Il Rapporto afferma che malgrado lo stato di eguaglianza delle donne arabe riconosciuto dal diritto internazionale, le loro dimostrate capacità e i risultati nelle diverse sfere dell’attività umana, e i loro inestimabili contributi alla loro famiglie e società, molte non sono incoraggiate a sviluppare e utilizzare le loro capacità su un piano di parità con gli uomini. Il Rapporto sostiene che nella sfera pubblica, fattori culturali, legali, sociali, economici e politici impediscono un accesso equo delle donne all’istruzione, alla sanità, alle opportunità di lavoro, ai diritti di cittadinanza e rappresentanza. Nella sfera privata, afferma il Rapporto, schemi di educazione tradizionali nonché leggi di status personale e familiare discriminatori perpetrano inegualità e subordinazione.
Secondo il Rapporto, tuttavia, alcuni risultati sono stati raggiunti; la maggior parte dei paesi arabi ora ha un parlamento, un governo o un consiglio locale alla cui gestione partecipa attivamente almeno una donna. E necessario comunque che le riforme politiche, ad ogni livello, vadano oltre le sole “rifiniture”: “In tutti i casi…decisioni concrete nel mondo arabo, a tutti i livelli, sono nelle mani degli uomini”.
Il Rapporto afferma che c’è una trasformazione in atto nel mondo arabo, poiché le tematiche delle donne stanno sempre più permeando i discorsi intellettuali e culturali: “Forme di comunicazione contemporanee come Internet, chat room, canali di televisione satellitare e i loro programmi specializzati sono basati sul potere di un dialogo pubblico aperto, comunicazioni veloci e comunità di pensiero e di pratiche accessibili. Per le donne, queste forme di comunicazioni aprono una nuova strada di liberazione che permette loro di occupare spazi cui non avrebbero potuto accedere attraverso la comunicazione stampata tradizionale”.
Nonostante ciò il movimento moderno delle donne arabe è troppo spesso frainteso come un’importazione dall’occidente; in realtà, il concetto di eguaglianza tra i generi ha radici profonde nella regione. La prima “società per l’istruzione delle donne” fu fondata in Egitto nel 188, con una crescente consapevolezza pubblica dei diritti delle donne come obiettivo chiave. Gli anni quaranta del ventesimo secolo, ha visto un aumento improvviso di organizzazioni delle donne, la maggior parte delle quali dedicata alle problematiche come la poligamia e il diritto delle donne all’istruzione.
Il Rapporto sullo Sviluppo Umano nei Paesi Arabi 2005 conclude che il progresso delle donne nel mondo arabo richiede, per prima cosa, che alle donne arabe vengano riconosciute piene opportunità di accedere a sanità e istruzione su un piano di parità con le controparti maschili. Richiede anche che, “alle donne arabe devono essere date piene opportunità qualsiasi attività umana al di fuori della loro famiglia su un piano di parità con gli uomini.”
In linea con le richieste avanzate nei precedenti rapporti per ampie riforme sociali basate sui diritti, il Rapporto sullo Sviluppo Umano nei Paesi Arabi afferma che il progresso delle donne arabe implica:
- Il rispetto totale dei diritti di cittadinanza di tutte le donne arabe
- La protezione dei diritti delle donne nell’area degli affari personali e delle relazioni familiari
- Le garanzie di rispetto totale dei diritti e delle libertà personali delle donne.
Il Rapporto inoltre chiede la temporanea adozione di un’azione affermativa nell’espansione della partecipazione delle donne arabe in tutti i campi delle attività umane. Questo permetterà lo smantellamento delle strutture secolari di discriminazione contro le donne.
Il Rapporto sostiene che il progresso delle donne richiede un movimento efficace nella società civile araba volto a raggiungere lo sviluppo umano per tutti. Tale movimento, afferma il Rapporto, sarà il mezzo attraverso cui le donne arabe e quanti, tra gli uomini, le appoggiano si doteranno di potere. Questo movimento avrà due livelli. Il primo, nazionale, coinvolgerà tutti i livelli della società in ogni paese. Il secondo, regionale, sarà fondato su reti transfrontaliere per la coordinazione ed il supporto degli sforzi regionali volti a conseguire l’empowerment delle donne.
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