Poca gente sa che la schiavitù esiste ancora. I valori della democrazia e della libertà personale sembrano predominare nelle odierne costituzioni, nei codici e nei trattati: ogni forma di schiavitù è duramente condannata sia dalla coscienza collettiva sia dalle leggi, in ogni parte del mondo. Si è scambiata la fine della schiavitù come condizione giuridica, con la sua definitiva scomparsa.
Insieme alla globalizzazione dei mercati e della comunicazione, insieme alla crescita economica e allo sviluppo dei diritti civili, negli ultimi decenni si sono moltiplicate anche le catene della schiavitù. Secondo un'indagine condotta dall'Anti-Slavery International di Londra, gli esseri umani che si trovano oggi in catene sono oltre 200. Studiosi statunitensi dopo aver esaminato documenti e registri relativi al traffico di esseri umani tra l'Africa e il Nuovo Mondo nei secoli precedenti, hanno evidenziato che le vittime di quel traffico non hanno superato i 12 milioni di persone nell'arco di quattro secoli.(2)
Dagli anni Settanta a oggi, il traffico di esseri umani che coinvolge soprattutto donne e bambini destinati allo sfruttamento sessuale in Asia è di circa 30 milioni di persone; secondo una stima dell'International Labour Organization (ILO), al traffico di esseri umani che coinvolge circa 30 milioni di persone si devono aggiungere altri 100 milioni di bambini che oggi sono sottoposti a selvagge ed infamanti forme di sfruttamento: si ottiene così la cifra di una tra le più devastanti piaghe degli ultimi anni. Le principali manifestazioni della schiavitù contemporanea sono il traffico finalizzato allo sfruttamento sessuale di donne e bambini, il lavoro forzato, il prelievo di organi e la schiavitù per debiti.(3)
Attualmente la schiavitù viene esercitata principalmente per via dei profitti che consente. L'assoggettamento indica una perdita totale e definitiva di se stessi, attraverso un tragitto che comincia con lo sradicamento delle vittime dal proprio territorio per proseguire con la loro totale sottomissione al padrone(4).
Rispetto al passato, in questi ultimi anni è il profitto economico che spinge verso l'assoggettamento di milioni di individui nel mondo; attualmente forme di sottomissione non meno atroci rispetto al passato sono diffuse nelle città, nelle campagne, nei paesi industrializzati e nei paesi in via di sviluppo. La messa al bando di una delle pratiche più abiette nei confronti degli esseri umani non ha contribuito però, alla sua decisiva scomparsa. Il processo di abolizione della schiavitù è stato estremamente lento e contraddittorio(5). È solo nel corso dell'Ottocento che comincia a svilupparsi un movimento volto alla definitiva soppressione della schiavitù. La spinta propulsiva che mirava all'eliminazione di ogni forma di assoggettamento è venuta dalle associazioni umanitarie, le quali nei secoli precedenti riuscirono a mobilitare l'opinione pubblica internazionale contro ogni forma di sfruttamento. Tra la seconda e la terza decade del Novecento, accanto alle associazioni umanitarie comparvero nuovi protagonisti, che da quel momento in poi avrebbero giocato un ruolo determinante: le organizzazioni internazionali. Intorno agli anni Venti la Gran Bretagna chiese la nomina di una Commissione Temporanea sulla Schiavitù presso la Società delle Nazioni, venendo a sapere che continuava ad esserci un traffico di esseri umani tra l'Africa orientale e l'Arabia Saudita.
Nel 1926 la Commissione adottò una Convenzione in cui si chiedeva agli Stati che l'avevano ratifica di sopprimere questa pratica degradante(6); la Commissione inoltre, si occupò del lavoro forzato e nella Convenzione ne vietò il ricorso permettendo solo prestazioni retribuite nell'ambito dei lavori pubblici. Anche l'ILO nel 1930 giunse ad una Convenzione sul lavoro forzato in cui ne vietava ogni manifestazione(7).
Nonostante tutto, le disposizioni internazionali vennero alle volte ignorate se non addirittura violate anche dagli Stati che avevano ratificato le Convenzioni. Il lavoro forzato non fu una caratteristica delle colonie africane e orientali, ma fu praticato anche su suolo europeo(8).
Un'altra atroce forma di schiavitù può essere rintracciata nello sfruttamento sessuale. Negli ultimi anni il mercato delle prestazioni sessuali è notevolmente cresciuto: i profitti per gli sfruttatori e i prezzi dei servizi sono tanto più alti quanto maggiori sono le violazioni dei diritti umani delle vittime del traffico. Le donne e i bambini sono le "merci" più richieste e quindi più vendute sul mercato mondiale. Questa forma di schiavitù è supportata da ogni sorta di violenza: si va dalla minaccia alla costrizione psicologica, dal ricatto della fame e dei debiti, fino alle percosse e a volte fino alla morte. I bambini divengono oggetto di ogni sorta di violenza vengono esposti a malattie gravi e vengono defraudati di ogni diritto(9).
Accanto ai bambini-schiavi ci sono tantissime donne molto giovani comprate e vendute spesso dal padre, dal marito o dal fratello. Nei paesi poveri è frequente trovare ragazze poco più che adolescenti che lavorano anche venti ore al giorno in bordelli di infima categoria; nei paesi più ricchi le giovani donne sono condannate a vere e proprie forme di asservimento a causa della loro posizione di immigrate clandestine, la loro clandestinità infatti le priva di qualsiasi forma di tutela giuridica (10).
La diffusione dello sfruttamento sessuale è favorito dal valore elevato che il mercato attribuisce alle prestazioni di tipo sessuale rispetto ad altre prestazioni fisiche: ne consegue che la vendita di servizi di natura sessuale sia più redditizia rispetto ad altri tipi di attività non qualificate. Il dilagare dello sfruttamento sessuale è dovuto all'ambiguità e alle lacune che caratterizzano le leggi sulla prostituzione(11).
Il modus operandi di alcuni gruppi criminali è particolarmente sottile; la compravendita delle donne e dei bambini destinati allo sfruttamento si colloca all'interno di flussi migratori di esseri umani che hanno natura legittima e volontaria(12). Il traffico di donne e bambini destinati al mercato del sesso è effettuato da trafficanti semi-indipendenti che spesso collaborano con gruppi criminali più potenti che si trovano nelle zone di reclutamento(13).
Negli ultimi cinquant'anni l'impegno della comunità internazionale per contrastare lo sfruttamento sessuale ha ottenuto risultati molto limitati. Sin dal secondo dopoguerra in Europa si è imposta una politica che faceva riferimento alla Convenzione del 1949(14), sottoscritta da sessantasei Stati presso le Nazioni Unite, che riteneva legittimo l'esercizio della prostituzione e illecita ogni forma di istigazione e sfruttamento. Legittimare la prostituzione è servito ad intaccare solo in minima parte i meccanismi di sfruttamento.
La storia di questi ultimi anni ha messo in evidenza, ancora una volta, la tendenza degli Stati e della società a tollerare la schiavitù. Negli ultimi decenni c'è stato un incremento della circolazione di persone e merci: la disponibilità di corpi di donne, ragazze e bambini è molto più ampia in determinate aree geografiche rispetto ad altre, inoltre le modalità del traffico si sono diramate in modo sconcertante. L'industria del sesso è stata alimentata dall'immigrazione clandestina. Contrariamente a quel che si può credere, la miseria in se stessa non spinge le vittime verso il mercato coatto del sesso: la povertà pur continuando ad essere una pre-condizione deve essere associata alla criminalità organizzata. Il traffico di esseri umani si muove dalle zone rurali verso quelle urbane, ciò implica il collegamento dei paesi più poveri con le aree industrializzate.
Le vittime delle odierne forme di schiavitù sono obbligate a lavorare in condizione di totale dipendenza da chi le sfrutta e dispongono di mezzi inadeguati o nulli per difendersi da abusi fisici e psicologici(15).
Per leggere l'articolo completo, si consiglia di scaricare il file "Oltraggio alla dignità umana: il traffico di donne e bambini" (file in formato .doc)
1. Arlacchi P., Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani. Milano, 1999, pp. 11-16
2. Kolchin P., American Slavery: 1619-1877, New York, 1993, p.22
3. Finley M. I., Schiavitù antica e ideologie moderne, Roma-Bari, 1981
4. Meillassoux C., L'esclavage en Afrique Précoloniale, Paris, 1975, pp. 11-26
5. Arlacchi P., op. cit., pp. 33-64
6. Slavery Convention (1926), in Global Alliance Against Traffic in Women, Human Rights and Trafficking in Persons: A Handbook, Bangkok, 2000, pp. 8-32
7. Roberts R., Miers S., "The End of Slavery in Africa", in Miers S., Roberts R., (a cura di), The End of Slavery in Africa, Madison, 1988, pp. 24-25, pp. 42-45
8. Arlacchi P., op. cit., pp. 33-64
9. World Congress Against Commercial Sexual Exploitation of Children, "Education", Stockholm, August, 1996, p. 1
10. Arlacchi P., op. cit., pp. 65-115
11. Ibidem
12. International Organization for Migrations, Trafficking in Migrants, Quarterly Bullettin No. 16, September 1997
13. United Nations Commission on Human Rights, Report of the Special Rapporteur on Violence against Women, its Causes and Consequences, New York, 1996, p. 2
14. Convention for the Suppression of the Traffic in Persons and of the Exploitation of the Prostitution of Others (1949); http://www.unhchr.ch/html/menu3/b/33.htm
15. Arlacchi P., op. cit., pp. 116- 146