La valutazione contenuta nell’ Indagine invernale sull’oppio in Afghanistan dell’UNODC è stata presentato a Tokyo dal Direttore Esecutivo Antonio Maria Costa durante l’incontro del Comitato di monitoraggio e coordinamento congiunto (JCMB). “E ` vero che le coltivazioni di oppio in Afghanistan possono anche aver subito drastiche diminuzioni, ma la quantità prevista per il 2008 rimane ancora incredibilmente alta”, ha dichiarato Costa. E ha avvertito: “Le droghe afgane, e i proventi che generano, sono forze destabilizzanti. L’Europa, la Russia e i paesi che si trovano sulle rotte della droga dovrebbero prepararsi di nuovo a fronteggiare le conseguenze sul piano della salute e della sicurezza”.
Ulteriori principali conclusioni del Rapporto sono:
- Si prevede che quest’anno una dozzina di province non verranno coinvolte nella coltivazione di papavero da oppio. Grazie anche a misure di eradicazione efficaci nelle province tradizionalmente a bassa produzione di oppio (meno di 1.500 ettari). Costa ha affermato che “quest’anno potrebbe essere raggiunto l’obiettivo di eliminare i raccolti di oppio dalla metà delle 34 province afgane. Molto dipenderà dall’atteggiamento dei governatori, dalla loro integrità e dal supporto che otterranno”.
- Costa ha messo in guardia sul fatto che “L’Afghanistan sta diventando un paese diviso, con linee di demarcazione molto nette per la droga e le insurrezioni”. Nel nord-est l’aumento del numero di province senza oppio è in forte contrasto con i livelli sempre più alti di produzione del sud-est, l’area d’insorgenza dei Talebani.
- Più di tre quarti dell’oppio afgano cresce in aree al di fuori del controllo governativo. “L’oppio è un’ingente fonte di guadagno per i Talebani”, avverte Costa. “La tassa che impongono ai contadini, chiamata usher, è più o meno il 10% del ricavo e quest’anno si calcola che possa generare circa 100 milioni di dollari. Ulteriori fonti di reddito dei Talebani sono rappresentate dalla gestione dei laboratori per la produzione di eroina e dall’esportazione di droga”.
- Piccole quantità di oppio sono state una tradizionale forma di risparmio nelle campagne afgane. Secondo l’Indagine dell’UNODC la quantità in possesso dei contadini nel nord sono ora inferiori a quelle dei contadini nel sud, e tuttavia in entrambi i casi le loro provviste sono limitate. Considerando che la droga prodotta nel 2007 supera di 3000 tonnellate la domanda mondiale, è chiaro che la maggior parte di questo surplus non è in possesso dai contadini. “Quando i prezzi scendono, solo chi non ha interessi commerciali può immagazzinare grandi quantitativi di oppio in surplus”.
- Il rapporto mostra anche come, oltre a fornire il 90% dell’oppio mondiale, l’Afghanistan sia diventato il maggiore fornitore di cannabis (si stima che quest’anno gli ettari coltivati siano 70.000). E’ esportato soprattutto lungo i confini meridionali con Pakistan e Iran, per finire nei paesi del Golfo.
Il responsabile della politica antidroga dell’Onu ha chiesto all’Afghanistan e ai suoi alleati di intraprendere azioni decise.
“Mentre gli analisti continuano a discutere all’infinito sulla priorità da accordare a sicurezza, sviluppo, politica antidroga e good governance, la situazione dell’oppio afgano sta diventando sempre più disperata. E il tempo non gioca a nostro favore”.
Costa ha evidenziato il bisogno di istituzioni forti e oneste in grado di combattere “il nemico numero uno dell’Afghanistan”. Si è soffermato su un certo numero di elementi chiave che ancora mancano: “Un Ministero dell’Interno ed uno per le politiche antidroga funzionanti; un’autorità anticorruzione integra e dotata di poteri effettivi; un sistema giudiziario efficiente; la presenza su tutto il territorio di governatori onesti e responsabili”.
Poiché i rischi connessi alla droga possono destabilizzare l’intera regione dell’asia occidentale, è necessaria una più stretta cooperazione regionale. Tra le proposte su cui l’UNODC e` attivamente impegnato figurano: misure trilaterali di controllo doganale tra Afghanistan, Iran e Pakistan; il lancio del Centro di intelligence dell’Asia centrale (CARICC) con sede in Kazakhstan; l’avvio di un nuovo programma per il miglioramento della gestione delle frontiere tra Afghanistan, Iran e Turkmenistan.
Il testo completo dell’Indagine sulla produzione di oppio in Afghanistane il testo del discorso del Direttore Costa all’incontro del JCMB sono disponibili sul sito www.unodc.org
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