a
cura Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua
Il diritto alla vita
Veniamo dall’Africa, dall’America Latina, dal
Nord America, dall’Asia e dall’Europa.
Ci siamo riuniti nel 1998¹ con nessun’altra legittimità o rappresentatività
se non quella di essere cittadini preoccupati
dal fatto che 1 miliardo e 400
milioni di persone del pianeta su 5 miliardi e 800 milioni di abitanti
non hanno
accesso all’acqua potabile.
Questo è intollerabile.
Ora il rischio è grande che nell’anno 2020, quando la popolazione mondiale
sarà
di circa 8 miliardi di esseri umani, il numero
delle persone senza accesso all’acqua
potabile aumenti a più di 3 miliardi.
Questo è inaccettabile.
Possiamo e dobbiamo impedire che l’inaccettabile diventi possibile.
Come? E’ nostra convinzione che sia possibile raggiungere un tale obiettivo
se si seguono i principi e le regole qui descritti.
L’acqua « fonte di vita
» è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti
della Terra
In quanto fonte di vita
insostituibile per l’ecosistema, l’acqua è un bene
vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune.
A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene
a titolo di proprietà privata.
L’acqua è patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva
dipende
da essa.
L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate
ad
essa. Il suo carattere « insostituibile » significa
che l’insieme di una comunità
umana – ed ogni suo membro – deve avere il diritto di
accesso all’acqua, e in
particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie
indispensabili
alla vita e alle attività economiche.
Non ci può essere produzione di ricchezza senza accesso all’acqua. L’acqua
non
è paragonabile a nessun’altra risorsa: non può essere oggetto di scambio
commerciale
di tipo lucrativo.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile individuale e collettivo
L’acqua appartiene più
all’economia dei beni comuni e della distribuzione
della ricchezza che all’economia privata dell’accumulazione individuale
ed altre
forme di espropriazione della ricchezza.
Mentre nel passato la condivisione dell’acqua è stata
spesso una delle maggiori
cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce
l’accesso
all’acqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e
collettivo.
Il diritto all’acqua è una parte dell’etica di base di una buona società
e di
una buona economia.
E’ compito della società, nel suo complesso e ai diversi livelli di organizzazione
sociale, garantire il diritto di accesso, secondo il doppio principio
di corresponsabilità
e sussidiarietà, senza discriminazioni di razza, sesso, religione, reddito
o
classe sociale.
L’acqua deve contribuire
al rafforzamento della solidarietà fra i popoli,
le comunità, i paesi, i generi, le generazioni
Le risorse d’acqua sono
distribuite in modo ineguale.
Anche i redditi lo sono. Questo non significa
che deve esserci anche ineguaglianza
nell’accesso all’acqua fra le persone, le comunità e le regioni. Inoltre,
l’ineguaglianza
nella distribuzione dell’acqua e della ricchezza finanziaria non significa
che
le persone ricche d’acqua e ricche economicamente possano
farne l’uso che vogliono,
anche venderla (o comprarla) all’esterno per derivarne il massimo profitto
(o
piacere).
In numerose regioni del mondo l’acqua rimane una fonte di
ineguaglianze fra
uomini e donne, in quanto queste ultime portano tutto il peso dei lavori
di
casa che dipendono dall’acqua.
Queste ineguaglianze devono essere rimosse.
Sul nostro pianeta ci sono ancore troppe guerre legate all’acqua perché
molti
stati continuano a usare l’acqua come strumento
a supporto dei loro interessi
strategici di tipo geo-economico, al fine di acquisire un potere egemonico
sulla
regione circonstante. E’ necessario e possibile liberare l’acqua dall’influenza
degli stati orientati egemonicamente. L’acqua è « res publica ».
L’accesso all’acqua necessariamente avviene tramite partnership.
E’ ora di andare oltre
la logica dei « signori della guerra » e dei conflitti
economici per il dominio e la conquista dei mercati
La cittadinanza e la democrazia si basano sulla cooperazione e il rispetto
reciproco.
Una “partnership” per l’acqua è il principio ispiratore che sta dietro
a tutti
i progetti (esempio “il contratto di fiume”) che ha permesso la risoluzione
di conflitti che in certe regioni del mondo hanno tradizionalmente avvelenato
le relazioni fra paesi appartenenti allo stesso bacino idrografico.
Noi sosteniamo
una vera partnership pubblica/privata a livello locale/nazionale/mondiale.
Una gestione dell’acqua sostenibile nell’interesse generale non solo
può, ma
deve essere fondata sul rispetto delle diversità culturali e sul pluralismo
socio-economico. Una partnership prevalentemente
sottomessa, come accade attualmente,
alla logica e agli interessi degli attori privati in continua competizione
reciproca
per conquistare il mercato non può che danneggiare l’obiettivo di assicurare
l’accesso all’acqua conformemente alle regole di una “sostenibilità”
globale
integrata.
Crediamo che la responsabilità finanziaria per l’acqua debba essere
collettiva
e individuale secondo i principi di responsabilità e di
utilità
Assicurare l’accesso all’acqua
per i bisogni vitali e fondamentali di ogni
persona e di ogni comunità umana è un obbligo per l’intera società.
E’ la società che deve assumere collettivamente i costi relativi
alla raccolta,
produzione, deposito, distribuzione, uso, conservazione e riciclo dell’acqua,
in vista della fornitura e della garanzia di accesso all’acqua nella
quantità
e nella qualità minime indispensabili. I costi (inclusi gli effetti
esterni
negativi che non sono considerati nei prezzi di mercato) sono costi
sociali
comuni che devono essere sostenuti dall’intera collettività.
Questo principio assume un valore ancor più rilevante e significativo
a livello
di un paese, del continente e della società mondiale. Il finanziamento
deve
essere assicurato mediante una ridistribuzione collettiva.
I meccanismi di fissazione dei prezzi individuali, secondo un sistema
di progressività,
intervengono a partire da un livello di utilizzazione
dell’acqua oltre il minimo
vitale indispensabile.
Oltre questo minimo vitale, è infatti corretto
che i prezzi siano in funzione
della quantità usata. Vi è però un limite all''uso: ogni eccesso deve
essere
considerato illegale. Non è perché uno può permettersi di pagare prezzi
elevati
che ha diritto ad utilizzare l’acqua in quantità illimitata ed irragionevole.
L’acqua è “l’affare” dei Cittadini
Creare le condizioni necessarie
per assicurare l’accesso all’acqua, effettivo
e sostenibile, è un problema che concerne tutti i membri della
società. E’ anche
un tema inter-generazionale.
E'' compito infatti delle generazioni attuali
di usare, valorizzare, proteggere
e conservare le risorse d’acqua in modo tale che le generazioni future
possano
godere della stessa libertà di azione e di scelta che per noi stessi
oggi auspichiamo.
I cittadini devono essere al centro del processo decisionale.
La gestione dell’acqua integrata e sostenibile appartiene alla sfera
della democrazia.
Non è l’affare delle competenze e del know-how dei tecnici, degli ingegneri,
dei banchieri. Gli utenti possono e devono giocare un ruolo chiave mediante
scelte e modi di vita più ragionevoli, equi e responsabili necessari
per assicurare
la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
La politica dell’acqua implica un alto grado di democrazia a livello
locale,
nazionale, continentale e mondiale
Per definizione l’acqua
richiede una gestione decentralizzata e trasparente.
Le istituzioni esistenti di democrazia rappresentativa devono essere
rafforzate.
Nuove forme di governo democratico devono essere create.
La democrazia partecipativa è inevitabile.
Questo è possibile, con o senza le nuove tecnologie informatiche e comunicative,
a livello di comunità locali, città, bacini, regioni.
Nuove e coerenti cornici regolative a livello internazionale e globale devono
essere disegnate e attuate accrescendo la visibilità di una politica
dell’acqua
sostenibile a livello globale, ad opera della comunità globale.
I parlamenti sono il luogo e gli attori naturali
a questo riguardo.
Questo è il motivo per cui crediamo che sia
urgente ed essenziale (ri)valorizzare
le pratiche tradizionali locali di gestione dell’acqua. Un’importante
eredità
di conoscenze, competenze e pratiche delle comunità, molto efficienti
e sostenibili,
è stata dilapidata e si è persa.
C’è il rischio che venga ulteriormente distrutta
negli anni futuri.
Proposte
Allo scopo di far diventare
i principi elencati una realtà nei prossimi 20-25
anni, nel corso dei quali 2 miliardi di persone si aggiungeranno alla
popolazione
attuale, proponiamo che vengano prese e realizzate
le seguenti misure, parti
integranti di un « World Water Contract » da realizzarsi lungo due assi
principali
:
- la creazione di una « rete di parlamenti
per l’acqua »
- la promozione di campagne informative,
accrescimento della consapevolezza
e della mobilitazione sul tema «acqua per tutti».
Proponiamo inoltre la
costituzione di un Osservatorio mondiale per i diritti
dell’acqua
La creazione di una rete
di parlamenti per l’acqua
E’ nei parlamenti, principali organi della rappresentanza politica nelle
società
occidentalizzate, e in simili istituzioni in altre civiltà, che cade la responsabilità
di modificare l’esistente legislazione attraverso l’applicazione dei
principi
sopra delineati.
Definire una nuova cornice legislativa a livello locale e nazionale
ma anche
a livello internazionale e mondiale è uno dei principali compiti dei
parlamenti
per riempire il vuoto che esiste in questo campo a livello mondiale.
La priorità è quella di definire un « trattato mondiale sull’acqua »
che legalizzi
l’acqua come bene patrimoniale vitale, comune a tutta l’umanità. Questo,
per
esempio, escluderebbe l’acqua da tutti gli accordi commerciali internazionali
(come quelli esistenti nell’ambito dell''Organizzazione Mondiale del
Commercio
- WTO), come già accade nel campo culturale.
Promozione
di campagne d''informazione, di sensibilizzazione e di mobilitazione
1. Sviluppo (o modernizzazione)
dei sistemi di distribuzione e sanitarizzazione
dell’acqua per le 600 città della Russia, Africa, Asia, America Latina
e paesi
europei che avranno più di un milione di abitanti
nell’anno 2020 e i cui acquedotti
(sistemi) sono già oggi obsoleti, inadeguati o inesistenti;
2. La lotta contro nuove
fonti di inquinamento dell’acqua nelle città
del Nord
America, Europa occidentale e Giappone, dove la contaminazione del terreno,
sia in superficie che in profondità, sta diventando sempre più preoccupante,
seria e in alcuni casi irreversibile.
Queste azioni rispondono
all’obiettivo di "3 miliardi di rubinetti”.
ONG, sindacati e scienziati hanno a questo proposito un ruolo essenziale
e determinante.
A questi scopi, deve essere data priorità a :
1. La riforma strutturale
dei sistemi di irrigazione nell’agricoltura
industriale
intensiva. La soluzione esiste già come, per esempio, « l’irrigazione
a goccia».
La moderna agricoltura esistente è il principale consumatore delle risorse
di
acqua fresca del pianeta (pari al 70% dell’estrazione totale mondiale,
di cui
la maggior parte è per l’irrigazione).
Ancora il 40% dell’acqua per irrigazione si perde lungo la strada dalla
fonte
al serbatoio. Inoltre, l’agricoltura industriale è fonte dei maggiori
danni
e minacce all’ambiente (in particolare la salinità del suolo e l’idromorfismo.)
2. Una moratoria di 10-15
anni per la costruzione di nuove grandi dighe che
hanno finora creato problemi considerevoli
di breve e lungo periodo all’ambiente,
alle popolazioni locali e alla possibilità di una gestione dell’acqua
integrata
e sostenibile
La costituzione di un Osservatorio Mondiale per i diritti dell’acqua
Il principale obbiettivo di questo osservatorio sarà di raccogliere, produrre,
distribuire e diffondere le informazioni il più possibile rigorose ed
affidabili
in merito all''accesso all''acqua dal punto di vista dei diritti individuali
e
collettivi, alla produzione dell’acqua, all’uso, alla sua conservazione/protezione
e allo sviluppo democratico sostenibile.
L’osservatorio deve diventare uno dei punti di riferimento mondiali
per le informazioni
sui diritti dell’acqua, a supporto delle più efficienti forme di partnership
e solidarietà per l’acqua.
Il Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua
Il presente Manifesto
è stato redatto a Lisbona (Valencia) Spagna ,
nel corso
del 1998 da un Comitato internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua,
composto da persone che provenienti da diversi continenti si sono preoccupati
del fatto che un 1 miliardo e 400 milioni di persone del piante non
hanno accesso
all’acqua potabile.
Il documento è stato redatto su iniziativa del Gruppo di Lisbona, grazie
al
contributo finanziario della Fondazione C. Gulbenkian, della Generalitat
Valenciana,
dello istituto da Agua e el Gruppo IPE-Agua do Portogallo.
Il Comitato Internazionale
è presieduto da Mario Soares e coordinato da Riccardo
Petrella( Segretario Generale)
Indirizzo c/o Gruppo di Lisbona : 30 rue morose
1030 Brussels tel.+32.2.245.18.98
- fax + 32.2.245.21.08 |