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Vertice di Johannesburg 2002 Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile Johannesburg, Sud Africa, 26 Agosto 4 Settembre
Fatti su LAfrica Il problema Sotto praticamente qualsiasi punto di vista, i tentativi di portare lo sviluppo in Africa hanno ottenuto dei risultati inferiori rispetto a quelli di qualunque altra regione e, in occasione del Vertice delle Nazioni Unite sul Millennio, i Governi si sono detti daccordo sul fatto che sarebbero stati necessari dei provvedimenti speciali per affrontare leliminazione della povertà e creare uno sviluppo sostenibile in questo Continente. Mentre in valori assoluti il numero dei poveri che vive nellAsia meridionale è più alto, la percentuale di persone che vive in condizioni di povertà nellAfrica sub-sahariana è la più elevata del mondo; difatti, circa la metà di tutti gli africani vive con meno di un dollaro al giorno. I problemi dellAfrica non sono stati affrontati in maniera efficace e, di conseguenza, nel corso degli ultimi due decenni sono aumentati. Durante tutti gli anni 90, mentre la maggior parte delle aree del pianeta stava sperimentando una crescita economica, i paesi dellAfrica anche se con numerose eccezioni andavano controcorrente. Evitata dalla globalizzazione, la quota dellAfrica del commercio internazionale è diventata minuscola e, per giunta, essa sta diminuendo. In diverse nazioni imperversano tuttora i conflitti, lHIV/AIDS ha avuto un impatto devastante, il fenomeno della desertificazione va diffondendosi e il processo di deforestazione prosegue. Allo stesso tempo, lassistenza internazionale destinata allAfrica è andata riducendosi. Ci sono delle iniziative africane recenti tese a invertire queste tendenze e a tracciare un nuovo corso favorevole allo sviluppo. Ma la comunità internazionale deve contribuire. Il concetto di sviluppo sostenibile implica che la povertà e il degrado ambientale in unarea del pianeta si trasformino rapidamente in un problema per il resto del mondo. Nel corso delle trattative che hanno condotto al Vertice di Johannesburg, i governi africani hanno chiesto insistentemente che i risultati del Vertice affrontino direttamente quelle che sono le preoccupazioni dellAfrica. Dati statistici fondamentali
Che cosa devessere fatto Capeggiata dai Presidenti del Sud Africa, della Nigeria, dellAlgeria, del Senegal e dellEgitto, nel corso degli ultimi tre anni è emersa una nuova iniziativa guidata dallAfrica. Conosciuta come la Nuova Collaborazione per lo Sviluppo dellAfrica (New Partnership for Africas Development NEPAD), liniziativa in questione punta ad eliminare la povertà e a porre le loro nazioni, sia individualmente che collettivamente, su un cammino di crescita e di sviluppo sostenibili. Essa mira inoltre a bloccare la marginalizzazione dellAfrica allinterno del processo di globalizzazione, a restaurare la pace, la sicurezza e la stabilità e a promuovere il ruolo delle donne in tutte le attività. I governi africani hanno espresso la propria speranza che il Vertice di Johannesburg, specie dal momento che si svolge in Africa, possa rappresentare un catalizzatore importante nel creare sostegno per il NEPAD, attraendo risorse, finanziamenti e collaborazione tecnologica, oltre che stimolando la costruzione di capacità umane e istituzionali. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, nel suo rapporto sul grado di attuazione dellAgenda 21, e il Dottor Emil Salim, Presidente del Comitato Preparatorio per il Vertice, hanno identificato numerose aree fondamentali sulle quali dovrebbero concentrarsi le decisioni del Vertice relativamente allo sviluppo sostenibile dellAfrica:
I ministri africani, in occasione di un incontro regionale per la preparazione di Johannesburg svolto nellOttobre del 2001, hanno concordato sul fatto che il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo e delleliminazione della povertà dipendono dal buon governo, sia allinterno di ciascuna nazione che a livello internazionale, come pure dalla trasparenza dei sistemi finanziari, monetari e commerciali. Essi hanno inoltre puntualizzato che è fondamentale disporre di un sistema finanziario e di scambi multilaterali che sia a tempo stesso aperto, basato su regole eque, predicibili e non discriminatorie.
Pubblicato dal Dipartimento per la
Pubblica Informazione delle Nazioni Unite, maggio 2002
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