Vertice di Johannesburg 2002

Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile — Johannesburg, Sud Africa, 26 Agosto — 4 Settembre

Fatti su…

La Povertà e gli
Obiettivi di Sviluppo del Millennio

Il problema

Attualmente ci sono 1,2 miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, mentre circa metà della popolazione mondiale sopravvive con meno di due dollari al giorno. Avendo poche possibilità di scelta o opportunità, essi sono condannati a vivere delle vite soggette a fame, malattia, analfabetismo, disoccupazione e mancanza di speranza. Molto frequentemente, essi non dispongono di cibo, acqua potabile, servizi sanitari di base, istruzione, assistenza sanitaria e moderni servizi energetici.

In occasione del Vertice del Millennio, tenutosi nel settembre 2000, 147 capi di Stato e di Governo e complessivamente 191 Paesi hanno adottato la Dichiarazione del Millennio, che stabilisce degli obiettivi specifici per lo sviluppo e per l’eliminazione della povertà. A tale scopo, entro il 2015, essi si sono impegnati a:

  • Dimezzare il numero di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.
  • Dimezzare la percentuale di persone che soffrono la fame.
  • Dimezzare il numero di persone che non hanno accesso all’acqua sicura da bere ed alla portata di tutti.
  • Garantire che tutti i bambini e le bambine completino la scuola elementare.
  • Raggiungere l’uguaglianza fra i sessi nell’accesso all’istruzione.
  • Ridurre di due terzi il tasso di mortalità puerperale.
  • Ridurre di due terzi il tasso di mortalità fra i bambini al di sotto dei cinque anni di età.
  • Fermare e invertire la tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS, della malaria e di altre malattie principali.
  • Raggiungere entro il 2020 dei significativi miglioramenti nelle esistenze di almeno 100 milioni di abitanti dei quartieri degradati.

Dati statistici fondamentali

Anche se un numero significativo di persone vive in povertà nei Paesi industrializzati, la maggioranza di persone che versano in condizioni di povertà estrema risiedono nei Paesi in via di sviluppo. Dei 4,6 miliardi di abitanti nei Paesi in via di sviluppo:

  • Pressappoco 800 milioni non dispongono di cibo sufficiente per condurre delle esistenze normali, sane e attive.
  • Più di 850 milioni sono analfabeti.
  • Più di un miliardo di persone non ha accesso alle risorse di acqua pulita.
  • Circa 2,4 miliardi non dispone dei servizi sanitari di base.
  • Quasi 325 milioni di bambini e bambine non frequenta la scuola.
  • 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età muoiono ogni anno per cause che potrebbero essere evitate.
  • Circa 36 milioni di persone sono affette dall’HIV/AIDS.
  • Circa 120 milioni di coppie che vorrebbe far uso di metodi contraccettivi non ha la possibilità di farvi ricorso.
  • Il tasso di povertà dell’Asia orientale è diminuito, passando da circa il 28 per cento nel 1990 al 15 per cento del 1998, con il numero di persone che vive in povertà che si è ridotto da 418 a 267 milioni.
  • Nell’Africa sub sahariana, il tasso di povertà è del 48 per cento circa ed è rimasto invariato nel corso dell’ultimo decennio. Ciononostante, il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà è aumentato, passando dai 220 milioni del 1990 ai 300 milioni del 1998.

Che cosa è necessario fare

Il progresso è possibile. Sono stati infatti ottenuti dei successi nel portare l’aspettativa di vita media mondiale da 60 a 70 anni; il tasso di mortalità infantile è stato dimezzato, passando da 100 a 50 per mille nati vivi; il numero dei denutriti è diminuito, passando da circa 900 milioni a pressappoco 800 milioni; ed il tasso di alfabetizzazione negli adulti è in crescita, da un livello di poco superiore al 60 per cento a quasi l’80 per cento. Nel corso degli ultimi 30 anni, nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale delle famiglie rurali con accesso all’acqua sicura ha registrato un incremento superiore a cinque volte e, sempre nei Paesi in via di sviluppo, il tasso di diffusione dei contraccettivi ha raggiunto quasi il 50 per cento.

Mediante il commercio e gli investimenti, oltre che le riforme effettuate in altri settori quali la finanza, la capacità di governo, le infrastrutture e i sistemi giuridici, nel corso degli anni ’90 i Paesi che si sono integrati con successo nell’economia mondiale hanno visto il proprio reddito pro capite aumentare fino al cinque per cento annuo. La crescita in Paesi come la Cina, l’India, l’Uganda e il Vietnam ha portato a una diminuzione complessiva nel tasso di povertà. Negli anni ’90, per esempio, in Cina il numero delle persone che vivevano in condizioni di povertà estrema si è ridotto da 360 a 210 milioni. In Uganda, la povertà è diminuita del 40 per cento, mentre in Vietnam si è dimezzata.

Numerosi Paesi in via di sviluppo hanno già raggiunto il traguardo dell’istruzione elementare universale sia per i bambini che per le bambine, oppure sono in procinto di riuscirci. Più del 60 per cento della popolazione mondiale vive in 43 Paesi che hanno raggiunto, o sono sul punto di raggiungere, l’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che soffrono la fame.

Nonostante questi progressi, su scala globale la povertà persiste. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha sollecitato i Paesi donatori a raddoppiare gli attuali livelli di assistenza, portandoli a 100 miliardi di dollari all’anno, allo scopo di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

La Banca Mondiale, in un rapporto diffuso nel gennaio 2002, è giunta a simili risultati, stimando che per raggiungere gli Obiettivi sarebbero necessari aiuti addizionali pari a 40-60 miliardi di dollari all’anno. Il Presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ha affermato che per i Paesi industrializzati si tratterebbe sommariamente di raddoppiare gli attuali flussi di assistenza, portandoli approssimativamente allo 0,5 per cento del prodotto nazionale lordo (PNL) — tuttora ben al di sotto dell’obiettivo dello 0,7 per cento concordato anni fa dai leader mondiali.

In risposta a questa richiesta delle Nazioni Unite e ad altre, in occasione della Conferenza Internazionale sui Finanziamenti per lo Sviluppo tenutasi a Monterrey, in Messico, nel marzo 2002, i leader mondiali si sono impegnati a corrispondere ulteriori 12 miliardi di dollari all’anno in aiuti entro il 2006. Anche se gli impegni complessivi non raggiungono i livelli necessari, essi hanno comunque invertito la tendenza alla diminuzione degli aiuti ed i Paesi donatori potrebbero essere motivati ad offrire di più nel caso in cui le loro richieste per quanto riguarda responsabilità e risultati siano soddisfatte. Come generare fondi addizionali ed in che modo orientare meglio gli aiuti, allo scopo di raggiungere uno sviluppo sostenibile, sono le sfide fondamentali che dovranno essere affrontate dal Vertice di Johannesburg.

 

 

Pubblicato dal Dipartimento per la Pubblica Informazione delle Nazioni Unite, maggio 2002
Traduzione non ufficiale a cura del Centro d’Informazione delle Nazioni Unite – Italia
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