Un chiaro esempio dell’imprevedibilità del mercato attuale. Non sappiamo quanto ancora potrà salire il prezzo del cibo o quanto potrà scendere. Ma una cosa è certa: siamo passati da un periodo di abbondanza a uno di scarsità. Gli esperti concordano nell’affermare che il prezzo del cibo probabilmente non tornerà presto ai livelli a cui il mondo era abituato.
I consumatori si lamentano persino nelle nazioni ricche dell’Europa e degli Stati Uniti. Ma immaginate la situazione di coloro i quali vivono con meno di 1 dollaro al giorno, “l’ultimo miliardo”, i più poveri tra i poveri del mondo. La maggior parte di loro vive in Africa e molti spendono di norma due terzi del loro reddito in cibo.
La scorsa settimana in Liberia sono venuto a conoscenza di come la gente abbia smesso di comprare il riso importato a sacchetti. Lo comprano invece sempre di più a tazze, perché si possono permettere solo quello. Bisogna ricordare che la Liberia ha iniziato a sprofondare nel caos nel 1979, con le rivolte per il cibo.
I leader politici della Costa d’Avorio mi hanno parlato della loro preoccupazione riguardo la possibilità che la crisi possa minacciare i loro tentativi di costruire una democrazia reale, all’improvviso, dopo un impegno decennale, in un momento in cui sono così vicini al successo.
In Burkina Faso, il Presidente Blaise Compaoré mi ha parlato di quanto disperatamente la nazione abbia bisogno di aiuto. La metà della popolazione vive con un dollaro al giorno, o anche meno, e per la maggior parte si tratta di piccoli agricoltori. Il Ministro degli Esteri Djibril Bassolé, parlando con particolare vigore, ha affermato che la crisi del cibo è una grande minaccia, alla pari del terrorismo. “Fa dubitare le persone sulla loro dignità di esseri umani” ha affermato. Ed ha aggiunto: “I problemi riguardanti la fame, la sopravvivenza e il come vivere sono diventati temi scottanti per la comunità internazionale”.
Sarebbe bello se i mercati facessero miracoli. Se i prezzi salgono, viene da pensare che la fornitura di merci farà lo stesso. Però viviamo nel mondo reale, non in quello della teoria economica. In Kenia, nella Rift Valley, il granaio dell’Africa dell’Est, i contadini stanno piantando solo un terzo di ciò che hanno piantato lo scorso anno. Vi domandate il perché?, visto che sarebbe lecito pensare che l’aumento dei prezzi dovrebbe spingerli a piantare di più. Perché non possono permettersi il fertilizzante, il cui prezzo sta salendo alle stelle.
Avviene lo stesso in Mali, Laos ed Etiopia. È una ricetta per il disastro.
Nei primi giorni di questa settimana a Berna ho fatto incontrare i direttori generali delle Agenzie delle Nazioni Unite e le principali organizzazioni per gli aiuti e lo sviluppo multilaterale. Abbiamo concordato sulla necessità di un piano d’azione urgente.
Il primo imperativo è dar da mangiare a chi soffre la fame. Il World Food Programme sostiene 73 milioni di persone. Ma per farlo ha bisogno di altri 755 milioni di dollari semplicemente per coprire le crescenti spese. Sono stati promessi 475 milioni di dollari. Ma le promesse non riempiono lo stomaco e l’agenzia ha a disposizione solo 18 milioni di dollari in contanti.
Non possiamo permetterci di rimanere immobilizzati. Per garantire il cibo nel futuro dobbiamo agire oggi per dare ai piccoli agricoltori il supporto di cui hanno bisogno per migliorare i loro prossimi raccolti. Questo è il motivo per cui la FAO ha richiesto 1,7 milardi di dollari per sostenere un’iniziativa d’emergenza che fornisca ai paesi a basso reddito sementi, fertilizzanti e tutti gli strumenti agricoli necessari per stimolare la produzione. Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo metterà a disposizione 200 milioni di dollari per i contadini più poveri che vivono nei paesi maggiormente colpiti. La Banca Mondiale sta considerando di istituire un’agevolazione per le iniziative di risposta a tale crisi.
Per coordinare questo lavoro, costituirò e presiederò una Task Force delle Nazioni Unite dedicata alla Crisi Globale Alimentare. Farò di tutto per focalizzare l’attenzione dei politici sia sull’incontro delle nazioni appartenenti al G8 che avrà luogo a luglio in Giappone, sia sulla Conferenza di Alto Livello della FAO sulla Sicurezza Alimentare che si svolgerà a Roma nei primi giorni di giugno.
Possiamo affrontare questa crisi. Abbiamo le risorse. Sappiamo cosa fare. Dovremmo considerarlo non solo un problema, ma anche un’opportunità.
Rappresenta una grande occasione per risolvere i problemi alla radice della maggior parte della popolazione povera del mondo, di cui il 70% è rappresentato da piccoli agricoltori. Se li aiutiamo, se offriamo loro aiuto e il giusto mix di politiche locali e internazionali, una soluzione arriverà.
Viaggiando attraverso l’Africa Occidentale, ho trovato dei buoni motivi per essere ottimisti. In Burkina Faso ho visto il governo impegnato per importare sementi resistenti alla siccità e per migliorare la gestione della scarsità di risorse idriche, grazie al sostegno di nazioni come il Brasile. Nella Costa d’Avorio, abbiamo visto una cooperativa di donne che gestiscono un allevamento di polli creato con i fondi delle Nazioni Unite. Questo progetto ha generato delle entrate, oltre che cibo, per gli abitanti del villaggio, e può essere facilmente ripetuto.
Altrove ho già visto un altro gruppo di donne espandere lentamente la loro produzione agricola locale, con l’aiuto delle Nazioni Unite. Presto sostituiranno il riso del World Food Programme con quello di loro produzione, che sarà sufficiente a soddisfare le necessità derivanti dal loro programma di nutrizione scolastica.
Si tratta di soluzioni trovate sul luogo dalle popolazioni rurali per risolvere i problemi di queste stesse popolazioni: proprio il genere di soluzioni di cui ha bisogno l’Africa.
Visitando una scuola elementare in costruzione in Ougadougou, ho raccontato ai bambini come sono cresciuto: niente muri, solo la nuda terra su cui sedersi. Ho raccontato loro che so cosa è la fame: da ragazzo avevo il minimo indispensabile da mangiare, i miei nonni con altre persone anziane cercavano tra i rifiuti qualcosa da mangiare e i bambini piccoli avevano a malapena quello che serviva loro per crescere.
Viaggiando per l’Africa mi tornano in mente queste immagini e penso alla ricchezza di risorse di questo continente e al coraggio della sua gente, così evidente per me nelle città che ho visitato. Se il mio paese è riuscito ad emergere dalla crisi e diventare una potenza economica, so che anche l’Africa può farlo.
L’unica cosa di cui ha bisogno è il nostro aiuto. Possiamo iniziare facendo i primi, difficili, passi per affrontare in modo decisivo la crisi alimentare.
Ban Ki Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite
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