I SOGNI DI RONALD!

Era lì buttato su una balla di fieno a pensare, la sua vita gli sembrava così diversa da quella degli altri. Nel fienile era tutto così calmo, lontano da ogni cosa, ma soprattutto da chiunque. E’ difficile per una persona di colore adeguarsi alla società di oggi, sempre più ambiziosa e piena di pregiudizi. Ronald era un ragazzo di vent’anni, aveva solo qualche centesimo e tanti sogni nelle tasche, senza famiglia, senza amici, senza insegnanti; la vita Ronald la imparava da solo, e proprio da solo aveva imparato che per le persone come lui non c’era posto in questo mondo.

In quel periodo poi diventava ancora più difficile difendersi dai pericoli del quotidiano, ma gli anni ’60 infondo non erano così diversi da oggi. A quel tempo con Martin Luther King si pensava di poter cambiare qualcosa, insomma diventò una vera e propria speranza per le persone di razza diversa, ma per alcuni quella forse era l’ultima spiaggia.

Fortunatamente non era ancora proibito sognare e Ronald lo faceva spesso! Si perdeva nell’immensità di quel colore azzurro e lì trovava la ragione più importante per cui vivere, s’appoggiava ad una nuvola, accarezzava le stelle, allungava le braccia e trovava il paradiso, anche se al suo risveglio ritrovava quel mondo dove la diversità non faceva che portare dolore, intolleranza, sangue e disperazione. Stringeva la rabbia coi pugni Ronald, ma era difficile scappare dalla verità, teneva a freno le lacrime, ma proprio non ci riusciva a mettere il ghiaccio al posto del cuore.

Ma nella notte del 22 aprile Ronald si trovò in una rissa, e in pochi secondi vide svanire i suoi sogni mentre portava lentamente le mani al petto in un grido di dolore, inghiottito dal silenzio che vi era attorno; quel colpo di pistola aveva spaccato l’aria, ma gli sguardi impotenti chinarono il capo, gettando l’anima di quell’angelo dalle ali spezzate tra i fragili petali di rose candide appassite per colpa del tempo, sul ciglio della strada solitaria che divideva inferno e paradiso.

Ronald è diventato così simbolo di quella speranza, la "Speranza Perduta".

Noi gente del nuovo millennio siamo stati capaci nel giro di pochi decenni di cambiare il mondo con tecnologie avanzate e traduzioni simultanee in lingua, abbiamo collegato continenti con vie di comunicazione sempre più forti e veloci, ma nonostante ciò continuiamo a farci la guerra, e probabilmente in questo caso è il "Mondo" che sta cambiando "Noi". Raccontiamo la storia come filastrocche cantate, quasi se non ci toccasse, mentre il cielo piange su questo universo che ingoia comete in avaria, e sputa le proprie miserie spingendoci lontano come barche alla deriva, i colori sono tutti sbiaditi, il passato per noi è solo un vago ricordo, il presente è già oggi ed il futuro non si conosce.

Sembriamo studenti già colti di tutto, con la nostra razza perfetta, che giudichiamo chi per colpa del tempo non ha la pelle diversa dalla nostra. Il male di chi non è come noi è solo il fatto di essere diversi. Ma diversi da chi? Forse siamo solo noi diversi perché non riusciamo a comprendere che siamo tutti uguali, sotto lo stesso cielo, a guardare la stessa stella, a respirare la stessa aria, magari a fare anche gli stessi sogni, ma soprattutto ad avere lo stesso cuore, la stessa anima.

Il razzismo:
Non disprezzare chi è come te. Rispettalo!

Galluccio Rebecca
III classe, Scuola Media
I.P.C., Afragola, Italia


PEACE

L’ONDA RALLENTA

Il razzismo…
uno shock!
Affondare i miei pensieri,
in mente,
veder l’indifferenza degli uomini.

Il razzismo…
l’avanzata di un’onda…
un’onda…un’onda d’odio che affluisce sul piccolo diverso.

Il razzismo…
STOP! ALT!
L’onda rallenta…
Il piccolo diverso avanza,
"scontro".
La personalità di lui è scomparsa…
l’odio è sfumato.

Scivola sulla coscienza della mia indifferenza.

Fabio Partipilo e Carlo Ciminiello
I, Scuola Media Michelangelo, Bari, Italia


"AMICO SCONOSCIUTO"

Amico sconosciuto
e lontano,
in qualsiasi luogo
ci sia data la vita
e trascorra per noi
il tempo assegnato,
a tutti sorride il sole
del mattino
quando la luce
scioglie nel cielo
le sue colme vele;
tutti abbiamo fra
le dita i fioriti germogli
della primavera,
tutti a sorpresa ci bagna
la pioggia improvvisa
e ci carezza.
Nei cori notturni
degli angeli,
nella sera in cui il giorno
s’imbruna,
non hanno più tinte
i nostri volti, son tutte
fraterne le nostre sembianze
uguali per noi le stelle
e la luna,
i battiti del cuore
il sangue nelle vene
uguali i sospiri
verso una pur lontana
felicità.
Con tenero e vigile
amore ci chiniamo
sull’incolume innocenza
dei bimbi
offriamo il nostro braccio
alla greve stanchezza
degli anni
rifugio e riparo
alle ferite della vita;
tutti ci rallegra
l’acceso riflesso
del focolare.
Ovunque la morte
apre le braccia
alla vita che si rinnova.
Non soffrire le pene
del disamore
amico mio lontano,
respingi il rancore
della solitudine, il
vento mi porti l’eco
della tua voce;
non sentirmi nemica.
Vieni, ti prego, proviamo
a vivere insieme.

Alice Ghigliossi
II, Liceo Classico G.B. Morgagni, Forli, Italia


IL RAZZISMO

Vado di qua vado di là, ma
non trovo un vero amico che
ascolta tutto quello che gli confido.
La gente passa e dice: "guarda quello straniero"
ma perché guardate la pelle,
guardatemi l’anima.
Io non capisco quel che fate
e perché ci rifiutate:
io amo come voi,
rido come voi,
sogno come voi,
gioco come voi,
sono uno di voi,
perciò spero che qualche amico
un giorno,
anche per me ci sarà.

Lino Barra
IV Elementare, Scuola Elementare Rodari, Cardito, Italia


 

VOGLIO PACE

Voglio pace,
perché siamo tutti
uomini del mondo.
Voglio pace,
perché non ci siano
distinzioni di alcun genere
ma…per avere pace
bisogna lottare,
e soprattutto
continuare a sperare
per qualcosa
che possa cambiare.
Voglio pace,
perché come
la colomba è felice in cielo
anch’io voglio
esserlo
sulla terra.
Voglio splendere
Come il cielo
stellato,
voglio poter
giocare
ed essere
fratello di tutti.
Voglio…
qualcosa
che mi renda
felice.
…Voglio
PACE!

Ilaria Casieri
Disegno con poesia
III C Scuola Media Statale N. Zingarelli - Giovanni XXIII, BARI, ITALIA


 

STORIA DI UNO SCHIAVO NERO

Zagor nel vascello degli "spiriti maligni"

Mi chiamo Zagor, sono nato in un isola chiamata Capo Verde, sono alto e robusto e ho i capelli ricci e neri, la mia pelle ha il colore del caffè.
Sono stato catturato il 21 maggio 1724. Ora vi racconto la mia triste storia.
Vivevo felice in una capanna del mio villaggio. Era una giornata torrida; mentre pescavo avvistai un vascello sconosciuto. Quando mi resi conto di che cosa stava accadendo, era troppo tardi. Cercai di fuggire, ma fui subito catturato da uomini dalla carnagione rosata che parlavano una lingua sconosciuta. Fui portato su una nave dove c’erano altri cinquecento miei simili. Poi quegli "spiriti maligni" cominciarono a tastarmi per assicurarsi che io fossi sano e forte. Ad un certo punto mi incatenarono e mi portarono nella stiva. Lí avvistai un enorme crogiolo. Pensando alla carne di mucca che avevo ucciso e mangiato il giorno prima, fui preso dal terrore di essere divorato e svenni.

"Un viaggio di disperati":

Quando tornai in me, mi trovai rannicchiato in un piccolo spazio con altri neri catturati insieme a me. Cominciò cosí il mio lungo viaggio verso l’ignoto. Durante il viaggio alcuni compagni morirono a causa dei maltrattamenti, degli stenti e per il dolore di aver lasciato la loro famiglia e la loro terra. I loro corpi venivano buttati a mare. Poveri e sfortunati compagni! Io, avevo paura di morire come loro; ero solo, non parlavo con nessuno perché ero molto triste per aver lasciato la foresta e la mia amata famiglia. Dopo lunghi, interminabili giorni di viaggio, finalmente approdammo. Scendemmo dalla nave, ancora incatenati; ci portarono in un luogo dove rimanemmo ammassati per quaranta giorni. In quei quaranta giorni spesso ci dettero da mangiare e da bere alcool. Forse volevano farci dimenticare la tristezza e la paura.

"Una vendita inumana"

Mi trovavo ora in un mondo sconosciuto, popolato da uomini dal viso bianco. Dopo aver superato, assieme ai miei sfortunati compagni, quel lungo periodo di isolamento, fui portato in un altro luogo, molto diverso dal mio villaggio: lí le case erano molto piú grandi, non avevano il tetto di paglia come le nostre capanne. Fui trascinato, insieme ai miei compagni, in un grande spazio aperto, ci disposero in fila, ancora con le catene ai piedi. Alcuni uomini bianchi cominciarono a tastarci come fossimo bestie. Un banditore elencò le mie caratteristiche fisiche ai compratori presenti. Mi sentivo triste e sconsolato, come una bestia in gabbia, o come un oggetto esposto per essere comprato. Fui venduto ad un ricco proprietario terriero: Sir John Smith.

"La dura vita di Zagor"

Egli mi destinò a lavorare duramente nella piantagione di cotone, dall’alba al tramonto. Venivo svegliato al sorgere del sole e mi facevano inghiottire bocconi di pappa di mais. Dopo l’interminabile lavoro nei campi, mi invitavano a mangiare carne di maiale salata e farinata di mais per rifocillarmi e poter continuare le mie fatiche. Al mio padrone, Sir John, non importava niente di me: voleva solo mantenermi in buona salute per potermi sfruttare. Cosí continuo la mia miserabile vita. Ogni giorno di piú il mio corpo cedeva sotto le fatiche e gli stenti, ma il mio spirito rimarrà sempre forte e continuerà a sognare la libertà.

Lavoro di gruppo
V Elementare, Filippo Neri, Bari, Italia


 

AMICI PER LA PELLE

Due giovani rane colorate furono catturate e poi trasportate lontano dallo stagno tropicale, dove tranquillamente riposavano al centro di una ninfea. Avevano fatto molti progetti per il loro futuro insieme, ma nessuno di questi prevedeva l’allontanamento dal posto di origine. Durante il viaggio riuscirono a fuggire e, dopo molte peripezie, trovarono rifugio in uno stagno che si trovava in un campo dove ce n’erano tanti altri, abitati da numerose famiglie di rane verdi. Presto le due rifugiate si moltiplicarono e lasciarono crescere intorno un folto canneto, per nascondersi alla vista delle altre.

Mentre i capifamiglia delle rane verdi non permettevano ai loro piccoli di frequentare i ranocchietti colorati, quelli delle nuove arrivate vietavano di uscire dal canneto. Si era cosí creata una mancanza di comunicazione, poiché tutti temevano quello che non conoscevano ed avevano lasciato sviluppare una lunga serie di pregiudizi.

Un giorno Gori, un piccolo ranocchio colorato sgusciò tra le canne, saltò e si ritrovò in uno stagno, dove incontrò Crachi, un ranocchietto verde. Immediatamente nacque tra i due un’amicizia cosí forte che, quando furono scoperti e rimproverati, piansero disperatamente.

Alle loro suppliche di lasciarli giocare insieme, tutti restarono irremovibili, ma… furono ascoltati dalla fata…Ranablu, che apparve e li invitò ad esprimere un desiderio.

I due chiesero di scambiarsi il colore della pelle, ma non fu necessario perché a quel punto erano riusciti a far capire a tutti che il razzismo, la discriminazione razziale e l’intolleranza dovevano lasciare il posto all’amore, al rispetto e alla collaborazione. Iniziò un periodo in cui tutte le rane si scambiavano informazioni e consigli, scoprendo che le differenze di colore della pelle non impediscono i rapporti con gli altri, anzi possono risultare molto piacevoli ed interessanti.

Durante una calda serata, trascorsa sotto le stelle, il capofamiglia delle rane colorate raccontò le sue origini e spiego la definizione scientifica di rane tintorie provenienti dall’America tropicale, di colore nero con macchie rosse, bianche e gialle. Da allora in quel campo di stagni non ci furono piú alti canneti che dividevano e, mentre i piccoli giocavano, i grandi progettavano e lavoravano insieme per un futuro migliore.

Lavoro di gruppo
IV Elementare, Lorenzini, Caserta, Italia


 

Uomo del mio tempo

In un mondo che
é ormai annegato
in un’assenza piena
di follia e ipocrisia
dove tu, uomo del mio tempo
una dimora hai trovato
e lí ti sei insediato
guardando con scherno
lui, uomo di colore
che una dimora fissa ha creato
ma che non ha mai piú trovato.

Sei stato lí, inerte come
un albero senza vita
e sei stato abbattuto.
Hai cercato di difenderti come
una facile preda di un leone
e sei stato divorato.
Hai cercato giustizia
ma mai nessuno ti ha ascoltato
tu, uomo di colore
hai avuto tutto fuorché l’amore
l’amore di lui, uomo del mio tempo
che ha gettato tutti i tuoi sogni al vento
ma vivi ancora
sperando in un domani…

Verrá il tempo in cui
con il tuo segnale
tu, uomo di colore
non sarai piú una persona da schivare.
Verrá il tempo in cui
Il cuore di chi ha un altro Dio
sarà uguale al mio.
Verrá il tempo in cui
i tuoi cannoni spareranno
soltanto fiori

Verrá il tempo
di questo cambiamento
in te, uomo del mio tempo.

Loredana Puca
II Liceo scientifico "C. Mirando"
Sant’Antimo, Napoli, Italia