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LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI


di Paola Benevene, dottore di ricerca in pedagogia, insegnante alla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d'Aquino e alla Facoltà di Psicologia dell'Università Lumsa di Roma

Nel 1989 l'Assemblea Generale dell'ONU ha approvato la Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia, ratificata dall'Italia nel 1991. La Convenzione rappresenta lo strumento internazionale che ha raccolto il maggior numero di sottoscrizioni: all'appello mancano solo due paesi: la Somalia (che non ha sottoscritto la Convenzione) e gli Stati Uniti (che hanno sottoscritto ma non ratificato la Convenzione). Ciò nonostante, bambini e adolescenti non rimangono esenti da nessuna violazione dei loro diritti fondamentali.


Alcune violazioni sono note all'opinione pubblica da tempi relativamente recenti, come il turismo sessuale che sfrutta la prostituzione di bambine e bambini; altre sono violazioni che hanno una storia lunga, come la morte per fame o per malattia.

Sono tuttavia individuabili alcuni tratti importanti delle violazioni dei diritti fondamentali dell'infanzia.

Innanzitutto le violazioni dei diritti dell'infanzia non hanno frontiere. Può variare l'estensione o le modalità con cui le violazioni vengono perpetrate, ma nessuna regione ne è esente, o perché i suoi bambini sono vittime delle violazioni o perché i suoi cittadini sono tra coloro che perpetrano violazioni dei diritti dell'infanzia, o perché sono presenti entrambi i casi.

Ciò che cambia, qualificando i singoli paesi, è la risposta data dai rispettivi Governi e dalla capacità della società civile di mobilitarsi, esercitare pressione e sviluppare attività di contrasto delle violazioni, a livello nazionale e internazionale.

Ad esempio, per combattere e reprimere il commercio sessuale, ECPAT (End Child Prostitution And Trafficking) ha individuato varie misure, prima fra tutte l'introduzione del principio della extraterritorialità giurisdizionale nelle singole legislazioni nazionali dei paesi da dove parte il flusso turistico; in altre parole, ECPAT chiede sia possibile perseguire penalmente nel rispettivo paese il cittadino che all'estero commette il reato di pedofilia o sfruttamento sessuale dei minori; attualmente, infatti, tali reati sono perseguibili solo nel paese dove sono stati commessi. La base giuridica per tale introduzione si fonda sulla gravità di questo crimine, assimilabile alla riduzione in schiavitù.

Nell'ambito della protezione dei diritti umani, del resto, il principio della extraterritorialità giurisdizionale era già stato affermato dopo la seconda guerra mondiale, nella condanna contro i crimini contro l'umanità è ribadito dall'istituzione del Tribunale Speciale per i Crimini contro l'Umanità perpetrati nell'Ex Jugoslavia e in Ruanda; ora l'ONU sta andando verso il principio della giurisdizione universale, secondo cui una persona che si è macchiato di un reato particolarmente grave può essere arrestato e processato in qualsiasi parte del mondo si trovi, tanto che si discute della creazione di un Tribunale Penale Internazionale per i reati più gravi.

Modifiche legislative che hanno introdotto il principio dell'extraterritorialità sono state già apportate in Germania, in Norvegia, in Australia, negli Stati Uniti, in Francia, in Svezia; il Giappone, la Nuova Zelanda e il Belgio ne stanno discutendo. In Italia esiste un apposito Disegno di Legge, denominato "Norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori quale nuova forma di riduzione in schiavitù", già approvato dalla Camera dei deputati e ora in discussione al Senato.

La mobilitazione dei cittadini svolge un ruolo importantissimo per la prevenzione e la repressione delle violazioni dei diritti umani: nessun governo può rimanere insensibile alle pressioni degli elettori e dell'opinione pubblica internazionale. Nei paesi dove ECPAT è riuscita coinvolgere la società civile sono avvenuti cambi importanti: nelle Filippine e in Tailandia, ad esempio, nella seconda metà degli anni '90 sono state modificate le leggi che rendevano perseguibili penalmente le prostitute ma non i loro clienti; sono state inasprite le pene per i pedofili e i trafficanti di bambini; sono stati avviati programmi per il recupero e il reinserimento sociale dei minori sottoposti a sfruttamento sessuale.

Non è superfluo ricordare che esiste un chiaro impegno, sottoscritto dai Governi, per implementare i diritti dei bambini e degli adolescenti; secondo l'art. 4 della Convenzione Internazionale dell'Infanzia, infatti, "Gli Stati Parti si impegnano ad adottare tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi e altri, necessari per attuare i diritti riconosciuti dalla presente Convenzione".

Eppure, ad una verifica obiettiva dell'attuazione di questo strumento internazionale, le carenze risultano essere molte, a volte anche non ostante l'introduzione di strumenti legislativi innovativi. Un esempio particolarmente eclatante in questo senso è l'applicazione dell' Estatuto da Criança e do Adolescente, la legge federale approvata nel 1990 dal Parlamento Brasiliano mirata a proteggere i minori brasiliani; è una legge che si propone di fornire una "protezione integrale" del bambino e dell'adolescente, "allo scopo di consentire il loro sviluppo fisico, mentale, morale, spirituale e sociale, in condizione di libertà e di dignità" (art. 3); al tempo stesso, ribadisce quanto già stabilito dalla Costituzione del 1988, a proposito della priorità assoluta da assegnare a questa fascia d'età, affinché possa godere di tutti i suoi diritti (art. 4). L'Estatuto recepisce appieno tutti principi e le indicazioni contenute nella Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Infanzia, tanto da essere stato indicato dall'UNICEF come una delle normative più avanzate nel mondo in materia di protezione dei minori.

Eppure, l'introduzione di questa legge non ha fermato gli omicidi dei meninos da rua, spesso assassinati per mano delle squadre della morte. L'omicidio è al primo posto tra le cause di morte violenta di cui rimangono vittime i minori brasiliani; è stato stimato che il 40% degli adolescenti morti in modo violento è stato assassinato in modo intenzionale. Stime governative affermano che tra il 1988 e il 1991 sono stati uccisi 5.644 minori, di età compresa tra i 5 e i 17 anni; tale cifra sembra è in crescita dalla seconda metà degli anni '80: nella sola Rio de Janeiro, la seconda sezione del Tribunale minorile ha registrato nel 1995 1.138 casi di morti violente di minori, il 55% di questi decessi (pari a 628 casi) erano dovuti a colpi di armi da fuoco; rispetto al 1994, si è registrata una crescita: in quell'anno, infatti, le morti violente sono state 1.226, di cui il 46% era stata causato da armi da fuoco (574 casi) (1).

(1)Amnesty International, Brazil. The Candelaria Trial: a Small Wedge in the Fortress of Impunity, Londra, luglio 1996.

Paradossalmente, l'Estatuto ha introdotto pene severe per gli adulti che violano i diritti dei minori, si tratti dei genitori, o del responsabile, o di enti di assistenza, o di membri della polizia, o di funzionari pubblici; ad esempio, per i responsabili di torture inflitte a un minore, la pena prevista varia da uno a cinque anni, ma può essere estesa fino a dodici anni se il minore ha riportato gravi danni fisici, ed arrivare a trenta se i maltrattamenti ne hanno causato la morte (art. 234).

L'attuazione dei dispositivi previsti dall'Estatuto è estremamente differenziata tra i vari Stati della Federazione Brasiliana ed è limitata dalla mancanza di risorse, ma sarebbe sufficiente applicare alcuni dispositivi minimali, come la proibizione di arrestare arbitrariamente i minori e sottoporre a processo coloro che assassinano i bambini di strada, in particolare gli ufficiali di polizia e i giustizieri, per modificare in modo sostanziale la situazione attuale. Tra le preoccupazioni nutrite da Amnesty International sulla situazione dei diritti umani in Brasile, vengono indicate: la mancanza di protezione dei testimoni (spesso intimiditi e minacciati di morte), l'impunità del personale di polizia che commette gravi abusi, la mancata corresponsione di una compensazione alle vittime dei massacri da parte dello Stato (2).

(2)Amnesty International,Candelaria and Vigario Geral: Justice at a Snail's Pace. Londra, giugno 1997.

Una indagine curata dal Movimento Nacional Meninos e Meninas da Rua all'inizio degli anni '90, ha studiato le modalità con cui la stampa presenta le notizie riguardanti gli omicidi di minori. Il primo aspetto emerso è la mancanza di rilievo attribuita a queste informazioni: delle 424 notizie raccolte sui tre maggiori quotidiani, solo 71 hanno un richiamo in prima pagina; inoltre, la maggior parte degli articoli occupa uno spazio ridotto nella pagina che ospita il caso. Un secondo elemento importante riguarda il lessico adottato: il minore di estrazione socio economica bassa viene indicato con aggettivi e termini negativi, come "pivete", che in brasiliano significa "piccolo delinquente"; viceversa, quando la vittima appartiene alla classe media o alta, ci si riferisce a lui come "giovane", bambino", "ragazzo", "adolescente". Nella maggior parte dei casi, la stampa descrive la morte violenta di un minorenne come l'uccisione di un giovane malavitoso, eliminato a causa della sua condotta deviante, suggerendo quindi che il suo omicidio è comprensibile e giustificabile, anche se illegale (3).

(3) MNMMR (Movimento Nacional Meninos e Meninas da Rua) - IBASE (Instituto Brasileiro de Análises Sociais e Econômicas)- NEV/USP (Nucleo de Estudos sobre Violência da Universidade de São Paulo), Vidas em risco.Aassassinatos de crianças e adsolescentes no Brasil, Rio de Janeiro, 1991.

Ma neanche la stampa italiana a volte rende un buon servizio alla protezione dei diritti dei minori. Un esempio di informazione inesatta e fuorviante riguarda la presentazione, sia verbale sia fotografica, dei bambini dei paesi in via di sviluppo: spesso sono raffigurati come bambini poveri, soli e bisognosi di protezione, "quindi" abbandonati. Ad esempio, in occasione della visita di Giovanni Paolo II in Brasile, i quotidiani e i telegiornali italiani hanno affermato l'esistenza di 7 milioni di bambini di strada, descrivendoli come bambini privi di legami familiari. L' informazione relativa alla presenza di una tale quantità di minori brasiliani abbandonati è stata diffusa nel 1984 dal responsabile della Fondazione Nazionale del Benessere del Minore, l'organismo federale che a quel tempo si occupava dell'infanzia a rischio; tele cifra., però, è stata contestata e smentita da rilevazioni successive, in particolare dall' Istituto Brasiliano di Analisi Sociali e Economiche, che ha compiuto diverse rilevazioni dei bambini di strada, arrivando alla conclusione che i veri e propri meninos da rua, ossia i minori che hanno perso i propri legami familiari, non sono più di 10.000 in tutto il paese; tutti gli altri bambini e adolescenti che si trovano nelle strade delle città brasiliane sono essenzialmente dei giovani lavoratori, inseriti per lo più nel mercato informale, costretti a produrre un reddito che consenta alla loro famiglia di sopravvivere (4).

(4) IBASE, Levantamento de meninos e meninas nas ruas do Rio de Janeiro, Rio de Janeiro, 1992. Dattiloscritto.

L'equazione bambino povero = bambino abbandonato non solo è falsa, ma ha anche sicuramente concorso alla crescente pressione esercitata sui paesi meno industrializzati affinché dessero in adozione i minori in situazione economiche disagiate. Il ricorso ad espedienti poco trasparenti per ottenere l'adozione di un bambino del terzo mondo è apparso a non poche coppie occidentali una soluzione accettabile, anche sotto il profilo morale, perché giustificata appunto dallo stato di abbandono del minore.

Ancora, la stampa spesso si occupa dei diritti dei minori solo quando emergono casi o situazioni particolarmente gravi, mentre molto poco si parla di infanzia e di minori in modo continuativo, affrontando le problematiche i temi che toccano questa fascia d'età: la qualità della vita dei bambini nelle città, negli ospedali; le occasioni di formazione extrascolastiche, le possibilità di fruizione e accesso ai servizi, ecc. Non si può certo dire che non si faccia informazione sui bambini e sugli adolescenti; piuttosto, si fa male, in modo scandalistico.

Viceversa, la stampa può svolgere un ruolo importante, sia nell'informare sia nel suscitare impegno da parte dell'opinione pubblica; un esempio positivo in questo senso è dato dalla rivista femminile Marie Claire, che, in collaborazione con la sezione italiana di ECPAT ha lanciato una campagna per la raccolta di firme mirata ad accelerare l'approvazione di questa legge, rimasta bloccata nelle due passate legislature a causa delle crisi di governo che si sono succedute: Grazie a questa iniziative diverse decine di migliaia di cittadini italiani hanno potuto esprimere il loro appoggio al disegno di legge.

Un secondo aspetto che si evince dall'analisi delle violazioni dei diritti fondamentali dell'infanzia è che queste subiscono evoluzioni; a forme ormai storiche, come la morte per fame e mancanza di cure, se ne sono aggiunte altre. Una caratteristica che sembra unire molte delle nuove violazioni dei minori è la "commercializzazione" dei soggetti più giovani: bambini e adolescenti sono venduti per le adozioni internazionale, per il traffico di organi, per essere inseriti nel mercato della prostituzione o in quello del lavoro informale; inoltre, lo sfruttamento dei minori a scopo di lucro, non è più limitato all'ambito lavorativo, ma ha trovato nuove forme, come quello del turismo sessuale.

Tutte le forme più serie di sfruttamento minorile, però, hanno un elemento in comune: la riduzione in schiavitù dei bambini e degli adolescenti coinvolti.

Questa è la testimonianza resa da Ramkesh Foolchand, un bambino di 9 anni, presso un congresso internazionale sul lavoro minorile, svoltosi a Delhi nel 1992. Ramkesh era stato liberato poche settimane prima del suo intervento dalla schiavitù per debito contratto per lui da suo padre: "Io ho tessuto tappeti nei passati quattro anni presso i telai di Hirday Narain, nel villaggio dell'Harchandpur, nel distretto di Mirzapur. All'inizio Hirday Narain aveva dato 300 rupie a mio padre, poi sono stato portato a Harchanpur. Durante i quattro anni di lavoro non ho mai ricevuto denaro. Hirday Narain arrivò personalmente nel mio villaggio con l'aiuto di un intermediario. Ora è un mese che sono stato liberato. Andrò a scuola e studierò. Quando tessevo tappeti Hirday Narain ci picchiava con un punja (uno strumento usato per la tessitura). Sulla mia schiena si sono formate ferite serie, a causa delle botte che ho ricevuto. La mia vista si è andata progressivamente abbassando. tessevo tappeti dalle sei di mattina fino alle nove di sera, con un'ora di intervallo per il pranzo. ... Con me c'erano altri 20 ragazzi"(5).

(5) Ould D., "Children in Servitude. Child Labour in the Hand Knotted Carper Industry", in Reporter, Londra, Anti-Slavery International, 1993, pp. 64-65.

Una ragazza filippina di 15 anni ha rilasciato la seguente dichiarazione ad un operatore di ECPAT: "Il prezzo per le mie prestazioni è di 800 pesos, ma io ne prendo solo 200; da questi il mio padrone sottrae le spese che ha sostenuto per me, soprattutto quelle per il cibo. Se ho un debito, i soldi che rimangono vengono usati per ripagarlo. Quasi sempre, (dopo aver fatto tutti i conti) per noi ragazze non restano più soldi. L'intermediario prende la parte più grande dei soldi, poi viene il proprietario della casa, che è pure il nostro padrone"(6).

(6) Symons A., "Child Prostitution and Tourism", in Sex Crimes and Lust Market, p. 29.

Le storie dei bambini che tessono tappeti e quelle delle bambine che si prostituiscono nei postriboli si assomigliano per diversi aspetti: sono minori acquistati da un adulto, spesso un intermediario, che li rivende al proprietario di un locale pubblico o di una ditta manifatturiera; qui si innesca la schiavitù per debito (se già non si è innescata precedentemente, attraverso un debito contratto dalla famiglia con il proprietario o con il suo intermediario): il minore lavora una media di dieci-dodici ore al giorno, non riceve praticamente nulla in cambio delle sue prestazioni; vive in modo promiscuo, lontano da casa e dalla famiglia di origine; lavora in condizioni dannose per la sua salute; non riceve cibo né cure a sufficienza; non ha tempo per riposare, per giocare, per frequentare la scuola; subisce violenza fisiche e psicologiche di non lieve entità e in nessun caso gli è consentito di andare via o di lasciare il proprio "lavoro".

Queste storie sono assai più ricorrenti e diffuse di quanto non si creda; come si è già detto, inoltre, non sono limitate ai paesi in via di sviluppo: ad esempio, lo sfruttamento sessuale di minorenni albanesi sul territorio italiano costituisce un fenomeno di cui nel nostro paese si sono occupati con una certa frequenza anche i quotidiani.

Un ulteriore aspetto che merita di essere rilevato punto riguarda le origini e le cause delle violazioni più dei diritti dell'infanzia: tali violazioni non nascono in modo casuale, raramente costituiscono episodi isolati, perché hanno un'origine, una causa, una storia.

Una causa importante di queste violazioni dell'infanzia è data dalla priorità dell'economia sui diritti dei minori. Nella sentenza emessa dal Tribunale Permanente dei Popoli si legge che "Con gli anni '80 lo scenario internazionale è cambiato profondamente: è il tempo del debito e degli aggiustamenti strutturali ... il ruolo dei bambini è cambiato: sono indicatori del volto non umano dei processi di aggiustamento: ... popolano le tabelle dei rapporti ufficiali degli organismi internazionali come misura della distanza crescente tra chi ha e chi non ha; vittime prevedibili, previste, confermate dei modelli neo liberali che chiedono il sacrificio del loro presente (l'eccesso permanente ed evitabile delle morbi-mortalità) per i tagli sulle spese sociali e sanitarie e del loro futuro (i tagli sulla spesa pubblica diretta all' alfabetizzazione e all' istruzione)"(7).

(7)Tribunale Permanente dei Popoli, op. cit., p.18.

La presenza sempre più diffusa di bambini di strada, non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche nei paesi industrializzati, è una delle conseguenze della mancanza di interventi sociali e della crescente povertà, che raggiunge un numero sempre più alto di minori; i bambini di strada costituiscono un esempio significativo della mancanza di protezione dell'infanzia e dell'adolescenza. I bambini di strada in Italia, non si incontrano non più solo a Napoli o Catania, ma anche a Roma e a Bologna. Nel mese di agosto di questo anno l'Irish Times ha pubblicato alcuni articoli sugli adolescenti che vivono nelle strade di Dublino e notizie analoghe sono state diffuse a proposito anche di altri paesi, come la Federazione Russa, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Canada. Il caso dell'Irlanda, tuttavia, è ancora più significativo, quando si consideri che questo è il paese europeo che raggiunto la più alta crescita economica negli ultimi due anni, in termini di riduzione del debito interno, aumento del PIL, stabilità monetaria: dimostra, infatti, che se la crisi fiscale non aiuta le condizioni dell'infanzia, nemmeno la crescita economica costituisce una protezione certa.

Un ulteriore esempio di sviluppo economico realizzato sulla pelle dei bambini è dato dal turismo sessuale, anche questo un fenomeno che di certo non è sorto all'improvviso e in modo inesplicabile; viceversa, ha cause ben identificabili.

Infatti, negli anni '60 e '70 nei Paesi in Via di Sviluppo hanno attuato una politica di promozione del turismo internazionale per attirare capitali stranieri, su spinta del Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, oppure di agenzie che operano a livello internazionale, come U.S. Aid; il turismo a scopo sessuale è diventato fin dall'inizio una delle opzioni proposte.

Un ulteriore elemento che ha contribuito alla crescita di questo problema è riconducibile alla guerra del Vietnam, che causò a sua volta una forte presenza di basi militari in Asia, soprattutto in Corea, in Vietnam, in Tailandia, nelle Filippine e a Okinawa. Le basi militari hanno fatto sviluppare le città asiatiche o ne hanno addirittura sorgere di nuove, semplicemente promuovendo la creazione di locali pubblici che fornivano, tra i vari "servizi", anche quelli di tipo sessuale.

Per avere un'idea del movimento di visitatori stranieri che il turismo sessuale riesce a sviluppare, basterà considerare un dato: circa il 75% dei 5 milioni di turisti che ogni anno visitano la Tailandia sono uomini (8), nelle Filippine questa quota è dell'80% (9); è stato stimato che in Tailandia il turismo sessuale all'inizio degli anni '90 produceva un volume d'affari che si aggirava intorno ai 6 miliardi di bath all'anno(10).

(8) Mirkinsons J. , op. cit.
(9) Sherry A., Lee M., Vatikiotis M., op. cit.
(10) Symons A., op. cit.

Un elemento importante per la difesa dei diritti dell'infanzia è la disponibilità di dati e informazioni; la conoscenza della situazione dei minori è il primo passo, indispensabile, per poter attuare qualsiasi intervento. In Italia non sappiamo con precisione quanti sono i bambini stranieri, quanti i minori che hanno smesso di frequentare la scuola senza aver conseguito la licenza di terza media, quanti quelli che non vanno più a scuola pur essendo ancora nell'età dell'obbligo, quanti quelli che lavorano in modo illegale. Il Ministero della Pubblica Istruzione rende noto ogni anno le statistiche sugli alunni respinti, promossi e ripetenti, ma è impossibile stabilire quanti siano gli evasori totali, dal momento che i dati anagrafici non vengono incrociati con quelli scolastici. In alcune città, come Napoli, questo problema si sta risolvendo, appunto con l'istituzione di un'anagrafe scolastica. L'evasione e l'abbandono scolastico sono collegati con l'inserimento dei minori nel circolo criminale, dal momento che una quota significativa di coloro che passano attraverso il circuito penale minorile è semi analfabeta o non ha concluso la scuola dell'obbligo: nell'area distrettuale di Napoli, ad esempio, gli adolescenti imprigionati nel 1991 sono stati 1.342 ( la popolazione di età compresa tra i 14 e i 17 anni era di 99.000 unità circa); di questi minori arrestati, l'81% non aveva completato la scuola dell'obbligo (nel Nord la percentuale è del 42%); solo il 57% era in possesso della licenza elementare, il 4% era analfabeta(11).

(11) Sommella L., "Notizie da Napoli", in Franco Occhiogrosso (a cura di) Ragazzi della mafia, Torino, Franco Angeli, 1993.

Per quanto riguarda il numero dei minori stranieri presenti sul territorio italiano, la stima varia da un minimo di 65.000 unità a un massimo di 100.000 (indicata dal Rapporto 1996 sulla Condizione dei Minori in Italia) (12); secondo la Caritas, invece, i minori stranieri in Italia sarebbero 110.000 (13). Le altre rilevazioni, relative alla presenza di minori stranieri, si rifanno ai soggetti muniti di permesso di soggiorno, circa 35.500 nel 1996, quindi una minoranza, anche se consistente.

(12) Centro Nazionale per la Tutela dell'Infanzia (a cura di ), Diritto di crescere e disagio. Rapporto 1996 sulla condizione dei minori in Italia, Roma, Dipartimento degli Affari Sociali, giugno 1966.
(13) Caritas di Roma, Immigrazione. Dossier Statistico 1997, Roma, 1997.

Mancano i dati sui minori lavoratori, soprattutto sui lavoratori infraquattordicenni che lavorano quindi in modo illegale, proprio perché sono ancora sottoposti all'obbligo scolastico e al di sotto dell'età minima consentita per l'avviamento al lavoro; gli unici e più recenti dati sono stati resi noti dalla CGIL, secondo cui i lavoratori al disotto dei 14 anni sono almeno 500.000; tale stima è basata sul numero degli incidenti lavorativi denunciati e liquidati dall'INAIL (14). L'unico altro studio recente, di tipo qualitativo, sul lavoro minorile è stato condotto dal MAIS (Movimento per l'Autosviluppo, l'Interscambio e la Solidarietà) di Torino, che sottolinea come gli unici dati aggiornati sull'argomento siano quelli contenuti nella relazione messa a punto dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, risalente agli anni 18992/92; tale relazione è estremamente lacunosa, a causa dell'impossibilità di effettuare gli opportuni accertamenti da parte degli Ispettorati del Lavoro (15).

(14) CGIL Nazionale, Dipartimento dei Diritti della Cittadinanza e Politiche dello Stato, Indagine conoscitiva sul fenomeno del lavoro minorile in Italia, Roma, 1995. Dattiloscritto.
(15) MAIS (Movimento per l'Autrosviluppo, l'Interscambio e la Solidarietà), Il lavoro minorile in Italia, Torino, novembre1996. Dattiloscritto.

L'Istituzione dell'Osservatorio dei Minori, presso il Ministero degli Affari Sociali, e la pubblicazione del "Rapporto 1996 sulla condizione dei minori in Italia", curato dal Centro Nazionale per la Tutela dell'Infanzia costituisce un importante e qualificato tentativo di far uscire dall'ombra i problemi, come quelli relativi ai bambini disabili, o in situazione di indigenza, o che vivono in carcere a seguito delle madri, e la lista dovrebbe essere ancora più lunga per essere esaustiva. Il Rapporto, tra l'altro, presenta le osservazioni mosse dal Comitato Internazionale dell'ONU che vigila sull'applicazione della Convenzione Internazionale sulla relazione che il Governo a presentato appunto a questo riguardo; tra i rilievi mossi all' Italia, e condivisi dal rapporto, viene indicato lo "scarso coordinamento fra i diversi organismi governativi coinvolti, così come tra le autorità a livello nazionale, regionale e comunale, nonché la necessità di creare una rete per la raccolta di tutti i dati relativi alle aree della Convenzione, che prenda in considerazione tutti i bambini che vivono in Italia"; inoltre "si lamenta la scarsa attenzione della società italiana ai diritti del bambino e la mancanza dei cittadini alle tematiche relative ai bambini ed una adeguata preparazione professionale su questi problemi"(16).

(16) Centro Nazionale per la Tutela dell'Infanzia (a cura di ), Op. cit., pp. 18-19.

E' importante che la raccolta di dati e l'analisi di questi non si arresti con questo Rapporto. La raccolta di dati, tra l'altro, è importante, ma non sufficiente di per se stessa. Cè bisogno di una lettura qualitativa dei fenomeni, per capire, ad esempio, il consumo di droghe sintetiche tra gli adolescenti; le pasticche di Ecstasy sono le più note, ma questa non è l'unica sostanza che circola, anche se forse è la più nota.

L' aspetto estremamente preoccupante di questo fenomeno non si limita alla sua diffusione, ma è relativo alla trasformazione culturale in atto, che riguarda l'atteggiamento dei ragazzi e delle rispettive famiglie verso il consumo di queste droghe: l'Ecstasy non fa paura, al contrario della cocaina e dell'eroina. I ragazzi non sembrano temere le conseguenze sulla salute dell'assunzione delle droghe sintetiche, spesso le ignorano. L'atteggiamento di molti genitori concorre a sminuire la gravità del problema: soprattutto di fronte al giudice, affermano che in fondo il comportamento dei propri figli non è da considerarsi problematico, dal momento che l'assunzione di pasticche è limitato. Tali posizioni sono pericolose perché pregiudicano la possibilità di chiedere e ricevere aiuto, anche di tipo psicologico, da parte della famiglia.

La diffusione capillare di queste nuove droghe, a detta di molti giudici minorili, non allarma le famiglie e gli stessi consumatori perché la loro assunzione non avviene per via endovenosa, come accade invece per le sostanze più "tradizionali" come l'LSD o l'eroina.

Il consumo di pasticche è un fenomeno che dimostra come sia inadeguato limitare l'individuazione delle cause del disagio o della devianza nella marginalità sociale: molti dei consumatori di droghe sintetiche, infatti, sono giovani che provengono da ceti socio economici medi e medio alti; inoltre, la loro anamnesi personale e familiare non presenta eventi traumatici o particolarmente dolorosi.

Questo non vuol dire che i problemi legati alla povertà, intesa come mancanza di risorse economiche, siano scomparsi o in diminuzione, anzi, il disagio economico sembra essere in crescita. In Italia, secondo le stime della Commissione di indagine sulla povertà sono circa 1.600.000 i bambini (uno ogni sei) che vivono in condizioni di povertà. Nel Mezzogiorno la proporzione è più alta: si trova al di sotto della linea della povertà il 25,1% dei bambini fino a 5 anni e il 28% dei bambini da 6 a 13 anni (17).

(17) Commissione d'Indagine sulla Povertà e sulla Emarginazione, La povertà in Italia 1995. Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria, luglio 1996.

La condizione dei bambini costituisce un elemento estremamente rivelatore dello stato di salute di una determinata nazione; non a caso il Rapporto annuale dell'UNICEF classifica i paesi a seconda del tasso di mortalità infantile al disotto dei cinque anni, perché questo indicatore è particolarmente sensibile agli interventi sociali, come la diffusione delle vaccinazioni, la presenza e l'accessibilità dei servizi medico sanitari, la scolarizzazione delle madri e, più in generale, all'attuazione di politiche pubbliche di contrasto alla povertà e all'emarginazione.

Mancano del tutto, invece, indicatori "per" i minori, che servano a misurare e valutare quanto l'infanzia sia protetta e costituisca una reale preoccupazione all'interno di una società. E' una sfida che andrebbe raccolta, perché metterebbe in luce il vero rapporto tra i bambini e la società, al di là delle immagini pubblicitarie o degli stereotipi culturali.

Un indicatore che potrebbe essere interessante rilevare è il livello di conoscenza dei diritti dell'infanzia, almeno quelli sanciti dalla Convenzione Internazionale, dai diretti interessati e da chi si occupa di questi: insegnanti, giudici, genitori, assistenti sociali, organismi di volontariato e del Terzo settore. La sensazione di chi è impegnato in prima fila nella difesa e nella promozione di tali diritti è che in Italia pochi conoscono il contenuto della Convenzione e molti ne ignorano l'esistenza.




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ultimo aggiornamento Mercoledi, 07 Marzo 2007
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