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Un Rapporto dell'UNODC dimostra che in pratica nessun paese è immune dalla tratta di esseri umani

VIENNA, 24 Aprile - Praticamente tutti i paesi del mondo sono coinvolti in questo crimine: la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale o di lavoro forzato, questo è ciò che emerge da un nuovo rapporto dell’UNODC, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine.

Il Rapporto “Traffico di esseri umani: i flussi mondiali” presentato oggi, denuncia che sono 127 i paesi origine di tale fenomeno, 98 quelli di transito e 137 quelli di destinazione.

Prova inoltre che gli sforzi condotti a livello mondiale per contrastarlo sono ostacolati dalla mancanza di dati precisi: a prova della riluttanza di alcuni paesi nel riconoscere che il problema li coinvolge.

"È estremamente difficile quantificare il numero delle vittime a livello mondiale, poiché la quantità d'informazioni varia considerevolmente, ma il numero totale certamente è nell'ordine dei milioni" ha detto il Direttore Esecutivo dell'UNODC, Antonio Maria Costa. "È difficile menzionare un paese che non sia in qualche modo coinvolto".

La mancanza di dati a livello mondiale, che siano affidabili come quelli che l'UNODC elabora ogni anno sul commercio illegale di droga, rende più difficile un contrasto efficace del problema per governi e organizzazioni internazionali.

"Ciò che abbiamo sperimentato durante la preparazione del Rapporto è che alcuni paesi di destinazione hanno grandi difficoltà nell'ammettere le reali dimensioni del fenomeno sul territorio nazionale e lungo i loro confini", ha spiegato Costa.

"Ad oggi, gli sforzi per combattere la tratta di essere umani sono stati disorganizzati e hanno dato scarsi risultati. L'assenza di segnalazioni sistematiche da parte delle autorità rappresenta un reale problema. I Governi devono impegnarsi di più".

Il Direttore Esecutivo dell'UNODC ha evidenziato tre principali aree in cui gli sforzi dovrebbero moltiplicarsi:

  • ridurre la domanda: sia di prodotti a buon mercato, sia di manufatti che derivano da aziende che sfruttano la manodopera; sia che si tratti di merci sottoprezzo prodotte da persone obbligate a lavorare nelle fattorie e nelle miniere, o i servizi offerti dagli schiavi del sesso;

  • colpire i criminali che approfittano della vulnerabilità di coloro che tentano di sfuggire alla povertà, alla disoccupazione, alla fame e all'oppressione.

  • proteggere le vittime, specialmente donne e bambini.

"I trafficanti traggono vantaggio da sistemi giudiziari e apparati di pubblica sicurezza deboli e dalla scarsa cooperazione a livello internazionale. Il numero irrisorio di condanne per traffico di esseri umani è motivo di grande preoccupazione che deve essere affrontato risolutamente", ha dichiarato Costa.

"Proteggere le vittime può sembrare ovvio, ma in pratica esse troppo spesso sono trattate alla stregua di criminali e possono essere accusate di aver violato le leggi sull'immigrazione o contro la prostituzione. Un trattamento umano e sensibile della loro condizione non è solo un imperativo morale, ma accresce la possibilità che le vittime superino la loro comprensibile paura e testimonino contro i propri aguzzini".
Il Rapporto elenca i Paesi di origine, transito e destinazione a seconda della dimensione del fenomeno. Esso mostra che le persone sono solitamente trafficate dai paesi poveri verso quelli più ricchi. Viene rilevato che la forma più diffusa di sfruttamento è quella per scopi sessuali e che le principali vittime sono donne e bambini.

Solitamente le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico si affidano ad una rete internazionale, sia a livello di affiliazioni che in termini operativi.

Costa ha riconosciuto che questo primo tentativo di offrire un autorevole rapporto mondiale ha i suoi limiti. In alcuni paesi sembra che il fenomeno sia più acuto solo perché i dati sono veritieri e accurati, mentre altri paesi potrebbero apparire in una luce indebitamente favorevole a causa di dati inadeguati.

"I Governi devono impegnarsi per dare al fenomeno le sue reali dimensioni così che possano impegnarsi maggiormente nel combatterlo" ha aggiunto Costa. "Il fatto che nel Ventunesimo Secolo esista ancora questa forma di schiavitù è per noi tutti motivo di profonda vergogna".

Il testo integrale del rapporto è disponibile sul sito: www.unodc.org

Per richiedere una copia della pubblicazione, si prega di inviare un messaggio a:

thbreport@unodc.org

Per maggiori informazioni:

Richard Murphy Chief,
Advocacy Section
,
UNODC Telephone: +43 1 260 60 5761
E-mail: richard.murphy@unodc.org


 

 

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ultimo aggiornamento Mercoledi, 18 Marzo 2009
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