| Rapporto 2009 sulla condizione delle minoranze e dei popoli indigeni nel mondo |
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| Mercoledì 22 Luglio 2009 10:14 |
Con l’avvicinarsi del 20esimo anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo –un epocale accordo internazionale riguardo ai diritti umani fondamentali di ogni bambino- l’UNICEF sta pubblicando una serie di articoli riguardo ai progressi fatti e ai cambiamenti che ancora restano da fare. Tra questi l’articolo di Elizabeth Kiem.
NEW YORK, USA, 17 Luglio 2009 – L’Articolo 30 della convenzione dei diritti del fanciullo provvede alla specifica protezione del fanciullo appartenente a minoranze di tipo etnico, linguistico e religioso. Ma oggi, 20 anni dopo l’adozione di questo trattato internazionale, i bambini che provengono da comunità emarginate e gruppi indigeni continuano a confrontarsi con insormontabili barriere.
Ieri, una commissione di esperti si è riunita nella sede dell’UNICEF di New York per discutere una di queste barriere: l’allarmante divario all’accesso dell’istruzione che colpisce i bambini delle minoranze e dei gruppi indigeni in relazione agli altri bambini.
Il mondo non raggiungerà gli obiettivi di sviluppo del millennio 2 e 3 –portare a compimento l’istruzione primaria universale e promuovere l’uguaglianza di genere- senza un’azione positiva che si rivolga al quel 10 per cento di bambini che ancora non vanno a scuola, ha sentenziato la specialista dell’educazione dell’ UNICEF Amina Osman.
La condizione delle minoranze del mondo
Un nuovo rapporto “la condizione delle minoranze mondiali e delle popolazioni indigene del 2009” denuncia che più della metà dei 101 milioni di bambini che attualmente non hanno accesso nel mondo all’istruzione fanno parte di minoranze etniche o di gruppi indigeni. Gli esperti dell’UNICEF hanno contribuito alla stesura del rapporto, che è stato pubblicato da un’organizzazione non governativa, Il Gruppo Internazionale sui diritti delle minoranze (MRG) e che è stato distribuito ieri. Il direttore esecutivo del MRG Mark Lattimer ha definito “moderata” la stima dei bambini che non vanno a scuola, aggiungendo che nei paesi in cui la disuguaglianza è più evidente, la percentuale della minoranza di bambini che non hanno accesso all’istruzione può aumentare fino all’80 per cento.
Il rapporto denuncia anche, per esempio, che le bambine provenienti da famiglie disagiate che vivono in aree rurali che appartengono a comunità di minoranze non potranno mai andare a scuola senza degli incentivi aggiuntivi. Dal momento che le bambine sono spesso tenute lontane dalla scuola per provvedere al lavoro domestico, incentivi in denaro, borse di studio mirate e stipendi può aiutare nel persuadere le famiglie a mandare le loro figlie a scuola.
Il Dottor Lattimer ha inoltre affermato che mentre c’era stato un progresso nell’ultimo decennio relativo a un maggior accesso di bambini all’istruzione primaria, “quelli che rimangono, e sono i più difficili da avvicinare, sono quelli che si trovano ad affrontare ostacoli complessi di varia natura. Non solo un problema economico
Sebbene la disuguaglianza nel campo dell’istruzione sia più grave nei paesi poveri, questa non può considerarsi solo come un problema di natura esclusivamente economica.
“Certamente ci sono Paesi in cui il problema è la povertà”, ha detto Gay McDougall, Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulle questioni delle minoranze. “Ma l’ingiustizia vera è quando troviamo la disuguaglianza nell’istruzione nei Paesi in via di sviluppo in situazioni di benessere”.
McDougall ha notato che dove l’esclusione dall’istruzione è il risultato della discriminazione e non della mancanza di risorse, “questo cambia la qualità degli interventi ”. In alcuni Paesi in cui i governi hanno promosso attivamente programmi di istruzione indirizzati a gruppi di minoranza, ha detto l’esperta delle Nazioni Unite, si è avuto come risultato inatteso che gli studenti usciti da questi programmi alternativi sono ancora di più stigmatizzati e si confrontano con ulteriori discriminazioni nell’ambiente di lavoro.
“I sistemi di istruzione, specificamente indirizzati alle minoranze, [devono essere] integrati nel sistema di istruzione nazionale”, ha detto McDougall.
Lattimer, del MRG (Minority Rights Group International), concorda nel sostenere che le discriminazioni subite dalle minoranze e dalle popolazioni indigene istruite sono “uguale se non addirittura più evidenti nel mondo del lavoro”.
Standard internazionali
Il Rapporto “Condizioni delle minoranze nel mondo”, il quarto di una serie pubblicata da MRG, mette in evidenza gli interventi che si sono rivelati efficaci nell’affrontare le disparità di trattamento che le minoranze e le popolazioni indigene si trovano ad affrontare nel campo dell’istruzione. Interventi che includono la costruzione di un maggior numero di edifici scolastici nelle zone rurali, incentivi per gli insegnanti bilingue, e sistemi migliori nella registrazione delle nascite e raccolta dati.
Il rapporto, inoltre, elenca in maniera dettagliata gli standard internazionali su cui poggiano le fondamenta delle policy sui diritti che sottolineano l’importanza del pluralismo culturale e dell’abolizione della discriminazione nell’istruzione.
Questi principi sono affermati in un gran numero di accordi internazionali, inclusa la Convenzione sui diritti del Fanciullo e la Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, e sono stati ribaditi lo scorso dicembre in occasione del Forum delle Nazioni Unite sulle Minoranze, che ha riconosciuto l’istruzione come diritto umano inalienabile.
Come osservato da Maurice Bryan, che ha contribuito alla stesura del capitolo del rapporto dedicato all’America Latina : “I Paesi hanno firmato queste leggi e trattati. Ora i governi devono essere alla loro altezza”.
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