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Oppio Afghano: L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga ed il Crimine prevede un altro abbondante raccolto nel 2008

Tokyo, 6 febbraio 2008

Secondo il rapporto che è stato presentato oggi dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), nel 2008 l’estensione delle coltivazioni di oppio in Afghanistan sarà in linea di massima simile o solo leggermente inferiore ai 192.000 ettari registrati l’anno scorso. Tuttavia, la quantità finale di prodotto raccolto (8.200 tonnellate nel 2007) dipenderà sia dal rendimento agricolo (influenzato dalle condizioni meteorologiche, sia dalla campagna di eradicazione (che mira a ridurre le coltivazioni).

La valutazione contenuta nell’ Indagine invernale sull’oppio in Afghanistan dell’UNODC è stata presentato a Tokyo dal Direttore Esecutivo Antonio Maria Costa durante l’incontro del Comitato di  monitoraggio  e coordinamento congiunto (JCMB). “E ` vero che le coltivazioni di oppio in Afghanistan possono anche aver subito drastiche diminuzioni, ma la quantità prevista per il 2008 rimane ancora incredibilmente alta”, ha dichiarato Costa. E ha avvertito: “Le droghe afgane, e i proventi che generano, sono forze destabilizzanti. L’Europa, la Russia e i paesi che si trovano sulle rotte della droga dovrebbero prepararsi di nuovo a fronteggiare le conseguenze sul piano della salute e della sicurezza”.

Ulteriori principali conclusioni del Rapporto sono:

  • Si prevede che quest’anno una dozzina di province non verranno coinvolte nella coltivazione di papavero da oppio. Grazie anche a  misure di eradicazione efficaci nelle province tradizionalmente a bassa produzione di oppio (meno di 1.500 ettari). Costa ha affermato che “quest’anno potrebbe essere raggiunto l’obiettivo di eliminare i raccolti di oppio dalla metà delle 34 province afgane. Molto dipenderà dall’atteggiamento dei governatori, dalla loro integrità e dal supporto che otterranno”.
  • Costa ha messo in guardia sul fatto che “L’Afghanistan sta diventando un paese diviso, con linee di demarcazione molto nette per la droga e le insurrezioni”. Nel nord-est l’aumento del numero di province senza oppio è in forte contrasto con i livelli sempre più alti di produzione del sud-est, l’area d’insorgenza dei Talebani.
  • Più di tre quarti dell’oppio afgano cresce in aree al di fuori del controllo governativo. “L’oppio è un’ingente fonte di guadagno per i Talebani”, avverte Costa. “La tassa che impongono ai contadini, chiamata usher, è più o meno il 10% del ricavo e quest’anno si calcola che possa generare circa 100 milioni di dollari. Ulteriori fonti di reddito dei Talebani sono rappresentate dalla gestione dei laboratori per la produzione di eroina e dall’esportazione di droga”.
  • Piccole quantità di oppio sono state una tradizionale forma di risparmio nelle campagne afgane.  Secondo l’Indagine dell’UNODC la quantità in possesso dei contadini nel nord sono ora inferiori a quelle dei contadini nel sud, e tuttavia in entrambi i casi le loro provviste sono limitate. Considerando che la droga prodotta nel 2007 supera di 3000 tonnellate la domanda mondiale, è chiaro che la maggior parte di questo surplus non è in possesso dai contadini. “Quando i prezzi scendono, solo chi non ha interessi commerciali può immagazzinare grandi quantitativi di oppio in surplus”.
  • Il rapporto mostra anche come, oltre a fornire il 90% dell’oppio mondiale, l’Afghanistan sia diventato il maggiore fornitore di cannabis (si stima che quest’anno gli ettari coltivati siano 70.000). E’ esportato soprattutto lungo i confini meridionali con Pakistan e Iran, per finire nei paesi del Golfo.

Il responsabile della politica antidroga dell’Onu ha chiesto all’Afghanistan e ai suoi alleati di intraprendere azioni decise.
“Mentre gli analisti continuano a discutere all’infinito sulla priorità da accordare a sicurezza, sviluppo, politica antidroga e good governance, la situazione dell’oppio afgano sta diventando sempre più disperata. E il tempo non gioca a nostro favore”.

Costa ha evidenziato il bisogno di istituzioni forti e oneste in grado di combattere “il nemico numero uno dell’Afghanistan”. Si è soffermato su un certo numero di elementi chiave che ancora mancano: “Un Ministero dell’Interno ed uno per le politiche antidroga funzionanti; un’autorità anticorruzione integra e dotata di poteri effettivi; un sistema giudiziario efficiente; la presenza su tutto il territorio di governatori onesti e responsabili”.

Poiché i rischi connessi alla droga possono destabilizzare l’intera regione dell’asia occidentale, è necessaria una più stretta cooperazione regionale. Tra le proposte su cui l’UNODC e` attivamente impegnato figurano: misure trilaterali di controllo doganale tra Afghanistan, Iran e Pakistan; il lancio del Centro di intelligence dell’Asia centrale (CARICC) con sede in Kazakhstan; l’avvio di un nuovo programma per il miglioramento della gestione delle frontiere tra Afghanistan, Iran e Turkmenistan.

Il testo completo dell’Indagine sulla produzione di oppio in Afghanistane il testo del discorso del Direttore Costa all’incontro del JCMB sono disponibili sul sito www.unodc.org





 

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