Ora più che mai dobbiamo essere audaci. In questi tempi di crisi, quando siamo tentati di guardare verso l’interno, è precisamente quello il momento in cui dobbiamo porre il perseguimento del bene comune al primo posto della nostra agenda. La solidarietà globale è necessaria e nell’interesse di tutti. Il perseguimento del bene comune richiederà che ci si indirizzi verso una serie di sfide globali che sono la chiave del nostro futuro. Vorrei evidenziare cinque questioni: assicurare la stabilità finanziaria globale come un primo passo a livello internazionale verso la prosperità di tutte le persone; focalizzarsi sul cambiamento climatico; promuovere la salute globale; combattere il terrorismo; assicurare la non proliferazione e il disarmo.
Mentre in un primo momento tali sfide possono sembrare alquanto differenti tra loro, queste condividono un importante insieme di caratteristiche comuni che sono interconnesse. Ciò è stato confermato durante l’incontro odierno presso l’Università di Harvard da parte di eminenti professori. Questi beni globali si distinguono rispetto alle altre questioni oggetto di preoccupazione in quanto: mettono in pericolo tutti i Paesi – che siano ricchi o poveri, grandi o piccoli – e tutte le loro popolazioni; attraversano i confini liberamente senza rispettare i confini nazionali e sono altamente contagiosi; non possono essere risolti senza un’azione comune da parte di tutti noi. Tutte queste sfide devono essere raccolte da tutti. Per quanto un Paese possa essere potente e pieno di risorse, come ad esempio gli Stati Uniti, nemmeno gli Stati Uniti possono affrontarle da soli. Le Nazioni Unite possono però mobilitare tutte le risorse e i mezzi degli Stati Membri e di tutta la comunità internazionale. Per questo le Nazioni Unite sono molto apprezzate, questa è la posizione del Segretario Generale.
Negli anni recenti del boom, portati dalla crescente globalizzazione, è diventato troppo facile per tutti noi dare per scontata la stabilità finanziaria globale e la prosperità che questa ha portato. Ma gli stessi fili della globalizzazione che ci hanno uniti nei periodi buoni ci stanno intaccando a fondo, specialmente quelli di noi che meno possono permetterselo. Sebbene recentemente abbiamo sentito molto in questo Paese di come i problemi di Wall Street affliggano le persone innocenti che vivono su Main Street, noi dobbiamo pensare maggiormente a quelle persone intorno al mondo che non hanno strade. Wall Street, Main Street, nessuna strada – le soluzioni escogitate devono servire a tutti.
Alle Nazioni Unite ci concentriamo ogni giorno sulla parte “per tutti”. Questo è ciò che ho sempre messo in rilievo relativamente a molte questioni. La nostra agenda deve essere a prova di crisi, specialmente nell’area dello sviluppo. In particolare non possiamo permettere alla crisi finanziaria di trasformarsi in crisi umanitaria. Perciò la corsa per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, entro la data del 2015, è divenuta sempre più pressante. Lo scorso mese ho convocato alle Nazioni Unite un incontro ad alto livello sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio durante il quale gli Stati Membri hanno impegnato 16 miliardi di dollari in un solo giorno. Ciò è stato molto incoraggiante e generoso. Questo generoso impegno ora deve essere mantenuto e tutte le nuove collaborazioni sorte per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio devono andare avanti con decisione.
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