Uniti Contro il Terrorismo:
Raccomandazioni per una Strategia Globale Contro il Terrorismo
1) Quale è il ruolo delle Nazioni Unite per contrastare il terrorismo? Per quale motivo il Segretario Generale ha presentato un rapporto con delle raccomandazioni per una strategia globale contro il terrorismo?
Le Nazioni Unite hanno un ruolo chiave da svolgere nella lotta contro il terrorismo, utilizzando e rafforzando la loro notevole capacità di lavorare con i governi, con le altre organizzazioni internazionali, e la società civile, ciascuno mettendo la propria esperienza a integrare gli sforzi degli altri.
Il rapporto si fonda sull’accordo fra i leader mondiali al World Summit 2005 in base al quale l’Assemblea Generale dovrebbe lavorare per sviluppare una strategia contro il terrorismo, utilizzando le opinioni del Segretario Generale come base per le discussioni. Ora gli Stati membri devono portare avanti la richiesta dei loro leader e lavorare per adottare, per la prima volta, una strategia globale onnicomprensiva contro il terrorismo concordata a livello intergovernativo.
2) Può esistere una strategia contro il terrorismo senza una definizione di terrorismo?
Al World Summit del 2005, i leader mondiali hanno condannato “il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, commesse da chiunque, dovunque, e per qualunque finalità”. Gli Stati membri stanno discutendo su una definizione legale nel contesto della Convenzione onnicomprensiva sul terrorismo internazionale.
Il rapporto del Segretario Generale enfatizza il fatto che il terrorismo è inaccettabile e che non può mai essere giustificato, e pone l’accento su metodologie per rafforzare le attività concrete per contrastarlo. Una definizione legale di terrorismo non è necessaria per queste finalità.
3) Cosa si può dire riguardo la Convenzione onnicomprensiva sul terrorismo internazionale?
Il rapporto riconosce la necessità di una Convenzione onnicomprensiva sulterrorismo internazionale. Il Segretario Generale ha ripetutamente fatto pressioni affinché gli Stati membri concludano velocemente il loro lavoro in riferimento alla Convenzione. Un tale passo sarebbe un segnale forte di unità internazionale e rafforzerebbe l’autorità morale delle Nazioni Unite.
Nonostante questo, l’assenza della Convenzione non dovrebbe ritardare la discussione, l’accordo e la realizzazione di una strategia globale contro il terrorismo. La Convenzione e la strategia sono attività complementari, ma non condizionate l’una all’altra.
4) Per quale motivo le raccomandazioni del Segretario Generale pongono una così forte enfasi sulla “capacity building” dello Stato nel contrastare il terrorismo?
I terroristi sfruttano le debolezze esistenti sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli sviluppati. Per tale motivo, la capacity building di ciascun Stato di combattere il terrorismo dovrebbe essere la pietra angolare su cui poggia qualunque sforzo volto a combattere il terrorismo. Il rapporto identifica sia mezzi pratici attraverso i quali gli Stati possono migliorare le loro capacità individuali e collettive di combatter il terrorismo sia i modi con cui le Nazioni Unite possono meglio aiutarli nell’attuare questo compito.
Le raccomandazioni del Segretario Generale cercano di unire gli Stati membri ponendo l’accento sulle azioni concrete che gli Stati e le Nazioni Unite possono porre in essere per combattere il terrorismo. Al fine di rendere effettive tali azioni, gli Stati devono avere la necessaria capacità di agire.
5) Che cosa dice il rapporto in riferimento ai diritti umani?
Gli atti, metodi e le pratiche dei terroristi sono mirate alla distruzione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Pertanto, tenere in considerazione e difendere i diritti umani di tutti – non solo di quelli sospettati di terrorismo, ma anche di coloro che sono vittime del terrorismo e di coloro che vivono le conseguenze del terrorismo – è essenziale per qualunque strategia per combattere il terrorismo.
Il rapporto sviluppa inoltre il concetto di difendere i diritti umani mettendo in evidenza il fatto che questo è un elemento necessario sotto tutti gli aspetti nel tentativo di combattere il terrorismo. Il Segretario Generale enuncia la necessità di tenere in considerazione e difendere i diritti umani in tutte le parti del rapporto.
Il rapporto ci esorta ad avere una speciale attenzione per le vittime in quanto costituiscono il vero volto del terrorismo, ponendo l’accento sulla necessità di misure per proteggere i loro diritti, assicurare che le loro voci siano udite, e fornirvi l’assistenza per facilitarne la reintegrazione nella società.
6) Perché il rapporto parla di “condizioni che possono essere sfruttate a proprio vantaggio dai terroristi” invece di “cause alla radice” del terrorismo?
È in atto un dibattito tra gli Stati membri sul fatto che il terrorismo possa ricondursi o meno alle cosiddette “cause alla radice”. Nell’intento di far progredire una strategia operativa per combattere il terrorismo, se da una parte gli Stati membri dovrebbero riconoscere che gli atti terroristici non avvengono in un vuoto sociale e politico, al tempo stesso non può esistere alcuna giustificazione per il terrorismo ed ogni sua forma è inaccettabile.
Può esserci un ampio accordo sul fatto che le "condizioni che possono essere sfruttate a proprio vantaggio dai terroristi" debbano essere affrontate.
7) Perché il rapporto non fa riferimento alla povertà?
Il rapporto enfatizza l’importanza di affrontare l’emarginazione socio-economica, in particolare la disoccupazione giovanile, in modo da considerare quei disagi che possano favorire il reclutamento di terroristi.
Non vi è alcuna prova che suggerisca che la povertà provochi il terrorismo. In realtà, affermare ciò che va contro la realtà dei fatti, è totalmente ingiusto verso chi è povero. Lo sradicamento della povertà dovrebbe necessariamente essere perseguita in quanto tale.
8) Un codice volontario di condotta per i media, a cui allude il rapporto, inibirebbe la libertà di stampa?
Come il rapporto suggerisce, i media possono giocare un ruolo molto importante nell’aiutare a combattere il terrorismo. Da una parte potrebbero auspicare l’adozione di misure volontarie per evitare di essere utilizzati dai terroristi. Il rapporto suggerisce che i mass- media dovrebbero prendere in considerazione l’esperienze di quei media che hanno adottato tali codici volontari di condotta.
Dall’altra parte, i media, insieme con la società civile tutta, possono giocare un ruolo vitale nell'attirare l’attenzione pubblica sulle conseguenze del terrorismo e del suo impatto sulle vittime, come anche nel contrastare le ideologie estremiste ed i messaggi di odio.
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