CRISI GLOBALE AZIONE
GLOBALE
Nazioni
Unite
Sessione Speciale
dellAssemblea Generale
sullHIV/AIDS
New York, 25 27 Giugno 2001
Prevenire la diffusione dellHIV/AIDS fra i giovani
I giovani rappresentano il nocciolo della questione HIV/AIDS. Il loro
comportamento, la misura in cui i loro diritti vengono difesi, i servizi
e le informazioni che ricevono, determinano infatti la qualità
della vita di milioni di persone. I giovani sono particolarmente esposti
allinfezione da HIV e debbono inoltre sopportare il fardello che
comporta la necessità di prendersi cura dei familiari affetti da
HIV/AIDS. Nel mondo intero, insomma, lAIDS sta distruggendo le opportunità
che i giovani hanno di vivere delle esistenze adulte sane. Tuttavia, sono
proprio i giovani che ci offrono la maggiore speranza di modificare il
corso dellepidemia.
Al centro dellepidemia
- Si stima che 10,3 milioni di persone di età compresa fra i
15 e i 24 anni siano stati infettati dall HIV/AIDS, e che metà
di tutte le nuove infezioni - più di 7.000 al giorno si
verifichino fra i giovani.
- LAfrica sub sahariana è la regione colpita più
duramente. Essa ospita oltre il 70% dei giovani affetti da HIV/AIDS
e il 90% degli orfani causati dallAIDS che ci sono sulla Terra
(vale a dire 12,1 milioni di bambini).
- I giovani sono vulnerabili allHIV a causa di comportamenti sessuali
a rischio, dellassunzione di sostanze stupefacenti e della loro
mancanza di accesso a informazioni sullHIV e a servizi di prevenzione.
- Fra i giovani, lignoranza in merito alle dinamiche dellepidemia
rimane elevata; gran parte di loro, infatti, non sa come proteggersi
dallHIV. In Mozambico, ad esempio, il 74% delle ragazze e il 62%
dei ragazzi che rientrano nella fascia di età 15 19 anni
non conoscono alcun metodo per proteggersi. Metà delle adolescenti
di sesso femminile che vivono nellAfrica sub sahariana non riesce
a realizzare che anche una persona che sembra perfettamente sana può
in realtà aver contratto il virus dellHIV/AIDS.
- I giovani emarginati (compresi i bambini di strada, i rifugiati e
i migranti) possono essere particolarmente a rischio in virtù
dei pregiudizi, della loro esposizione a rapporti sessuali non protetti
(in cambio di cibo, protezione e denaro) e dellimpiego di droghe
illegali.
I giovani e il comportamento sessuale
- Sono numerosi i giovani che ritengono che lHIV sia una minaccia
che non li riguarda. Più o meno due terzi delle ragazze sessualmente
attive nella fascia di età 15 19 anni che vivono ad Haiti,
infatti, non pensa di correre il rischio di contrarre il virus dellHIV;
oltre metà delle loro coetanee nello Zimbabwe condivide tale
percezione.
- Alcuni adolescenti divengono sessualmente attivi precocemente, senza
il beneficio delle necessarie informazioni, capacità e servizi
che potrebbero difenderli dallHIV. I programmi indirizzati ai
giovani sovente non prendono in considerazione gli aspetti legati a
tale attività sessuale precoce.
- I rapporti sessuali sono sovente non pianificati e talvolta non volontari.
Dei circa 2 milioni di lavoratori del sesso che vivono in India, ad
esempio, il 20% è al di sotto dei 15 anni di età e quasi
il 50% è al di sotto dei 18 anni. Rapporti forzati possono inoltre
danneggiare il tratto genitale, aumentando in tal modo le possibilità
di contrarre lHIV e altre infezioni che si trasmettono per via
sessuale.
- I giovani sottoposti ad abusi e sfruttamento sessuale (inclusi incesto,
stupro, e prostituzione forzata) sono particolarmente vulnerabili al
rischio di contrarre lHIV. In Cambogia, il 30% dei lavoratori
del sesso di età compresa fra i 13 e i 19 anni è sieropositivo.
- Pregiudizi, esclusione sociale e mancanza di informazione pongono
i giovani di sesso maschile che hanno rapporti sessuali con altri uomini
in una situazione ancora più rischiosa. Fra i giovani omosessuali
peruviani, ad esempio, il 40% ha riferito di aver recentemente avuto
dei rapporti sessuali anali senza alcuna protezione.
- Programmi di educazione sessuale adeguati aiutano a ritardare linizio
dellattività sessuale e proteggono i giovani sessualmente
attivi dallHIV, dalle altre malattie che si trasmettono per via
sessuale e dalle gravidanze indesiderate.
- Sono numerosi i fattori che disincentivano limpiego dei servizi
sanitari da parte dei giovani. Fra questi, ci sono la mancanza di privacy
e di fiducia, un personale poco sensibile, un ambiente minaccioso, lincapacità
di far fronte ai costi dei servizi, e il fatto che questi servizi sovente
non vengono prestati ai minori non accompagnati o sono limitati agli
adulti coniugati.
- Esistono dei fattori biologici, sociali ed economici che rendono le
giovani donne particolarmente vulnerabili allHIV, e che talvolta
portano allinfezione immediatamente dopo che esse sono divenute
sessualmente attive. Una studio condotto nello Zambia, ad esempio, ha
rilevato come, entro un anno dal momento in cui hanno avuto il primo
rapporto sessuale, il 18% delle giovani donne sulle quali era stata
condotta la ricerca erano diventate positive allHIV.
- In alcuni dei Paesi più gravemente colpiti, le adolescenti
femmine contraggono il virus dellHIV con una frequenza che è
da cinque a sei volte superiore rispetto ai giovani maschi. A tale proposito,
esistono prove sempre più evidenti che gli uomini di età
matura sono responsabili per una larga parte di queste infezioni.
I giovani e luso di sostanze stupefacenti
- Lassunzione di droghe mediante iniezione ha un impatto significativo
sulla diffusione dellepidemia, segnatamente nei numerosi Paesi
nei quali i tossicodipendenti sono costretti a vivere ai margini della
società e non dispongono di accesso alle informazioni sullHIV/AIDS
e ai programmi di prevenzione. Molti fra questi tossicomani sono giovani.
- Lassunzione di alcolici e di altre droghe viene associato a
un comportamento sessuale a rischio. Le strategie per la prevenzione
dellHIV debbono di conseguenza affrontare tale questione.
Rispettare e coinvolgere i giovani
- I giovani sono essenziali ai fini del controllo dellepidemia
dellHIV/AIDS. Essi hanno diritto di acquisire le conoscenze e
le capacità che consentano di ridurre la loro vulnerabilità
e li mettano in condizione di proteggere loro stessi e gli altri dalla
malattia. Lesperienza dimostra come i programmi contro lHIV/AIDS
che rispettano e coinvolgono i giovani, dimostrando al tempo stesso
sensibilità alle loro culture, abbiano maggiori probabilità
di avere successo.
- Al fine di accrescere la consapevolezza sull HIV/AIDS e di promuovere
degli stili di vita più sani sono necessari degli sforzi di comunicazione
e di mobilitazione sociale più vasti e migliori. Tali tentativi
debbono inoltre contrastare i pregiudizi e la discriminazione che vengono
normalmente associati all HIV/AIDS.
- I giovani hanno bisogno di un ambiente sicuro e di supporto. Questo
richiede delle politiche e delle normative sia a livello nazionale,
sia a livello della comunità, come anche dei comportamenti conformi
nellambito della famiglia. A tale scopo, sono fondamentali delle
solide relazioni con i propri genitori, o con delle altre figure adulte,
che abbiano cura di loro.
- Dei sistemi educativi solidi ed efficaci sono altrettanto importanti.
Tuttavia, in numerosi Paesi, tali sistemi sono nello scompiglio. Essi
debbono essere rimessi rapidamente in funzione mediante un approccio
innovativo allinsegnamento.
- Debbono essere ampliati i programmi rivolti ai giovani tossicodipendenti.
Tali programmi possono comprendere delle iniziative per migliorare laccesso
allinformazione ed agli strumenti per la prevenzione dellHIV/AIDS
(quali profilattici e siringhe sterili), come pure ai servizi di prevenzione
e di assistenza medica.
Obiettivi per il successo
- Entro il 2005, i governi si sono impegnati a diminuire di un quarto
lincidenza dellHIV tra i giovani di età compresa
fra i 15 e i 24 anni che vivono nei Paesi maggiormente colpiti, ed entro
il 2010 nel mondo.
- Essi si sono inoltre assunti limpegno di garantire che, entro
il 2005, almeno il 90% dei giovani avrà accesso allinformazioni,
allistruzione ed ai servizi per ridurre la loro vulnerabilità
allinfezione da HIV. Tali servizi dovranno prevedere la disponibilità
di metodi preventivi quali profilattici maschili e femminili, esami
di laboratorio volontari, come anche consulenza e supporto ulteriore.
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