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Incontro tra esperti sulla migrazione: un altro passo in avanti verso il dialogo mondiale |
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Torino, 30 giugno 2006
Comunicato Stampa
L'ammontare totale delle rimesse inviate ai paesi in via di sviluppo dai lavoratori che vivono all'estero ha, nel 2005, raggiunto i 173 miliardi di dollari, 6 miliardi in più rispetto alla cifra precedentemente stimata. Questo dato è stato presentato durate il Simposio delle Nazioni Unite a Torino.
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Secondo Dilip Ratha, della Banca Mondiale, se si considerano anche le rimesse che circolano attraverso canali informali, la somma totale indirizzata ai paesi in via di sviluppo potrebbe aggirarsi intorno ai 250 miliardi, mentre la cifra totale mondiale (rimesse verso i paesi in via di sviluppo e sviluppati) si aggirerebbe intorno ai 350 miliardi di dollari.
Le rimesse sono in crescita in modo ancor più costante e prevedibile dei flussi di capitale privato o degli aiuti allo sviluppo. Ma ora ci si domanda se le rimesse private possano anche contribuire a far crescere interventi pubblici quali le strategie nazionali di sviluppo o gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo delle Nazioni Unite per il Millennio.
Intervenendo durante il Simposio internazionale su Migrazione e Sviluppo, Ratha ha precisato che quando questi fondi vengono trasmessi ai paesi poveri attraverso le banche o le istituzioni di microcredito, essi rafforzano quelle entità che sono adatte a sostenere i finanziamenti allo sviluppo e che al contempo rappresentano un deposito sicuro per i destinatari delle rimesse.
Su larga scala, l'arrivo delle rimesse rafforza la bilancia nazionale dei pagamenti e riduce la percentuale di debito all'esportazione, in questo modo i paesi in via di sviluppo vengono considerti più solvibili. L'affidabilità creata dai flussi di denaro provenienti dagli espatriati è stata recentemente usata dal Brasile per garantirsi un significativo prestito dal Giappone a un tasso di dieci punti inferiore a quello che altrimenti avrebbe potuto negoziare.
La diaspora in azione
Un altro esempio di quanto possano essere utili le comunità che si stabiliscono all'estero (diaspora) è stato descritto durante il Simposio da Thomas Mc.Carthy, che è emigrato dal Ghana in Europa nel 1988. Assistito da un programma dell'Organizzazione Internazionale per la Migrazione si è associato ad altri sui connazionali emigrati nella regione per stabilire una dinamica interazione con il paese d'origine.
La Cooperativa GhanaCo-op, che si è stabilita a Modena, importa frutta dal Ghana, acquista e amministra terreni e stabilisce collegamenti tra le banche del Ghana e quelle italiane. La Cooperativa prevede ora di installare pannelli solari nei villaggi privi di elettricità, così che gli abitanti possano "vedere la luce del sole durante la notte", ha detto McCarthy.
GhanaCo-op sta anche lavorando localmente, fornendo servizi ai migranti e creando rapporti con gli interlocutori italiani. La Cooperativa favorisce inoltre una crescente consapevolezza nel paese di origine disippando le illusioni dei connazionali e aprendo opportunità economiche in Ghana.
"Quando ho terminato le scuole, il mio sogno - e quello dei miei amici - era quello di andare in Europa" ha detto Mc.Carthy, che ha iniziato il suo viaggio in Italia come muratore, operaio e infine autista. "Noi credevamo che una volta arrivati qui, tutti i nostri problemi si sarebbero risolti. Ma non è stato così"
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