• sulle politiche per l’impiego;

• sui diritti politici delle donne; sul matrimonio, sulla famiglia, sull’infanzia e sui giovani;

• sulle condizioni sociali, sul progresso e sullo sviluppo (eliminazione della fame e della malnutrizione, uso del progresso scientifico e tecnologico a vantaggio della pace e a beneficio di tutti gli individui, diritti delle persone fisicamente e mentalmente disabili);

• sullo sviluppo culturale e sulla cooperazione a livello internazionale;

• sui media e sul loro possibile contributo al rafforzamento della pace e della comprensione internazionale, alla promozione dei diritti umani e alla lotta contro il razzismo, contro l’apartheid e contro l’esaltazione della guerra.

E questa è solo la punta di un iceberg, perché non mostra i dettagli di un gran numero di gruppi di lavoro speciali, di comitati e di misure speciali, di rapporti, studi e dichiarazioni, di conferenze, progetti e programmi, di decenni per l’azione, di ricerca e di formazione, di fondi volontari e fiduciari, di assistenza di vario genere a livello globale, regionale e locale, di misure adottate, di inchieste condotte, e delle molte procedure individuate per la promozione e la tutela dei diritti umani. Né affronta nei dettagli il lavoro delle agenzie specializzate come l’UNESCO e l’ILO, o quello di un gran numero di organismi internazionali e nazionali, sia governativi che non governativi, anch’essi impegnati sulle questioni relative ai diritti umani.

Non secondario in questo fervore di attività è l’insegnamento. La Conferenza internazionale sui diritti umani, svoltasi a Teheran nel 1968 per valutare il progresso compiuto dall’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani e per formulare un programma per il futuro, ha deciso di appellarsi a tutti gli Stati, affinché sia assicurato l’uso di «tutti gli strumenti formativi» per dare ai giovani l’opportunità di crescere in uno spirito di rispetto della dignità umana e dell’uguaglianza dei diritti. La Conferenza considera che la base di un’educazione di questo tipo sia costituita dall’«informazione obiettiva e dalla libera discussione» ed esorta a servirsi di «tutte le misure appropriate» per stimolare l’interesse nei problemi del mondo in trasformazione e per preparare i giovani alla vita sociale.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso, sempre nel 1968, di chiedere agli Stati membri di prendere provvedimenti altrettanto appropriati — compatibilmente con i diversi sistemi scolastici — per introdurre o incoraggiare i principi proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti umani e in altre dichiarazioni. Ha inoltre chiesto che un’istruzione di questo tipo fosse progressivamente inserita nei programmi della scuola elementare, media e superiore e ha invitato gli insegnanti a sfruttare ogni opportunità per indirizzare l’attenzione degli studenti sul ruolo crescente giocato dal sistema ONU nel favorire le relazioni internazionali pacifiche e gli sforzi di cooperazione finalizzati alla promozione della giustizia sociale e del progresso economico e sociale nel mondo. Queste stesse richieste sono state ribadite in altre occasioni. In particolare, nel 1987, l’UNESCO ha organizzato un Congresso internazionale a Vienna sull’insegnamento dei diritti umani — un’iniziativa fondamentale che ha messo insieme per la prima volta molti esperti di educazione sia appartenenti ai governi che al settore non governativo. Un Congresso analogo si è svolto a Malta nel 1987. Nell’ottobre del 1987, all’interno del programma dei servizi di consulenza e assistenza tecnica del Centro per i diritti umani delle Nazioni Unite, si è svolto nelle sedi centrali dell’ESCAP (Commissione economica e sociale per l’Asia e per il Pacifico), a Bangkok, in Thailandia, un corso di formazione sull’insegnamento dei diritti umani nelle regioni dell’Asia e del Pacifico, con la partecipazione dei governi e di osservatori appartenenti a diverse agenzie specializzate delle Nazioni Unite. Nel contesto del 40° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, il Centro per i diritti umani delle Nazioni Unite ha svolto a Ginevra (alla fine del 1988) un Seminario internazionale sull’insegnamento dei diritti umani, con la partecipazione dei rappresentanti di più di quaranta paesi, delle organizzazioni intergovernative, delle ONG e dei giornalisti interessati.

È stato osservato più volte che, nonostante l’accordo generale di principio sull’importanza dell’educazione ai diritti umani, c’è ancora una forte carenza di materiale pratico utilizzabile a questo scopo. La speranza è che questo testo possa contribuire a colmare una simile carenza, fornendo una base per lo sviluppo di ulteriore studio e ricerca. A suo completamento, si possono inoltre utilizzare i manuali nazionali per gli insegnanti o i materiali audiovisivi disponibili all’interno o all’esterno delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di indirizzare ancora di più l’attenzione dei bambini e dei giovani sulle questioni dei diritti umani di cui ci stiamo occupando.