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![]() FONDO DELLE NAZIONI UNITE PER L'INFANZIA (UNICEF) |
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(Testo presentato dall'UNICEF)
L'enfasi posta dall'UNICEF sui diritti dei bambini e delle donne è ben rappresentata nella sua Dichiarazione d'Intenti, che afferma:
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"L' UNICEF è guidato dalla Convenzione sui Diritti dell' Infanzia e lotta per affermare i diritti dei bambini come principi etici durevoli e come modelli di comportamento nei confronti dei bambini a livello internazionale"
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La Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (CRC) è uno degli strumenti giuridici fondamentali delle Nazioni Unite, in cui si affronta la questione dei diritti delle bambine. Attraverso questo strumento, l'UNICEF dedica una particolare attenzione al rispetto, alla promozione e alla tutela dei diritti delle bambine e delle donne. I dati esistenti indicano la persistenza di atteggiamenti sociali negativi e pregiudizi nei confronti delle bambine, che si vedono spesso negato l'accesso al cibo, all'assistenza sanitaria, all'immunizzazione, e che altrettanto spesso, invece di frequentare la scuola, rimangono a casa per le faccende e la cura dei fratelli minori. Il progresso nell'affrontare queste disuguaglianze è troppo lento e i suoi benefici sono distribuiti in maniera veramente troppo disomogenea, visto che le donne e le bambine costituiscono il 70% dei poveri del mondo, con circa 100 milioni di donne in meno vive oggi rispetto a ciò che si poteva prevedere in base al normale corso della nascita e della sopravvivenza nell'infanzia. Le donne e le bambine sono sempre più soggette a episodi di violenza, sfruttamento sessuale, abusi e conflitti armati. Di conseguenza, lo studio diretto dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Graça Machel, in cui l'UNICEF era attivamente coinvolto, raccomanda che la magistratura, la polizia, le forze armate e i garanti della pace siano sensibilizzati ai diritti delle donne e dei bambini. In considerazione di questa realtà, l'UNICEF riconosce il bisogno urgente di dare inizio ad un'azione positiva e di elaborare strumenti adeguati in tutti i settori in questione, e si impegna a perseguire questi obiettivi nei suoi programmi di cooperazione. L'UNICEF sostiene anche la pari partecipazione delle donne ai processi di pace. Nei suoi programmi locali, l'UNICEF sottolinea la necessità di creare opportunità di partecipazione delle donne ai processi decisionali delle loro comunità e alle attività di promozione dei diritti delle donne e dell'infanzia. I risultati degli sforzi di coinvolgimento delle donne nei negoziati di pace e nel ruolo di mediatrici rispetto al proprio futuro e a quello dei propri figli sono incoraggianti. Le donne, nel ruolo di mediatrici, tendono ad essere operative e a concentrare le discussioni sulla sopravvivenza critica e sulle istanze di tutela nella ricostruzione successiva ai conflitti. Per cambiare il futuro, per renderlo più ricco per tutti gli individui, occorre dare maggiori opportunità alle bambine. La discriminazione sessuale nei confronti delle donne può essere superata meglio e i risultati possono essere mantenuti a lungo termine attraverso azioni costruttive indirizzate a tutte le fasi della vita. Dalla nascita di una bambina, alla sua infanzia, adolescenza e giovinezza, fino all'età adulta e alla vecchiaia, è necessario impegnarsi per individuare ed eliminare le discriminazioni, sia dentro la famiglia, che, più in generale, nella società. Concentrarsi unicamente sulle donne adulte significa ottenere risultati a breve termine, senza riuscire ad impedire che il ciclo vitale della donna continui a muoversi in un circolo vizioso.
Riconoscendo l'esistenza di disuguaglianze tra i sessi, l'UNICEF ha elaborato risposte specifiche rivolte alle bambine. Sia il mondo dell'associazionismo che le azioni programmatiche nell'Asia del Sud e nell'Africa Medio-orientale e Settentrionale continuano a concentrare la propria attenzione sulle bambine. I programmi nazionali del Belize, della Costa d'Avorio, del Malawi, della Namibia e del Nepal hanno stabilito obiettivi chiari per la riduzione delle disparità e per il sostegno nell'applicazione dei diritti dei bambini e delle donne, sottolineando la necessità che il monitoraggio dei programmi tenga conto delle differenze tra i sessi. Sempre in questi paesi, sono stati inoltre proposti dei programmi multisettoriali, finalizzati all'obiettivo della formazione delle bambine, della riduzione della mortalità, della prevenzione delle gravidanze adolescenziali e dell'HIV/AIDS e dello sradicamento di pratiche discriminatorie come le mutilazioni genitali e il matrimonio precoce. L'UNICEF lavora a stretto contatto con l'organizzazione non governativa Gruppo di Lavoro sulle Bambine, una rete di 400 ONG per le bambine, ed esercita molte pressioni per assicurare l'applicazione delle misure previste per le bambine all'interno della Piattaforma d'Azione di Pechino, da parte delle Nazioni Unite, del Governo e delle ONG, in particolare attraverso l'organizzazione di sessioni di sostegno e pressione durante gli incontri della Commissione sulla Condizione delle Donne (CSW).
Le bambine sono il gruppo singolo più numeroso tra quelli che vedono negato il proprio diritto all'istruzione. In tutti gli ultimi decenni, il divario formativo tra bambine/ragazze e bambini/ragazzi si è ridotto, ma molto ancora resta da fare per restringerlo ulteriormente. Tra i 130 milioni di bambini che nel mondo non vanno a scuola, il numero delle bambine è doppio rispetto a quello dei maschi: e le donne sono ancora i due terzi del quasi un miliardo di adulti analfabeti. L'UNICEF ritiene che questo sia uno spreco di un enorme potenziale individuale, sociale ed economico. Secondo l'UNICEF, l'istruzione è la migliore garanzia per il futuro di una bambina; e una bambina che va a scuola è una garanzia di sviluppo. La formazione cambia la vita di una donna per sempre. È la strada più sicura verso una vita più sana e migliore. Una donna istruita ha delle capacità e un livello di fiducia in se stessa che la rendono una madre, una lavoratrice e una cittadina migliore. In questo contesto, l'UNICEF ha incoraggiato l'utilizzo di pratiche, libri di testo e materiali attenti alle differenze di genere. In Mauritania e in Guatemala, le scuole "a misura delle bambine" sono il risultato di una combinazione di fattori, tra cui la partecipazione dei genitori, i servizi sanitari, i mezzi di trasporto sicuri e i calendari scolastici flessibili, che permettono alle ragazze di conciliare la scuola con le loro altre responsabilità. Nell'Africa sub-sahariana, in particolare, il diritto di ogni bambina all'istruzione è stato fortemente rafforzato dall'Alleanza per l 'azione delle comunità sulla formazione delle donne, una forma di partnership dell'UNICEF con organizzazioni non governative. Questo programma - che consolida il ruolo delle ONG e dei gruppi di volontariato africani nel promuovere un progresso reale nell'istruzione delle bambine - sarà svolto in quattro paesi, tra cui lo Zambia e il Ghana, che già vi partecipano attivamente. Tra i suoi obiettivi ricordiamo quello di permettere alle giovani madri di continuare la propria scolarizzazione e quello di incoraggiare la richiesta della gente di una responsabilizzazione del settore pubblico. Un innovativo progetto egiziano, "Ragazze del Nilo" ha l'obiettivo di assicurare che le ragazze abitanti nei villaggi più remoti ricevano un'istruzione. Il progetto è in fase di realizzazione grazie allo sforzo di collaborazione dell'UNESCO, dell'UNICEF, dei Governi, delle ONG e delle comunità. In Africa, l'UNICEF lavora con le ONG (come Sinaga in Kenya), con l'obiettivo di creare programmi di istruzione di base e di formazione per giovani lavoratori, a cui viene offerta l'opportunità di imparare a leggere e scrivere o a cucinare, o a dattilografare, o ancora a fare lavori di sartoria. L'UNICEF ha sviluppato e utilizzato i cosiddetti edukits (kit per l'istruzione), all'interno di un programma che mette insieme la fornitura di materiale scolastico di base e la formazione sul campo di personale insegnante para-professionale, in paesi con un basso numero di iscritti alla scuola elementare. Il programma combina alta qualità e forte impatto con bassi costi, perché utilizza personale disponibile reclutato all'interno della comunità.
L'iniziativa di comunicazione "MEENA", lanciata nel 1993 nei paesi del sud dell'Asia, era in questo campo pionieristica. MEENA è il nome di un personaggio animato che rappresenta una bambina (6-8 anni) nel sud dell'Asia. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di descrivere la situazione delle bambine, creare un dibattito sulle disparità tra i sessi nell'infanzia, e, conseguentemente, incoraggiare l'azione. A questo scopo, sono stati prodotti e largamente disseminati una serie di programmi audiovisivi e una vasta gamma di materiali cartacei, compresi anche dei fumetti. Il gruppo bersaglio dell'intervento è costituito da tutte le fasce della società, dai lavoratori di base agli alti livelli decisionali, a tutti gli uomini, le donne, i bambini e le bambine della comunità. In base a quanto appreso dall'esperienza di MEENA, una simile iniziativa di comunicazione rivolta alle adolescenti è stata lanciata dall'UNICEF nel 1994 nella regione dell'Africa sudorientale. L'iniziativa di comunicazione SARA si basa sul personaggio di Sara, una ragazza adolescente. La scelta di un'adolescente dipende dalla precaria situazione delle adolescenti in Africa, che sopportano enormi svantaggi in virtù del loro essere donne. Il progetto punta a raggiungere comunità, politici, istituzioni educative e formative, il settore pubblico, le ragazze, i ragazzi, le donne e gli uomini. Una radio educativa (Radio Scolaire Educative) è attualmente utilizzata in Gibouti per la promozione di un progetto dell'UNICEF denominato "Pour une nouvelle approche de l'Education des Filles en Republique de Djibouti". Le trasmissioni avvengono in quattro lingue, con programmi rivolti all'istruzione delle bambine nel contesto della CRC, attraverso una ricostruzione delle diverse tappe della crescita di una donna, dalla nascita all'età adulta.
Di solito inflitte a bambine di età compresa tra i 4 e i 12 anni, le mutilazioni genitali sono una violazione della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, e, in quanto tali, costituiscono una fondamentale preoccupazione dell'UNICEF. L'UNICEF sosterrà tutti gli approcci basati sulla partecipazione delle comunità, attraverso il coinvolgimento delle bambine, delle donne e dei funzionari nell'assistenza sanitaria, nella formazione e nella comunicazione. Programmi di questo tipo sono in fase di svolgimento in Egitto e, attraverso l'Iniziativa "Villaggi a Misura dei Bambini", in Sudan. Per esempio, una strategia regionale per affrontare il problema delle mutilazioni genitali femminili è stata adottata in quattro paesi dell'Africa orientale (Etiopia, Eritrea, Kenya e Somalia). Un'altra iniziativa di sensibilizzazione è stata intrapresa in quattro regioni dell'Etiopia. Dal 1995, l'UNICEF ha assistito la fondazione di un comitato nazionale finalizzato allo sradicamento di pratiche tradizionali dolorose. L'UNICEF ha firmato una Nota di Intesa con il Comitato Inter Africano sulle Pratiche Tradizionali, per sottoporre a valutazione le attività contro le mutilazioni genitali femminili in quattro paesi africani. Un esempio della buona riuscita di quest'approccio può essere quello del Senegal, in cui, a seguito delle lezioni informali assistite dall'UNICEF sull'educazione alla salute e ai diritti umani, le donne del villaggio di pescatori di Malicounda hanno consentito a interrompere le pratiche di mutilazione genitale.
L'UNICEF valorizzerà e promuoverà i diritti delle bambine e delle donne attraverso le sue attività interne al sistema ONU e attraverso la cooperazione con i Governi, con gli enti di beneficenza, con le ONG e con gli altri attori della società civile. Nel 1998 l'UNICEF:
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