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Nel 1999, l'Assemblea Generale dell'ONU ha proclamato il 25 novembre Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne. La violenza contro le donne e le ragazze è un fenomeno di proporzioni preoccupanti. Almeno una donna su tre in tutto il mondo ha subito violenze fisiche, sessuali o abusi di altro genere nella sua vita – spesso provenienti da una persona nota alla vittima.
I sostenitori dei diritti delle donne hanno proclamato il 25 novembre Giornata di Lotta alla Violenza già a partire dal 1981. Questa data ricordo la ricorrenza del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche nella Repubblica Dominicana, nel 1960 su ordine del dittatore dominicano Rafael Trujillo (1930-1961).

I governi, le organizzazioni internazionali e le ONG sono invitati ad organizzare iniziative in questa Giornata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione. Con la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne si apre anche la Campagna “16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza di Genere”, che si concluderà il 10 dicembre, Giornata Mondiale dei Diritti Umani.
Quest’anno ricorre il 10 ° anniversario della storica risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1325 su donne, pace e sicurezza
Riconoscere il ruolo decisivo delle donne nella risoluzione dei conflitti Ad ottobre di quest’anno ricorre il 10° anniversario della risoluzione 1325 adottata dal Consiglio di Sicurezza, con la quale le Nazioni Unite hanno riconosciuto l'importanza di coinvolgere le donne nei processi di peacekeeping e peacebuilding necessari a garantire pace, sicurezza e mezzi di sussistenza per tutti. 1 novembre 2010, Roma - Approvata all'unanimità nell'ottobre del 2000 durante la Presidenza della Namibia al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la risoluzione 1325 promuove la piena partecipazione delle donne nella prevenzione dei conflitti, nel mantenimento della pace e nella ricostruzione delle comunità devastate dalla guerra. La risoluzione invita inoltre le parti coinvolte nel conflitto a considerare le esigenze sia delle donne che degli uomini nel pianificare le operazioni di pace e a tutelare le donne e le ragazze contro la violenza di genere, in particolare contro lo stupro, nelle situazioni di emergenza. Per celebrare l'anniversario di questa storica risoluzione, la scorsa settimana molti ministri e funzionari di alto livello - tra cui il Segretario di Stato americano Hillary Clinton e il nuovo Sottosegretario delle Nazioni Unite a capo dello UN Women Michelle Bachelet – hanno partecipato ad un dibattito aperto su donne, pace e sicurezza,. svoltosi presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York. In questa occasione, il Consiglio di Sicurezza ha riaffermato il proprio impegno a far crescere la partecipazione delle donne in tutte le fasi dei processi di pace e ha elogiato gli sforzi compiuti per elaborare una serie di indicatori che saranno utili a misurare lo stato di attuazione della risoluzione 1325. Questi indicatori, che sono stati sviluppati da diverse entità delle Nazioni Unite, inclusa la FAO, serviranno a valutare i progressi nel campo della protezione e dell’empowerment delle donne in situazioni di conflitto e post-conflitto. Il conflitto colpisce le donne e gli uomini in modi diversi Le donne e le ragazze rappresentano il 47% del totale dei rifugiati e dei richiedenti asilo, nonché la metà di tutti gli sfollati interni (IDPs) e degli ex-rifugiati. Uomini e donne sono colpiti in modo diverso durante i conflitti armati: le donne sono più vulnerabili alla violenza fisica, alle intimidazioni e alle discriminazioni, mentre gli uomini rischiano piuttosto di essere arruolati nei gruppi militari o uccisi.  Nel corso delle sommosse civili, le donne rischiano di diventare le uniche in grado di provvedere alla famiglia qualora i loro mariti e figli siano lontani o non più autosufficienti. Spesso ricade interamente su di loro la responsabilità di trovare vie alternative per il sostentamento dei figli, così come la cura dei malati e dei feriti. Il risultato è che spesso le donne sfollate sono costrette ad andare molto lontano in cerca di combustibile, o a mettersi in fila per procurarsi acqua pulita e cibo lontano da fonti esterne. La scarsità di alternative per il sostentamento, spesso esacerbata durante la guerra, può anche spingere le donne in relazioni sessuali di sfruttamento, come matrimoni forzati o sesso in cambio di cibo, o medicine, o contributi per la produzione agricola o altri mezzi di sussistenza. Inoltre la concentrazione di soldati nelle zone di conflitto può portare ad un rapido aumento della prostituzione nei pressi delle basi e degli accampamenti militari, esponendo così uomini e donne ad un rischio maggiore di contrarre l’HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili. Un’occasione da cogliere Coinvolgere uomini e donne in tutte le fasi della risoluzione dei conflitti, dalla prevenzione alla ricostruzione, può rappresentare un’occasione per l’empowerment delle donne, così come per migliorare la capacità delle comunità di reagire alle emergenze. Quando gli uomini a causa della guerra migrano alla ricerca di lavoro o per combattere nelle operazioni militari, si estende di conseguenza il ruolo delle donne nella produzione economica e agricola. Esse devono assumere nuovi ruoli per garantire la sopravvivenza delle loro famiglie e possano trovarsi a svolgere lavori che sarebbero riservati soltanto agli uomini in tempo di pace. Durante la guerra civile nello Sri Lanka, per esempio, le donne hanno svolto un ruolo fondamentale nelle attività commerciali, perché gli uomini avevano una maggiore probabilità di essere trattenuti ai posti di blocco dell'esercito o di essere catturati dai ribelli. Le donne sfollate si trasferirono nelle zone agricole trovando impiego in lavori retribuiti, mentre le donne delle comunità di pescatori vennero coinvolte in una varietà di attività produttive: dalla pesca, alla lavorazione e commercializzazione del pesce, alla riparazione e alla tessitura delle reti. Le questioni di genere possono sembrare di poco conto se paragonate all'urgenza di una crisi, ma gli studi dimostrano che le strategie di primo soccorso sono più efficienti e tempestive quando vi è una reale comprensione dei diversi ruoli e responsabilità che ricoprono uomini e donne nella sicurezza alimentare e in agricoltura. La strategia della FAO per la gestione dei rischi derivati dalle calamità naturali sottolinea l’importanza di integrare la prospettiva di genere nelle operazioni di soccorso e di ricostruzione.  All'indomani del terremoto di Haiti, la FAO, in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, ha lavorato per ripristinare infrastrutture agricole, mettere a punto iniziative per ricavare cibo e denaro dal proprio lavoro, fornire ai piccoli agricoltori consulenza agricola e formazione. Tra le azioni più urgenti intraprese si possono annoverare la distribuzione di sementi, di fertilizzanti, di contributi per l’allevamento e strumenti agricoli per le famiglie più vulnerabili, tra cui quelle guidate da una donna. Nelle situazioni di emergenza, la FAO è un grado di fornire una risposta tempestiva per aiutare le comunità a soddisfare i loro bisogni più urgenti e per ricostruire, su piccola scala, le infrastrutture agricole di riferimento delle comunità. In virtù del loro ruolo decisivo per la ripresa delle attività agricole e per colmare il gap tra un primo aiuto alimentare e uno sviluppo agricolo di lungo periodo, si riconosce la necessità di garantire alle donne parità di accesso alle attività e alle risorse da cui dipende il loro benessere e la loro sussistenza.
Michelle Bachelet, Direttore Esecutivo dello UN Women, elogia il Consiglio di Sicurezza per il suo rinnovato impegno su donne, pace e sicurezza
Il 26 ottobre 2010 il Direttore Esecutivo dello UN Women Michelle Bachelet ha partecipato ad una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per celebrare il 10 ° anniversario della storica risoluzione 1325 sulle donne, la pace e la sicurezza. Nazioni Unite, New York, 27 ottobre 2010 - Il Sotto-segretario delle Nazioni Unite a capo dello UN Women, Michelle Bachelet, ha elogiato il Consiglio di Sicurezza dell'ONU per il suo impegno nell’accelerare l’attuazione della storica risoluzione 1325 su donne, pace e sicurezza. Il Consiglio di Sicurezza ha celebrato il 10 ° anniversario della risoluzione, che ha rappresentato un impegno storico nei confronti delle donne, della pace e della sicurezza, con un dibattito aperto svoltosi il 26 ottobre per dare nuovo impulso all’attuazione e al monitoraggio della risoluzione e ad accrescere la responsabilità delle donne su questi fronti. Più di 80 Stati Membri hanno presentato dichiarazioni al Consiglio. "Il Consiglio di Sicurezza oggi più che mai dispone degli strumenti necessari per garantire la partecipazione delle donne ai colloqui di pace e per costruire un ambiente nel quale le donne siano più tutelate", la Bachelet, in risposta alla dichiarazione del Presidente del Consiglio di Sicurezza, al termine del dibattito. Dichiarazione che incoraggiava l'uso di un insieme di indicatori relativi alla risoluzione 1325, si proposta del Segretario Generale, per migliorare il monitoraggio dei risultati degli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite e dagli Stati Membri nel dare attuazione alla risoluzione. "Tutto ciò che serve ora per passare dalla politica all’azione è una leadership risoluta. Sappiamo tutti che le donne ricoprono un ruolo importante nei processi di pace. Ma per poter offrire questo contributo, loro hanno bisogno di tutti noi". La risoluzione 1325 riconosce che le donne e gli uomini vivono il conflitto in modo differente e che hanno esigenze diverse di protezione e legate alla ricostruzione. Ma questi bisogni spesso vengono ignorati e le donne restano tagliate fuori dai colloqui di pace e dalla ricostruzione. Gli Stati Membri che hanno partecipato al dibattito in seno al Consiglio di Sicurezza hanno convenuto che, nonostante i buoni propositi espressi nella risoluzione per correggere questi squilibri, la loro traduzione in pratica deve essere migliorata. Il Consiglio di Sicurezza ha esaminato un nuovo rapporto del Segretario Generale su donne, pace e sicurezza, nel quale viene proposto un complesso di indicatori per monitorare l'attuazione della risoluzione e vengono avanzate una serie di raccomandazioni su come il Consiglio di Sicurezza potrebbe meglio rispondere alle informazioni relative alle donne nei conflitti. "Gli indicatori ci forniranno le prove assolutamente necessarie affinché si possa monitorare adeguatamente la situazione", ha dichiarato la Bachelet. Il Segretario Generale, in una relazione sulla costruzione della pace presentata i primi di ottobre, ha inoltre proposto una serie di azioni prioritarie per garantire la partecipazione delle donne ai processi di pace, per incrementare i finanziamenti per le situazioni di post-conflict indirizzati alla parità di genere e all'empowerment delle donne e per aumentare l’expertise delle donne nelle operazioni di soccorso.  La riunione del Consiglio di Sicurezza dovrebbe contribuire ad accelerare in futuro l’attuazione della risoluzione 1325 e delle risoluzioni ad essa correlate, come quelle in materia di prevenzione della violenza sessuale, protezione dei civili e peacebuilding. Ad oggi, 23 Stati Membri dell'ONU hanno approvato piani d'azione nazionali per dare attuazione alla 1325. In occasione del decimo anniversario dall’approvazione, gli Stati Membri hanno annunciato il proprio impegno su questo fronte, per esempio, inviando più donne tra le fila delle truppe e del personale delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, offrendo incentivi finanziari alle delegazioni perché includano le donne nei negoziati di pace e innalzando la quota dei finanziamenti per la ricostruzione dedicata all’empowerment delle donne. La Bachelet ha elogiato "la grande determinazione mostrata da tanti Stati Membri delle Nazioni Unite di intensificare il loro impegno".  UN Women assicurerà il coordinamento, attraverso il sistema delle Nazioni Unite, delle azioni per promuovere la partecipazione delle donne nella risoluzione dei conflitti. UN Women sosterrà le iniziative esistenti e ne promuoverà di nuove per migliorare il quadro per garantire alle donne un ambiente sicuro durante e dopo i conflitti, per coinvolgerle nella prevenzione dei conflitti e garantire che si tenga conto del punto di vista femminile nei processi di pace, così come delle loro esigenze specifiche.
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