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In
occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Nitin Desai,
Dipartimento dell’Onu per gli Affari Sociali ed Economici;
Mark Malloch Brown, Programma dell’ONU per lo Sviluppo;
Klaus Toepfer, Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente;
Koichiro Matsuura, Unesco; Anna Tibaijuka, UN-HABITAT; Carol Bellamy,
Unicef; Hans van Ginkel, Università delle Nazioni Unite,
hanno scritto un “editoriale delle Nazioni Unite”
di cui pubblichiamo un estratto.
E' un assunto quasi indiscusso quello che dice che nel Ventunesimo
secolo ci saranno sempre più guerre per l'acqua man mano
che popoli e nazioni diventeranno sempre più assetati e
disperati per l'accesso a quella che è la risorsa naturale
più preziosa e fondamentale. Un terzo del mondo vive in
regioni dove l'acqua è utilizzata così intensamente
che il consumo supera le scorte. Entro il 2025, due terzi della
popolazione mondiale si troverà in una situazione spaventosa,
se i trend attuali continueranno su questi ritmi incontrollati.
Un quinto della popolazione mondiale non ha accesso a scorte di
acqua pulita. Seimila persone muoiono ogni giorno a causa di acqua
sporca e contaminata. L’inquinamento da liquami dei fiumi
e dei mari ha accelerato una crisi sanitaria di enormi proporzioni.
Si stima che il consumo di crostacei contaminati stia provocando
circa 2,5 milioni di casi di epatite infettiva ogni anno, con
un bilancio di 25 mila morti e oltre 25 mila persone colpite da
invalidità a lungo termine a causa di danni al fegato.
Due miliardi di persone, circa un terzo della popolazione mondiale,
dipendono dalle acque di falda. In alcuni paesi, come parte dell'India,
della Cina, dell'Asia occidentale, inclusa la Penisola arabica,
della ex Unione Sovietica e della parte occidentale degli Stati
Uniti, i livelli delle acque freatiche stanno calando a causa
dell'uso eccessivo. Inoltre gli agenti chimici usati in agricoltura
stanno inquinando le acque freatiche nell'Europa occidentale e
negli Stati Uniti. C'è poco da stupirsi se alcuni si possano
sentire giustificati a concludere che il bicchiere della Terra
è mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno. Quindi ci saranno
inevitabilmente conflitti e dispute internazionali per le risorse
acquifere con la crescita della popolazione da due miliardi agli
oltre 8 miliardi nel 2050, e lo spettro dell'effetto serra prenderà
la forma degli eventi climatici più estremi, fra cui la
siccità.
Ma c'è un segnale di timido ottimismo per sperare di poter
guidare la politica mondiale dell'acqua. La ricerca, che viene
presentata al terzo Forum Mondiale sull'Acqua a Kyoto, in Giappone,
questo mese, e che coincide con la Giornata mondiale dell'Acqua,
ha analizzato la storia degli accordi sull'acqua dolce tornando
indietro di 4500 anni.
Questa mostra come la cooperazione, piuttosto che il conflitto,
sia stata la norma nei secoli recenti in termini di gestione dei
fiumi e dei loro bacini. In effetti il lavoro mostra che, quando
le spinte diventano pressanti, le nazioni e le comunità
più spesso scelgono la via della pace. E oggi, dopo che
miliardi di dollari sono stati investiti in sistemi di depurazione
delle acque dei fiumi in continenti come il Nord America e l'Europa
e dopo la firma di accordi per limitare gli scarichi industriali,
i pesci sono aumentati e hanno ripreso le loro migrazioni verso
i corsi superiori di questi fiumi attraverso i loro estuari e
i tributari.
Il Tamigi in Inghilterra era stato dichiarato un "fiume morto"
mezzo secolo fa, a parte qualche sparuto verme che viveva nel
fango. Oggi, vi si possono trovare circa 120 specie, compresi
i salmoni. Alcuni miglioramenti vengono registrati anche nei paesi
in via di sviluppo. Ad esempio, 220 milioni di persone in Asia
meridionale hanno potuto beneficiare dell'accesso a migliori sistemi
di fognatura e trattamento delle acque tra il 1990 e il 2000.
Sfortunatamente, il progresso in questi settori è stato
scavalcato dalla crescita della popolazione, e quindi 800 milioni
di persone non hanno ancora accesso a sistemi fognari sani e sicuri.
Questa situazione dimostra soprattutto che, se c'è la volontà
politica, la capacità diplomatica e gli investimenti, i
cambiamenti sono possibili. Il Summit mondiale sullo sviluppo
sostenibile di Johannesburg ha dato al mondo un esempio di come
possa essere realizzato lo sviluppo sostenibile.
Ora quello che ci serve è collaborazione e un'azione che
riesca a mettere in pratica il piano di Johannesburg. Molte di
queste collaborazioni riguardano l'acqua e l'obiettivo di dimezzare
il numero di persone senza accesso ad un'acqua potabile sana entro
il 2015, un obiettivo che è strettamente legato al miglioramento
delle condizioni di vita dei poveri. La giornata mondiale dell'acqua
è il punto focale di queste azioni e il forum di Kyoto
è una pompa che trasformerà le parole di Johannesburg
da un rigagnolo in un torrente di attività. Abbiamo bisogno
di fondi per costruire le infrastrutture necessarie per ottenere
acqua più pulita, più sicura e più abbondante.
Troppa acqua viene sprecata. Il fatto che il 50 per cento di questa
risorsa venga persa in alcune città africane all'interno
di acquedotti pieni di buchi e ormai decrepiti è una disgrazia.
L'agricoltura dove viene usata il 70 per cento dell'acqua dolce,
è un'altra fonte di sprechi. Tecnologie a goccia o condotte
sotterranee sono poco costose e semplici. Facciamo in modo che
siano disponibili su una scala più vasta. Questo non può
essere fatto però alle spalle dei poveri, che già
pagano un prezzo molto alto per questa risorsa. Per questo, dobbiamo
trovare nuovi modi per fissare i prezzi dell'acqua e offrire alternative
a basso costo.
Ci sono circa 150 bacini fluviali, dove gli accordi di cooperazione
internazionali sono inadeguati. Molti di questi possono diventare
potenziali aree di crisi. All'inizio di questo nuovo secolo, abbiamo
tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per superare la crisi
attuale e quelle future sul tema dell'acqua.
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Pubblicato dal quotidiano Il Messaggero
in data 20 marzo 2003
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