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PRIMO DECENNIO INTERNAZIONALE
per l'eliminazione della povertà
LA GEOGRAFIA DELLA POVERTÀ

I Paesi Più Poveri e Meno Sviluppati
Nel mondo, tra il 1960 ed il 1991, il divario tra il 20% più ricco ed il 20% più povero è raddoppiato, passando da 30:1 a 61:1, ma questo fenomeno ha colpito più duramente le nazioni più povere e meno industrializzate.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, oltre due terzi del miliardo e trecento milioni di poveri che ci sono oggi al mondo si raccolgono in appena 10 delle 185 nazioni che aderiscono all'ONU: Bangladesh, Brasile, Cina, Etiopia, India, Indonesia, Nigeria, Pakistan, Filippine e Vietnam.
I dati sulla povertà sono più elevati in Asia. L'India ha il maggior numero di poveri in termini assoluti (350 milioni di persone, o il 40% della popolazione); tuttavia, la percentuale più elevata di poveri -addirittura l'80% su una popolazione di 93 milioni di anime - si riscontra nel Bangladesh.
Gli aiuti esteri, peraltro, non riflettono con precisione la demografia della povertà. Nel periodo 1988-1990, per esempio, le Filippine, che venivano percepite come un fattore di priorità strategica persino nel mondo del dopo guerra fredda, hanno proporzionalmente ricevuto aiuti maggiori (49 dollari pro capite) rispetto al Brasile, posizionato meno strategicamente, che ha invece ricevuto solo 3 dollari pro capite, sebbene in questa nazione ogni una persona su due sia povera.
Africa Sub-Sahariana: Sebbene da un punto di vista demografico non sia questa la regione più vasta, la forza di attrazione verso il basso esercitata dalla povertà nell'Africa sub-Sahariana è forse quella più pervasiva. In quest'area, in generale, il progresso sociale non è stato in grado di andare di pari passo con l'elevata crescita della popolazione o di mantenere le proprie posizioni di fronte al disastro economico, che per di più e spesso in connessione con conflitti armati e con il degrado ambientale. Si stima che per l'anno 2000 metà della popolazione dell'Africa sub-Sahariana vivrà in condizioni di assoluta povertà.
Paesi meno sviluppati: La definizione "paesi meno sviluppati" (PMS) è stata coniata dalle Nazioni Unite nel 1971 per descrivere le "più povere ed economicamente più deboli tra le nazioni in via di sviluppo, con enormi problemi economici, istituzionali e di risorse umane, che si combinano spesso con handicaps geografici e disastri sia naturali che causati dall'uomo".
Laddove al momento in cui tale definizione venne formulata c'erano 21 paesi che rispondevano a tale definizione, oggi il loro numero è cresciuto sino a raggiungere quota 48 nazioni, 33 delle quali sono in Africa.
Le 48 nazioni meno sviluppate raggiungono tutte insieme una popolazione di circa 560 milioni di persone, pari approssimativamente al 10% della popolazione mondiale, ma solo un decimo dell' 1% del prodotto mondiale. Nel 1993, il loro reddito medio pro capite era di 300 dollari, a fronte dei 906 dollari del mondo sviluppato e dei 21.598 dollari delle nazioni industrializzate con economie di mercato.
In termini reali, il tasso di crescita del PNL medio nelle nazioni meno sviluppate e diminuito dal 2.2% registrato durante gli anni '80, all'l.8% del quadriennio 1990-1993. Per quanto concerne i commerci, la quota delle esportazioni e delle importazioni di queste nazioni sul totale mondiale, essa è parimenti diminuita (passando rispettivamente dallo 0.7% e dall'l.0% del 1980, allo 0.4% ed allo 0.7% all'inizio degli anni '90). Questa tendenza, che potrebbe essere aggravata dall'implementazione degli Accordi dell'Uruguay Round, segnala un'ulteriore marginalizzazione dei PMS all'interno del sistema economico mondiale.
Sebbene la povertà e la mancanza di uno sviluppo umano complessivo non siano sinonimi, essi sono fortemente correlate. Per esempio, nel 1995 I'UNDP ha utilizzato dei criteri basati sulla longevità, l'istruzione e gli standard di vita per valutare il livello dello sviluppo umano in 174 paesi. Si noti come ben 40 delle 44 nazioni peggio classificate come Indice di sviluppo Umano rientrano anche nel novero dei paesi meno sviluppati.
Nonostante l'adozione di misure per alleviare il servizio del debito, il peso del debito in pressoché la metà dei PMS equivale o supera il loro Prodotto Nazionale Lordo. Questo elevato livello debitorio impedisce di fatto tutti i tentativi che vengono fatti per fermare il declino socio-economico, riattivare lo sviluppo e porre queste nazioni su un sentiero di crescita sostenuta mediante una successione di iniziative nazionali ed internazionali. Ciò che serve non è la carità, ma un aiuto immediato e prolungato volto a soddisfare i bisogni umani fondamentali.
Botswana: Uscire dalla povertà
È possibile uscire dalla povertà in un tempo relativamente breve. Il Botswana, la prima nazione a evadere dal gruppo dei paesi meno sviluppati, illustra efficacemente come le difficoltà socio-economiche possano essere superate. Quando divenne indipendente nel 1966, il Botswana era una delle nazioni più povere del mondo, inclusa nella lista originaria dei paesi meno sviluppati preparata nel 1971 dalle Nazioni Unite.
Oggi, il Botswana ha una delle economie più prospere dell'intera Africa. Gli ingredienti chiave in questa uscita del paese dalle secche della povertà sono stati una valida gestione economica, solide tradizioni democratiche, la scoperta di giacimenti di materie prime ed un efficiente sfruttamento di tali importanti risorse, un prolungato aiuto dall'estero ed investimenti ripartiti in un ampio periodo di tempo, accompagnati dalla stabilita politica ed economica.
Storie di Successi: Ecco alcune storie di successi ottenuti. Ad esempio:
- Tra il 1960 ed il 1992, Botswana, Cina, la Repubblica islamica dell'Iran, la Repubblica di Corea, Malesia, Portogallo, Siria, Thailandia, Tunisia e Turchia hanno ottenuto successi impressionanti nello sviluppo globale.
- Le Mauritius, che nel 1950 erano una delle nazioni più povere del mondo, oggi possono vantarsi non solo di aver raggiunto una condizione di pieno impiego, ma di soffrire addirittura di carenza di manodopera e vengono considerate come una delle nazioni più armoniosamente integrate del mondo, sia da un punto di vista etnico che sociale.
Sostenere i PMS: Un'importante incontro ad alto livello -la Revisione Globale a Medio Termine del programma di Azione per le Nazioni Meno Sviluppate- è stato tenuto a New York dal 26 Settembre al 6 Ottobre 1995.
Cinque anni dopo la Dichiarazione di Parigi del 1990, nel corso di tale meeting è emerso chiaramente che queste nazioni ed i loro 555 milioni di cittadini sono oggi più, e non meno, marginalizzati. I delegati, inclusi Ministri provenienti da circa 30 nazioni, si sono concentrati su temi specifici quali il debito, la finanza e -per la prima volta in un simile contesto- i risultati del commercio e le implicazioni dell'Uruguay Round.
La conferenza si è conclusa con una "promessa di cooperazione" tra i PMS e le nazioni donatrici e con alcune specifiche iniziative da parte degli Stati Membri. Una di queste è stata un accantonamento in favore dei PMS di 10 milioni di dollari da parte della Norvegia per un nuovo Fondo Fiduciario per il Buon Governo dell'UNDP. Un altro è stato costituito dall'offerta, avanzata ancora dalla Norvegia, di ospitare nel 1996 una conferenza volta a trasformare in azione concreta la "Proposta 20/20" presentata durante il Summit Sociale del 1995.
LA GEOGRAFIA DELLA POVERTÀ
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