UN FUTURO COMUNE:
UN RINNOVATO IMPEGNO

 

Kofi A. Annan
Segretario generale delle Nazioni Unite

Rapporto Annuale sul Lavoro dell’Organizzazione 2000


Indice

Introduzione

  1. Il raggiungimento della pace e della sicurezza

    Introduzione
    Prevenzione dei conflitti ed il ristabilimento della pace
    Il mantenimento della pace e la costruzione della pace
    L’assistenza elettorale
    Le sanzioni
    Il disarmo

  2. L’impegno umanitario

    Il coordinamento delle azioni umanitarie
    La distribuzione di servizi umanitari
    La protezione e l’assistenza ai rifugiati

  3. La cooperazione per lo sviluppo

    Lo sviluppo in un mondo verso la globalizzazione
    Lo sradicamento della povertà
    Lo sviluppo sostenibile
    Lo sviluppo sociale e il ruolo delle donne
    L’HIV-AIDS
    Eliminare il divario digitale
    L’Africa

  4. L’ordine giuridico internazionale ed i diritti umani

    Lo sviluppo dei diritti umani
    La Corte Penale Internazionale
    I Tribunali Internazionali
    Rafforzamento dell’esercizio della legge

  5. Gestire il cambiamento

Migliorare la comunicazione
Rivolgersi all’esterno
Amministrazione e gestione
Gli affari legali
Il servizio ai progetti
Responsabilità ed errori


Introduzione

1. L’arrivo del nuovo millennio offre una prospettiva privilegiata nell’osservare il progresso e le sfide dell’umanità. Nel mio rapporto presentato al Vertice del Millennio, Noi i Popoli: il Ruolo delle Nazioni Unite nel Ventunesimo Secolo, ho proposto la mia personale valutazione, ed ho suggerito che l’intera comunità internazionale lavori assieme al fine di migliorare le vite dei popoli che sono tuttora lasciati indietro.

2. Gli eventi dello scorso anno ci hanno ricordato che la comunità internazionale non è ancora sufficientemente vicina al raggiungimento di tale obiettivo. Dallo scorso settembre nuove guerre sono scoppiate in varie parti del mondo, e molti conflitti di lunga durata hanno continuato a vanificare ogni tentativo dei mediatori di porvi termine. La devastazione causata dai disastri naturali, come siccità, allagamenti e terremoti, ha continuato ad aumentare, a causa degli sconvolgimenti provocati alle vite di milioni di persone. Le richieste di aiuto rivolte alle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite hanno largamente superato le previsioni più pessimistiche.

3. Sebbene gli standard di vita in gran parte del mondo sviluppato continuino ad aumentare, in molti dei paesi meno sviluppati vi è una situazione di declino. Ciò è particolarmente evidente nell’Africa subsahariana, dove AIDS, conflitti violenti, ed in alcuni casi il comportamento rapace di alcuni governi e fazioni politiche, hanno comportato conseguenze molto pesanti, mentre allo stesso tempo gli aiuti economici pro-capite provenienti dai Paesi ricchi sono diminuiti in maniera drammatica.

4. In Africa, attualmente l’AIDS uccide un numero di persone almeno quattro volte superiore rispetto a coloro che muoiono a causa dei conflitti armati nel continente. In altre parti del mondo, il virus continua a diffondersi con rapidità spaventosa. Il fatto che la gravità della minaccia dell’HIV-AIDS abbia ottenuto diffuso riconoscimento non rappresenta un grande motivo di conforto. Ciò di cui c’è bisogno è una forte determinazione ad agire.

5. Durante l’anno, la creazione di tre nuove missioni di pace ha significato triplicare il numero di operatori per il mantenimento della pace delle Nazioni Unite fino alla cifra di 45.000, sottoponendo le Nazioni Unite ad una pressione eccessiva. Le operazioni delle Nazioni Unite a Timor Est, in Kosovo e nella Repubblica Federale di Jugoslavia sono, per certi versi, tra le più faticose della storia dell’Organizzazione. Noi siamo incaricati nientedimeno che di aiutare a ricostruire società distrutte ricominciando quasi da zero.

6. Nel 1999, a seguito della guerra in Kosovo, c’è stato un forte dibattito su come la comunità internazionale debba reagire di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani. Per qualche tempo questa è stata una questione critica per l’Organizzazione, in particolar modo a causa del peso sulla nostra coscienza nei confronti dell’incapacità della comunità internazionale nel prevenire il massacro in Ruanda nel 1994 o quello delle migliaia di uomini e ragazzi disarmati nell’area "sicura" delle Nazioni Unite a Srebrenica nel 1995.

7. Due studi delle Nazioni Unite sono stati condotti nel 1999 al fine di determinare le cause di tali fallimenti: uno studio del Segretariato su Srebrenica ed una inchiesta indipendente sul Rwanda. Entrambi gli studi hanno messo in luce come la mancanza di determinazione politica, l’inappropriatezza dei mandati del Consiglio di Sicurezza e l’inadeguatezza delle risorse abbiano contribuito al fallimento, assieme ad errori di valutazione e mancanze da parte delle stesse Nazioni Unite.

8. Sebbene entrambi gli studi abbiano offerto valide raccomandazioni, è risultata evidente la necessità di una diagnosi più approfondita di quei problemi così fortemente radicati da mettere in difficoltà molte delle nostre missioni, soprattutto onde evitare simili fallimenti in futuro. Perciò, nel marzo 2000, ho istituito un gruppo di esperti di alto livello, presieduto da Lakhdar Brahimi, al fine di intraprendere uno studio approfondito e di suggerire come rendere le future operazioni di pace più efficaci.

9. Il Rapporto del gruppo de esperti è appena stato pubblicato. Contiene una analisi onesta e perspicace dei problemi che noi continuiamo ad affrontare nell’organizzare operazioni di pace efficaci. Le raccomandazioni del gruppo di esperti, rivolte al cambiamento, risultano realistiche e convincenti. Esse si rivolgono al fulcro dei dilemmi che affrontiamo nel cercare di onorare il nostro impegno, sancito nello Statuto, de "salvare le future generazioni dal flagello della guerra". Sono convinto che gli Stati Membri presteranno ad esse la più seria attenzione, e si uniranno a me nel porle rapidamente in essere.

10. Nessun osservatore obiettivo potrebbe dubitare del fatto che l’attuale livello di supporto da parte del Segretariato alle operazioni di pace sia inadeguato. I 12.000 uomini che al momento sono impegnati nella missione dell’ONU in Sierra Leone, ad esempio, sono amministrati, presso la sede delle Nazioni Unite, da appena cinque persone. Nessun governo nazionale penserebbe mai di mettere in campo una missione militare di tale grandezza senza un’unità minima di supporto presso il quartier generale.

11. Non è sorprendente, a tale proposito, che la messa in opera di alcune delle raccomandazioni del gruppo di esperti richiedano delle risorse aggiuntive. La comunità internazionale deve accettare l’idea che tali risorse sono realmente necessarie per soddisfare i nostri impegni per la pace e la sicurezza internazionali. La stima dei costi complessivi delle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite per il 2000 è pari a meno dello 0,5% degli US$800 miliardi che gli Stati Membri spendono per la difesa nazionale. Le risorse aggiuntive necessarie all’attuazione delle raccomandazioni del gruppo di esperti risultano in proporzione molto modeste.

12. La sicurezza non è stata la sola questione dibattuta durante lo scorso anno. Le proteste in occasione dell’incontro dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio a Seattle hanno segnalato una crescente reazione contro la globalizzazione. La preoccupazione non è limitata a coloro che hanno manifestato nelle strade dei Paesi avanzati. Sebbene derivi da ragioni largamente diverse, questa protesta è ben evidente anche nelle capitali di molti Paesi in via di sviluppo.

13. Secondo alcuni, la globalizzazione è impregnata di grandi promesse, secondo altri è profondamente minacciosa. Sono in pochi a negare che le forze economiche e tecnologiche che la guidano hanno il potenziale di sollevare gli spaventosi fardelli della povertà e della malattia che tuttora affliggono metà della popolazione mondiale. Ma a dispetto della povertà persistente, delle ineguaglianze crescenti, della volatilità dei mercati globali e dei flussi finanziari, molti dubitano che tale potenziale sia raggiunto. Altri sono preoccupati del fatto che i mercati aperti rappresenteranno una minaccia per l’integrità culturale e la sovranità degli Stati.

14. L’esistenza di simili disaccordi non sorprende di certo. Come molti altri cambiamenti nella storia, la globalizzazione crea dei vincitori e degli sconfitti.

15. Risulta evidente che nessun Paese ha raggiunto con successo un certo sviluppo rifiutando le opportunità offerte dal commercio internazionale e dagli investimenti diretti esteri. I Paesi in via di sviluppo che sono più efficientemente integrati nell’economia globale, come ad esempio quelli dell’Asia Orientale, non solo sono cresciuti più velocemente degli altri, ma hanno avuto anche maggiore successo nella riduzione dei livelli di povertà. L’apertura verso l’economia globale non rappresenta tuttavia la panacea per un rapido sviluppo, e misure ulteriori, sia a livello nazionale che internazionali, sono necessarie affinché la globalizzazione sia di beneficio per tutti.

16. Sono fermamente convinto che i mercati prosperi e la sicurezza umana vadano mano nella mano. Ma se dobbiamo sostenere l’apertura dei mercati e la liberalizzazione finanziaria, allora la globalizzazione deve essere resa più comprensiva ed i suoi benefici più equi. Questi obiettivi non possono essere raggiunti senza istituzioni globali più efficienti.

17. A questo proposito, la comunità internazionale si trova di fronte ad un problema cruciale. Le istituzioni economiche internazionali, create nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, sono state ideate per gestire una serie di questioni molto più complesse e in rapida evoluzione. Inoltre, ancora più importante, esse sono state create per gestire il flusso delle transazioni economiche internazionali. Siamo, in ogni caso, entrati nell’era delle transazioni economiche globali.

18. La liberalizzazione economica ha dato vita ad una crescita straordinaria ma, come la crisi del sud est asiatico del 1997-1998 ci ha ricordato, ha anche ridotto l’abilità dei governi di resistere all’influenza dell’ambiente economico globale. C’è bisogno di un governo globale più efficace, inteso come gestione cooperativa degli affari globali.

19. In alcuni casi sono necessari cambiamenti istituzionali di grande portata, ma non devono necessariamente coinvolgere le istituzioni formali, le regole o i meccanismi esistenti per la loro esecuzione. Ciò può essere ottenuto anche attraverso il dialogo informale e la cooperazione. Può comportare accordi con attori non statali così come accordi tra governi.

20 Nel corso dello scorso decennio, infatti, sono emerse molte coalizioni informali volte al raggiungimento di soluzioni cooperative a problemi comuni, non solo tra i Governi ma anche coinvolgendo istituzioni internazionali, organizzazioni della società civile e, in alcuni casi, il settore privato. Tali accordi non costituiscono una minaccia per i governi. Tutt’altro, questo tipo di partenariato rafforza il potere dei governi attirando alleati capaci e solleciti. Tutte i partner possono trarre guadagno da simili coalizioni poiché ciascuna consegue, attraverso la cooperazione, ciò che da sola non potrebbe ottenere.

21. Definite a volte "coalizioni per il cambiamento", le intese globali a livello politico trascendono sia i confini geografici che quelli politici. Esse si incentrano su questioni specifiche, diffondono la conoscenza, stabiliscono i piani di azione globali e mobilitano le persone verso il cambiamento. Esempi recenti si trovano nelle campagne per ridurre il surriscaldamento della terra, per la lotta alla malaria, per l’eliminazione delle mine antiuomo, per la creazione di una Corte Penale Permanente e per l’alleggerimento del debito dei Paesi in via di sviluppo.

22. Le Nazioni Unite, forti della propria universalità, legittimità e del proprio ampio mandato, svolgono un ruolo unico di coesione e di formazione del consenso nell’ambito di tali coalizioni per il cambiamento.

23. Molto è già stato fatto. Durante lo scorso anno le Nazioni Unite hanno dato vita a coalizioni globali che fino a dieci anni fa non sarebbero state concepibili. Sempre lo scorso anno, al World Economic Summit di Davos, ho proposto la creazione di un "Global Compact" attraverso il quale le imprese private possano impegnarsi ad osservare, nel loro campo di azione, dei comportamenti, delineati dalla comunità internazionale in materia di diritti umani, di lavoro e di ambiente. Nel luglio 2000, a New York, ho convocato una riunione inaugurale dei partner del "Global Compact", che è stata presenziata dai rappresentanti del movimento sindacale internazionale, dalle maggiori organizzazioni della società civile ed anche dai leader di circa 50 multinazionali.

24. Il "Global Compact" non è inteso come un sostituto degli accordi internazionali o delle azioni effettive dei governi, ma come loro complemento. Le imprese che hanno aderito lo hanno fatto perché i valori promossi dal "Global Compact" aiuteranno a creare un ambiente stabile e sicuro che gli affari richiedono per prosperare nel lungo periodo. Le organizzazioni della società civile e del lavoro hanno aderito poiché i valori che il "Global Compact" sostiene sono anche i loro valori, e perché riconoscono l’importanza di avere il supporto delle imprese.

25. A livello nazionale, stiamo lavorando anche con il mondo degli affari, con fondazioni filantropiche e le organizzazioni della società civile su un crescente numero di progetti di partenariato. Uno di questi porterà le informazioni mediche attraverso Internet ai Paesi in via di sviluppo, un altro fornirà apparecchiature per la comunicazione e servizi de esperti da utilizzare in caso di disastri e di emergenze umanitarie, mentre un altro ancora cercherà di aumentare in maniera significativa la diffusione dei vaccini tra i bambini di tutto il mondo.

26. Altre attività cooperative che le Nazioni Unite stanno prefiggendosi di realizzare assieme agli organismi internazionali, al settore privato ed alle organizzazioni della società civile, e con i singoli Stati Membri, sono descritte all’interno di questo rapporto.

27. Nel mio rapporto, Noi i Popoli: Il Ruolo delle Nazioni Unite nel 21° Secolo, ho esaminato alcune delle maggiori sfide che la comunità internazionale ha dinanzi a sé nel ventunesimo secolo, e ho suggerito una serie di obiettivi e di azioni per il Vertice e l’Assemblea del Millennio, rivolgendomi agli Stati Membri affinché rinnovino il loro impegno nei confronti delle Nazioni Unite.

28. Sono compiaciuto che le mie proposte siano state accolte così favorevolmente. Mi auguro di tutto cuore che gli Stati Membri utilizzino le opportunità offerte dal Vertice del Millennio e dall’Assemblea del Millennio per tradurre i buoni intenti in fatti concreti.

 

Traduzione non ufficiale dell’Introduzione del Rapporto Annuale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, sul Lavoro dell’Organizzazione "Un Futuro Comune: Un Rinnovato Impegno" (DPI/2153), a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Roma — ottobre 2000.

Per il testo integrale, consultare il sito Internet: www.un.org