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Giornata Internazionale contro la Povertà 2007
Investire nelle donne – Risolvere il “Puzzle” Povertà

Le donne sono il pezzo che manca alla soluzione del “puzzle” povertà
Essendo profondamente colpite dalla povertà, le donne posseggono anche un grande  potenziale per eliminarla. Questo potenziale tuttavia resta ancora ampiamente non sfruttato.

Quando alle donne è garantita l'uguaglianza di opportunità, che è un loro diritto umano fondamentale, le loro potenzialità nello sviluppo economico sono straordinarie. L’Economist ha chiamato le donne “il motore più potente” della crescita economica globale, stimando che nell’ultimo decennio, esse hanno contribuito a tale crescita più della Cina.  Allo stesso tempo, offrire opportunità alle donne è una comprovata strategia per contrastare le molte facce della povertà, come fame, analfabetismo, malnutrizione e malattia, mortalità materna e infantile.
Nel 2000 i leader mondiali hanno promesso di dimezzare la povertà entro il 2015.  A metà strada dalla scadenza è già chiaro che molti Paesi non raggiungeranno questo obiettivo, a meno che non facciano qualcosa di radicalmente diverso.

Fatti e Cifre

Premessa: Le Donne sono il pezzo che manca alla risoluzione del “puzzle” povertà

Sebbene molte più persone siano uscite dalla povertà negli ultimi 50 anni che nei precedenti 500, 1.2 miliardi di persone ancora sopravvivono con meno di 1$ al giorno. I 7/10 degli affamati nel mondo sono donne e ragazze, secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. Quando alle donne sono garantite pari opportunità, loro diritto fondamentale, i risultati in termini di avanzamento economico sono impressionanti. L’Economist stima che, nell’ultimo decennio, il lavoro delle donne ha contribuito maggiormente alla crescita globale di quanto ha fatto la Cina. Il “miracolo economico” dell’Asia Orientale dovuto alla crescita senza precedenti tra il 1965 e il 1990 offre un esempio di come tutti gli elementi del “puzzle” povertà debbano essere amalgamati. Il divario di genere per quanto riguarda l’istruzione è stato colmato, l’accesso alla pianificazione familiare è stato esteso e le donne sono state in grado di ritardare gravidanze e matrimoni mentre maggiori opportunità di occupazione hanno incrementato la loro partecipazione come forza lavoro.
Il contributo economico delle donne ha contribuito a ridurre la povertà, stimolando la crescita. Essendo profondamente colpite dalla povertà, le donne posseggono anche un grande potenziale per eliminarla. Ma finché il loro potenziale non sarà riconosciuto e realizzato, le donne resteranno il pezzo mancante alla risoluzione del “puzzle” povertà, e non potranno godere pienamente dei benefici della crescita economica a cui hanno contribuito.

2. Le donne sono tenute da parte

a) Sono uscite dalla povertà più persone negli ultimi 50 anni che nei precedenti 500; ancora oggi più di 1.2 miliardi di persone sopravvive con meno di 1$ al giorno. Sebbene i dati sulla povertà non siano classificati in base al sesso nella maggior parte dei Paesi, è ampiamente riconosciuto che le donne rappresentano la maggioranza dei poveri nel mondo – ciò è dovuto all’ineguale accesso a risorse ed opportunità, alle discriminazioni legate alla terra e alle leggi di successione, e ad una ineguale distribuzione delle risorse familiari. Il PAM riferisce che i 7/10 degli affamati nel mondo sono donne e ragazze.  

b) Dei 37 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà negli Stati Uniti, 21 milioni sono donne, secondo i dati a partire dal 2006 dell’Ufficio Censimenti degli Stati Uniti (US Census Bureau).

c) Più dei due-terzi del lavoro non pagato nel mondo è fatto da donne – l’equivalente di 11 trilioni di dollari o almeno il 50% del PIL mondiale, secondo uno studio dell’UNDP a partire dal 1995. Lo slogan informale del Decennio dedicato alle Donne era “le donne svolgono i due-terzi del lavoro mondiale, ricevono solo il 10% del reddito mondiale e possiedono l’1% dei mezzi di produzione”.

d) Se la distanza media dalla luna è 394.400 km, le donne sudafricane camminano (complessivamente) l’equivalente di un viaggio sulla luna e ritorno 16 volte al giorno per rifornire le loro case di acqua, secondo un rapporto dell’UNDP del 2006.

e) Le donne sono penalizzate dalle statistiche che misurano la povertà per nucleo familiare, invece che individualmente: i sistemi di calcolo a livello nazionale non considerano il lavoro domestico non pagato come “produttivo”.

f) Secondo un rapporto dell’ILO del 2004 (riconfermato nel 2006), le donne rappresentano il 60% dei lavoratori poveri del mondo, persone che lavorano ma che non guadagnano abbastanza per portarsi oltre la soglia di povertà di 1$ al giorno.

g) Negli Stati Uniti nel 2005 le donne guadagnavano solo 77 centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo, secondo l’Istituto di Ricerca per le Politiche Femminili (Institute for Women’s Policy Research). Nel mondo in via di sviluppo, la proporzione è solo di 73 centesimi, secondo le stime della Banca Mondiale. Per le donne di colore, il divario è ancora peggiore – le donne afro-americane  guadagnano 63 centesimi e le latine 53 centesimi per dollaro (IWPR 2004).

h) Comunque sebbene il divario salariale si stia colmando, le donne negli Stati Uniti non raggiungeranno la parità nei guadagni sino al 2050.  Le donne rappresentano il 64% dei lavoratori con lo stipendio minimo negli Stati Uniti, secondo l’Ufficio per le Statistiche del Lavoro (Bureau of Labor Statistics), 2007.

i) Le donne anziane hanno rispetto agli uomini anziani il 70% in più di possibilità di essere povere. Il 35% delle donne americane lavora troppe poche ore per avere un ruolo decisionale nel  piano aziendale, a confronto del 20% degli uomini, secondo l’Istituto di Ricerca per le Politiche sulle Donne (Institute for Women’s Policy Research).  

l) In alcune regioni, specialmente nell’Africa Sub-Sahariana, le donne provvedono al 70% del lavoro agricolo, producono il 90% del cibo, e ancora da nessuna parte sono rappresentate nelle discussioni governative relative alle voci di bilancio, nota il Forum Economico Mondiale (World Economic Forum) nel 2005.  

m) Due-terzi dei bambini a cui viene negata l’educazione primaria sono femmine e il 75% degli 876 milioni di analfabeti adulti nel mondo sono donne, riferisce la Campagna del Millennio (Millennium Campaign) nel 2007.

n) La diseguaglianza di genere nell’istruzione e nel lavoro nell’Africa Sub-Sahariana ha ridotto la crescita pro capite dello 0.8% all’ anno, secondo una recente stima dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OSCE).

o) La percentuale media mondiale delle donne in Parlamento nel 2007 è solo del 17.3%, secondo l’Unione Interparlamentare (Inter Parliamentary Union); gli Stati Uniti si posizionano 67esimi con un mero 16%.

p) La BBC riferisce che solo il 10% dei dirigenti delle 100 imprese britanniche quotate alla Borsa di Londra (FTSE) sono donne.

q) Attualmente le donne ricoprono soltanto una posizione dirigenziale su 10 nelle 400 più grandi società californiane quotate in borsa.

r) Le donne direttori nei consigli aziendali in Giappone sono meno dell’1%.

s) Secondo uno studio del 2004 dell’Istituto Alan Guttmacher, una inadeguata salute riproduttiva limita la produttività del lavoro femminile – in alcuni casi fino al 20%, costando al mondo 250 milioni di anni di attività produttiva ogni anno.

t) Secondo quanto dichiarato dall’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), nel 2007 quasi il 60% delle motivazioni fornite dalle donne per giustificare la rinuncia o l'abbandono del mercato del lavoro in America Latina e Caraibi è legato ai loro doveri familiari.

u) Secondo uno studio del CPSU (Commonwealth Policy Studies Unit) del 2007, dei 69 miliardi di dollari messi a disposizione nel 2003 per l’assistenza allo sviluppo oltreoceano solo 2.5 miliardi di dollari o il 3.5% sono stati stanziati per l’uguaglianza di genere come obiettivo principale.

3. La Soluzione: Investire nelle donne  —  scoprendo che darà i suoi frutti  

ii) L’Economist stima che nell’ultimo decennio  il lavoro delle donne ha contribuito maggiormente alla crescita globale di quanto ha fatto la Cina

iii) L’Ufficio delle Nazioni Unite dello Special Adviser per le questioni di genere e la promozione delle donne ha riferito nel 2001 che l’eliminazione dell’ineguaglianza di genere nel mercato del lavoro in America Latina potrebbe incrementare sia i salari delle donne di circa il 50% sia la produzione nazionale del 5%.  

iv) L’Economist osserva che se il Giappone aumentasse la quota delle lavoratrici femminili ai livelli americani, ciò darebbe una spinta alla crescita annuale dello 0.3% per oltre 20 anni.

v) Una ricerca in Africa mostra che ridurre la disparità strutturale di genere potrebbe  incrementare le produzioni agricole di più del 20%. Per esempio, uno studio condotto in Kenya nel 1996 ha valutato che i raccolti potrebbero crescere sino al 22% se le contadine avessero la stessa istruzione e autorità decisionale degli uomini.

vi) La  WLP (Women’s Learning Partnership) in tutto il mondo stima che per ogni anno che  le ragazze frequentano la scuola oltre il quarto anno, i salari crescono del 20%, le morti infantili scendono del 10% e il numero dei figli diminuisce del 20%.

vii) Secondo una stima del 2004 degli economisti dello sviluppo Dina Abu-Ghaida e Stephan Klasen, i Paesi che non hanno raggiunto l’obiettivo internazionalmente condiviso della parità tra generi nell’istruzione mettono a rischio tra lo 0.1- 0.3% punti percentuali di crescita annuale pro capite.

viii) Se uomini e donne avessero pari influenza nei processi decisionali, il numero dei bambini  sottopeso al di sotto dei tre anni nell’Asia meridionale diminuirebbe, con il risultato di 13.4 milioni di bambini malnutriti in meno; nell’Africa Sub-Sahariana altri 1.7 milioni potrebbero  essere adeguatamente nutriti, come mostra uno studio dell’UNICEF.

ix) Nell’industria di esportazione, le donne forniscono l’ 80% della forza lavoro in settori quali il tessile o l’elettronico.

x) Prove che vengono dagli istituti di microcredito indicano che le donne hanno livelli di restituzione superiori, investono più fruttuosamente e sono meno inclini al rischio.

xi) Una ricerca mostra i benefici per gli azionisti derivanti da una maggiore presenza femminile in azienda. Analizzando le aziende che compaiono nella lista stilata dalla rivista Fortune 500, Catalyst ha scoperto che quelle con la più alta rappresentanza femminile in posizioni dirigenziali hanno reso il 35.1% in più in termini di redditività del capitale proprio e il 34% in più di dividendi agli azionisti rispetto alle compagnie con una più bassa rappresentanza.

xii) In un recente sondaggio dell’Istituto Americano contro la Violenza Domestica (American Institute on Domestic Violence), il 60% dei dirigenti con più anzianità di servizio ha dichiarato che la violenza domestica, che limita la partecipazione delle donne, ha un effetto nocivo sulla produttività aziendale. Esso ha anche dimostrato che la perdita di produttività e di guadagno dovuta alla violenza privata sulle donne costa agli Stati Uniti almeno 1.8 miliardi di dollari ogni anno, e che le vittime di  violenza domestica nel loro insieme perdono circa 8 milioni di giorni di lavoro pagato ogni anno – l’equivalente di più di  32.000 posti di lavoro a tempo pieno.  

 

UNIFEM – è il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne. Esso fornisce assistenza tecnica e finanziaria a programmi innovativi e strategie per la promozione del ruolo della donna e l’uguaglianza di genere. Mettendo il progresso dei diritti umani delle donne al centro di tutti i suoi sforzi, l’UNIFEM concentra le sue attività in quattro aree strategiche : ridurre la povertà femminile; eliminare la violenza contro le donne; frenare la diffusione dell’HIV/AIDS tra donne e ragazze;  raggiungere l’uguaglianza di genere nei governi democratici, in tempo di pace come in tempo di guerra.

Visita il sito dell’UNIFEM per maggiori informazioni

 

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ultimo aggiornamento Mercoledi, 18 Marzo 2009
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