"Insegnare i Diritti Umani"
a cura di Flavio Lotti e
Nicola Giandomenico
(Edizioni Gruppo Abele)
La cultura dei diritti
umani nella scuola
Dalla «Dichiarazione» alla prassi didattica
di Antonio Nanni *
[* Pedagogista, vicedirettore
del Centro educazione alla mondialità (CEM), membro della Commissione
ministeriale per leducazione interculturale.]
1. Uno strumento importante
La novità
più evidente di questo volume sta nella sua impostazione operativa:
metodologia attiva e approccio centrato sullesperienza con attività
pratiche, giochi di ruolo, brainstorming, drammatizzazioni.
Si afferma, nel
capitolo dal titolo «Di che cosa parla questo testo», che
le azioni comunicano più delle parole e che insegnare è
tuttaltra cosa che predicare.
Se si parte da
esercizi di «fiducia» è perché spesso i ragazzi
soffrono di una «mancanza di fiducia» in se stessi. Diventa
allora difficile impegnarsi per la tutela e la promozione dei diritti
umani, o semplicemente mostrarsi interessati a conoscerli, se per scarsa
autostima non ci si aspetta neanche di avere propri diritti.
Inoltre, se le
proposte didattiche sono sempre fortemente coinvolgenti, ciò
è dovuto alla convinzione che linsegnamento dei diritti
umani diventa efficace nella misura in cui si cerca di rispettare i
diritti umani già nel gruppo classe e nello stesso ambiente scolastico.
Soprattutto gli insegnanti si fa osservare corrono continuamente
il rischio dellincoerenza e dellipocrisia quando sul piano
dei comportamenti reali finiscono per smentire il contenuto ideale dei
diritti umani che pretendono invece di insegnare (solo a parole). Ecco
perché il testo insiste molto sulla concretezza. Questo vale
per i docenti, come per gli studenti, rispetto ai quali la maniera più
efficace che viene suggerita per cominciare un percorso di educazione
ai diritti umani è quella di negoziare con loro un complesso
di regole e responsabilità per la vita in classe e nellambiente
scolastico.
La via maestra
per educare ai diritti umani è dunque quella di verificarli direttamente
(anche se in forma simulata) sulla propria pelle. Gli studenti dovrebbero
prendere anzitutto consapevolezza di essere portatori di diritti, poi,
che questi loro diritti possono essere violati, poi ancora, che esistono
forme concrete per rivendicare il rispetto dei propri diritti. In questo
modo il processo di coscientizzazione diventa contemporaneamente un
processo di responsabilizzazione nei confronti dei diritti (calpestati)
degli altri. Il testo raccomanda vivamente agli educatori di evitare
la presentazione dei diritti umani come una «litania» di
principi sacrosanti ma anche imbalsamati come mummie. Il processo di
mummificazione dei diritti umani si riconosce abbastanza facilmente
dalla frequenza con cui si fa ricorso ai «si deve... si deve...
si deve...». Meglio sarebbe allora lavorare con gli studenti su
casi concreti, su conflitti e contraddizioni, perché cosi linsegnamento
diventa più dinamico e coinvolgente, meno retorico e stereotipato.
E se qualche insegnante (o molti) cercasse un metodo di insegnamento
più «direttivo»? Nessun problema insormontabile.
Questo insegnante deve solo sapere che troverà in questo testo
un approccio diverso ma complementare al suo.
Una delle indicazioni
più importanti che è dato leggere nel testo è forse
quella in cui si dice che «la più ricca risorsa con cui
un insegnante deve lavorare sono i suoi studenti e le loro esperienze
nella vita quotidiana».
Ancora una volta:
un approccio centrato sullesperienza. Non un sapere sganciato
dalla realtà, dunque. Tanto meno una disciplina scolastica giustapposta
alle altre. Niente di tutto questo, ma qualcosa di pervasivo, trasversale,
aperto alla intercommissione e dunque reticolare, sistemico: «come
un ombrello colorato che copre diverse aree tematiche», si dice
nel testo con unimmagine solo apparentemente felice.
Per le scuole materne ed
elementari
Piena sintonia
tra le indicazioni che troviamo in questo testo e quelle degli «Orientamenti»
(1991) per le scuole materne e i Programmi (1985) della scuola elementare.
Alla base delleducazione ai diritti umani, a questa età,
ci sono i sentimenti di fiducia e di rispetto, di tolleranza sociale.
Leducatore
riveste un ruolo decisivo. Conta molto il suo «temperamento educativo»
che dovrebbe essere caratterizzato da una naturale tendenza allincoraggiamento.
Sul piano didattico vengono raccomandate le storie, le narrazioni, ma
anche le attività ludiche e manuali. Senza dimenticare, però,
il senso delle regole. Molto coinvolgenti le attività che vengono
proposte: io chi sono (costruendo un libro); un cerchio per confrontarmi;
la vita appesa a un filo di lana; io rappresentato sul muro; i miei
cinque sensi; il pozzo dei desideri (se potessi essere... sarei...);
costruire una famiglia di pupazzi; un amico immaginario; scambio di
lettere, poesie e regali con unaltra classe; lamico della
classe superiore; come vivono gli abitanti della Luna; guidare un compagno
«cieco» (bendato) e poi invertire i ruoli; dalle regole
della classe alle regole della comunità mondiale; confrontare
alcune di queste regole con la Dichiarazione universale dei diritti
umani; riscrivere i testi delle Dichiarazioni e delle Convenzioni (nonché
dei «Patti», ecc.) in versioni semplificate e comprensibili
anche ai più piccoli; predisporre spot pubblicitari sui diritti
e poi rappresentarli (o recitarli) in classe
Per le scuole medie e superiori
Le attività
operative che vengono proposte per gli allievi delle scuole medie di
primo e secondo grado si riferiscono ad un ampio spettro di «questioni
fondamentali» riguardanti i diritti umani.
Si osserva che
i problemi specifici si prestano meglio per una riflessione di approfondimento
ma che è compito dellinsegnante sapere ricondurre la trattazione
di casi particolari ad un orizzonte più generale che includa
lintero sistema di diritti umani. Ecco lelenco delle questioni
fondamentali e, in qualche caso, il tipo di esercitazioni che vengono
suggerite.
a) Tutela della
vita. Lindividuo nella società: scrivere su biglietti
di carta chi sono gli «esseri umani» in modo che un visitatore
extraterrestre possa farsene unidea.
b) Pace e diritto
alla vita: un approccio completo alleducazione ai diritti
umani, si afferma nel testo, deve comprendere sia leducazione
alla pace e al disarmo, che leducazione allo sviluppo e alla consapevolezza
ambientale; agli studenti si può chiedere di scrivere la sceneggiatura
di una probabile crisi internazionale, confrontandola con una crisi
reale già avvenuta; simulare un dibattito annesso tra due o più
leader politici sul problema dei test nucleari o del controllo degli
armamenti; invitare gli studenti a sdraiarsi tutti per terra, supini,
per alcuni minuti, pensando al rischio di una guerra nucleare.
c) Sviluppo
e ambiente: organizzare attività didattiche sullalimentazione
(ad esempio, scegliere un pasto e risalire alla provenienza dei suoi
ingredienti); sulluso dellacqua (ad esempio, far calcolare
dagli studenti la quantità di acqua che consumano in un giorno);
sugli alloggi (si può chiedere agli studenti di disegnare il
modello di casa che desidererebbero); sul rapporto tra incremento demografico
mondiale e risorse disponibili; sulle questioni del lavoro e della disoccupazione;
sulle fonti energetiche (carbone, gas, elettricità, energia solare,
eolica, ecc.); sul diritto alla salute e allassistenza sanitaria.
d) Il Governo
e la legge: i diritti umani esigono il senso civico, la coscienza
della cittadinanza, il rispetto delle regole e lassunzione di
responsabilità per assicurare una convivenza democratica; si
potrebbe organizzare una visita della classe al Parlamento, al Municipio,
al Tribunale...; riflettere sui meccanismi decisionali in seno alle
Nazione Unite; incontrare un personaggio politico locale e chiedere
perché si fanno le leggi, perché bisogna rispettarle,
come si raggiunge limparzialità nellamministrazione
della giustizia, ecc.
e) Libertà
di pensiero, di coscienza, di religione, di opinione e di espressione:
riflettere su questi fondamentali diritti a partire da casi concreti;
spingere la classe a formare un gruppo di lavoro per la tutela e la
promozione dei diritti umani e a prendere contatto con unAssociazione
già realmente esistente.
f) Sviluppo
economico e benessere: chiedersi cosa fare per garantirlo tenendo
conto che esistono punti di vista molto divergenti tra loro e dando
voce alle ragioni di questi punti di vista (ad esempio, incontrandosi
coi rappresentanti di imprese multinazionali o di organismi non governativi,
o di cooperative di lavoratori del Sud del mondo).
g) Benessere
sociale e culturale: riflettere sul ruolo della famiglia, costruire
una mappa della propria famiglia, invitare alcuni nonni in classe per
il recupero della cultura locale...
h) La discriminazione:
gli essere umani sono uguali ma non identici; le differenze, però,
non devono diventare fonti di discriminazione. Dalla differenza di genere
(o sessuale) a tutte le altre: del colore, della lingua, delle religione,
dellopinione politica, dellorigine nazionale o sociale,
ecc. Che cè di meglio di un bel gioco di ruolo per il superamento
di pregiudizi e stereotipi? Appare tuttavia veramente paradossale che
mentre il testo propone esercizi per il superamento del razzismo...
continui ad usare il concetto e il vocabolo «razza» al plurale
(ad esempio quando dice: «invitare persone di altre razze o colore...»).
Oltre ad attività
relative alle discriminazioni per così dire «razziali»
il testo suggerisce attività anche sulla discriminazione sessuale,
sulla discriminazione delle minoranze e dei portatori di handicap.
Nessuna conclusione.
Invito a continuare. Questo libro è un invito, non un punto di
arrivo! Con questa espressione il manuale invece di concludere riapre
il discorso. E anche noi ci permettiamo di aggiungere alcune considerazioni
e proposte. Per continuare.
2. La necessità di educare
ai diritti umani nelle raccomandazioni degli
organismi internazionali e del Consiglio nazionale della
pubblica istruzione
In questi ultimi
tempi vari organismi internazionali sono intervenuti per sollecitare
gli Stati, i governi e in particolare i responsabili delle istituzioni
educative a prendere decisioni finalizzate alla informazione e alla
formazione dei cittadini alla cultura dei diritti umani.
Vorremmo richiamare
in questa sede almeno le Raccomandazioni dellUNESCO, della Conferenza
mondiale di Vienna, del Consiglio dEuropa e del CNPI (Consiglio
nazionale della pubblica istruzione).
a) Le raccomandazioni dellUNESCO
Ci riferiamo alla
«Raccomandazione» del 19 novembre 1974 sulleducazione
per la comprensione, la cooperazione e la pace internazionali e sulleducazione
relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali, nonché
al «Piano mondiale di azioni per leducazione ai diritti
umani e alla democrazia» che lUNESCO ha adottato nel marzo
1993.
Nella Raccomandazione
si dice esplicitamente che i «diritti umani» e le «libertà
fondamentali» cui ci si riferisce sono quelli enunciati nella
Carta delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione universale dei diritti
delluomo e nei Patti internazionali sui diritti economici e culturali
e sui diritti civili e politici.
Si afferma che:
gli Stati membri dovrebbero incitare gli educatori a realizzare, in
collaborazione con gli alunni, i loro genitori, le organizzazioni e
la comunità, programmi formativi facendo ricorso a metodi i quali,
facendo appello allimmaginazione creativa dei bambini e degli
adolescenti e alle loro attività sociali, li preparino ad esercitare
i loro diritti e le loro libertà, nel riconoscimento e nel rispetto
dei diritti altrui e ad adempiere alle loro funzioni nella società.
La partecipazione
degli studenti allorganizzazione delle varie fasi e dellintera
impresa educativa dovrebbe essere considerata di per sé come
un fattore di educazione civica e un elemento fondamentale delleducazione
a vocazione internazionale.
Tutti i programmi
di educazione scolastica dovrebbero, quanto più possibile, avvalersi
di un approccio mondiale e contenere adeguati elementi morali, civici,
culturali e scientifici delleducazione a vocazione internazionale.
Sviluppare presso
gli educatori le motivazioni della loro ulteriore azione: adesione alletica
dei diritti umani ed allobiettivo di cambiare la società
allo scopo di realizzare i diritti umani, di inculcare la percezione
della ricchezza che la diversità delle culture apporta ad ogni
persona, gruppo o popolo.
Come già
detto a conclusione del Congresso internazionale sulleducazione
per i diritti umani e la democrazia, svoltosi a Montreal (Canada) dall8
all11 marzo 1993, è stato adottato il «Piano mondiale
di azione per leducazione ai diritti umani e alla democrazia»,
inteso come «strategia di mobilitazione educativa da attuarsi
su scala planetaria». Tra i principi pedagogici richiamati dal
Piano cè quello secondo cui «il processo educativo
deve esso stesso essere un processo democratico e partecipativo, che
metta in grado la gente e la società civile di migliorare la
qualità della vita».
I due grandi obiettivi,
da conseguire mediante lancoraggio della pratica della democrazia
al paradigma dei diritti umani, sono:
far prendere
coscienza che la sovranità appartiene al popolo, in virtù
del fatto che i membri di questo possiedono eguali diritti innati, che
preesistono alla legge scritta e sono quindi inviolabili e inalienabili;
motivare
a realizzare tutta la democrazia, cioè democrazia come rappresentanza
elettiva e come partecipazione e autogestione della sovranità
popolare, democrazia politica ed economica, democrazia nazionale e internazionale.
b) La Conferenza mondiale
di Vienna sui diritti umani (1993)
Ben 171 rappresentanti
degli Stati che hanno partecipato alla seconda Conferenza mondiale delle
Nazioni Unite sui diritti delluomo che si è tenuta
a Vienna nei giorni 14-25 giugno 1993 hanno sotto scritto la
Dichiarazione da cui riprendiamo alcune brevi indicazioni:
tutti i
diritti umani derivano dalla dignità e dal valore inerente alla
persona umana, soggetto centrale dei diritti umani e delle libertà
fondamentali;
i diritti
umani e le libertà fondamentali sono un diritto di nascita di
tutti gli esseri umani; la loro difesa e promozione sono le maggiori
responsabilità dei governi;
tutti i
diritti umani sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati.
La comunità internazionale deve trattare i diritti umani globalmente
in modo onesto e leale, sullo stesso piano e con la stessa importanza;
i diritti
umani delle donne e delle bambine sono parte inalienabile, integrante
e indivisibile dei diritti universali. La piena ed eguale partecipazione
delle donne alla vita politica, civile, economica, sociale e culturale
a livello nazionale, regionale e internazionale, e lo sradicamento di
ogni forma di discriminazione fondata sul sesso sono obiettivi primari
della comunità internazionale;
la Conferenza
mondiale sui diritti delluomo riafferma che gli Stati hanno il
dovere, di assicurare che listruzione sia indirizzata al rafforzamento
del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
La Conferenza mondiale,
sottolineandone limportanza, chiede agli Stati di incorporare
nei programmi scolastici la materia «educazione ai diritti umani.
Listruzione deve promuovere la comprensione, la tolleranza e lamicizia
tra le nazioni e tra i gruppi razziali e religiosi ed incoraggiare lo
sviluppo delle attività delle Nazioni Unite nel perseguire questi
obiettivi.
Pertanto, linsegnamento
dei diritti umani e la diffusione di unadeguata informazione sia
teorica che pratica, svolge un ruolo importante nella promozione e nel
rispetto dei diritti umani in riferimento a ogni individuo senza distinzioni
per motivi di razza, sesso, lingua o religione e questo deve essere
incorporato nelle politiche educative a livello nazionale e internazionale.
c) Proposte del Consiglio
dEuropa per linsegnamento e lapprendimento dei diritti
umani nelle scuole
Tra le indicazioni
principali che sono contenute nel testo del Consiglio dEuropa
(adottato dal Comitato dei ministri il 14 maggio 1985) riportiamo le
seguenti:
la conoscenza
e lesperienza vissuta dei diritti delluomo sono una parte
delleducazione sociale e politica, che includono la comprensione
interculturale e internazionale;
i concetti
legati ai diritti delluomo possono e devono essere assimilati
fin dalla più giovane età;
le attitudini
necessarie per comprendere e sostenere i diritti delluomo sono
in particolar modo le seguenti:
1) atteggiamenti
intellettuali, in particolare: atteggiamenti legati allespressione
orale e scritta, ivi compresa la capacità di discutere, di ascoltare
e di difendere le proprie opinioni;
2) atteggiamenti
di analisi critica come: raccogliere e analizzare il materiale proveniente
da diverse fonti, compresi i media, e saperlo analizzare per arrivare
a conclusioni obiettive ed equilibrate; saper riconoscere il partito
preso, i pregiudizi, gli stereotipi e le discriminazioni;
3) atteggiamenti
sociali, in particolare: saper riconoscere ed accettare le differenze;
stabilire con altri relazioni costruttive e non oppressive; risolvere
i conflitti in modo non violento; assumere responsabilità; partecipare
alle decisioni; comprendere lutilizzo dei meccanismi di protezione
dei diritti delluomo a livello locale, regionale, europeo e mondiale.
linsegnamento
e lapprendimento dei diritti delluomo devono essere centrati
sugli aspetti positivi. Numerosi esempi di violazione e negazione dei
diritti delluomo rischiano di generare negli allievi un sentimento
di impotenza e di scoraggiamento; conviene piuttosto mostrare loro i
progressi ed i successi.
è
importante che le scuole offrano agli allievi la possibilità
di conoscere limplicazione affettiva dei diritti umani e di esprimere
i loro sentimenti per mezzo del teatro, dellarte, della musica,
della creazione di strumenti audiovisivi.
la scuola
deve promuovere la partecipazione dei genitori e delle altre componenti
della collettività alle proprie iniziative.
la scuola
e gli istituti di formazione degli insegnanti devono essere motivati
a celebrare la Giornata internazionale dei diritti delluomo (10
dicembre).
d) Lindicazione del
CNPI: una nuova paidea
fondata sulla cultura dei diritti umani
«Delineare
una paidea per il terzo millennio»: questo chiede alla
scuola e alle forze sociali il CNPI nella pronuncia del 23 febbraio
1995 su «Educazione civica, democrazia e diritti umani».
In un contesto storico di sgretolamento (localismo) e contemporaneamente
di nuove aggregazioni territoriali (transnazionalità), leducazione
è chiamata a dare il suo contributo per la rifondazione del senso
e delle regole della convivenza civile a livello locale, regionale,
nazionale, europeo, mondiale.
Ma questo obiettivo
si potrà conseguire soltanto ponendosi in una visione interculturale.
Opportunamente il CNPI fa osservare che «Educare ad una cittadinanza
responsabile in una società libera e giusta costituisce insieme
un bisogno sociale, un imperativo etico, un impegno pedagogico [...].
In questa cittadinanza il diritto positivo e i diritti umani, la lealtà
allo Stato e la tensione ad una statualità più vasta,
tendenzialmente mondiale, si incontrano e si scontrano in modo talora
sterile e distruttivo, talora fecondo e creativo. In particolare, vi
si incontrano le categorie del civico e del politico in un costante
confronto con letico e con leconomico».
E la finalità
formativa generale da conseguire viene ulteriormente esplicitata come
segue: «in questa prospettiva, per contrastare ogni forma di individualismo,
di intolleranza, di razzismo, di massificazione, la scuola deve saper
costruire percorsi di educazione alla conoscenza ed al rispetto dei
diritti di ogni uomo, al dialogo, alla collaborazione, alla giustizia,
alla legalità e alla pace, ossia ai valori che danno consistenza
agli ideali e alle forme storiche della democrazia. La dignità
di ogni persona, la conquista della propria autonomia, la capacità
di decidere secondo un proprio personale progetto di pensiero e di vita,
tutto questo dovrebbe costituire il nucleo centrale della progettazione
educativa ad ogni livello».
Daltra parte,
i profondi cambiamenti intervenuti a livello internazionale e nazionale
hanno fatto emergere bisogni formativi nuovi. I problemi della complessità
e della conflittualità sono in buona sostanza problemi di civismo,
di partecipazione responsabile, di legalità, di convivenza democratica
di senso del bene comune. Si deve tener ben presente che i valori delleducazione
civica sono trasversali a tutte le discipline scolastiche e a
tutte le attività della scuola in quanto partecipe di un compito
che non può non essere dellintera società.
Ecco perché
la cultura dei diritti umani che è a fondamento delleducazione
civica va collocata non ai margini, ma al centro della proposta
formativa della scuola. In realtà questo processo è già
iniziato da tempo ma non vè ancora, né una consapevolezza
diffusa né uno «scuotimento» delle coscienze degli
stessi operatori della scuola che sarebbe, invece, necessario e auspicabile.
Non vè
alcun dubbio che tra diritti umani e interculturalità esiste
un legame molto stretto dal momento che convergono entrambi sul valore
della convivenza democratica. Questo emerge chiaramente, ad esempio,
dalla circolare ministeriale n. 73 del 2 marzo 1994 che ha per oggetto,
appunto, «dialogo interculturale e convivenza democratica: limpegno
progettuale della scuola».
È da sottolineare
che leducazione interculturale non si esaurisce nei problemi posti
dalla presenza di alunni stranieri a scuola, ma si estende alla complessità
del confronto tra culture, nella dimensione europea e mondiale dellinsegnamento,
e costituisce la risposta più alta e globale al razzismo e allantisemitismo.
3. I diritti umani nei programmi
scolastici
Riteniamo che leducazione
ai diritti umani nella scuola debba essere inquadrata allinterno
di un «curricolo continuo». I passaggi graduali (le fasi)
da compiere sono essenzialmente tre:
informazione/conoscenza
interiorizzazione
orientamento
e partecipazione
Dal punto di vista
metodologico suggeriamo un approccio assio-pratico (A. Papisca), che
può andare dallesperienza alla formalizzazione e viceversa.
In ogni caso un apprendistato sotto forma di tirocinio, di laboratorio
democratico. Concretamente ciò vuol dire partire sempre dai comportamenti
reali, dellesperienza personale, da qualcosa di tangibile, come
le regole della classe, lo statuto dei diritti e dei doveri degli studenti,
i consigli municipali dei ragazzi, la partecipazione ad una «campagna»
relativa ai diritti umani (scarpe giuste, giochi leali, Nessuno tocchi
Caino) studi di caso, ecc.
a) Leducazione civica
nella scuola dellinfanzia
Occorre che, sin
dalla scuola materna, i diritti dellinfanzia siano rispettati
e promossi nella concreta attività formativa. Il gioco è
il primo connotato essenziale della metodologia che la scuola dellinfanzia
mette al servizio delleducazione civica. Esso costituisce in questa
età «una forma privilegiata di apprendimento e di relazioni».
Le condotte ludiche dei bambini spaziano, infatti, «dai giochi
liberi a quelli di regole, dai giochi con materiali a quelli simbolici,
dai giochi di esercizio a quelli programmati, dai giochi imitativi a
quelli popolari e tradizionali».
I notevoli spunti
di educazione civica presenti negli «Orientamenti» vanno
necessariamente tradotti nelle programmazioni predisposte dai
docenti delle singole scuole e chiaramente indicati nei progetti
educativi di circolo. Significativi appaiono in proposito i progetti
Ascanio e Arcobaleno.
b) Leducazione civica
nella scuola elementare
Nei programmi didattici
per la scuola primaria (1985) leducazione civica è stata
configurata come «studi sociali» e abbinata, nella programmazione
curricolare, alla storia e alla geografia. Costituisce così un
apposito paragrafo, riservato a «studi e conoscenza della vita
sociale».
Spetta dunque alla
scuola avviare un primo processo di conoscenza dello «statuto
della persona» e dei diritti fondamentali riconosciuti e affermati
dalla Carta costituzionale italiana, oltre che dagli organismi internazionali
quali lONU, lUNESCO, il Consiglio dEuropa, con particolare
riferimento alla Convenzione internazionale sui diritti dellinfanzia,
del 1989.
In una prospettiva
di formazione continua è inoltre indispensabile far acquisire
al bambino la iniziale consapevolezza dello «Statuto del cittadino»,
sia attraverso la scoperta delle prime regole di vita associativa e
delle norme che consentono la presa di decisioni secondo il metodo democratico,
sia ampliandone le possibilità di comprensione verso lorganizzazione
politica e sociale dello Stato, anche nella prospettiva di sopranazionalità
rappresentata dallUnione Europea.
Lapprofondimento
dei temi connessi allindipendenza dei popoli, al diritto alla
sicurezza di singoli e di gruppo, della tutela assicurata dalle convenzioni
internazionali verso le nazioni più deboli e povere, può
concorrere a radicare, nei bambini, sentimenti di fiducia nelle istituzioni,
disponibilità alla partecipazione democratica, affermazione del
diritto alla pace per tutti.
c) Leducazione civica
nella scuola media
Nella scuola media
leducazione civica va intesa, da un lato, come educazione alla
democrazia e ai diritti umani, civili, economici e culturali, alla pace,
allo sviluppo, alla salute, allambiente, dallaltro come
un insegnamento specificamente dedicato allacquisizione di una
cultura costituzionale.
In tale prospettiva
la scuola media attua il suo impegno educativo attraverso una fertile
e produttiva interazione conoscitiva e operativa con la società
e i problemi che essa oggi pone ai cittadini e alle nuove generazioni.
Con leducazione
civica la scuola media si propone di favorire e sviluppare negli allievi
la consapevolezza dellinterdipendenza dei fenomeni ambientali,
demografici, sociali, culturali, politici e della necessità della
cooperazione di ciascuno, ai diversi livelli, regionale, nazionale e
internazionale per affrontare e risolvere i problemi che ne derivano.
Pertanto, sarà
necessario ampliare lorizzonte della trattazione a quei documenti
internazionali, quali, ad esempio, la Dichiarazione universale dei diritti
delluomo, la Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione
nei confronti della donna, la Convenzione internazionale sui diritti
dellinfanzia, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti
e delle libertà fondamentali, i documenti dellUnione Europea
e del Consiglio dEuropa contro il razzismo e lintolleranza
e sulle prospettive dei valori espressi dalla nostra stessa Costituzione.
d) Leducazione civica
nella scuola superiore
Come sappiamo,
è in atto nella scuola secondaria la sperimentazione di nuovi
programmi alcuni dei quali già in ordinamento, che prevedono
lo svolgimento nei primi due anni dellinsegnamento di «diritto
ed economia», in funzione delleducazione «civile,
civica e sociopolitica».
Con la nuova direttiva
dell8 febbraio 1996, n. 58, si stabilisce che «nei bienni
in cui sia presente linsegnamento di economia e diritto, leducazione
civica e culturale costituzionale è prevista allinterno
di tale insegnamento, assicurando in ogni caso i necessari accordi interdisciplinari
con gli altri insegnanti, in particolare con quello di storia».
Linsegnamento
della disciplina denominata «Educazione civica e cultura costituzionale»,
in sinergia con tutti gli insegnanti e le attività della scuola,
promuove e sviluppa:
il graduale
passaggio dal prendere atto del carattere multiculturale di ogni società,
cultura e persona, alla formazione di unidentità personale
aperta al confronto con lalterità, che può essere
vista, sia come problema, che come risorsa, diritto o valore;
la consapevolezza
della crescente mondializzazione e interdipendenza dei fenomeni ambientali,
demografici, economici, sociali, politici e culturali, e lattitudine
ad analizzare alcuni dei maggiori problemi del mondo attuale, alla luce
delleducazione ai diritti umani, alla pace, allo sviluppo, alla
salute, allambiente, al dialogo interculturale e alle pari opportunità;
la comparazione
fra diversi quadri costituzionali e assetti istituzionali, a partire
dalla coppia oppositiva fra totalitarismo e democrazia, in base ai principi
universali contenuti nella Costituzione italiana e nelle carte internazionali.
Fra i principali
obiettivi da raggiungere sottolineiamo i seguenti:
prendere
coscienza dellimportanza dellascolto, del riconoscimento
e del rispetto dellaltro e sperimentare una serie di approssimazioni
successive al diverso, che dalla tolleranza muova verso il riconoscimento
del reciproco dellidentità personale come valore, diritto
e risorsa, e verso il dialogo e la convivibilità delle differenze;
partecipare
attivamente, nellambito delle proprie possibilità, alla
costruzione di una cultura di pace, fondata su diritti umani, sui principi
democratici e sulla nonviolenza;
cogliere,
nel presente e nel passato, alcuni esempi di processi di mondializzazione
e di interdipendenza e gli intrecci fra variabilità ambientali,
economiche, sociali, politiche, e culturali (per esempio a proposito
di sviluppo sostenibile e di sviluppo/sottosviluppo);
riconoscere
i principali soggetti politico-istituzionali operanti a livello locale,
nazionale, europeo e mondiale e individuarne caratteristiche e funzioni;
utilizzare
conoscenze e competenze acquisite nello studio delleducazione
civica e della cultura costituzionale per orientarsi nella complessità
del presente e per inserirsi in modo critico nella scuola.
4. Una mappa di attività
didattiche
Vorremmo elencare
venti possibili percorsi didattici di educazione ai diritti umani nei
vari ordini e gradi di scuola.
1. Le tre generazioni dei
diritti umani
Gli osservatori
sono soliti articolare il cammino storico dei diritti umani in tre generazioni,
secondo lespressione usata da K. Vasak.
Si fa partire la
prima generazione dal 1789 e riguarda i diritti civili e politici, che
maturano nel contesto storico gli Stati liberali. Questa prima generazione
di diritti vengono dunque formulati a partire dalla nozione di diritti
naturali (J. Locke). Promuovendo le libertà fondamentali, i filosofi
dei Lumi (C. de Montesquieu, J.-J. Rousseau ecc.) hanno posto le basi
della democrazia moderna.
Si tratta di diritti
che hanno una matrice liberale: libertà di pensiero, di religione,
di espressione, di associazione; il diritto alla vita, allintegrità
fisica; il diritto alla partecipazione politica, allelettorato
attivo e passivo, ecc.
La seconda generazione
si fa partire dalla Dichiarazione universale del 1948 e riguarda i diritti
economici, sociali e culturali che hanno lo scopo di migliorare le condizioni
di vita del cittadino, fra cui si annoverano listruzione, il lavoro,
la casa, lassistenza sanitaria e sociale.
Questa seconda
generazione di diritti ha dunque una matrice socialista.
Nel secolo XIX
i filosofi socialisti (Ch. Fourier, K. Marx, ecc.) criticarono la concezione
liberale dei diritti delluomo, di cui stigmatizzavano il carattere
formale, separato dallambiente sociale. Essi promossero una seconda
generazione di diritti delluomo, quelli economici e sociali, rilevando
come lesercizio della libertà fondamentali possa sembrare
derisorio a chi è privo delle condizioni minime di sopravvivenza.
La terza generazione
di diritti, sono di tipo collettivo, i cosiddetti «diritti di
solidarietà» di cui fanno parte lautodeterminazione
dei popoli, la pace, lo sviluppo, lequilibrio ecologico, il controllo
delle risorse nazionali, la difesa ambientale. Possiamo datare questa
nuova conoscenza dei diritti umani collocandola nel periodo che va dal
1972, quando proprio Vasak comincia ad elaborare il concetto di diritti
alla solidarietà, includendo il diritto allo sviluppo, fino al
1974, quando lAssemblea generale delle Nazioni Unite adotta una
risoluzione in cui sottolinea limportanza di un nuovo ordine economico
internazionale come elemento essenziale per una effettiva promozione
dei diritti umani.
Questa terza generazione
di diritti ha una matrice plurale, è nello stesso tempo, sia
liberale e socialista, ma anche religiosa.
Facciamo un esempio
per capire questa più recente generazione dei diritti. Se prendiamo
la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo (ONU, 1986), allart.
1 troviamo scritto: «Il diritto allo sviluppo è un diritto
inalienabile delluomo in virtù del quale ogni individuo
e tutti i popoli hanno il diritto di partecipare e di contribuire a
uno sviluppo economico, sociale, culturale e politico nel quale tutti
i diritti delluomo e tutte le libertà fondamentali possono
essere pienamente realizzati, e di beneficiare di tale sviluppo»
(art. 1).
Riteniamo che un
ulteriore sviluppo dei diritti umani sia ancora possibile e avverrà
certamente nella direzione di un consensus omnium gentium. Questo
«consenso» sarà sempre più universale se saprà
avvalersi:
dellapporto
del pensiero al femminile;
dellapporto
delle culture non occidentali (africani, asiatici...);
dellapporto
delle minoranze e dei popoli indigeni.
2. Il libro aperto dei
diritti umani
Nei 30 articoli
della Dichiarazione universale del 1948 troviamo una sorta di libro
aperto dei diritti umani che il professor Antonio Papisca sintetizza
così.
I primi due articoli
della Dichiarazione universale sottolineano che tutti gli essere umani
nascono liberi e uguali in dignità e diritti e definiscono i
principi di uguaglianza e non-discriminazione nellesercizio
dei diritti delluomo e delle libertà fondamentali.
I successivi 19
articoli enunciano i diritti civili e politici che debbono essere riconosciuti
ad ogni essere umano e che risultano essere, per la precisione, i seguenti:
diritto
alla vita, alla libertà e alla sicurezza della persona;
diritto
a non essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù;
diritto
a non essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli,
inumane e degradanti;
diritto
di ciascuno al riconoscimento della propria personalità giuridica;
diritto
ad uneguale tutela da parte della legge;
diritto
ad uneffettiva possibilità di ricorso contro atti che violino
i diritti fondamentali;
diritto
di non essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato;
diritto
di ogni individuo ad unequa e pubblica udienza davanti ad un tribunale
indipendente e imparziale;
diritto
di ogni individuo ad essere presunto innocente sino a che la sua colpevolezza
non sia stata provata legalmente;
diritto
a non essere condannato per azioni che, al momento in cui siano state
commesse, non costituissero reato;
diritto
di ogni individuo a non essere sottoposto ad interferenze arbitrarie
nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua
corrispondenza;
diritto
di ogni individuo alla libertà di movimento, a lasciare qualsiasi
paese, incluso il proprio e di fare ritorno al proprio paese;
diritto
allasilo;
diritto
di una cittadinanza;
diritto
ad avere una proprietà;
diritto
alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
diritto
alla libertà di opinione e di espressione;
diritto
alla libertà di riunione e di associazione pacifica;
diritto
di ogni individuo a partecipare al governo del proprio paese;
diritto
di ogni individuo ad accedere, in condizioni di uguaglianza, ai pubblici
impieghi del proprio paese.
I successivi sette
articoli (dal 22 al 28) trattano dei diritti economici, sociali e culturali;
essi stabiliscono che ogni individuo ha diritto:
alla sicurezza
sociale;
al lavoro
e alla libera scelta dellimpiego;
ad uneguale
retribuzione per un eguale lavoro;
a fondare
dei sindacati o ad aderirvi;
al riposo
e allo svago;
ad un tenore
di vita sufficiente a garantire la salute e il proprio benessere (con
particolare riguardo allalimentazione, al vestiario, allalloggio
e alle cure mediche);
alla sicurezza
in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia,
o in ogni altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze
indipendenti dalla sua volontà;
alla protezione
della maternità e dellinfanzia;
allistruzione,
tenuto conto che i genitori hanno diritto di priorità nella scelta
del genere di istruzione da impartire ai loro figli;
a prendere
parte liberamente alla vita culturale della comunità;
alla protezione
degli interessi morali e materiali di ogni produzione scientifica, letteraria
o artistica di cui sia autore.
In conformità
allarticolo 28, ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale
e internazionale in cui i diritti e le libertà enunciati nella
Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.
Larticolo
29 stabilisce che lindividuo ha dei doveri verso la comunità,
nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della
sua personalità, e che, nellesercizio dei suoi diritti
e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a
quelle limitazioni che sono fissate dalla legge esclusivamente per assicurare
il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli
altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dellordine
pubblico e del benessere generale. Questi diritti e queste libertà
non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini
ed i principi delle Nazioni Unite. Nellultimo articolo si afferma
che nessuna disposizione della Dichiarazione può essere interpellata
nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona,
di esercitare o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti
e delle libertà in essa enunciati.
3. Che cosa comprende il
codice internazionale dei diritti umani
Il codice internazionale
dei diritti umani si pone alla base della cultura di liberazione e panumanizzazione
planetaria, che recepisce in buona misura istanze e principi di legge
naturale e che, appunto attraverso la formalizzazione di questa in termini
di diritti e di vincoli giuridici su scala globale, ne sancisce, o,
se si vuole, ne conferma, la intrinseca universalità.
Possiamo parlare
di un processo di internazionalizzazione dei diritti umani che inizia
con la Dichiarazione universale e si sviluppa nella progressiva opera
di codificazione dei diritti umani in precise norme di diritto internazionale.
Ci riferiamo soprattutto
ai due Patti o Trattati su diritti delluomo adattati allunanimità
dallAssemblea generale delle Nazioni Unite nella seduta plenaria
del 16 dicembre 1966.
I due Patti, entrati
in vigore nel 1976 dopo il deposito dei prescritti 35 strumenti di ratifica,
sono giuridicamente vincolanti per gli Stati che li abbiano ratificati.
A questo insieme di testi bisogna poi aggiungere numerosi altri, tra
i quali una particolare importanza hanno i seguenti:
Convenzione
europea del 1950
Convenzione
interamericana del 1969
Carta africana
dei diritti delluomo e dei popoli del 1981
Convenzione
internazionale sui diritti dei bambini del 1989
4. Una ricerca sulla Magna
Charta Libertatum del 1215
15 giugno 1215.
Re Giovanni di Inghilterra promulga la «Magna Charta». Per
la prima volta un documento di uno Stato garantisce non a categorie
privilegiate di persone o a particolari città ma a «tutti
gli uomini liberi» una serie di diritti. Trentanovesima clausola
«Nessun uomo libero sarà catturato, espropriato, posto
fuori legge, esiliato o in altro modo danneggiato, né lo assaliremo
o lo faremo assalire eccetto che su giusto giudizio dei suoi pari o
in base alla legge del paese». Questo documento è linizio
dellevoluzione che porterà lInghilterra al regime
monarchico parlamentare.
Il fatto storico
che sta alla base della «concessione» della Magna Charta
Libertatum è il seguente: il sovrano inglese Giovanni Senzaterra,
sconfitto in Francia, a Bouvines dal re francese Filippo Il Augusto,
perdendo i possedimenti inglesi in Francia, compromise il prestigio
della Corona tanto da dover concedere nel 1215 ai suoi baroni la sottoscrizione
di un documento (Magna Charta Libertatum) che imponeva precise
limitazioni al potere sovrano.
Si comprende allora
perché nella ricostruzione del cammino storico relativo alla
cultura dei diritti umani si faccia riferimento alla storia europea.
La nozione di diritti
delluomo è radicata nella storia europea e nordamericana.
La Gran Bretagna ne offre le primizie: la Magna Charta nel 1215,
la Petition of Rights nel 1629, lHabeas corpus nel
1679, il Bill of Rights nel 1688. Ma soltanto alla fine del secolo
XVIII la Dichiarazione americana di indipendenza del 1776 e la Dichiarazione
francese dei diritti delluomo e del cittadino del 1789 ne diedero
lespressione moderna.
5. Levoluzione storica
del concetto di «cittadinanza»
Lidea-guida
di cittadinanza è certamente quella che ci consente di ripercorrere
i passaggi culturali e giurisdizionali più importanti nellaffermazione
dei diritti umani.
Dalla Dichiarazione
come appartenenza etnica (regolata dai principi dello jus soli
e dello jus sanguinis) alla cittadinanza sganciata da vincoli
particolari e fondati sullo stesso statuto di umanità.
Oggi la cittadinanza
non coincide più, né con la residenza né con la
nazionalità. Questi vincoli non hanno più alcuna ragion
dessere. Dopo lapprodo ad una effettiva cittadinanza sovranazionale,
come quella «europea» (si pensi al passaporto europeo) la
cittadinanza nazionale deve oggi fare i conti soprattutto con la cittadinanza
planetaria, configurata dalle norme giuridiche internazionali sui diritti
umani. Lo status giuridico ordinario delle persone non è quello
di cittadini di un dato Stato, ma membri della famiglia universale.
Il fatto che esista
almeno giuridicamente la cittadinanza planetaria comporta
che, allinterno dei singoli Stati, si debba procedere a profonde
trasformazioni di carattere politico-istituzionale e culturale. In concreto,
educare ai diritti umani significa anche far prendere coscienza al bambino
dei cerchi concentrici della sua stessa cittadinanza che è «plurale»:
nazionale, europea, planetaria.
6. Unanalisi comparativa
tra Dichiarazione universale e Costituzione italiana
La Costituzione
italiana (approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1°
gennaio 1948) e la Dichiarazione universale dei diritti delluomo
(proclamata il 10 dicembre 1948) sono sostanzialmente fra loro contemporanee.
Non è difficile comprendere come il dibattito, che a livello
internazionale preparava la seconda, abbia avuto un qualche effetto
sulla prima, anche perché lItalia usciva proprio allora
da un regime autoritario, che laveva fra laltro trascinata
nella guerra.
Volendo esplicitare
alcune specifiche corrispondenze fra Costituzione italiana e Dichiarazione
universale, basti qui segnalare il tema della libertà personale,
della libertà di stampa, della segretezza della corrispondenza,
del diritto al lavoro, del divieto di discriminazione razziale (si
veda la tabella alla pagina seguente).
7. Una ricerca sul carattere
universale dei diritti umani
È compito
delleducatore saper motivare le due caratteristiche essenziali
della nozione stessa di diritti delluomo: la loro universalità
e la loro indivisibilità. Tali tratti distintivi scrive
Giovanni Paolo II vanno riaffermati vigorosamente per respingere
le critiche di chi tenta di sfruttare largomento della specificità
culturale per coprire violazioni dei diritti umani, come di chi impoverisce
il concetto di dignità umana negando consistenza giuridica ai
diritti economici, sociali e culturali. Universalità e indivisibilità
sono due principi guida che postulano comunque lesigenza di radicare
i diritti umani nelle diverse culture, nonché di approfondire
il loro profilo giuridico per assicurarne il pieno rispetto.
Tuttavia, come
è noto, non tutti i paesi sono daccordo sul carattere universale
delle Dichiarazioni dei diritti umani. Dalle critiche che vengono espresse
risulta che luniversalità dei diritti delluomo sarebbe
lo strumento ideologico di una mondializzazione occidentale. Sebbene
provengano soprattutto da regimi autoritari o dittatoriali, le critiche
espresse alla Conferenza mondiale dellONU sui diritti delluomo,
che si è tenuta a Vienna nel giugno 1993, sollevano il problema
del carattere «universale» dei diritti elaborati in un contesto
culturale specifico.
Nel libro di A.
Cassese I diritti umani nel mondo contemporaneo (Laterza, Roma-Bari
1988) ci si chiede: i diritti umani sono davvero universali? E lautore
risponde: «Dirò subito che luniversalità è,
per ora, un mito».
Poi argomenta così:
«Esistono anzitutto profonde divergenze nella concezione filosofica
[...] Unaltra divaricazione importante si ha riguardo alle differenti
concezioni culturali e religiose [...] In misura minore o maggiore,
è questa la concezione occidentale della libertà. Diversa
è la visione che ne hanno sia i paesi socialisti, sia quelli
del Terzo Mondo. Ancora più radicale è la differenza tra
la concezione occidentale e quella che deriva dalle grandi tradizioni
culturali dellAsia [...] Lo stesso vale ancora per la tradizione
islamica o, almeno, per la pratica dei paesi dellIslam, progressivamente
allontanatisi, per certi versi, dai principi del Corano. Nella tradizione
africana, che è soprattutto una tradizione di usi e costumanze
tribali, lindividuo si realizza nella comunità; questa
è diretta da un leader, alla cui autorità tutti devono
piegarsi. La lotta contro il leader non ha ragion dessere, perché
questi non opprime i membri della comunità, ma li guida, operando
in modo da consentir loro di integrarsi pienamente nel tutto; egli dunque
esige proficuamente nellinteresse della collettività. Si
obietterà che tutte queste tradizioni asiatiche o africane si
sono per così dire stemperate o illanguidite, a contatto con
lo "Stato"; non appena in Asia e in Africa ha preso radici
quella formazione tipica dellEuropa occidentale appunto,
lo Stato moderno, centralizzato e burocratico-amministrativo
si è riprodotta la problematica propria di quello Stato, e con
essa la dialettica autorità-libertà. Appunto, la relativa
"estraneità" delle strutture statali moderne, rispetto
alle tradizioni e alle cultura di quei paesi, spiega però perché
quelle strutture funzionano così stentatamente in tanti Stati
africani e asiatici. È una pianta che mette solo lentamente radici,
e trova troppo spesso un humus poco consentaneo, se non sterile».
8. I punti deboli della
Dichiarazione
Consideriamo educativo
chiedere ai ragazzi di individuare anche i punti deboli della Dichiarazione
universale, aiutandoli in questoperazione. Bisogna evitare lenfatizzazione
perché cè ancora molto da fare.
Forse la principale
debolezza della Dichiarazione universale dei diritti delluomo
risiede nella mancanza di un sistema di controllo obbligante. Soltanto
la Convenzione europea dispone, con la Corte europea dei diritti delluomo,
di un sistema giudiziario obbligante, con un diritto di ricorso individuale.
La sua competenza si limita però ai diritti civili e politici,
poiché i diritti economici e sociali della Carta sociale europea
non sono soggetti a tale controllo. Uno dei motivi della resistenza
degli Stati a sottoscrivere impegni obbliganti è nel fatto che
essi non riconoscono nella Dichiarazione del 1948 una espressione universale
della dignità umana, ma essa continua ad essere vista come occidentale
da culture che esprimono in altro modo la dignità delluomo
e i suoi rapporti con la società.
9. Limportanza dellarticolo
28
Richiamare lattenzione
sullart. 28 della Dichiarazione significa aiutare il ragazzo a
prendere coscienza, che egli è già considerato come soggetto
di diritto internazionale. Lart. 28 afferma infatti che: «Ogni
individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale
i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possono
essere pienamente realizzati».
Purtroppo non è
stato fatto quasi nulla per diffondere la consapevolezza che ciascuno
di noi ha un «ruolo costituente» (riconosciuto) nellaffermazione
di una nuova cultura dei diritti umani.
10. Il principio di ingerenza
umanitaria
Lenunciazione
del principio di ingerenza umanitaria si trova in importanti documenti
di organismi internazionali quali il Parlamento europeo, la Csce, lo
stesso Consiglio di sicurezza dellONU a cominciare dalla risoluzione
688 riguardante la situazione dei curdi.
Lo stesso principio
è ampiamente illustrato dalla Risoluzione di Santiago di Compostela,
elaborata nel 1989 dal prestigioso Institut de droit international,
da un documento della Commissione diritti umani della Helsinki Citizens
Assembly (settembre 91).
Il principio di
un diritto di ingerenza umanitaria non sembra si possa mettere in dubbio;
esso trasferisce a livello del diritto internazionale un dovere che
tutte le società riconoscono e ratificano, quello di assistere,
tutte le volte che è possibile, una persona che soffre un danno.
Ma non è meno evidente che lattuazione di questo diritto
può aprire la porta a molti abusi, può servire da paravento
ad ambizioni nazionaliste o egemoniche. Uno Stato non può quindi,
nellattuale situazione del mondo, decidere da solo; ci deve essere
un controllo internazionale per verificare la fondatezza dei motivi
da esso avanzati. Intervenendo alla FAO in occasione della Conferenza
internazionale sulla nutrizione, 5 dicembre 1992, Giovanni Paolo II
ha affermato che il principio di ingerenza umanitaria è un dovere
delle nazioni. Ai membri del corpo diplomatico in data 16 gennaio 1993
Giovanni Paolo II è stato ancora più esplicito: «Gli
Stati non hanno più il "diritto allindifferenza"
[...] I principi della sovranità degli Stati e della non ingerenza
nei loro affari interni che conservano tutto il loro valore non
devono tuttavia costituire un paravento dietro al quale si possa torturare
o assassinare. È di questo infatti che si tratta».
11. I diritti del bambino
La Convenzione
internazionale sui diritti del fanciullo è il documento internazionale
giuridicamente vincolante per molti Stati.
Essa definisce
in modo più largo e completo come deve essere leducazione
del bambino. Perciò consigliamo di partire dallart. 29
comma 1 della Convenzione del 1989 e di fare riferimento agli strumenti
didattici elaborati da quegli organismi come ad esempio lUnicef
che si sono impegnati efficacemente in questo ambito guadagnandosi
anche un meritato prestigio sociale.
12. I diritti della donna
Ci sono voluti
secoli prima che i diritti umani delle donne fossero giuridicamente
riconosciuti come diritti umani universali. Non vè alcun
dubbio, tuttavia, che ancora oggi in molti Paesi per ragioni
culturali la donna venga sistematicamente discriminata. Da alcuni
decenni, come è noto, le donne si sono organizzate dando corpo
ad un Movimento e ad una nuova cultura «al femminile» che
sta gradualmente ristabilendo una situazione di maggiore equità
un po ovunque. Molto resta ancora da fare perché le resistenze
al cambiamento sono fortissime. I nuovi strumenti di cui le donne si
avvalgono sono lapproccio di genere, il mainstreaming (la critica
di genere) lempowerment (la capacità decisionale), ecc.
Uno studio che
può risultare molto utile ai docenti per avere informazioni su
questa materia è quello curato da Anna Maria Donnarumma, Guardando
il mondo con occhi di donna (EMI, Bologna 1998). Si potrà
utilizzare, in particolare, un testo interessante che è riportato
allinterno: «Proposte per una Dichiarazione universale dei
diritti umani secondo un approccio di genere» (pp. 54-62).
13. I diritti dei popoli
Una carta dei diritti
dei popoli, veramente riconosciuta e accettata da tutti, ancora non
esiste. La Dichiarazione universale dei diritti dei popoli, adottata
ad Algeri il 14 luglio 1976 da esperti di problemi internazionali e
da rappresentanti di movimenti di liberazione, risponde solo in parte
a questa esigenza e non dispone di quella autorevolezza morale e di
quel consenso universale di cui avrebbe bisogno. Tra i diritti del singolo
individuo e i diritti dei popoli vi è una intima connessione.
Tutti i popoli hanno diritto allautodeterminazione (che significa
poter disporre liberamente e autonomamente del proprio destino) e quindi
di proseguire in assoluta indipendenza il proprio sviluppo economico,
sociale e cultura le.
Si ricordi che
il periodo 1995/2004 è stato dichiarato dallONU «Decennio
internazionale dei popoli indigeni»
14. I diritti delle minoranze
Le minoranze di
ogni genere (etniche, linguistiche, religiose) sono una realtà
di vaste proporzioni su scala mondiale e i problemi che pongono non
possono più a lungo essere disattesi.
È giunto
il momento di affrontare seriamente i grandi problemi delle minoranze
tenendo conto dei nuovi bisogni emergenti in una società sempre
più inter-etnica e transnazionale.
Si potrebbe avviare
un lavoro con gli studenti sulla presenza delle minoranze nella propria
regione, poi in Italia, in Europa e a livello mondiale.
15. I diritti della Terra
I diritti della
Terra: un tema che va spiegato. La Terra, infatti, non è titolare
di diritti. Siamo abituati a sentir parlare del diritto «alla
terra» (contro i latifondisti, contro gli invasori, contro i colonizzatori,
i diritti degli indios e dei palestinesi, ad esempio, alla terra) ma
non si parla mai dei diritti «della Terra». Ossia del nostro
pianeta come «soggetto» di diritti.
A molti tale impostazione
del problema potrà apparire alquanto paradossale. Solo luomo,
si dirà, è propriamente titolare e soggetto di diritti.
Non la Terra, non le piante, non gli animali. Si dovrebbe, a rigore,
parlare dei «doveri» delluomo nei confronti di queste
realtà, non dei loro diritti. Eppure anche questa impostazione
tradizionale dei rapporti tra luomo e «le cose» (gli
oggetti, i beni, gli esseri viventi non umani) si sta dissolvendo sotto
la spinta della nuova cultura ecologica.
16. Sostenere gli organismi
e i movimenti impegnati sul fronte dei diritti umani
Si raccomanda di
informare i ragazzi circa le iniziative di azione sociale dei numerosi
organismi nazionali e internazionali che operano per la tutela e la
promozione dei diritti delluomo. Tra questi segnaliamo Amnesty
International. Survival Internationai, Acnur, Justitia et Pax, Sos Razzismo,
Pax Christi, Greenpeace, WWF, Unicef, Nessuno tocchi Caino, ecc.
17. Lo statuto degli studenti
Procurarsi il testo
ufficiale dello «Statuto degli studenti» e commentare ognuno
dei sei articoli, in particolare lart. 2 sui diritti e lart.
3 sui doveri. Dovrebbe scaturire un dibattito vivace e coinvolgente.
18. Se fossi il sindaco...
i Consigli municipali dei ragazzi
Importati dalla
Francia, i Consigli comunali dei ragazzi si stanno lentamente diffondendo
anche nel nostro paese. Le prime esperienze pilota sono state realizzate
presso i Comuni di Tolentino e Morovalle.
Tale esperienza
educativa un prezioso laboratorio di formazione alla partecipazione
democratica e alla cittadinanza attiva e responsabile può
essere realizzata ovunque, da Roma a Milano, da Aosta a Bolzano, da
Cagliari a Palermo, ma forse risulterà ancora più incisiva
in piccoli centri o nei comuni di frontiera quali possono essere Corleone,
Orgosolo, Villa Literno.
Lobiettivo
fondamentale dei Consigli comunali dei ragazzi è quello di ripensare
tutti insieme la città per renderla più vivibile, più
umana, un luogo dove ognuno di coloro che la abitano possa sentirsi
veramente a casa sua.
19. Adottare un diritto
umano
È una semplice
ed interessante proposta avanzata dalla Cattedra di antropologia culturale
presso la Facoltà di sociologia dellUniversità di
Roma «La Sapienza» in collaborazione con il Ministero della
pubblica istruzione e con il patrocinio della Commissione nazionale
UNESCO, prendendo spunto dalla positiva esperienza delladozione
dei monumenti storico-artistici da parte delle scuole (ad esempio Roma
e Napoli) propone di passare a un altro tipo di adozione, e precisamente,
all«adozione dei diritti umani».
In concreto, si
ipotizza che allinterno di una classe, corso o scuola, si decida
ladozione di un diritto umano (per esempio: diritto alla salute,
alla parola, alla giustizia, alla vita) con esplicita dichiarazione
della motivazione della scelta, delle modalità di espletamento
della ricerca e con lindicazione dei percorsi storici, letterati,
economici, artistici, mass-mediologi, ecc. scelti al fine di: comprendere
in tutta la sua estensione il significato del contenuto compreso nel
diritto scelto; riandare alla sua genesi storica; approfondire la portata
culturale, sociale, politica, educativa; calare il suo significato nelle
vicende note ed in quelle meno note o del tutto sconosciute, sia a livello
individuale, personale, sia a livello collettivo, sociale.
Adottare un diritto
umano significa: operare una scelta sulla base di un interesse; assumere
una responsabilità; prendersi «in carico» o «cura»
di persone, situazioni, problemi vicini e lontani; stabilire unappartenenza
e vivere unesperienza affettiva; ampliare il proprio sapere: memoria
del passato, conoscenza del presente, progettazione del futuro; stabilire
connessioni, interdipendenze, reciprocità mettendo in relazione
la propria realtà con gli «altri»; favorire un processo
di presa di coscienza che impegna alla crescita; creare eventi; moltiplicare
relazioni, incontri, confronti; liberare la propria creatività;
vivere un impegno in prima persona caratterizzato da continuità,
fantasia, volontà, nella prospettiva di una concreta promozione
di una cultura della pace; dare mente, cuore, braccia, gambe alle proprie
speranze.
20. Ogni 10 dicembre: celebrare
la Giornata mondiale dei diritti umani
Non lasciar passare
inosservata la data del 10 dicembre, cogliere invece loccasione
per far riflettere tutta la comunità scolastica sullimportanza
dei diritti umani in una società che non può fare a meno
delle regole che ognuno è tenuto a rispettare.
Le iniziative potranno
essere le più diverse e riguardare di volta in volta i bambini
e le donne, i rifugiati e gli stranieri, le minoranze e i popoli nativi,
gli emarginati e i condannati politici, ecc.
Un modo efficace
per celebrare questa giornata è anche quello di richiamare lattenzione
dei giovani sulla testimonianza e sul messaggio di uno dei tanti «profeti»
dei diritti umani nel nostro secolo: pensiamo a personaggi «planetari»
come Gandhi, M.L. King, Mandela, Chico Mendes, Marianela, Iqbal Masih,
Aum San Sun Kyi ecc.
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