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Il Segretario Generale, preoccupato per i sequestri di bambini in Nepal arruolati come soldati, chiede un intervento immediato


16 Gennaio 2007


In Nepal i bambini continuano ad essere reclutati dal Partito Comunista (Maoista) come soldati nonostante l’ultimo cessate il fuoco di aprile con il Governo, ha affermato il Segretario Generale nel suo ultimo rapporto al Consiglio di Sicurezza, sollecitando i Maoisti a porre fine immediatamente a tale pratica e a entrambe le parti ad impegnarsi maggiormente per la salvaguardia dei diritti dei bambini.

Il rapporto di 18 pagine, uscito oggi e relativo al periodo che va dal 1 agosto 2005 al 30 settembre 2006, sottolinea come il fondamentale Comprehensive Peace Agreement firmato a novembre “include disposizioni che impegnano le parti alla reintegrazione nelle loro famiglie dei bambini associati ai gruppi armati, e questa è la prima volta che tale problematica viene affrontata nel processo di pace”.

Sebbene molte delle violazioni denunciate siano accadute prima del cessate il fuoco tra lo Stato e il Partito Comunista del Nepal – Maoista (CPN-M), il rapporto afferma che “ci sono ancora dei seri abusi che vengono perpetrati contro i bambini”. “Esiste dal cessate il fuoco dell’aprile 2006 una seria preoccupazione in merito al perpetrarsi del reclutamento, impiego e sequestro di bambini da parte del CPN-M”.

Le parti interessate devono rispettare totalmente il diritto internazionale relativo alla tutela dei bambini, anche nell’ambito del processo di pace, e garantire che disposizioni specifiche sui  bambini siano incluse a tutti i livelli dei negoziati. “Il CPN-M deve immediatamente porre fine alla pratica di impiego e reclutamento di bambini, così come cessare ogni nuovo arruolamento”.

Il Segretario Generale ha inoltre raccomandato che il mandato di ogni altra missione delle Nazioni Unite in Nepal dovrebbe esplicitamente incorporare temi relativi alla tutela del bambino e includere una competenza specifica relativo alla protezione del bambino” per collaborare più da vicino con l’UNICEF  e le altre agenzie che si occupano di tali questioni.

Commentando il rapporto, uscito oggi insieme a quello relativo al problema della guerra civile nello Sri Lanka, la Rappresentante Speciale per i bambini e i conflitti armati Radhika Coomaraswamy  ha affermato che entrambe i documenti mostrano l’attuale tentativo da parte della comunità internazionale di porre fine al flagello universale del reclutamento di bambini come soldati, come pure alle altre violazioni dei bambini perpetrate in tempi di guerra.

La Rappresentante Speciale per i bambini e i conflitti armati ha riferito all’UN News Service che “tali rapporti sono importanti perché rientrano nel tentativo del sistema delle Nazioni Unite di porre fine  all’impunità dei crimini, soprattutto violazioni gravi contro i bambini, in particolare se relative al reclutamento ed impiego di bambini soldato”.

“Ciò che auspichiamo è un impegno a nome delle principali parti in causa di attivarsi rapidamente ed efficacemente, specialmente sulla questione relativa al non reclutamento di bambini soldato e di impegnarsi con l’UNICEF e le altre agenzie delle Nazioni Unite per una immediata liberazione dei bambini che sono nelle loro mani, sulla base di un piano d’azione (messo a punto dall’UNICEF).

L’ufficio di Ms Coomaraswamy ha affermato che il rapporto, così come quello sullo Sri Lanka, sarà esaminato dal gruppo di lavoro del Consiglio di Sicurezza sui bambini e i conflitti armati che si riunirà a febbraio.

Clicca qui per scaricare il rapporto (documento in .pdf in inglese - 2,68 MB)

 

 

 
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