Dibattito sul Dialogo fra le Civiltà

New York, 8-9 novembre 2001

6. Gli "eroi che non vengono celebrati" (Unsung heroes)

 

Il dialogo non conosce confini geografici, culturali o sociali. Persino quando i conflitti hanno creato fra le persone dei muri che sembrano insormontabili, lo spirito e la visione degli esseri umani hanno in numerosi esempi tenuto viva la fiammella del dialogo. Far sì che quella fiamma continui a bruciare rappresenta uno degli obiettivi dell’Anno del Dialogo delle Nazioni Unite.

A tale fine, le Nazioni Unite hanno identificato alcuni esempi di coraggio umano – gli eroi del dialogo che non vengono celebrati, i quali hanno affrontato le avversità e guardato oltre le questioni culturali, sociali, economiche e razziali per trovare una soluzione. Per raccontare le loro storie, sono stati prodotti sette annunci di servizio pubblico della durata di 60 secondi, ognuno dei quali illustra come un individuo abbia attraversato la linea basata sulla differenza che divide dagli altri, per riunire le persone. Questi annunci di servizio pubblico possono essere trasmessi da qualsiasi stazione televisiva che lo desideri e possono essere tradotti in vari lingue.

Ecco le storie degli "eroi che non vengono celebrati".

 

Jack Beetson (Australia)

Jack Beetson è un educatore australiano indigeno, che ogni anno invita indigeni e non indigeni a incontrare "gli altri" nella sua fattoria Linga Longa Philosophy, in campagna. Qui gli uni e gli altri fanno insieme il campo, pongono domande ed esplorano le rispettive culture e identità. Si tratta di una rara opportunità offerta a due culture differenti per superare le divisioni, incontrarsi e scoprirsi vicendevolmente, in un ambiente amichevole e informale.

Jack è anche Direttore Generale della Cooperativa per Aborigeni di Tranby, che organizza corsi di studi aborigeni sia per gli indigeni che per i non indigeni. Oltre a fornire un’educazione culturalmente appropriata, i suoi programmi di "rinascimento culturale" hanno aiutato gli aborigeni che erano stati allontanati da bambini dalle proprie famiglie a rimettere insieme i pezzi delle proprie identità e a riguadagnare la propria dignità e il proprio orgoglio. Fornendo una comprensione profonda della natura di tale popolo e della sua relazione con la terra durante gli anni precedenti agli insediamenti di popolazioni bianche in Australia, avvenuti solo 200 anni orsono, gli studenti non indigeni aggiungono una dimensione ulteriore alla propria identità e un apprezzamento alternativo della terra comune sulla quale vivono. La motivazione di Jack è rappresentata non soltanto dai diritti degli indigeni, ma dai diritti umani per tutti.

 

Zlata Filipovic (Bosnia)

Zlata Filipovic ha cominciato a scrivere il proprio diario su Sarajevo nel 1991, poco prima del suo undicesimo compleanno. Ha raccontato le attività svolte quotidianamente da un’adolescente, dalla scuola alle lezioni di piano, dallo sci alle feste fino a registrare quali erano i suoi programmi televisivi preferiti. Poi il caos e il terrore della guerra hanno frantumato il suo mondo. Malgrado l’enorme tragedia e le privazioni, Zlata ha continuato ad annotare lucidamente gli avvenimenti sul suo diario, riferendo attentamente sulla claustrofobia, il tedio, la rassegnazione, la rabbia, la disperazione e la paura che la guerra porta con sé. Con una precisione e una capacità di descrizione superiore alla propria età, Zlata ha scritto che "la situazione politica è stupidità in movimento". Il diario di Zlata ha raccontato la vita a Sarajevo in tempo di guerra come nessun reportage avrebbe mai potuto fare. Dopo la fine della guerra il diario di Zlata è stato dato alle stampe, ricevendo il plauso della critica, prima dall’UNICEF e successivamente in Francia, mentre Newsweek si è aggiudicata i diritti di riproduzione per gli Stati Uniti.

Dopo avere fatto un’esperienza così ravvicinata della guerra, Zlata attualmente impiega il suo tempo libero per lavorare in favore della pace e contribuire ad alimentare la comunicazione fra popolazioni differenti. E’ stata coinvolta nel lancio dei rapporti dell’UNICEF sull’impatto dei conflitti armati sui minori, ed ha fatto parte di una giuria internazionale dell’UNESCO che ha votato un premio letterario per bambini e adolescenti nel nome della tolleranza. Attualmente Zlata sta studiando scienze umane presso il Saint John College di Oxford.

 

Margaret Gibney (Belfast, Irlanda del Nord)

Il Progetto per il Muro della Pace del Mount Gilbert Community College (Belfast) ha avuto inizio quando i bambini hanno scritto ad alcune eminenti personalità del mondo intero chiedendo loro di inviare dei messaggi di pace. Margaret Gibney, all’epoca quattordicenne, scrisse al Primo Ministro britannico Tony Blair, e nella sua lettera gli raccontò che in tutta la sua vita aveva conosciuto un unico anno di pace. Il Primo Ministro fu talmente ispirato dalla sua richiesta e dal Muro della Pace che menziono la sua lettera in occasione di una intervista televisiva negli Stati Uniti e, come conseguenza, Hillary Clinton chiese di incontrare Margaret quando si recò a Belfast, nel 1997.

Da allora Margaret ha ottenuto un gran numero di riconoscimenti per la sua attività in favore della pace, fra cui un Champion Children Award, e ha viaggiato in tutto il mondo in qualità di Giovane Ambasciatore dell’UNICEF. Nel Luglio 1998 Margaret si è recata a New York per prendere parte al Forum per la Leadership Giovanile e ai Goodwill Games organizzati da Ted Turner. E’ stata una dei 36 giovani provenienti da tutto il mondo che si sono riuniti per celebrare l’inizio dei Goodwill Games. Margaret è stata inoltre uno dei tre Giovani Ambasciatori che hanno preso parte alle riprese televisive in diretta dei Giochi ed è stata intervistata sul ruolo che ha avuto nel processo di pace nell’Irlanda del Nord e sul Muro della Pace.

 

Sultan Somjee (Nairobi, Kenya)

Sultan Somjee, etnografo keniota, dirige il Dipartimento di etnografia presso il Museo nazionale del Kenya, a Nairobi. E’ inoltre il fondatore del progetto del Museo Africano della pace. Somjee possiede un’autorevole conoscenza della cultura e delle tradizioni di pace delle popolazioni pastorali del Kenya, costruita in oltre 25 anni di studio. Grazie alla propria attività in favore della pace, Somjee incoraggia le comunità indigene a condividere le proprie tradizioni di pace. Queste culture verbali, infatti, non costruiscono monumenti, e non scrivono, ma tengono in vita le proprie conoscenze grazie a tradizioni orali e visive. Esistono anche dei Luoghi di Pace locali che vengono riconosciuti dall’intera comunità. Somjee è un musulmano ismaelita – i suoi nonni sono arrivati in Kenya all’inizio del secolo provenienti dal subcontinente indiano.

 

Sydney Possuelo (Brasile)

Sydney Possuelo è responsabile del Dipartimento per le Tribù Sconosciute della Fondazione Indiana del Governo Brasiliano (FUNAI). Possuelo è uno dei più esperi sertanisti (esperti indiani) del Brasile. Ha trascorso più di 30 anni prendendosi cura dei gruppi indigeni – principalmente in Amazzonia, dove gli effetti dello sviluppo e della deforestazione si sono insinuati ulteriormente nella loro terra natia. Cercatori, taglialegna e contrabbandieri invadono la giungla e talvolta sparano agli indiani che incontrano sul loro cammino. Sydney Possuelo e il FUNAI contribuiscono a difendere i diritti di queste popolazioni vulnerabili.

Nel passato, il FUNAI ha considerato il contatto come l’opzione migliore per le tribù sconosciute, ma nel corso dell’ultimo decennio l’obiettivo di Sidney è stato quello di evitare tutti i contatti al fine di lasciare le tribù in pace il più a lungo possibile. Ciononostante, ci sono momenti in cui il contatto deve assolutamente verificarsi. Quando questo accade, Sydney Possuelo inizia delicatamente un dialogo. Si tratta di un processo che può richiedere anni e che può essere estremamente pericoloso; diversi uomini che fanno parte della squadra di Sydney, infatti, sono stati uccisi o feriti dagli indiani. Nel passato, Sydney è stato costretto a contattare più di mezza dozzina di gruppi indigeni sconosciuti nella foresta pluviale la cui superficie va restringendosi.

 

Salahuddin Ramez (Afghanistan)

Occorre un coraggio particolare per volare in una zona di guerra e lavorare con i feriti, offrendo speranza e aiuto nel bel mezzo di un conflitto. Il Dott. Salahuddin Ramez possiede questo genere di coraggio e, in qualità di chirurgo del Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha lasciato l’Afganistan, suo paese natio, per assistere le vittime della guerra nelle aree di conflitto del mondo intero.

Dopo avere studiato in Afganistan e in Germania, nel 1995 il Dr. Ramez si è unito al Comitato Internazionale della Croce Rossa con il quale è andato dapprima in Pakistan, poi in Sudan e a Timor Est e infine in missione in Sierra Leone. E’ stato proprio lì, mentre svolgeva il proprio lavoro, che il Dr. Ramez ha contratto la febbre di Lassa ed è tragicamente deceduto il 25 Luglio 2000. Questo annuncio pubblico di servizio rappresenta un riconoscimento, che sarebbe dovuto giungere prima, del suo impegno in favore dell’aiuto umanitario al di là delle frontiere religiose e delle divisioni culturali.

 

Fauzi Skali (Marocco)

Ogni anno a Fez, in Marocco, si svolge un festival davvero speciale. Un evento unico, che raduna persone provenienti da ogni angolo del pianeta e li unisce al di là di culture, nazionalità, tradizioni, linguaggi e tempi differenti. Il Festival di Musica Sacra Mondiale di Fez realizza tutto questo grazie al linguaggio universale della musica. Il Festival è il frutto dell’ingegno del suo Direttore Generale, il Dott. Fauzi Skali.

Il Dott. Skali ritiene che le persone possano superare le differenze grazie al potere della musica. Per questo, ogni anno egli invita musicisti provenienti da ogni parte del mondo perché possano condividere con gli altri le musiche che essi ritengono sacre. In un mondo nel quale la tecnologia sta eliminando in maniera estremamente rapida le barriere del commercio e delle comunicazioni, lo spirito del festival punta ad agevolare un analogo libero flusso di dignità e spiritualità umana, superando le barriere, così da consentire a tutte le culture di condividere la buona volontà e celebrare la diversità di pensiero e le credenze religiose.

Per approfondire gli annunci di servizio pubblico riassunti in queste righe, si prega di visitare la home page dell’ONU all’indirizzo Internet www.un.org\Dialogue

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