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I DIRITTI DELL'INFANZIA: CREARE UNA CULTURA DEI DIRITTI UMANIIn tutte le azioni riguardanti l'infanzia, devono essere criteri prioritari la non discriminazione e gli interessi del bambino/a, le cui opinioni devono essere tenute nel dovuto conto...
I diritti dell'infanzia e tutto ciò che i popoli del mondo vogliono per i propri bambini sono articolati con grande chiarezza nella Convenzione sui diritti dell'infanzia. Questa Convenzione, la sua accettazione quasi universale da parte della comunità delle nazioni, ed il lavoro del Comitato sui Diritti dell'Infanzia, hanno per la prima volta consentito di mettere a fuoco con chiarezza il tema dei diritti umani dei bambini e delle bambine. Negli ultimi anni di questo millennio, l'universalità delle reazioni positive rappresenta un indicatore chiaro di un vasto impegno globale nei confronti del riconoscimento dei "diritti uguali e inalienabili di tutti i componenti della famiglia umana" come "fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo". I bambini commuovono la coscienza del pianeta come null'altro al mondo può farlo e la Convenzione ha dato loro un ruolo centrale nell'anelito verso un'applicazione universale dei diritti umani, con grande efficacia.
"L'umanità deve all'infanzia il meglio di ciò che ha da offrire..." Il riconoscimento da parte della comunità mondiale della priorità da dare all'infanzia risale già alle prime dichiarazioni sui diritti umani. "Per guardare ad alcuni aspetti del futuro, non abbiamo bisogno di proiezioni elaborate da supercomputer. Molto di ciò che sarà il prossimo millennio si può già vedere nel modo in cui ci occupiamo oggi dell'infanzia. II mondo di domani forse sarà influenzato dalla scienza e dalla tecnologia ma più di ogni altra cosa, sta già prendendo forma nei corpi e nelle menti dei nostri bambini."
Primo: i bambini sono individui - membri della famiglia umani a pari titolo rispetto agli adulti. Non sono proprietà dei loro genitori, né prodotti dello stato, né persone ancora incompiute. I governi hanno la responsabilità morale di riconoscere i diritti umani dei bambini in quanto singoli cittadini, a tutti i livelli della società. Se usiamo la definizione di infanzia che fornisce la Convenzione, e cioè comprensiva di ogni essere umano di età inferiore ai 18 anni, prendiamo in considerazione più di due miliardi di persone, che in alcune regioni rappresentano la metà della popolazione (il 52% nell'Africa subsahariana). Secondo: per lo sviluppo ottimale di qualsiasi società, lo sviluppo sano e la partecipazione attiva dell'infanzia hanno un ruolo cruciale e unico al mondo. Altrettanta importanza va data, parallelamente, alla salvaguardia dell'ambiente in cui i bambini dovranno vivere in futuro. Terzo: i bambini maturano la propria indipendenza solo con l'aiuto degli adulti - in primo luogo dei genitori e della famiglia. Ma quando questi adulti non sono in grado di far fronte alle esigenze dei bambini, il divario deve essere colmato dalla società. Inoltre, la dipendenza e la condizione evolutiva che caratterizzano l'infanzia la rendono anche particolarmente vulnerabile - i bambini sono più sensibili degli adulti alle condizioni in cui vivono: la povertà, le cattive condizioni alloggiative e l'inquinamento ambientale non sono che alcuni esempi di ciò. Quarto: l'intervento - o l'assenza di intervento - dei governi incide sull'infanzia più che su ogni altra categoria. Le politiche in materia di istruzione hanno un ruolo dominante nella giornata dei bambini, e le politiche sanitarie incidono sugli stili di vita e sul corpo, nella sua evoluzione. Quasi ogni area delle politiche pubbliche incide in una qualche misura sull'infanzia, direttamente o indirettamente. Quinto: di norma i bambini non hanno diritto di voto, né hanno un ruolo nei processi politici, anche se attualmente molti stati stanno introducendo leggi e politiche per incoraggiare il coinvolgimento dell'infanzia nei processi decisionali, per dare ascolto ai bambini nella famiglia, nelle scuole, nei servizi sanitari, nelle comunità locali, persino nei governi; questo processo, tuttavia, è ovunque ancora ad uno stadio embrionale. Le opinioni dei bambini sfiorano appena le azioni dei governi centrali. Sesto: i cambiamenti in corso in alcune società hanno un impatto enorme sui bambini, ed in genere in senso negativo - cambiamenti nella struttura della famiglia e dei rapporti di lavoro, ingresso di soggetti privati nella gestione dei servizi pubblici. Le condizioni dell'infanzia rappresentano un barometro molto sensibile degli effetti dei mutamenti sociali ed economici, effetti che sono particolarmente devastanti nelle situazioni di conflitto armato. Settimo: tradire l'infanzia ha dei costi enormi. I governi sono pienamente coscienti di ciò che risulta dalle ricerche, e cioè che le esperienze dei primi anni dell'infanzia, nell'ambito della famiglia o di altre forme di cura, determina in modo significativo la crescita e lo sviluppo degli individui, in modo positivo o negativo. E questo, a suo volta, determina in che misura, nel resto della loro vita, essi rappresenteranno un costo per la società o invece forniranno un contributo. Di conseguenza, la motivazione economica si aggiunge a quella morale e sociale nel fornire ragioni cogenti perché tutti i governi dedichino all'infanzia il massimo dell'attenzione ponendola al centro delle loro priorità. Questi possono sembrare punti ovvii. fondati sul senso comune. Ma essi devono acquisire una forza di convincimento, in particolare nei confronti dei governi, se vogliamo promuovere società che pongano al centro dei loro interessi l'infanzia.
Il mondo si è mosso con lentezza nel riconoscere i diritti umani dell'infanzia. Fu nel 1924 che la Società delle Nazioni approvò la prima Dichiarazione dei Diritti del fanciullo, su iniziativa dell'organizzazione internazionale "Save the Children" Lo Statuto dell'ONU parla di promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali "per tutti", e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata nel 1948 dall`Assemblea Generale delle neocostituite Nazioni Unite, sottolinea che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti..." Oltre a sostenere i diritti "di ciascuno", la Dichiarazione Universale conferma anche che "la maternità e l'infanzia hanno diritto a cura e protezione speciali", e promuove la famiglia come "nucleo naturale e fondamentale della società". Sempre nel 1948, l'Assemblea Generale adottò la sua prima Dichiarazione dei Diritti dell'Infanzia, articolata in sette punti e fondata sulla Dichiarazione del 1924: "Con la presente Dichiarazione dei Diritti dell'Infanzia... uomini e donne di tutte le nazioni, riconoscendo che l'umanità deve all'infanzia il meglio di ciò che ha da dare, dichiarano ed accettano il dovere di far fronte a questo obbligo in ogni suo aspetto..." Quasi subito fu accettata la proposta di stendere una Dichiarazione più dettagliata. Dieci anni dopo, fu adottata la Dichiarazione dei Diritti dell'Infanzia del 1959, che manteneva alcune delle precedenti formulazioni ed entrava più nei dettagli. Nel 1961, furono adottati i due Patti Internazionali, quello sui Diritti Civili e Politici e quello sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, che completavano il quadro dello Statuto Internazionale dei Diritti Umani (International Bill of Human Rights) e stabilivano l'obbligo giuridico, oltre che morale, di rispettare i diritti "di ciascuno". La proposta formale, presentata dalla Polonia, di una Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, giunse alla vigilia dell'Anno Internazionale dell'Infanzia, e nello stesso anno - il 1979 - fu istituito dalla Commissione sui Diritti Umani uno specifico gruppo di lavoro. I deliberati del gruppo, e la graduale espansione e riformulazione del testo polacco di partenza, sono stati documentati in numerose pubblicazioni. La specifica formulazione dei 42 corposi articoli della Convenzione deve molto alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al Patto sui Diritti Civili e Politici e al Patto sui Diritti Economici, Culturali e Sociali - rendendo così manifesta la natura indivisibile e interdipendente dei diritti umani. Il 20 novembre 1989 l'Assemblea Generale adottò all'unanimità la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia (Convention of the Rights of the Child - CRC), entrata in vigore nel settembre del 1990. Nello stesso mese, si tenne a New York il Vertice Mondiale per l'Infanzia, con la richiesta a tutti gli stati di ratificare la Convenzione e un "impegno solenne" da parte dei leader mondiali a dare il massimo di priorità ai diritti dell'infanzia: "il benessere dell'infanzia richiede un'azione politica ai massimi livelli. Siamo determinati ad intraprenderla". La comunità internazionale ha mantenuto alta la pressione per raggiungere questi obiettivi, e la Conferenza Mondiale sui Diritti Umani del 1993 fissò l'obiettivo del 1995 come anno in cui si sarebbe dovuta ottenere una ratifica universale della Convenzione. Allo scadere di quell'anno, avevano ratificato la Convenzione 185 stati. Alla fine del 1997, solo due paesi non avevano ancora proceduto alla ratifica.
La ratifica universale della Convenzione crea certamente un movimento globale significativo a favore dell'infanzia, lasciando aperta ed attuale la sfida di una attuazione universale dei suoi contenuti. L'impegno di tutta la comunità internazionale per i diritti umani dell'infanzia è fondamentale. Tradurre questo impegno in azione per migliorare le vite dei due miliardi di bambini del nostro pianeta è un compito che ciascuno ha il dovere di rispettare. Anche se la Convenzione si rivolge ai governi. i princìpi e gli standard in essa contenuti possono divenire realtà solo se vengono rispettati da tutti - nella famiglia nella scuola ed in tutte le altre istituzioni e servizi per l'infanzia, pubblici e privati, nelle comunità locali, nei quartieri, nei tribunali ed a tutti i livelli dell'amministrazione. |
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