Le Nazioni Unite e la questione della Palestina

 


UN Photo# 197612C

 

Il popolo palestinese

CHI SONO?

Persone che cercano di ottenere l’autodeterminazione nella propria terra natia

PALESTINA

In questo paese vivono persone che rivendicano il proprio diritto a fare ritorno alle proprie case, dalle quali vennero sradicate. In conseguenza delle guerre del 1948 e del 1967, derivanti dalle opposte rivendicazioni sui territori della Palestina, infatti, il popolo palestinese ha perduto il controllo sul proprio destino, e le vite di queste persone sono state disgregate e turbate. Dal 1993, l’anno della Dichiarazione di Principi sull’Auto-Governo Temporaneo, meglio conosciuti come gli "Accordi di Oslo", però, una soluzione pacifica del conflitto israeliano-palestinese è diventata finalmente possibile.

 

QUANTI PALESTINESI CI SONO?

Fra i sette e gli otto milioni. Vivono all’interno di zone della Palestina che sono sotto l’amministrazione dell’Autorità Palestinese. Oppure vengono ospitati nei territori confinanti in qualità di rifugiati. Molti di essi si sono dispersi in lungo e in largo per l’intero Medio Oriente, mentre altri ancora si trovano in America Latina, in Europa e negli Stati Uniti. Sono insegnanti, ingegneri, manager, dottori, imprenditori, lavoratori dei servizi. Alcuni hanno ottenuto la cittadinanza dei propri paesi d’adozione.

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Un rifugiato palestinese pianta un arbusto di mimosa nelle dune di sabbia della Striscia di Gaza nel Maggio 1957

Gerico

DA DOVE VENGONO?

Dalla Palestina. Un’antica terra di grandi civilizzazioni e culture. Una terra che è Santa per i Cristiani, gli Ebrei e i Musulmani. Nel 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite divise la Palestina. L’Assemblea ipotizzava la creazione di Stati Arabi ed Ebraici indipendenti e l’adozione di uno speciale regime internazionale per la città di Gerusalemme.

 

QUANTI SONO E DOVE SI TROVANO?

I palestinesi sono 3,6 milioni.

Circa metà del popolo palestinese è composto da rifugiati registrati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per l’aiuto e il lavoro per i rifugiati palestinesi nel vicino oriente (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East . UNRWA), e vivono nella striscia di Gaza, nella sponda occidentale e nella parte orientale di Gerusalemme, oltre che in Giordania, Siria e Libano. Oltre un milione di persone vive ancora nei campi che erano stati costruiti per loro in quelle aree 50 anni orsono.

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Un rifugiato palestinese con il figlio trova alloggio in un campo per i rifugiati palestinesi fuori Beirut, in Libano, nel 1950.

Un rifugiato palestinese
Rifugiati arabi compiono il difficile attraversamento del Ponte Re Hussein per passare in Giordania dalla sponda occidentale del fiume Giordano occupata dagli israeliani nel Giugno 1967.

 

IL TERRITORIO PALESTINESE OCCUPATO

La comunità internazionale, tramite le Nazioni Unite, ha mostrato profonda preoccupazione sia per le condizioni di vita, che per il rispetto dei diritti umani dei palestinesi nel corso dell’occupazione, in particolare durante gli anni (1987-1993) della rivolta palestinese. L’intifada veniva da molti vista come un mezzo per attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla condizione del popolo palestinese e sull’urgente necessità di trovare una soluzione alla questione della Palestina.

Per molti anni, le Nazioni Unite, mediante i propri differenti organismi, si sono occupate della situazione nei Territori Palestinesi Occupati. In numerose risoluzioni, gli organismi dell’ONU hanno affrontato questioni quali l’applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra del 12 Agosto 1949, relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra, gli insediamenti israeliani e lo status di Gerusalemme.

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Gerusalemme

Riunione del Consiglio di Sicurezza

 

ASSISTENZA AI RIFUGIATI PALESTINESI

Per 50 anni l’UNRWA ha lavorato per aiutare le centinaia di migliaia di presone sfollate, sradicate e rese senza casa dal conflitto arabo-israeliano, fornendo loro servizi fondamentali quali cibo, riparo, assistenza sanitaria, istruzione e formazione e sviluppo di comunità.

Ma sono anche molte altre le agenzie delle Nazioni Unite che forniscono assistenza ai palestinesi; tra queste ricordiamo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (United Nations Development Programme — UNDP), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (World Health Organization — WHO), l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization — ILO), e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unired Nations Educational, Scientific and Cultural Organization — UNESCO).

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Una rifugiata palestinese, uno dei 181.383 casi speciali di sofferenza trattati dall’UNRWA

Distribuzione di razioni alimentari nel campo per i rifugiati palestinesi di Burj el-Shamali nel Libano meridionale

Rifugiati palestinesi con le casse di cibo consegnate dall’UNICEF nel campo di Anjar, in Libano, nel 1948

 

ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE PER LA QUESTIONE DELLA PALESTINA

Sin dalla fondazione, le Nazioni Unite sono state coinvolte nella questione della Palestina. Per molti anni la questione venne trattata essenzialmente come un problema di rifugiati. Ma agli inizi degli anni ’70, il crescente nazionalismo palestinese ha portato in primo piano gli aspetti politici del problema.

Tanto l’Assemblea Generale quanto il Consiglio di Sicurezza hanno ripetutamente sollevato la questione. Nelle sue risoluzioni 242 (1967) e 338 (1973), in particolare, il Consiglio di Sicurezza ha esposto i principi che dovrebbero regolare una pace giusta e duratura, e chiesto che venissero convocate delle trattative per raggiungere tale obiettivo.

Nel 1974, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) veniva riconosciuta dall’Assemblea Generale quale rappresentante del popolo palestinese, e le veniva di conseguenza garantito lo status di Osservatore. In qualità di Osservatore, l’OLP partecipa a tutti i lavori dell’Assemblea e alle conferenze internazionali convocate sotto gli auspici delle Nazioni Unite. In aggiunta, il Consiglio di Sicurezza ha, dal 1976, coerentemente invitato il rappresentante dell’OLP a partecipare ai suoi dibattiti sulla situazione in Medio Oriente, sulla questione della Palestina e sui temi ad essa collegati. Nel corso degli anni, l’Assemblea Generale ha conferito alla Palestina diritti addizionali e privilegi di partecipazione.

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Il Presidente dell’OLP Yasser Arafat parla all’Assemblea Generale il 13 Novembre 1974.

Il Segretario Generale Kofi Annan incontra il Dr. M. Nasser Al-Kidwa, Osservatore Permanente della Palestina presso le Nazioni Unite il 4 Agosto 1997.

 

IL COMITATO PER L’ESERCIZIO DEGLI INALIENABILI DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE

Nel 1975, l’Assemblea Generale ha espresso la sua profonda preoccupazione per il fatto che non venisse individuata una giusta soluzione alla questione della Palestina e deciso di istituire un comitato che avrebbe raccomandato un programma mediante il quale il popolo palestinese avrebbe potuto esercitare i propri diritti.

Le raccomandazioni avanzate dal Comitato nel 1976 sul modo in cui il popolo palestinese potesse esercitare il proprio diritto a ritornare nella terra di origine e all’autodeterminazione sono stati ripetutamente appoggiate dall’Assemblea Generale.

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Riunione del Comitato per l’esercizio degli Inalienabili Diritti del Popolo Palestinese tenuta il 5 Febbraio 1998. Sulla tribuna, fra gli altri, il Segretario Generale Kofi Annan e il Presidente del Comitato, l’Ambasciatore Idra Deguené Ka, Rappresentante Permanente del Senegal presso le Nazioni Unite

 

IL PROCESSO DI PACE

In seguito al conflitto arabo—israeliano del 1973, per tutti gli anni ’70 e ’80 fino ai ’90, vennero compiuti sforzi all’interno di differenti forum così da raggiungere una pace di vasta portata nel Medio Oriente che si basasse sulle risoluzioni 242 e 338 del Consiglio di Sicurezza. Cambiamenti globali quali la fine della guerra fredda e la Guerra del Golfo con le sue conseguenze ebbero effetto sulla situazione del Medio Oriente. Così, il processo di negoziazione fra gli arabi e gli israeliani riprese seriamente nell’Ottobre 1991, con la convocazione della Conferenza di pace sul Medio Oriente di Madrid, svolta sotto la duplice presidenza di Stati Uniti e Unione Sovietica. Un rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite partecipò alla Conferenza in qualità di osservatore. A metà del 1993, tuttavia, apparve chiaro che i colloqui si erano impantanati su una pluralità di questioni politiche e relative alla sicurezza. Parallelamente a questi sforzi diplomatici pubblici, però, in Norvegia venivano svolti dei colloqui segreti fra Israele e l’OLP. Questi colloqui vennero portati a conclusione verso la fine dell’Agosto 1993, e la notizia di un accordo fra Israele e l’OLP scoppiò in un mondo sbigottito e pieno di speranza.

Il 10 Settembre 1993, Israele e l’OLP si scambiavano lettere di riconoscimento reciproco e, il 13 Settembre, in una cerimonia tenuta presso la casa Bianca a Washington, D.C., alla presenza del Presidente U.S.A. Bill Clinton e del Ministro degli Esteri della Russia Andrei V. Kozyrev, i rappresentanti israeliano e palestinese firmarono la Dichiarazione di Principi Concordati sull’Autogoverno Temporaneo. Dopo la firma, il Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin e il Presidente dell’OLP Yasser Arafat si strinsero la mano. Lo storico accordo apriva la strada per l’autogoverno palestinese nella Striscia di Gaza e nella sponda occidentale. Esso segnava l’inizio di un processo che doveva condurre alla soluzione negoziata delle questioni relative allo status permanente.

Nel corso della sua sessione del 1973, con una risoluzione intitolata "Soluzione pacifica della questione della Palestina", l’Assemblea generale esprimeva il proprio sostegno alla Dichiarazione di Principi riaffermando al tempo stesso una serie di principi che avrebbero dovuto condurre a un accordo finale. In aggiunta, l’Assemblea riaffermava la durevole responsabilità delle Nazioni Unite per la questione della Palestina fino a quando il problema nono fosse stato risolto in tutti i suoi aspetti.

Nel Luglio 1994, Yasser Arafat ritornava in Palestina per istituire l’Autorità Palestinese a Gaza e nell’area di Gerico, sulla sponda occidentale del Giordano. Accordi successivi portarono altre aree sotto il controllo dell’Autorità Palestinese.

Hanno avuto inizio dei colloqui per raggiungere un accordo sullo "status permanente", così da porre fine al conflitto. All’ordine del giorno rimangono però delle questioni complicate: il ritiro israeliano dai Territori Palestinesi Occupati, i confini definitivi, i rifugiati, gli insediamenti, lo status di Gerusalemme. Ciononostante, nel Medio Oriente è cominciata una nuova era.

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Il Presidente William Jefferson Clinton, il Primo Ministro Yitzhak Rabin e il Presidente Yasser Arafat alla cerimonia tenuta nel Giardino Meridionale della Casa Bianca per la firma degli Accordi israeliano-palestinesi il 13 Settembre 1993.

Il Presidente dell’OLP Yasser Arafat viene accolto al suo ingresso nella Striscia di Gaza il 1° Luglio 1994.

Il Segretario Generale Kofi Annan saluta il Presidente Yasser Arafat presso il Quartier Generale delle Nazioni Unite in occasione della cinquantatreesima sessione dell’Assemblea Generale, il 28 Settembre 1998.

Nazioni Unite
Realizzato dal Dipartimento Informazione Pubblica delle Nazioni Unite
DPI/2157 — Ottobre 2000
Traduzione a cura del Centro di Informazione delle Nazioni Unite, Roma